AL VIA I MONDIALI DI CALCIO 2026 IN UN MONDO IN FIAMME, TRA LE PROTESTE IN MESSICO E L’ANTI-IMMIGRAZIONE STATUNITENSE

Radio Onda d`Urto - Thursday, June 11, 2026

Iniziano, tra le proteste e in un mondo in fiamme, i Mondiali di calcio negli Stati Uniti, Messico e Canada: da un lato le manifestazioni di piazza in Messico, dall’altro le politiche anti-migratorie degli Stati Uniti di Donald Trump che hanno bloccato campioni di calcio e staff provenienti da tutto il mondo.

Nel pieno delirio anti-immigrazione, gli Stati Uniti stanno ostacolando l’ingresso nel paese a molti giocatori, staff e altre persone coinvolte nei Mondiali di calcio, che si svolgeranno dall’11 giugno al 19 luglio. Ad alcuni membri delle delegazioni sono stati negati i visti, altri sono stati interrogati per ore alla frontiera, altri ancora potranno entrare negli Stati Uniti solo per giocare le partite. In particolare, la squadra calcistica dell’Iran è stata soggetta a controlli mirati, espulsioni e intimidazioni.

Un esempio è anche quello di Omar Artan, un arbitro somalo che avrebbe dovuto dirigere alcune partite dei prossimi Mondiali, ma è stato “remigrato” in Somalia dopo essere stato interrogato per 11 ore e poi respinto all’aeroporto di Miami, negli Stati Uniti. Artan sarebbe stato il primo cittadino somalo ad arbitrare le partite dei Mondiali. Invece è dovuto tornare in Somalia. Lì, uno stadio gremito ha accolto Omar Artan come un eroe nazionale: migliaia di persone hanno riempito gli spalti per celebrarlo con cori e bandiere.

E poi ci sono le proteste di massa in Messico. A Città del Messico una manifestazione oceanica ha anticipato l’apertura dei mondiali, in programma per questa sera. Sulla Paseo de la Reforma, sono stati bruciati i manifesti del torneo e abbattute le installazioni per la FIFA World Cup 2026.

Lo sciopero degli insegnanti che in questi giorni ha animato le piazze messicane per chiedere l’aumento retributivo e la revisione delle riforme pensionistiche si è unito alla lotta delle madri deI desaparecidos, quelle che cercano i propri figli scomparsi e che in queste settimane di avvicinamento ai mondiali hanno moltiplicato le azioni di sensibilizzazione sul tema. “Ci mancano più di 134mila persone”, recita uno dei manifesti affissi attorno al Mexico City Stadium.

In tutto questo la FIFA, che organizza l’evento sportivo con un giro d’affare da 13 miliardi di dollari, è stata criticata per non aver cercato di mediare con gli Stati Uniti. Il presidente della FIFA, lo svizzero Infantino, è notoriamente amico del presidente statunitense Trump.

Da Los Angeles, le valutazioni di Luca Celada, giornalista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.