
Scatti di liberazione: come si riuscì a chiudere i manicomi
Popoff Quotidiano - Tuesday, June 9, 2026Dal 5 giugno al 18 ottobre la Torre dei Vescovi di Luni ospita una delle più ampie ricognizioni fotografiche dedicate alla rivoluzione basagliana
Dal 5 giugno al 18 ottobre 2026 la Torre dei Vescovi di Luni, a Castelnuovo Magra (La Spezia), ospiterà La liberazione possibile. Il manicomio, Franco Basaglia e noi, una delle più ampie ricognizioni fotografiche dedicate alla rivoluzione basagliana e alla rappresentazione della malattia mentale nell’Italia contemporanea. Curata da Archivi della Resistenza con la collaborazione della studiosa Tatiana Agliani, la mostra riunisce per la prima volta opere di Carla Cerati, Gianni Berengo Gardin, Luciano D’Alessandro, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Emilio Tremolada ed Enzo Umbaca, autori che hanno documentato, interpretato e accompagnato il lungo processo che ha portato alla chiusura dei manicomi e alla trasformazione dell’assistenza psichiatrica italiana.
La mostra fotografica delinea un percorso storico e civile che attraversa uno dei passaggi più radicali della storia repubblicana: la messa in discussione dell’istituzione manicomiale e l’affermazione di una nuova idea di cura fondata sulla dignità e sui diritti della persona.

Al centro del progetto c’è naturalmente la figura di Franco Basaglia, lo psichiatra veneziano che tra gli anni Sessanta e Settanta guidò una battaglia destinata a cambiare profondamente il rapporto tra società e sofferenza mentale. Il suo lavoro culminò nella Legge 180 del 1978, che sancì il superamento degli ospedali psichiatrici, ma fu il risultato di un movimento molto più ampio che coinvolse medici, infermieri, operatori sociali, intellettuali, artisti e fotografi.
Proprio la fotografia ebbe un ruolo decisivo. Se oggi le immagini dei manicomi sono entrate nella memoria collettiva del Paese, lo si deve soprattutto a due libri pubblicati nel 1969: Morire di classe di Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati e Gli esclusi di Luciano D’Alessandro. Le fotografie contenute in quei volumi mostrarono per la prima volta all’opinione pubblica le condizioni di segregazione, abbandono e privazione dei diritti all’interno delle istituzioni psichiatriche italiane. Furono immagini difficili da ignorare, capaci di trasformare una questione confinata agli specialisti in un tema politico e sociale nazionale.
La mostra prende avvio proprio da questi lavori fondamentali. Il percorso espositivo si sviluppa nei sei livelli della Torre dei Vescovi di Luni e segue una scansione cronologica e tematica. Al primo piano trovano spazio le fotografie di Gli esclusi di Luciano D’Alessandro; al secondo quelle di Morire di classe di Berengo Gardin e Cerati; al terzo il reportage realizzato da Paola Mattioli nel 1973 all’ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste, uno dei luoghi simbolo dell’esperienza basagliana. Il quarto piano è dedicato a Uliano Lucas, che dagli anni Settanta fino ai giorni nostri ha continuato a documentare le trasformazioni del sistema psichiatrico italiano. Seguono il progetto Una perfezione manicomiale di Emilio Tremolada e l’installazione Quasi 1000 – Archivio di Enzo Umbaca, realizzata nel 1994.
Accanto alle fotografie, installazioni audiovisive e materiali documentari accompagneranno i visitatori in un viaggio che non si limita alla denuncia del passato. Il titolo stesso, La liberazione possibile, suggerisce infatti una riflessione più ampia: se la chiusura dei manicomi fu una liberazione concreta e realizzabile, quali altre forme di esclusione e marginalità attendono oggi di essere messe in discussione?
La mostra si inserisce nel lavoro pluriennale di Archivi della Resistenza, associazione impegnata nella raccolta di testimonianze orali e nella gestione del Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo. Negli ultimi anni il gruppo ha realizzato esposizioni dedicate a figure centrali della fotografia italiana e internazionale – Letizia Battaglia, Tano D’Amico, Uliano Lucas, Vivian Maier ecc.. – trasformando Castelnuovo Magra in un osservatorio originale sui rapporti tra memoria, impegno civile e linguaggio fotografico.
L’apertura è stata accompagnata da una cena sociale al Museo Audiovisivo della Resistenza e dal concerto E ti chiamaron matta di Alessio Lega e Rocco Marchi, omaggio all’omonimo album pubblicato nel 1971 da Giovanna Marini e Gianni Nebbiosi, una delle prime opere musicali italiane dedicate alla denuncia della realtà manicomiale. Nei mesi successivi sono previsti incontri con gli autori ancora viventi, seminari, proiezioni, gruppi di lettura e laboratori dedicati ai temi della salute mentale, della fotografia e dei diritti.
A quasi cinquant’anni dalla Legge Basaglia, la mostra offre così l’occasione per tornare a interrogarsi non solo su ciò che è stato il manicomio, ma anche sull’eredità lasciata da quella stagione irripetibile di trasformazione sociale e culturale che contribuì a ridefinire il concetto stesso di cittadinanza.
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