Moral Fact Checking: il signor Cerasa e il 25 aprile

Assopace Palestina - Sunday, April 26, 2026

di Roberta De Monticelli

Africa ExPress, 26 aprile 2025.  

Il direttore del Foglio sostiene una curiosa teoria secondo cui per essere antifascisti bisogna imbottire di armi l’Ucraina e la stessa Unione Europea, nata per spegnere le guerre; che si è antifascisti da salotto se il 25 aprile non si maledicono gli ayatollah iraniani, che sono certamente dei macellai, ma di cui non è chiarissimo il nesso né con Mussolini né con i suoi nostalgici o diversamente continuatori; o addirittura che senza quell’America che oggi sui cappellini governativi scrive il suo smisurato odio per gli “antifa” ci si priva dei mezzi per difendere l’Occidente dal fascismo.  

Con questo articolo Roberta De Monticelli comincia la sua collaborazione con Africa ExPress. Redazione Africa ExPress

La bandiera palestinese di Roberta De Monticelli nei pressi di quella israeliana

Le due bandiere sventolano insieme nel sole d’aprile, sembrano accarezzarsi, rischiano di aggrovigliarsi. Quella palestinese e quella di Israele. Cos’è, un film sull’epoca nuova seguita al day after della prossima apocalisse, atomica o convenzionale che sia, quando ci saranno eguali diritti per tutti, dal fiume al mare, e i due popoli convivranno in Palestina curandosi le profonde ferite, con fatica e con dolore, ma anche con un futuro finalmente davanti, dove uno dei due non conculchi più all’altro la vita, la memoria, la terra, la libertà e la speranza?

Macché. Sono solo io che, sospinta da decine di migliaia di festosi manifestanti, sono finita nei pressi della Brigata Ebraica. Non proprio dentro, ma un po’ dietro, dove campeggia lo striscione di una “Sinistra per Israele” che recita a grandi caratteri: “Due popoli, due stati”. Oddio, dove sia finita la terra per l’altro stato non si sa, che quella che gli hanno lasciato non basta neppure a uscire in pace da una delle città palestinesi più aggredite ogni giorno, fra Tulkarem, Nablus, Jenin, Hebron, Gerico e Gerusalemme Est, per farsi un giro in campagna senza farsi massacrare.

Ma pazienza, giusto ribadire il principio, dovrebbero potersi autodeterminare anche i palestinesi no? Perfetto sventolarla qui la bandiera che mi sono portata dietro, ecco l’emblema dello stato che ancora non c’è.

Curiosa esperienza. Quelli che reggono lo striscione mi guardano costernati. Da principio senza parole, poi si avvicinano in due o tre – “che ci fa qui signora, non vede che ha sbagliato gruppo?” – Io, e perché? Non volete due popoli e due stati? Questa è la bandiera dell’altro, se no ne resta uno solo! Cominciano gestacci e urla. Provocatrice! Mandatela via! – Però ci sono anche un paio di ragazze, diciamo così, che la trovano una buona idea: “Adesso vediamo da che parte stanno i fascisti!”

Appunto. Basta prendere sul serio uno slogan, e a quelli già pronti a menar le mani cascano le braccia: un po’ come quando ti ricordi che le tenebre non c’è bisogno di aggredirle, basta accendere la luce. Forse volevo provare a dar credito a una frase almeno di un articolo di un tal Cerasa che mi era occorso di leggere il mattino.

Un articolo traboccante di asserzioni apodittiche quanto improbabili, come che per essere antifascisti bisogna imbottire di armi l’Ucraina e la stessa Unione Europea, nata per spegnere le guerre, che si è antifascisti da salotto se il 25 aprile non si maledicono gli ayatollah iraniani, che sono certamente dei macellai, ma di cui non è chiarissimo il nesso né con Mussolini né con i suoi nostalgici o diversamente continuatori; o addirittura che senza quell’America che oggi sui cappellini governativi scrive il suo smisurato odio per gli “antifa” ci si priva dei mezzi per difendere l’Occidente dal fascismo (o dagli ayatollah? Il ragionamento non è lucidissimo).

Per non parlare poi dell’ordinaria contorsione logica dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo. Ma c’era almeno quella frase, nell’articolo del Cerasa, di cui m’era venuto l’estro di fare un moral checking, per così dire. La questione se i “professionisti dell’antifascismo” (?) sono pronti “a denunciare le tracce di fascismo della contemporaneità”. Io ad esempio non sarò abbastanza professionale, ma son pronta, credo. E infatti pregavo che non arrivasse il solito manipolo di idioti a voler sprangare quelli delle bandiere israeliane, dando così un po’ ragione al ragioniere.

Solo un po’, perché oggi quelle bandiere grondano di sangue innocente come poche altre al mondo. Ma una bandiera la sporca chi stermina, non è sporca in sé stessa – o allora lo sono tutte.

Bene, gli idioti c’erano. Ma quando vedevano la mia bandiera palestinese si placavano, un po’ – stupiti. Non era lì, il problema. Assorta a sventolare, non mi accorsi dell’orda che ci precedeva di poco, e che mi si era rigirata contro. Oh un’orda piccolina! In mezzo ai decorati al valor militare delle brigate ebraiche erano spuntati gli alfieri dello Scià di Persia, e dietro di loro le bandiere americane.

Surreale: sulla scena irrompevano gli anni Cinquanta, con Reza Pahlevi assetato di vendetta che si riprende il potere sulle ali della CIA, una macelleria non minore di quella degli ayatollah che lo sostituirono più tardi. Ma vuoi mettere? Una macelleria laica, mica teocratica!

E io che ci facevo lì in mezzo? Cominciavo a preoccuparmi, mentre il teorema di Cerasa finiva calpestato sotto i piedi dell’orda, piccola ma vigorosa. Stavo per tentare un argomento di tolleranza con una robusta signora slava, non chiedetemi cosa c’entrasse, che gridava all’assassino in faccia a me – o alla mia bandiera. Ma venne un giovane dal fare spiccio che mi prese dolcemente per il braccio – “polizia, signora. Prego venga via”. Dolcemente sottratta ai miei esperimenti morali. Con un certo sollievo.

Roberta De Monticelli. Già ordinaria di filosofia della persona all’Università di Ginevra e all’Università San Raffaele di Milano. Dirige la rivista internazionale “Phenomenology and Mind” e il Centro di ricerca PERSONA presso l’Università San Raffaele. Ha scritto svariati libri di filosofia, alcuni tradotti in francese, inglese e spagnolo: sull’idea di persona, l’etica, la libertà, lo spirito e l’ideologia, la questione morale nella vita pubblica, lo scetticismo etico, l’esperienza dei valori, la natura e il valore dei vincoli normativi. E infine si è perduta nella tragedia palestinese: con Umanità violata – La Palestina e l’inferno della ragione, Laterza 2024. Ha collaborato con vari giornali, attualmente con il manifesto.

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