
Belgrado, la polizia irrompe all’Università. Appello del Rettorato alla comunità accademica
Popoff Quotidiano - Wednesday, April 1, 2026L’indagine sulla morte di una studentessa si trasforma in un attacco all’autonomia universitaria e al cuore della mobilitazione antigovernativa
Centinaia di studenti serbi si sono scontrati con la polizia durante una manifestazione contro una perquisizione al Rettorato dell’Università di Belgrado. La mossa della Procura generale ha inasprito le tensioni tra le autorità e gli attivisti antigovernativi, già in atto da novembre del 2024. Sono iniziate, infatti, dopo un crollo alla stazione ferroviaria di Novi Sad (seconda città più importante del paese), in sono rimaste uccise 16 persone, e in poco tempo sono diventate manifestazioni di massa contro la corruzione della classe politica. Le proteste sono guidate dal movimento studentesco che a lungo ha occupato decine di facoltà e organizzato manifestazioni quasi quotidiane. Molte facoltà sono ancora in agitazione.

A scatenare la protesta, dunque, un intervento della Sezione Investigativa Criminale formalmente disposto nell’ambito delle indagini sulla morte di una studentessa venticinquenne avvenuta il 26 Marzo presso la facoltà di Filosofia, una delle roccaforti del movimento studentesco. La perquisizione, però, è sembrata un pretesto per entrare nelle aule dove gli studenti si stavano organizzando e per “colpire le attività studentesche” trasformando il Rettorato in un “luogo di crisi con ostaggi”. Si legge sulla pagina balcanica di Radio Free Europe (Radio Slobodna Evropa) che né l’Università, né gli studenti hanno nulla da nascondere. Su Instagram si spiega che la polizia “è andata direttamente verso le aule utilizzate per le assemblee plenarie”. “Ci sono studenti che tengono lezioni all’interno. Ai professori è stato permesso di uscire. Agli studenti no. Li tengono rinchiusi nell’edificio, chiedono i documenti, non li lasciano uscire, nemmeno in cortile”.
Durante l’intervento in piazza, dice la Reuters, la polizia ha aggredito anche le troupe giornalistiche. In un altro scontro vicino al Museo Nazionale la polizia ha usato i manganelli, mentre i cittadini, come riferiscono i media serbi, lanciavano la terra delle aiuole contro gli agenti.
Nikola Ristić, attivista di “SviĆe” (uno dei gruppi attivi nel movimento, SviĆe significa “sta nascendo qualcosa di nuovo”), ha dichiarato che la situazione è molto tesa: «La gente sente che l’assalto al Rettorato è un precedente e che se non lo difendiamo, possiamo dire addio a qualsiasi futuro», ha detto. Ristić spera che gli studenti assumano un ruolo guida anche in questa iniziativa. “Nessun altro nella nostra società ha la legittimità per guidare l’ultima linea di difesa”, ha aggiunto.

La versione ufficiale è che la Sezione Investigativa Criminale sarebbe entrata nell’edificio per verificare la presenza di ingressi non protetti alla Facoltà di Filosofia e di irregolarità nelle operazioni del Rettorato nell’ambito delle indagini sulla morte di una studentessa venticinquenne caduta, apparentemente, da una finestra della vicina Facoltà di Filosofia. Il capo della stazione di polizia di Belgrado Stari Grad, Radenko Resanovic, ha dichiarato che gli agenti hanno ricevuto la segnalazione alle 22:40 (di giovedì) e si sono immediatamente recati sul posto, dove hanno trovato la donna priva di sensi. “Secondo le prime informazioni raccolte dai testimoni oculari, al quinto piano della Facoltà di Filosofia sono stati attivati e fatti esplodere dei dispositivi pirotecnici, dopodiché, una donna – molto probabilmente una studentessa della facoltà – si è lanciata da una finestra”, ha affermato Resanovic, citando un comunicato del Ministero dell’Interno.
Il preside della Facoltà, Danijel Sinani, e altri dipendenti dell’ateneo sono stati ascoltati dalla Procura, che svolge indagini per “abuso d’ufficio. Sinani ha dichiarato all’agenzia FoNet che la polizia non ha rinvenuto materiale pirotecnico e che tutta la documentazione e le informazioni richieste sono state consegnate alle autorità. Anche il Rettore, Vladan Djokić, nei giorni scorsi ha chiesto un’indagine “obiettiva e professionale”, affermando che la morte della studentessa è stata strumentalizzata per “proseguire l’attacco all’Università”. L’Università di Belgrado «condanna fermamente lo sfruttamento del tragico evento» e la «campagna spudorata da parte dei tabloid». “I responsabili e i loro collaboratori vengono vessati, mentre il lavoro e il funzionamento degli organi, degli enti e dei servizi dell’Università vengono ostacolati, compresa la cooperazione internazionale e le visite del personale ufficiale”, si legge nella dichiarazione dell’ateneo.

