
La Israeli Apartheid Week in Germania. Contro la complicità accademica nei crimini israeliani
Napoli MONiTOR - Thursday, April 23, 2026
(archivio disegni monitor)
Dal 20 al 24 aprile 2026 diverse organizzazioni per la Palestina in Germania hanno organizzato una settimana di azioni contro la complicità accademica nell’apartheid e genocidio in Palestina, con il nome di Israeli Apartheid Week. Pubblichiamo questa intervista inedita a due studenti dell’organizzazione “Students for Palestine Germany” che hanno organizzato il boicottaggio accademico. L’intervista, realizzata da Sabine Broeck, professoressa dell’Università di Brema, è stata tradotta e editata per chiarezza.
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Qual è l’obiettivo della Israeli Apartheid Week?
La Settimana dell’Apartheid israeliano è la prima settimana di azioni coordinate per il boicottaggio accademico in Germania, per esporre le complicità dell’accademia tedesca nei crimini israeliani e lanciare la rete ABC-DE come infrastruttura di boicottaggio sul lungo termine. I suoi obiettivi sono tre: esporre i legami strutturali tra le università tedesche e le università israeliane impegnate nell’occupazione e nell’apartheid; costruire un contropotere organizzato studentesco e docente per il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele) nelle diverse università; e ribadire che la solidarietà con la Palestina e il BDS sono forme di espressione politica che le università non possono censurare. Prevede un programma denso di eventi in ventitré città, tra cui Berlino e Monaco: lezioni, dibattiti, teach-in, proiezioni e azioni nei campus per esporre le collaborazioni istituzionali al dibattito pubblico. Della rete formano parte ben quarantatré organizzazioni studentesche e accademiche.
Avete già subito qualche forma di repressione?
Già da prima che iniziasse la settimana, alcune università hanno proibito le iniziative: la Ruhr-Universität di Bochum ha cancellato un’intera serie di eventi a partire dalla diffamazione ufficiale del BDS come antisemita e sostenendo che il programma non avesse “basi scientifiche”. Tutti gli eventi sulla Palestina in Germania sono proibiti preventivamente, le aule vengono negate all’ultimo momento e gli organizzatori sono criminalizzati con vaghe accuse di “estremismo”. Ma tanto i tribunali tedeschi come gli esperti Onu hanno ribadito che le restrizioni sul BDS e sulla solidarietà alla Palestina violano diritti di base: diversi relatori speciali riconoscono che l’accusa di “estremismo” al BDS contraddice la libertà di opinione, di espressione, di associazione e di assemblea. Alcuni tribunali amministrativi tedeschi, per esempio quello di Colonia, hanno annullato le proibizioni a eventi BDS, considerandole incostituzionali.
Ci puoi spiegare il contesto in generale? Al di là del movimento studentesco, sempre più radicale, sembra che le istituzioni accademiche abbiano dimostrato una adesione senza precedenti alle posizioni del governo.
In Germania siamo testimoni di una chiusura sempre più stretta della “ragion di stato” sionista: la lealtà allo stato di Israele viene elevata a un principio semi-costituzionale, contrario al diritto nazionale e internazionale, specialmente quando prendono la parola i palestinesi e i loro alleati. Le autorità tedesche continuano a evocare la Costituzione, ma scavalcano continuamente le sue garanzie per implementare questa politica. Diversi ricercatori e centri di supporto legale hanno documentato come dal 2023 la Germania abbia costruito un’infrastruttura repressiva che criminalizza ogni forma di solidarietà reale con la Palestina, con le proibizioni, la violenza della polizia, i tagli ai fondi e le sanzioni professionali. Le università sono laboratori chiave di questa politica: strumentalizzano l’antisemitismo utilizzando le sue definizioni più espansive, usano una risoluzione non vincolante del Bundestag contro il BDS come se fosse una legge, e marginalizzano le ricerche critiche verso la politica estera tedesca – ironicamente, in nome della libertà accademica. L’unico contropotere esistente finora è quello del crescente movimento studentesco che insiste sui principi di base: che la libertà accademica deve includere la Palestina e la nostra abilità di rifiutare la complicità nell’apartheid, e che la “ragion di stato” non può essere usata come strumento per il genocidio e per l’occupazione
Sono impressionata dal livello di ricerca e attivismo che avete costruito negli ultimi anni. Potreste descrivermi come funziona questa struttura organizzativa e politica?
La campagna non è nata dal nulla: è il risultato di due anni di lavoro cumulativo svolto da dozzine di gruppi che rifiutavano la censura sulla Palestina. Un pilastro è stata la ricerca: studenti e docenti hanno compilato rapporti dettagliati sui legami con Israele delle loro università, dei programmi europei come Horizon, e anche con l’industria della difesa – rendendo empiricamente innegabile la complicità accademica. Un secondo pilastro è stata la creazione di coalizioni. I gruppi locali per la Palestina si sono collegati a sindacati, iniziative antirazziste e antimilitariste, a reti internazionali come il PACBI. Infine, abbiamo lavorato molto sull’educazione politica e la diffusione mediatica, organizzando convegni come “Academic Boycott Now!”, elaborando rapporti pubblici, formando dei portavoce, e ora con la IAW, in modo che, nonostante l’intensa repressione, il movimento possa esprimere un discorso chiaro e articolato a favore del boicottaggio.
Gli attacchi alla solidarietà con la Palestina sono sempre più vili, a volte rasentano la follia. Che ruolo può avere la solidarietà internazionale?
È il nostro salvavita. Anche osservatori istituzionali come il Commissario europeo sui diritti umani ormai hanno riconosciuto che la Germania è diventata uno degli ambienti più repressivi per le organizzazioni palestinesi. Per questo abbiamo urgente bisogno di testimoni, partner, e di pressione transnazionale. Quando dei ricercatori, dei sindacati e delle organizzazioni studentesche dall’estero sostengono il boicottaggio accademico in Germania, non solo rafforzano la chiamata al BDS guidata dai palestinesi, ma proteggono anche gli attivisti locali. Il boicottaggio accademico, inoltre, è intrinsecamente internazionale: si concentra sulle collaborazioni nella ricerca, i programmi di scambio, i circuiti di finanziamento transnazionali che sostengono apartheid, occupazione e genocidio. Creare campagne coordinate tra campus tedeschi e università estere ci permette di passare dai comunicati simbolici all’azione reale – per esempio quando delle istituzioni partner questionano o sospendono la loro collaborazione con le università tedesche che censurano la solidarietà alla Palestina.
Avete un messaggio finale per i lettori in altri paesi, o qualche richiesta di contatto?
Il nostro messaggio è semplice: se siete parte di un’università o di un’istituzione di ricerca ovunque nel mondo, siete già legati al sistema che stiamo sfidando – e per questo siete in grado di evocare un cambiamento di cui c’è urgente bisogno. Vi invitiamo a mettervi in contatto con ABC-DE, a scambiare informazioni sui loro legami alle università israeliane e coordinare campagne di boicottaggio accademico che fanno pressione su entrambi i lati di queste partnership. Siamo particolarmente interessate al contatto con le organizzazioni studentesche, con le associazioni di docenti, con i collettivi di ricerca e con le associazioni professionali che stanno ragionando o adottando risoluzioni sul BDS, o che stanno facendo campagne contro la complicità delle loro università. La nostra richiesta è: non trattate la Germania come un caso speciale che non può essere criticato. La Germania è un campo di battaglia centrale nella lotta per difendere dei diritti universali, e per terminare la complicità accademica con l’apartheid.