ASPI Critical Technology Tracker: aggiornamenti 2025 e 10 nuove tecnologie
L’ASPI Critical Technology Tracker è uno strumento analitico sviluppato da
Australian Strategic Policy Institute, un think tank australiano, per monitorare
la competizione globale nelle tecnologie strategiche: misura la leadership
globale nella ricerca scientifica in tecnologie strategiche, utilizzando come
riferimento gli articoli scientifici ad alto impatto. L’articolo riportato è
stato tradotto dall’originale disponibile a questo link
Come già evidenziato, la metodologia adottata si basa interamente su indicatori
citazionali derivati dal database Web of Science. Questa scelta consente una
misura della produzione scientifica ad alto impatto, ma comporta anche alcune
limitazioni ben note nella letteratura bibliometrica.
In particolare, gli indicatori citazionali possono essere influenzati da
pratiche di “citation doping” o manipolazione bibliometrica, quali autocitazioni
sistematiche, accordi di citazione reciproca tra gruppi di ricerca, oppure la
formazione di veri e propri citation cartels. Tali pratiche, pur non sempre
facilmente identificabili, possono amplificare artificialmente la visibilità e
l’impatto apparente di specifiche istituzioni o anche di interi paesi, alterando
così i ranking basati sulle citazioni.
Sebbene l’analisi si concentri su pubblicazioni ad alto impatto (il top 10% più
citato), riducendo in parte il rumore statistico, non è possibile escludere
completamente che dinamiche di questo tipo influenzino i risultati. Di
conseguenza, i ranking ottenuti devono essere interpretati con cautela, come
proxy della performance scientifica piuttosto che come misura assoluta e priva
di bias.
Un elemento utile per contestualizzare tali risultati è il confronto con
indicatori indipendenti, in particolare quelli relativi allo sviluppo
tecnologico (ad esempio i brevetti). Pur non esistendo un nesso causale diretto
tra produzione scientifica e output tecnologico, esiste una correlazione robusta
tra capacità scientifica e capacità innovativa. È infatti poco plausibile che un
paese con una struttura scientifica debole riesca a occupare posizioni rilevanti
nei ranking brevettuali. In questo senso, la coerenza tra indicatori scientifici
e tecnologici può essere interpretata come un elemento di validazione indiretta
dei risultati bibliometrici.
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L’ASPI Critical Technology Tracker ora copre gli sforzi di ricerca globali in 74
tecnologie, offrendo ai decisori politici, all’industria e ai partner il quadro
più chiaro e aggiornato della corsa tecnologica per il vantaggio strategico.
Questo ampliamento include 10 tecnologie identificate attraverso un’ampia
consultazione e una revisione delle strategie sulle tecnologie critiche
dell’Australia e dei suoi alleati.
Il tracker non misura la forza complessiva di un paese nelle tecnologie
critiche, ma le sue prestazioni nella ricerca. Lo fa concentrandosi sulla
ricerca ad alto impatto, cioè il 10% degli articoli scientifici più citati. Le
prestazioni di un paese nel quinquennio 2020–2024 sono considerate un indicatore
anticipatore delle sue future capacità scientifiche e tecnologiche.
Le 10 nuove tecnologie aggiunte sono fondamentali per il vantaggio strategico e
includono il calcolo avanzato e le comunicazioni, l’intelligenza artificiale e
le nuove neurotecnologie rilevanti per l’integrazione uomo-macchina. Il dataset
è stato inoltre completamente aggiornato per garantirne l’accuratezza e la
comparabilità.
Il quadro aggiornato è netto. I progressi eccezionali della Cina nella ricerca
ad alto impatto continuano, e il divario rispetto al resto del mondo continua ad
ampliarsi. In otto delle 10 tecnologie appena aggiunte, la Cina ha un chiaro
vantaggio nella sua quota globale di produzione scientifica ad alto impatto.
Quattro — cloud ed edge computing, visione artificiale, intelligenza artificiale
generativa e tecnologie di integrazione delle reti — presentano un elevato
rischio di monopolio tecnologico (TMR), riflettendo una forte concentrazione di
competenze all’interno delle istituzioni cinesi.
