
Le ibridazioni di Cronenberg e la dialettica bloccata
Popoff Quotidiano - Tuesday, March 24, 2026Un volume di Paolo Lago e Gioacchino Toni analizza il tema dell’ibridazione biologica, meccanica e mediatica nel cinema del regista canadese [Luca Cangianti]
Negli incubi di David Cronenberg i prodotti alienati dall’essere umano si solidificano in entità nemiche che invadono la carne, le cellule e il cervello umani. È questo il processo analizzato in Ibridazioni. Viaggio nell’immaginario tecnologico di David Cronenberg, (Rogas, 2025, pp. 284), il nuovo saggio di Paolo Lago e Gioacchino Toni dedicato alla produzione cinematografica del regista canadese.

L’ibridazione, sostengono gli autori, può essere di natura biologica, meccanica o mediatica. Nel primo caso abbiamo a che fare con chip sottocutanei, organi artificiali e virus. Si pensi a pellicole come Shivers, dove un trapianto di pelle «anziché restituire l’identità fisica perduta alla vittima di un incidente, scatena incontrollate e contagiose pulsioni aggressive, quasi a sancire l’impossibilità della scienza di rimediare alla frantumazione identitaria», oppure a eXistenZ, dove si immaginano bioporte che consentono di accedere alla rete neuronale degli individui, o ancora a Rabid e a The Fly. Nel caso dell’ibridazione meccanica abbiamo Crash, pervaso dal sadomasochismo delle lamiere, e, per certi versi, anche lo stesso The Fly, in cui il già ibridato uomo-mosca continua il processo di metamorfosi con le componenti di una cabina del teletrasporto. Infine, esempi di ibridazione mediatica sono Videodrome, dedicato alla penetrazione televisiva nell’umano, ancora eXistenZ, incentrato sull’interattività digitale, oltre a Stereo, Brood, Scanners e The Dead Zone che affrontano le capacità telepatiche.
Se in Hegel il soggetto si aliena divenendo «altro da sé», attraversa il travaglio della scissione, ma arriva a riassorbire l’alterità in una sintesi più alta, con Marx l’alienazione produce un mostro concreto: lo sfruttamento del lavoro vivo (salariato) crea il lavoro morto (capitale) che si materializza nel sistema delle macchine e in un rapporto sociale di natura vampirica. Per venirne a capo è necessario un atto prometeico: la rivoluzione. Ebbene, l’ibridazione in Cronenberg può esser letta come una conseguenza del blocco della dialettica, dell’assenza di rivoluzione, della stagnazione dello status quo. I mostri dell’alienazione non riescono più a essere ricondotti sotto il dominio dell’umanità che li ha prodotti. L’Aufhebung si accartoccia su se stessa e il processo di riappropriazione si trasforma quindi in un’integrazione difettosa, estrinseca, perversa, morbosa in cui l’umano viene attraversato, penetrato e contaminato dalla sua alterità. Comprensibile che uno scenario di questo tipo provochi una crisi d’identità persistente e diffusa, come gli autori del saggio mettono bene in evidenza.

Guerra permanente, nuove epidemie, chirurgia plastica di massa, sussunzione dei sentimenti e della socialità nei social network, materializzazione del general intellect marxiano sotto forma di intelligenza artificiale privata, sono tutti fenomeni di questo stesso processo e conseguentemente ha ragione Pietro Ammaturo nella prefazione al volume di Lago e Toni quando afferma che l’ibrido è l’«estrema sintesi del contemporaneo». Almeno fino alla prossima rivoluzione.
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