
I tormenti della sinistra francese sulle primarie
Popoff Quotidiano - Saturday, April 18, 2026Il PS è lacerato dal dibattito su come designare il proprio candidato alle presidenziali. La France insoumise si appresta a lanciare la propria campagna. Nel mezzo, la lenta agonia dei sostenitori delle primarie
Pauline Graulle e Ilyes Ramdani per MediapartEra la parola proibita del fine settimana. Agli incontri di social-ecologia organizzati a Montreuil (Seine-Saint-Denis) l’11 aprile, i partecipanti si erano messi d’accordo: vietato parlare delle primarie! «Di conseguenza, abbiamo avuto tre ore di dibattito appassionante», si congratula qualche giorno dopo il senatore ecologista Ronan Dantec, organizzatore dell’evento.
A titolo di esempio, il parlamentare racconta di aver sondato una cinquantina di eletti del suo territorio della Loira Atlantica: «Tutti mi hanno detto che non ne possono più della sfilza di pretendenti e dei dibattiti senza fine sulle primarie», assicura. «Hanno bisogno di un’offerta di sostanza».
Tra le file delle principali formazioni di sinistra, le trattative sulle «primarie» che dovrebbero far emergere un candidato o una candidata alle elezioni presidenziali suscitano la stessa stanchezza. È il caso, senza sorpresa, di La France insoumise (LFI), che dovrebbe annunciare prima dell’estate la quarta candidatura di Jean-Luc Mélenchon. «Coloro che stanno organizzando delle primarie destinate a non portare a nulla sono specialisti del fallimento», rimprovera su *Le Monde* il sindaco insoumis di Saint-Denis (Seine-Saint-Denis), Bally Bagayoko. «Ci fanno perdere tempo».
Lo scetticismo nei confronti dell’iniziativa va tuttavia ben oltre le file di LFI. Lo slancio fiacco dell’estate 2025, la riunione di Bagneux (Hauts-de-Seine), la promessa di un’iniziativa «storica», l’annuncio di una scadenza fissata all’11 ottobre, la prospettiva di un grande scrutinio popolare che avrebbe dovuto riunire la sinistra cosiddetta «non melenchonista» dietro un’unica candidatura… tutto questo appartiene ormai al passato.
LFI non è l’unica a tenersi alla larga dall’iniziativa. Place publique, il movimento di Raphaël Glucksmann, ribadisce che non intende partecipare all’impresa. Il Partito comunista francese (PCF) di Fabien Roussel non è più interessato. Restano Les Écologistes di Marine Tondelier, Génération·s di Ali Rabeh e Benjamin Lucas, L’Après di Clémentine Autain, Debout ! di François Ruffin… e il Partito socialista (PS)?
All’interno del partito guidato da Olivier Faure, la maggioranza dei dirigenti esprime ormai apertamente il proprio disappunto per queste primarie «de la petite gauche », destinate, secondo loro, al fallimento. Innanzitutto perché, di fronte ai candidati già dichiarati quali Clémentine Autain, François Ruffin e Marine Tondelier, nulla indica che un candidato «interno» avrà la certezza di vincere. Ma anche perché, in caso di Olivier Faure – che appare probabile – sono pochi quelli che credono nelle sue possibilità di vincere le presidenziali.
Faure da solo contro tutti
L’opposizione interna al PS è ben decisa a impedire al primo segretario di trascinare il partito in un’avventura in cui lui dice di credere ancora fermamente. Ultimo colpo di scena: l’alleanza di circostanza tra Boris Vallaud, presidente del gruppo socialista all’Assemblea nazionale, e l’ala destra del partito per ostacolare il processo, a cominciare dal voto dei militanti sulla strategia, che Olivier Faure aveva promesso «dopo le elezioni comunali».
Ma per organizzare questa votazione interna che spera sia decisiva, Olivier Faure deve prima ottenere l’approvazione dei due terzi del Consiglio nazionale. Un’opzione per ora poco verosimile, visti i rapporti di forza. «Sono un po’ bloccato», ammette a Mediapart il primo segretario del PS, che però non si dispera. «Le primarie non sono morte e sepolte», assicura. «Una grande maggioranza dei socialisti è favorevole a questa idea. Non vedo bene come ci si possa opporre. È la domanda che pongo a chi è contrario alle primarie: come pensano di arrivare a una candidatura comune alle presidenziali quelli che sono più intelligenti di me?».
A questa domanda, i suoi oppositori interni rispondono: prima i socialisti. Boris Vallaud propone, ad esempio, che il PS designi, tramite una votazione interna entro la fine di giugno, il suo «capo» per le presidenziali, il quale verrà incaricato di aprire la discussione con i rappresentanti dello spazio politico che va «da [François] Ruffin à [Raphaël] Glucksmann», spiega il suo entourage.