I dati storici per queste nuove tecnologie raccontano una storia familiare: un
iniziale e spesso schiacciante primato degli Stati Uniti nella produzione
scientifica nel primo decennio di questo secolo, eroso e poi superato da
investimenti cinesi persistenti e di lungo periodo nella ricerca di base. Nel
complesso, la Cina guida ora in 66 delle 74 tecnologie monitorate, mentre gli
Stati Uniti guidano nelle restanti otto — uno squilibrio che sottolinea perché i
partner fidati debbano agire insieme per sfruttare i vantaggi comparativi,
ridurre i rischi di concentrazione e orientare congiuntamente lo sviluppo delle
tecnologie critiche.
Gli Stati Uniti guidano la ricerca ad alto impatto nelle neuroprotesi (TMR
medio) e nella geoingegneria (TMR basso). Le neuroprotesi si distinguono come
l’unica tecnologia nel tracker in cui nessuna istituzione cinese figura tra le
prime 10. Il primato statunitense è ulteriormente rafforzato dal fatto che le
sette istituzioni con il maggiore impegno di ricerca in questo campo sono tutte
basate negli Stati Uniti. Tuttavia, la Cina è ora in testa nella ricerca sui
piccoli satelliti, un ambito precedentemente guidato dagli Stati Uniti.
Alto TMR — Medio TMR — Basso TMR
Cloud ed edge computing — Digital twins — Realtà estesa
Visione artificiale — Interfacce cervello-computer — Geoingegneria
IA generativa — Neuroprotesi
Tecnologie di integrazione delle reti — Agricoltura di precisione
Rischio di monopolio tecnologico (TMR) per le 10 nuove tecnologie.
ATTORI EMERGENTI
L’Australia figura tra i primi cinque paesi al mondo per impegno nella ricerca
in sette tecnologie, anche se ha recentemente perso la posizione tra i primi
cinque nella lavorazione dei minerali critici, nelle batterie elettriche e nella
protezione avanzata. Tra le nuove tecnologie, due università australiane
figurano tra le prime 10 istituzioni: l’Università della Tasmania è quarta nella
geoingegneria, mentre l’Università di Melbourne è ottava nelle neuroprotesi.
Considerata come blocco, l’Unione Europea rimane una forza significativa,
guidando la ricerca ad alto impatto in quattro delle 74 tecnologie e rompendo il
predominio USA–Cina. La Germania mantiene il primo posto in Europa ed è tra i
primi cinque paesi in 30 tecnologie (in aumento rispetto alle 24 quando il
tracker copriva 64 tecnologie). L’Italia rientra tra i primi cinque in 14
tecnologie, mentre la Francia in quattro.
L’Accademia Cinese delle Scienze rimane la principale istituzione di ricerca
tecnologica al mondo, classificandosi prima in 31 tecnologie. Ha perso il primo
posto nei sensori quantistici e nei nuovi antibiotici e antivirali a favore di
altre università cinesi, ma si colloca al primo posto in due delle 10 nuove
tecnologie. Tra le università, la Tsinghua di Pechino si conferma al vertice, al
primo posto in cinque tecnologie.
L’Associazione Helmholtz dei centri di ricerca tedeschi e la Delft University of
Technology (TU Delft) nei Paesi Bassi sono i principali attori europei, ciascuno
presente tra i primi 10 al mondo in cinque tecnologie. La TU Delft si distingue
per il primo posto nel calcolo quantistico per ricerca ad alto impatto. Il Regno
Unito ha aumentato di quattro il numero di tecnologie in cui figura tra i primi
cinque paesi rispetto all’anno precedente. Inoltre, è tra i primi cinque in otto
delle 10 nuove tecnologie. Ora è tra i primi cinque in 48 tecnologie, un forte
aumento rispetto alle 36 dell’anno precedente.
La Corea del Sud — un protagonista in crescita sin dal lancio del tracker nel
2023 — continua la sua traiettoria ascendente. Ora è tra i primi cinque in 32
tecnologie, incluse cinque delle nuove. Ha persino sostituito gli Stati Uniti al
secondo posto nell’idrogeno e ammoniaca per la produzione energetica. Al
contrario, il Giappone è passato dall’essere tra i primi cinque in otto
tecnologie a esserlo solo in quattro.
