GUERRA. “PIANO CINESE PER UN NEGOZIATO MA ISRAELE E’ VARIABILE FUORI CONTROLLO E PER TEL AVIV NON C’E’ ACCORDO CHE TENGA””

Radio Onda d`Urto - Thursday, April 9, 2026

Le basi di partenza per un negoziato tra Iran e Stati Uniti, che dovrebbe iniziare domani in Pakistan, potrebbe essere un piano cinese di 5-7 punti e non quelli di 15 di Washington o di 10 di Teheran. “L’impressione è che possa essere non così dissimile dal piano iraniano – commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Marco Magnano, profondo conoscitore del Medio Oriente – quindi preveda da un lato la riapertura dello Stretto di Ormuz ma con una sostanziale sovranità iraniana sullo Stretto, l’altro punto sarebbe invece quello dell’impegno a interrompere ogni tipo di azione militare nella regione da parte di Israele e di riflesso dell’Iran e di riflesso sul riflesso degli Stati Uniti.” Altri punti difficilmente potrebbero trovare una condivisione come la richiesta di ritiro delle truppe statunitensi dalla regione medioerientale: “Mi sembra qualcosa di abbastanza irricevibile da parte degli Stati Uniti che fondano gran parte della loro influenza globale proprio sulla distribuzione, sulla capillarità della propria presenza militare. E’ invece molto probabile che ci sia un riferimento all’interno di questo piano negoziale al tornare a sedersi al tavolo per discutere una nuova versione sostanzialmente del JCPOA ovvero dell’accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015 e stracciato nel 2017 da Trump.” Questi potrebbero rappresentare i punti principali del negoziato. Per l’analista internazionale “la possibilità di sedersi al tavolo è auspicabile ma non così vicina per il clima che si è creato e anche per la decapitazione sistematica di alcuni vertici del sistema politico iraniano che hanno, nonostante le dichiarazioni di Trump, realisticamente radicalizzato ulteriormente la situazione, perchè il controllo e il potere decisionale è passato da una casta di politici ad una casta di militari.”

Esiste poi una variabile fuori controllo rappresentata da Tel Aviv: “Israele ha deciso unilateralmente che il Libano non è parte della tregua entrata in vigore  e quindi questo legittima le azioni militari contro il sud del Libano, su Beirut e sulla Valle della Beqa ma d’altro lato la risposta dell’Iran è di tenere chiuso lo stretto di Ormuz. I negoziatori  pakistani dovrebbero in teoria confermare l’inclusione del Libano nella tregua.” Ma questa presa di posizione dei negoziatori potrebbe modificare la volontà di Netanyahu di far saltare un possibile negoziato e di arrivare alla fine della guerra? “Quanto una soluzione negoziale possa andare a modificare le azioni sul terreno di Israele è tutto da vedere, l’abbiamo visto a partire dall’ottobre del 2023, non c’è accordo che tenga di fronte da un lato all’impunità delle azioni israeliane e dall’altro alla necessità strategica ed esistenziale del governo Netanyahu di trovare uno sbocco che sia da un lato territoriale, in questo caso il Sud del Libano e alcune aree della Siria che sono attualmente occupate sin dal dicembre 2024 ma anche per poter portare a casa un qualche risultato perchè  a ben vedere – prosegue Magnano – nessuna delle premesse dell’attacco sull’ Iran ha portato ad un risultato positivo per Israele, il sistema politico iraniano è ancora in piedi, lo Stretto di Ormuz che era aperto è chiuso e questo chiaramente scontenta anche gli alleati ma ancora di più se il negoziato andrà avanti su queste basi l’Iran risulterà più centrale ancora di quanto non fosse prima del 28 febbraio.”

L’intervista a Marco Magnano, giornalista, analista di questioni internazionali e profondo conoscitore del Medio Oriente Ascolta o scarica