Manifesto per una Slow Science

ROARS - Wednesday, March 25, 2026

Pubblichiamo tradotto in italiano il Manifesto per una slow science pubblicato dal movimento Slow Science  

Il movimento della Slow Science mette in discussione la cultura dominante del “publish or perish” nelle istituzioni accademiche e di ricerca. Riteniamo che l’attuale pressione a pubblicare rapidamente e a ottenere un alto numero di citazioni comprometta la qualità, l’integrità e il valore sociale del lavoro scientifico.

Il nostro movimento promuove un cambiamento verso pratiche di ricerca più approfondite, che consentano agli scienziati il tempo necessario per riflettere a fondo, analizzare con cura la letteratura e sviluppare collaborazioni significative.

Immaginiamo un ecosistema scientifico in cui i ricercatori possano cooperare invece di competere, e in cui il loro lavoro sia valutato sulla base della rilevanza e del rigore dei contributi, piuttosto che attraverso indici bibliometrici.

Insieme possiamo ridefinire cosa significa essere scienziati.

Manifesto 

(per le referenze si faccia riferimento al testo originale)

L’attuale struttura della ricerca accademica, plasmata da forti pressioni sulla produttività misurabile, è sempre più disallineata rispetto agli obiettivi di lungo periodo del progresso scientifico. Legare l’avanzamento di carriera e i finanziamenti a metriche quantitative di pubblicazione ha introdotto distorsioni sistemiche, favorendo risultati a breve termine, alimentando una competizione intensa e imponendo un notevole stress ai ricercatori. Queste dinamiche rischiano di compromettere valori fondamentali della scienza, tra cui la curiosità intellettuale, la collaborazione aperta e il rigore nell’indagine.

Chiediamo quindi un nuovo paradigma di Slow Science, che promuova un riallineamento delle priorità della ricerca verso pratiche che favoriscano profondità e collaborazione. Il progresso scientifico non dipende soltanto dal volume di produzione, ma da un ecosistema che consenta indagine sostenuta, diversità di pensiero e investimenti a lungo termine nella conoscenza.

La situazione attuale

La produzione globale di articoli scientifici peer-reviewed nelle scienze e nell’ingegneria è passata da 2,0 milioni nel 2010 a 3,3 milioni nel 2022 — un aumento del 65% in dodici anni — con una crescita stimata del 4% annuo [1]. Sebbene una maggiore partecipazione alla ricerca sia un fatto positivo, sono emerse preoccupazioni: il progresso scientifico sembra diventare più incrementale, con meno avanzamenti concettuali rilevanti e una crescente specializzazione [2–4].

Questa espansione comporta anche nuovi problemi:

  • Condizioni di lavoro. Molti ricercatori affrontano carichi di lavoro elevati, precarietà e percorsi di carriera incerti. Contratti a termine, orari prolungati e pressione a produrre rapidamente contribuiscono al burnout e compromettono l’equilibrio vita-lavoro [5–9]. Queste condizioni sono sempre più sistemiche.

  • Competizione invece di collaborazione. Il progresso scientifico si basa sullo scambio aperto e sulla cooperazione. Tuttavia, i sistemi di valutazione attuali premiano spesso metriche individuali, scoraggiando la collaborazione tra laboratori, istituzioni e discipline. L’enfasi eccessiva sulla produttività individuale può ridurre la condivisione di dati e metodi e aumentare la segretezza [10]. Ambienti ipercompetitivi possono anche aumentare i bias scientifici [11].

  • Integrità della ricerca. La pressione alla pubblicazione favorisce pratiche discutibili: risultati negativi sottorappresentati, trasparenza metodologica ridotta, autocitazioni e strategie opportunistiche di autoria [11–15]. L’aumento delle sottomissioni sovraccarica i revisori e riduce la qualità del processo di peer review.

  • Frammentazione intellettuale. Il volume crescente di pubblicazioni rende difficile mantenere una visione ampia. Il tempo per approfondire e riflettere diminuisce, favorendo la compartimentazione dei saperi.

  • Equità e inclusione. Le pressioni strutturali penalizzano in modo sproporzionato chi ha responsabilità familiari, condizioni di salute o minori risorse istituzionali. Le donne restano sottorappresentate nei ruoli senior e abbandonano la carriera accademica più frequentemente [16–18].

  • Contributi accademici sottovalutati. Attività come insegnamento, revisione, mentoring e divulgazione sono essenziali ma poco riconosciute nei criteri di carriera [19]. Anche pratiche come la condivisione dei dati e la riproducibilità sono raramente valorizzate [20–21].

Il caso dell’intelligenza artificiale

Il campo dell’intelligenza artificiale (AI) mostra come queste criticità possano amplificarsi. Il modello dominante basato su conferenze con scadenze fisse e alti volumi di invio incentiva cicli rapidi di pubblicazione e risultati incrementali. Il processo di revisione favorisce contributi allineati ai trend dominanti.

Inoltre, l’accesso diseguale alle risorse computazionali limita la partecipazione e accentua le disuguaglianze tra istituzioni. Ne deriva un sistema che privilegia risultati a breve termine e penalizza ricerche esplorative o critiche.

Come siamo arrivati a questo punto?

  • Concentrazione delle risorse. I finanziamenti competitivi tendono a concentrarsi su pochi beneficiari. I processi di selezione, pur basati sulla peer review, possono favorire reti consolidate e richiedono un enorme investimento di tempo.

  • Valutazione quantitativa. Le carriere accademiche dipendono sempre più da indicatori bibliometrici (h-index, impact factor), spesso utilizzati in modo rigido e poco contestualizzato [22–27].

  • Produzione assistita dall’AI. Gli strumenti automatizzati aumentano la produttività, ma anche il rischio di proliferazione di contributi marginali e problemi di qualità [14].

  • Sottofinanziamento cronico. In molti paesi, la scarsità di risorse crea precarietà e limita la possibilità di intraprendere ricerche innovative.

Il nostro appello

La ricerca scientifica opera all’interno di un sistema complesso di incentivi e vincoli. Le riforme devono coinvolgere le istituzioni, ma anche ogni membro della comunità scientifica può contribuire al cambiamento.

Alle istituzioni

  • Ai finanziatori: adottare modelli più inclusivi e diversificati, riducendo la logica “winner-takes-all”.

  • Alle istituzioni di ricerca: ampliare i criteri di valutazione, riconoscendo insegnamento, mentoring e open science.

  • Agli editori: promuovere revisioni di qualità, valorizzare risultati negativi e garantire accesso aperto a dati e pubblicazioni.

Ai ricercatori

Il cambiamento richiede uno sforzo collettivo.

  • Promuovere collaborazione, trasparenza e rigore metodologico.

  • Resistere alla pressione di produrre risultati incrementali solo per aumentare le metriche.

  • Rispettare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, evitando aspettative irrealistiche.

Chi occupa posizioni stabili deve guidare questo cambiamento, ma la responsabilità è condivisa a tutti i livelli.

Insieme possiamo costruire una cultura scientifica più sana e sostenibile, capace di servire efficacemente la società.

Insieme possiamo ridefinire cosa significa essere scienziati.