REFERENDUM GIUSTIZIA: INTERVISTA A PAOLA PAROLARI DOCENTE DI FILOSOFIA DEL DIRITTO ALLA STATALE DI BRESCIA

Radio Onda d`Urto - Thursday, March 12, 2026

Oggi la premier Meloni era al teatro Parenti di Milano, affittato per un’iniziativa referendaria, ovviamente a favore del Sì. Presidio fuori di Potere al Popolo e Cambiare Rotta, mentre dentro torna in azione la macchina di propaganda modello Berlusconi: ai presenti Fdi distribuisce la maglietta con la scritta ‘Sono una persona perbene e voto Sì’. In sala tutti i caporioni di Fdi, dai consiglieri comunali di Milano, fino ai consiglieri regionali, gli eurodeputati e i parlamentari, oltre ovviamente alla Meloni. Assente – pare perchè non voluto – Nordio, ancora alle prese con il caos scatenato dalle parole contro la magistratura della sua capo di gabinetto, Bartolozzi, che pure è un’ex magistrata.

A far salire le tensioni fra i sostenitori del Sì e quelli del No negli ultimi giorni proprio quanto dichiarato da Giusi Bartolozzi che ha definito i magistrati «un plotone di esecuzione» e invitando a votare Si sul nodo delle separazione delle carriere per «toglierli di mezzo».

Presentato come un voto tecnico sulla separazione delle carriere dei magistrati, il referendum sulla riforma della giustizia investe in realtà nodi centrali dello Stato di diritto. In gioco non c’è solo l’assetto dell’ordinamento giudiziario, ma l’effettiva autonomia e indipendenza della magistratura.

Il referendum interviene su diversi articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevede l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per quella requirente (i pubblici ministeri che sostengono l’accusa) al posto di un CSM unico per tutti i magistrati. Si vuole introdurre l’estrazione a sorte, anziche’ l’elezione, dei loro componenti con modalita’ differenti tra magistrati e membri laici e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari, togliendo quindi il potere disciplinare al CSM.

E’ la prima volta che il potere esecutivo decide di limitare profondamente il ruolo del potere giudiziario. Di fatto la politica tenta di ridimensionere l’autonomia della magistratura rendendo meno efficace la sua opera di bilanciamento e controllo.

Affrontiamo i nodi del referendum con Paola Parolari, docente di filosofia del diritto alla Statale di Brescia Ascolta o scarica