L’India mostra una forte dinamica di crescita, posizionandosi tra i primi cinque
paesi in 50 tecnologie (in aumento rispetto alle 43 dell’anno precedente). In
particolare, ha superato gli Stati Uniti come secondo paese in cinque
tecnologie.
L’Iran rimane tra i primi cinque in otto tecnologie, anche se è uscito dalla top
five nei supercondensatori. La sua istituzione più forte è la Islamic Azad
University di Teheran. L’Arabia Saudita ha guadagnato terreno, figurando tra i
primi cinque in cinque tecnologie, con la King Abdullah University of Science
and Technology tra le prime 10 istituzioni in tre ambiti delle tecnologie
dell’informazione e comunicazione.
Sebbene Singapore sia tra i primi cinque paesi solo in due tecnologie, le sue
istituzioni hanno prestazioni superiori a quelle di molti stati più grandi. La
Nanyang Technological University è leader globale nella realtà estesa e compare
tra le prime 10 in 14 tecnologie, risultando l’istituzione più forte al di fuori
della Cina. Negli Stati Uniti, il Massachusetts Institute of Technology è il
principale attore, presente tra i primi 10 in 10 tecnologie.
Il China Defence Universities Tracker aggiornato dell’ASPI fornisce ulteriore
contesto. Il Tech Tracker mostra le aree in cui la Cina è leader globale nella
ricerca, mentre il Defence Universities Tracker rivela il legame tra questa
produzione e il più ampio ecosistema di difesa cinese. Insieme, offrono una
visione più chiara e comparata di come la leadership scientifica della Cina si
integri con il suo sistema di fusione civile-militare.
NUOVE ANALISI
In questo aggiornamento, le visualizzazioni per le 74 tecnologie includono
l’intero dataset 2024, mentre quelle su due decenni includono anche
pubblicazioni preliminari del 2025. Ulteriori aggiornamenti sono previsti
all’inizio del 2026. Il dataset completo comprende oltre 9 milioni di articoli
pubblicati tra il 2005 e il 2025, ridotti a 7,7 milioni dopo l’eliminazione dei
duplicati.
Con l’intero dataset sono state introdotte nuove visualizzazioni per una
panoramica complessiva delle tecnologie, mostrando le prestazioni di paesi e
istituzioni e la loro evoluzione negli ultimi due decenni. Viene inoltre
tracciato il flusso dei talenti, registrando dove i ricercatori di punta hanno
completato gli studi e dove lavorano attualmente. Poiché i volumi di
pubblicazione variano tra tecnologie, gli utenti possono scegliere di applicare
una ponderazione uniforme.
La Figura 1 (sotto) presenta la traiettoria su due decenni dei primi cinque
attori (con ponderazione uniforme). Il quadro è coerente con quello dello scorso
anno: Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito continuano una traiettoria
discendente, mentre Cina e India stanno ampliando la loro quota della ricerca
globale ad alto impatto.
Figura 1: grafico su due decenni dei primi cinque attori in tutte le tecnologie
(con ponderazione uniforme), basato sulle loro prestazioni nel periodo
2021–2025.
Questo aggiornamento ha inoltre introdotto una panoramica del flusso dei talenti
dei ricercatori autori dell’1% delle pubblicazioni più citate in tutte le
tecnologie coperte dal Tech Tracker. Il Talent Tracker collega gli autori (per
le ricerche pubblicate tra il 2020 e il 2024) attraverso i loro profili Open
Researcher and Contributor ID, analizzando dove lavorano attualmente i
ricercatori responsabili dell’1% e del 10% delle pubblicazioni più citate.
Questo mostra che gli Stati Uniti impiegano la quota maggiore di talenti
tecnologici di alto livello in entrambi i gruppi. Il secondo posto è oggetto di
una competizione molto serrata tra la Cina e i paesi dell’Unione Europea
considerati nel loro insieme, con la Cina che mantiene un leggero vantaggio nel
gruppo dell’1% (come mostrato nella Figura 2). Il Regno Unito si colloca al
quarto posto come destinazione occupazionale in entrambi i flussi di talento.