«Non escludiamo a priori delle primarie in un secondo momento, ma riteniamo che il PS debba prima avere un proprio candidato per poterci mettere rapidamente in ordine di battaglia e smettere di procrastinare», afferma un collaboratore stretto del deputato delle Landes, che non nasconde di poter essere la persona giusta per quel ruolo… e perché no, anche per il 2027.
L’opzione sembra in ogni caso sedurre all’interno del PS, dove si rimprovera al primo segretario di aver privatizzato da mesi l’organizzazione del processo di designazione per le presidenziali. «Faure non ha mai organizzato una sola riunione interna al partito sulle primarie», ironizza lo stesso interlocutore.
Altri concentrano le loro critiche sui contorni delle suddette primarie. Con un’analisi tanto legittima quanto difficile da accettare: come potrebbe emergere una candidatura socialista da un’elezione in cui il PS costituisce l’ala meno a sinistra? «Il formato di Bagneux è quello di una sinistra molto a sinistra che non è in sintonia con il baricentro del Paese», spiega ad esempio la senatrice socialista Laurence Rossignol. «Eppure, queste presidenziali si giocheranno, a sinistra, sulla capacità di superare il 30% e quindi di attrarre gli elettori del “blocco centrale”».
È anche questa la scommessa di François Hollande, che sta raddoppiando gli sforzi per stroncare sul nascere l’idea di una primaria. Secondo l’ex capo dello Stato, la designazione deve avvenire il più tardi possibile – a novembre o dicembre 2026 – e tenendo conto delle dinamiche dei vari candidati, in altre parole i sondaggi sulle intenzioni di voto. «Una primaria presuppone un apparato militante e un forte sostegno da parte degli eletti, condizioni che oggi non sussistono», afferma François Hollande a Mediapart, ricordando che la primaria del 2011 che lo aveva designato aveva attirato quasi 3 milioni di elettori.
Di fronte a tali venti contrari, l’idea stessa che si possa tenere una votazione l’11 ottobre si scioglie come neve al sole. Ci sono le questioni politiche che la minacciano, naturalmente, ma anche quelle, più pragmatiche, del finanziamento, della logistica, della mobilitazione…
Primarie che corrono contro il tempo
Le vicissitudini della cosiddetta «sinistra unitaria» fanno «sorridere» lo stato maggiore di LFI, come riconosce Paul Vannier, il suo responsabile delle elezioni. «Mi piace vederli organizzarsi per disorganizzarsi», dice il deputato. «È gustoso, è divertente. Stiamo assistendo all’ennesima resa dei conti interna tra le correnti del PS. Tutto questo è ridicolo, patetico e molto lontano da ciò che si aspettano i francesi. Vi ricordate delle primarie popolari? Si ricomincia e si ripeteranno gli stessi effetti».
Il movimento di Jean-Luc Mélenchon intende lanciare la propria campagna nelle prossime settimane. «Un’alternativa seria, credibile», sostiene Paul Vannier, che critica inoltre il «suffragio basato sul censo» indotto dalle primarie. «È la riduzione del dibattito politico a elettori provenienti da categorie sociali medio-alte, provenienti dai centri urbani, sostiene il candidato di La France Insoumise. Tutto ciò crea una distorsione nella rappresentanza e una distorsione nella selezione dei candidati.»
L’ultimo candidato di sinistra uscito da una primaria aperta (2 milioni di voti), Benoît Hamon, guarda ai dibattiti del suo schieramento con una punta di tristezza. «La sinistra cosiddetta “non melenchonista” manca sistematicamente ogni occasione di organizzare un’offerta politica che sia riconoscibile dagli elettori», si rammarica il fondatore di Génération·s. Si ha l’impressione che questa sinistra abbia un solo argomento di discussione: Jean-Luc Mélenchon. Ma cosa pensa questo blocco del nuovo ordine internazionale, dei cambiamenti legati all’intelligenza artificiale, della scuola, del modello sociale? Ci sono frammenti di idee, ma non c’è né collante né unità».
Pur essendo favorevole al principio delle primarie, l’ex ministro dell’Istruzione nazionale giudica severamente lo stato di avanzamento dell’iniziativa. «Perché funzioni, ci vuole un progetto, un candidato e un dispositivo politico», riassume. «Se manca uno degli elementi, potete andare a prenderlo altrove. Se ne mancano due, è già morto. I leader dei partiti dovrebbero imporre insieme una soluzione, un metodo. Solo che non rimane molto tempo. Un anno fa vi avrei detto che era possibile. Ma ora…»
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