MADE IN ITALY: LE PROVE DELLA COLLABORAZIONE AL GENOCIDIO

Weapon Watch - Saturday, March 28, 2026

Ricercatori indipendenti e palestinesi hanno pubblicato un importante rapporto che prova l’ampiezza della complicità italiana con Israele nelle violazioni del diritto umanitario e dei trattati internazionali ai danni della popolazione palestinese.

In particolare il rapporto individua

  • il ruolo di porti e aeroporti italiani come punti di partenza e di passaggio delle catene logistiche che sostengono il “lavoro sporco” (secondo la cruda espressione usata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz) che sta svolgendo Israele, in guerra contro tutti i suoi vicini;

  • l’irrilevanza delle dichiarazioni del governo italiano sulla sospensione delle autorizzazioni all’export di armi e munizioni dall’Italia, dal momento che queste esportazioni sono continuate in violazione di leggi e trattati sotto diverse forme (proseguimento di ordinativi autorizzati prima del 7 ottobre 2023, false o ambigue dichiarazioni doganali, completa assenza di controlli sui transiti provenienti da paesi terzi);

  • la partecipazione di numerose imprese italiane allo sforzo bellico israeliano e ai suoi obiettivi genocidari. Vi troviamo grandi aziende come Leonardo, contro cui è in corso un’azione legale da parte di diverse associazioni e ONG (tra cui Rete Pace Disarmo, Arci, Movimento Nonviolento) per la violazione della legge 185/1990; e anche piccole e medie aziende italiane, sub-fornitrici di componenti di armi e munizioni dirette all’industria militare israeliana, aziende peraltro quasi tutte prive della stessa possibilità di chiedere autorizzazioni all’export, in quando non iscritte al Registro delle imprese ai sensi della legge 185;

  • il costante flusso di carburanti, greggio e diesel, partito via nave dai porti italiani nel periodo delle massicce azioni militari delle IDF a Gaza;

  • il ruolo della mega compagnia marittima MSC, che anche in funzione dell’alleanza commerciale con ZIM, ha soppiantato Maersk come colonna portante della logistica militare che lega Stati Uniti e Israele, senza la quale non potrebbero essere sostenuti i molti fronti di guerra aperti.

Riteniamo che questo rapporto sia un documento importante anche per il metodo utilizzato, cioè basato principalmente su fonti aperte e sui documenti di accompagnamento delle merci (polizze e manifesti di carico) e quindi adatto ad aggirare l’opacità di fatto e la proterva negazione dell’accesso agli atti, che sono state sinora opposte dalle autorità a giornalisti e ricercatori indipendenti.

Pensiamo che il documento potrà ispirare e dare nuova energia alle lotte dei portuali e dei ferrovieri contro la guerra, che rifiutano di sostenere con il loro lavoro i conflitti e i genocidi in corso, così come alle proteste di molti comitati locali contro le aziende grandi e piccole che si sono inserite nelle catene delle forniture militari a Israele.