Mentre cresce la tensione nelle strade di Belgrado, l’università prova a rompere l’isolamento e a chiamare in causa la comunità accademica globale. 950 indirizzi di posta elettronica, tutti relativi ad atenei, dipartimenti e docenti di tutto il mondo, hanno ricevuto ieri questo appello da un indirizzo del rettorato di Belgrado. Popoff lo rilancia a sua volta:
Desideriamo richiamare la vostra attenzione su un fatto estremamente preoccupante che ha coinvolto l’Università di Belgrado, dove unità della Direzione della Polizia Criminale hanno recentemente fatto irruzione nell’edificio del Rettorato senza preavviso e senza fornire una spiegazione chiara e trasparente in merito alla base giuridica e alla portata di tale intervento.
Questi sviluppi devono essere compresi in un contesto più ampio. Negli ultimi mesi, gli studenti in Serbia sono stati in prima linea in una mobilitazione sostenuta a difesa dei principi democratici, della responsabilità istituzionale e dello Stato di diritto. Anziché rispondere a queste richieste attraverso il dialogo istituzionale, le autorità pubbliche hanno esercitato una pressione crescente sulle università in quanto luoghi in cui tale mobilitazione ha avuto inizio.
L’ultima escalation fa seguito alla tragica morte di uno studente, che avrebbe dovuto dare luogo a un’indagine mirata, trasparente e giuridicamente fondata. Invece, questo evento sembra essere stato utilizzato come pretesto per azioni di polizia intrusive all’interno dei locali universitari, comprese perquisizioni e il sequestro di documentazione interna non direttamente correlata al caso. Tale condotta solleva serie preoccupazioni riguardo alla proporzionalità, allo scopo e al potenziale abuso dell’autorità investigativa.
Particolarmente allarmante è il fatto che l’irruzione della polizia nel Rettorato dell’Università sia stata trasmessa in diretta sui canali televisivi filogovernativi, indicando un livello di strumentalizzazione politica incompatibile con i principi dell’autonomia istituzionale, il giusto processo e lo Stato di diritto.
L’Università di Belgrado rispetta pienamente lo Stato di diritto e sostiene qualsiasi indagine condotta nel rispetto della legge. Tuttavia, gli interventi ripetuti e sempre più intensi rivolti contro le istituzioni accademiche, uniti alla copertura mediatica pubblica, evidenziano un quadro di pressioni che minano la libertà accademica e l’autonomia dell’università.
Chiediamo quindi ai nostri colleghi, alle istituzioni partner e alle reti accademiche internazionali di sensibilizzare le loro comunità su questi sviluppi. Esortiamo i membri della comunità accademica a informare i loro Ministeri degli Affari Esteri e le autorità competenti sulla situazione in Serbia, che rappresenta una grave sfida all’autonomia universitaria e agli standard democratici.
L’Università di Belgrado perseguirà tutte le vie legali e istituzionali disponibili per proteggere la propria autonomia, le libertà accademiche e l’integrità della propria comunità accademica.

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