Figura 2: flusso dei talenti per tutte le tecnologie, estratto dall’1% delle
pubblicazioni più citate nel Critical Technology Tracker dell’ASPI.
COSA C’È DI NUOVO
Una delle nuove aggiunte in questo aggiornamento è rappresentata dalle
interfacce cervello-computer (BCI), tecnologie che creano un collegamento
diretto di comunicazione tra il cervello e un dispositivo esterno, traducendo
l’intenzione in azione. Questo settore sta accelerando rapidamente, con
dispositivi commerciali attesi sul mercato già intorno al 2030.
Tre aziende guidano a livello globale: Synchron, con sede in Australia; e
Blackrock Neurotech e Neuralink, entrambe con sede negli Stati Uniti. Tutte e
tre hanno ricevuto la prestigiosa designazione Breakthrough Device della Food
and Drug Administration statunitense, un importante riconoscimento regolatorio
che accelera lo sviluppo e la successiva diffusione di dispositivi destinati al
trattamento di gravi condizioni mediche. Synchron si distingue come l’unica
azienda con un dispositivo minimamente invasivo, inserito attraverso il flusso
sanguigno e che provoca un trauma molto minore al cervello. Il 7 novembre, il
National Reconstruction Fund australiano ha annunciato un investimento di 54
milioni di dollari in Synchron — un segnale significativo dell’ambizione
nazionale.
Con l’intelligenza artificiale sempre più integrata nella vita quotidiana, le
BCI rappresentano l’interfaccia a lungo immaginata tra esseri umani e macchine.
Il potenziale commerciale sta già attirando grandi attori: Apple sta esplorando
l’integrazione delle BCI con iPad e altri dispositivi vicini al consumatore,
mentre OpenAI considera questa tecnologia come una via per sviluppare
un’intelligenza artificiale cognitiva, cioè sistemi in grado di emulare il
pensiero umano e apprendere e adattare inferenze in tempo reale. Tra le varie
applicazioni, le BCI potrebbero trasformare la vita delle persone con gravi
disabilità. Tuttavia, come mostrato da precedenti ricerche dell’ASPI, una
tecnologia che consente di decodificare i pensieri e tradurli in azioni
attraverso macchine creerebbe vulnerabilità senza precedenti: intrusioni nella
privacy e rischi per la libertà cognitiva e la sicurezza informatica.
La geoingegneria, un’altra nuova tecnologia inclusa nel Tech Tracker, introduce
una diversa categoria di rischi strategici emergenti. Tecniche come l’iniezione
di aerosol nella stratosfera per attenuare la radiazione solare o la
fertilizzazione degli oceani per stimolare la crescita di alghe che assorbono
anidride carbonica offrono misure tecnologiche potenzialmente efficaci per
affrontare il cambiamento climatico. Tuttavia, i loro effetti globali a lungo
termine rimangono poco compresi, e interventi unilaterali su larga scala
potrebbero avere conseguenze potenzialmente catastrofiche. Esperimenti su
piccola scala sono già in corso in molti paesi, inclusa l’Australia.
La ricerca di base sulla geoingegneria è ancora limitata ma in rapida crescita
ed è distribuita geograficamente. Sebbene gli Stati Uniti mantengano un
significativo vantaggio, i paesi europei — in particolare Regno Unito e Germania
— sono importanti contributori. L’Unione Europea, considerata come blocco,
supera collettivamente gli Stati Uniti sia nella produzione complessiva di
ricerca sia nella produzione di ricerca ad alto impatto.
Implicazioni strategiche
I risultati del tracker rafforzano un messaggio chiaro: i governi devono
aumentare gli investimenti in ricerca e tecnologia per evitare future dipendenze
strategiche. La traiettoria della leadership scientifica è rimasta stabile negli
ultimi anni, indicando che interventi marginali non sono sufficienti a
modificare gli equilibri.
Per partner e alleati, sono necessari maggiori investimenti e una cooperazione
più coordinata e ambiziosa per rimanere competitivi.