Nata dopo anni di speranza, uccisa in un istante: come un cecchino israeliano ha posto fine alla vita di Retaj

InfoPal - Tuesday, April 21, 2026

Gaza-Quds News. Una bambina di nove anni, nata dopo anni di difficoltà, era finalmente tornata a scuola in una tenda costruita sulle rovine di Gaza. Pochi istanti dopo, il proiettile di un solo cecchino ha posto fine alla sua vita, trasformando un luogo di insegnamento  in una scena di perdita e dolore.

In una fragile tenda costruita sulle rovine della casa distrutta della sua famiglia a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, le grida di una madre lacerano l’aria pesante. “Riportate Retaj”, ripete Ola Rayhan, la voce tremante per il dolore che la sopraffà. Intorno a lei, le donne piangono in silenzio. Le loro lacrime riecheggiano una tragedia che è diventata fin troppo comune a Gaza.

Retaj Rayhan aveva solo nove anni. Era appena tornata a scuola.

Giovedì scorso, la mattina è iniziata con un senso di speranza. Il padre di Retaj, Abdul Raouf Rayhan, ha accompagnato la figlia in un’aula improvvisata. I volontari avevano allestito la tenda solo cinque giorni prima sopra le macerie della scuola Abu Ubaida ibn al-Jarrah a Beit Lahia.

Per Retaj, quel momento significava tutto. Dal genocidio di Gaza iniziato il 7 ottobre 2023, non era più andata a scuola. Quella mattina ha segnato il suo primo passo di ritorno all’apprendimento, alla routine, alla vita dopo il genocidio.

“Era così felice”, ricorda suo padre con la voce rotta. “Pensavo che la scuola le avrebbe restituito ciò che la guerra le aveva portato via”.

All’interno della tenda, i bambini sedevano su semplici panche di legno. Teli di nylon sostituivano le pareti. Eppure, quello spazio aveva uno scopo ben preciso: ripristinare l’istruzione in un luogo dove quasi tutto il resto era crollato.

Il proiettile di un cecchino nella bocca di una bambina

Pochi istanti dopo, quella fragile speranza si è infranta.

Retaj era in piedi davanti alla classe, in attesa che la sua insegnante le correggesse il quaderno. Senza preavviso, un singolo proiettile trapassava la tenda. La colpiva in bocca. Il sangue sgorgava a fiotti mentre lei crollava a terra davanti ai compagni.

I bambini che aveva assistito alla scena hanno poi descritto lo shock. Un attimo prima, era lì in piedi sorridente. Un attimo dopo, giaceva immobile a terra.

Un cecchino israeliano, posizionato lungo la “linea gialla” settentrionale, le sparava il colpo che la uccideva.

Non c’è stato tempo di reagire. Nessun tempo per salvarla.

Una corsa disperata senza ospedali.

Gli insegnanti si sono precipitati per aiutarla. Nessuna ambulanza era disponibile, hanno caricato Retaj su un carretto trainato da un animale e si sono diretti verso il punto di soccorso medico più vicino. Le forze israeliane hanno  distrutto gli ospedali in tutto il governatorato settentrionale di Gaza, lasciando famiglie e insegnanti praticamente senza accesso alle cure di emergenza.

Il viaggio non dava speranze.

“È stata colpita direttamente”, dice suo padre. “Non aveva alcuna possibilità di sopravvivere”.

La telefonata l’ha raggiunto poco dopo. Un’insegnante gli ha dato la notizia che nessun genitore dovrebbe mai sentire: Retaj non c’era più.

Sangue su un quaderno scolastico.

Tornato nella tenda della famiglia, Abdul Raouf stringe il quaderno di sua figlia. Le sue pagine recano le ultime tracce della sua vita. Macchie di sangue si mescolano alla sua scrittura, preservando l’ultimo istante prima che il proiettile la colpisca.

La sua ultima frase è ancora visibile: “Il nostro villaggio è pulito”.

È una frase semplice. La frase di una bambina. Un riflesso di innocenza in un luogo circondato dalla distruzione. Il proiettile ha trapassato quelle parole, ponendo fine alla frase e alla vita che racchiudeva.

“L’ho accompagnata a scuola con le sue stesse gambe”, dice il padre. “È tornata a casa solo un corpo”.

Si ferma, incapace di continuare.

La lunga attesa di una famiglia, una perdita improvvisa.

Retaj non era un’altra bambina in una zona di guerra. I suoi genitori l’avevano aspettata per anni. Dopo cinque anni di cure mediche, l’avevano finalmente concepita con la fecondazione in vitro. Era diventata il centro delle loro vite. 

Suo zio, Alaa Rayhan, ricorda come avesse comprato da poco dei vestiti nuovi. Aveva intenzione di indossarli per il suo imminente matrimonio.

“Quella gioia si è trasformata in lutto”, dice a bassa voce.

Ora, quei vestiti sono rimasti intatti. Sua madre li stringe in silenzio, incapace di parlare per il dolore.

Lì vicino, il fratellino di cinque anni di Retaj piange. Non comprende la morte. Sa solo che sua sorella non c’è più.

Una comunità ammutolita dalla paura.

A poche centinaia di metri di distanza, la tenda della scuola è vuota.

Dopo il colpo, gli studenti terrorizzati sono fuggiti. Lo spazio che un tempo era pieno di risate e determinazione ora è avvolto dal silenzio. Le mura distrutte della scuola originale si stagliano sullo sfondo, testimoni dei ripetuti attacchi al sistema scolastico di Gaza.

All’interno della tenda, sono ancora visibili le tracce del proiettile. Il sangue macchia ancora il suolo dove Retaj è caduta. La scena racconta una storia che le parole a malapena possono  descrivere.

Nonostante gli sforzi per rilanciare l’istruzione, anche i tentativi più semplici comportano rischi mortali.

“Sembra che l’occupazione non voglia che si tenti di salvare la vita”, dice suo padre, indicando la distruzione che li circonda.

Secondo il Ministero della Salute, le forze israeliane hanno ucciso 21.510 bambini dall’inizio del genocidio, fino al 5 aprile. La cifra è stata diffusa in una dichiarazione in occasione della Giornata del Bambino Palestinese.

L’istruzione ha subito devastanti  perdite. Il Ministero dell’Istruzione di Gaza riferisce che 785.000 studenti hanno perso l’accesso all’istruzione negli ultimi due anni. Gli attacchi israeliani hanno ucciso 88 insegnanti e 45 accademici. Circa il 95% delle scuole nella Striscia di Gaza sono ora danneggiate o distrutte. Più di 30 istituti di istruzione superiore sono stati colpiti.

Questi numeri rivelano un collasso sistematico del sistema educativo. Scuole, università e persino aule temporanee sono diventate insicure.

Il percorso scolastico di Retaj è durato solo pochi minuti.

La sua storia è iniziata con un padre che accompagnava la figlia a scuola, sperando di ricostruire un senso di normalità. Si è conclusa con un proiettile che ha trasformato una tenda scolastica in un luogo di morte.

Suo nonno, Raed Rayhan, stringe il rosario e cerca di confortare la famiglia. Parla di una paura più profonda che ai bambini di Gaza venga negata non solo la sicurezza, ma anche la dignità e un futuro.

Retaj si unisce ora alle migliaia di bambini la cui vita è finita prima che potesse iniziare.

A Gaza, persino un quaderno scolastico, una panca di legno o una tenda di nylon possono diventare un bersaglio. E per famiglie come quella dei Rayhan, il confine tra speranza e perdita si fa sempre più sottile con il passare dei giorni.