MEDIO ORIENTE: SESTO GIORNO DI GUERRA, OLTRE MILLE I CIVILI UCCISI IN IRAN. OLTRE 100 LE VITTIME IN LIBANO, 700.000 GLI SFOLLATI

Radio Onda d`Urto - Thursday, March 5, 2026

Sesto giorno di aggressione militare israelo-statunitense all’Iran che ha infiammato tutto il Levante e oltre, una guerra ormai totale che va dal Mediterraneo al Golfo di Oman, dal Golfo Persico allo Stretto di Hormuz, dove ci sono mille navi – la metà sono petroliere – bloccate, dato che tutte queste zone sono state designate ufficialmente dalle autorità del commercio marittimo internazionale come “aree di operazioni belliche”. Nelle ultime 24 ore Stati Uniti e Israele hanno sferrato decine di aerei e missilistici su tutto l’Iran, compreso lo storico stadio Azadi. In meno di una settimana i raid israelo-statunitensi hanno ucciso almeno mille civili nel Paese.

I Pasdaran hanno tuttavia ancora abbastanza armi da poter rispondere: colpita una petroliera Usa nel Golfo Persico, mentre è scambio di accuse Iran – Israele sulla paternità dei missili caduti sull’Azerbaijan, con 2 feriti in un aeroporto al confine. Sono invece sicuramente iraniani i missili e i droni che cadono sui Paesi del Golfo Arabico (nel mirino in particolare il vicino Kuwait e Abu Dhabi) e quelli su Israele; qui 1400 feriti e 10 morti in totale da sabato a oggi.

Nonostante questo, l’esercito israeliano continua a portare avanti il proprio progetto coloniale-messianico della cosiddetta Grande Israele, dall’Egitto all’Iraq.

Nel mirino c’è in particolare il Libano: 102 morti e 600 feriti da domenica per mano di Tel Aviv, che ha anche ordinato l’autodeportazione di tutta la periferia sud di Beirut, in cui vivono mezzo milione di libanesi –sciiti – oltre a alcune centinaia di migliaia di rifugiati siriani e palestinesi, compresi quelli del tristemente noto (per i massacri israeliani) di Shabra e Shatila. “Trasformeremo Beirut Sud in una nuova Khan Younis”: così il colono fascista Smotrick, ministro delle Finanze di Israele.

Da Beirut Mauro Pompili, giornalista freelance italiano che vive e lavora a Beirut, da dove collabora con diverse testate.Ascolta o scarica 

Anche lo staff dell’Ong ARCS ha evacuato i propri uffici a Beirut spostandosi in una zona ritenuta più sicura per motivi precauzionali. Secondo le stime locali, circa 700.000 persone provenienti dai sobborghi meridionali stanno cercando di lasciare l’area nel minor tempo possibile. Le principali arterie stradali e le vie di accesso alla città sono paralizzate da ingorghi enormi. Scene di panico si registrano in diversi quartieri: famiglie stipate nelle auto private, ambulanze e camion carichi di persone e beni essenziali si muovono lentamente nel traffico, mentre molti cercano di portare con sé ciò che riescono a salvare prima di abbandonare le proprie case.

Da Beirut Ginevra Fioretti dell’ARCS Ascolta o scarica 

C’è poi la Palestina, scomparsa di nuovo dalla narrazione mediatica. Il genocidio, la pulizia etnica e l’annessione continuano tra bombardamenti sulla Striscia di Gaza e raid di esercito e coloni nella Cisgiordania occupata, dove sono stati chiusi arbitrariamente diversi valichi in area B e C. Oggi intanto ennesima escalation di attacchi, con una decina di feriti tra Hebron, Masafer Yatta, Jenin.

Chiudiamo la pagina dal Levante con un conflitto nel conflitto. Siamo in Iraq, dove missili iraniani hanno colpito alcune organizzazioni politiche curde iraniane nella regione del Kurdistan iracheno, da dove viene smentita la notizia, diffusa da alcuni media della destra Usa e israeliana e ripresa senza verifica alcuna anche in Italia (come sulla prima pagina del Corriere), secondo la quale starebbero muovendo un’offensiva via terra contro Teheran a fianco degli aggressori. “Lavoriamo all’interno di una coalizione di forze del Rojhelat, nessuno può scavalcarla”, riferiscono i nazionalisti del Partito per la Libertà del Kurdistan mentre il Pjak (movimento di liberazione e confederalista curdo, legato a Ocalan) lancia l’appello alla popolazione del Kurdistan iraniano a “istituire l’autogoverno e l’autodifesa” nelle aree curde dell’Iran, formare comitati di autodifesa per proteggersi dagli attacchi, sia del regime che di Israele e Usa. L’appello chiama poi all’istituzione di comitati di autogoverno e invita i soldati del regime a disertare.

Europa. Londra manda altri 4 caccia in Qatar, mentre il francese Macron, dopo aver spinto il suo ministro degli esteri Barrot a sentire l’omologo iraniano Araghchi per ribadire “di non essere in guerra”, ha chiamato Meloni e il greco Mitsotakis per coordinare l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso. Sempre la Francia intanto ha concesso l’uso della base di Istres agli Usa esclusivamente ‘per il sostegno alla difesa dei partner Ue”, cioè in particolare per quanto riguada Cipro, ma non per operazioni di attacco in Iran’. Nessuna base, e nessun aereo, invece, per la Spagna, che ribadisce il proprio no totale alla guerra, nonostante le minacce Usa.

Infine il lato italiano. Oggi Mantovano Crosetto e Tajani alle Camere. Replicando proprio alle proteste dell’opposizione -che accusavano Stati Uniti e Israele di agire fuori dalle regole- il ministro Crosetto ha ammesso che ‘l’attacco Usa all’Iran è stato al di fuori del diritto internazionale’. Il conflitto, ha aggiunto Crosetto, ‘è partito all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire: il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto’. Alla fine la Camera ha votato la risoluzione delle destre, riassumibili con un “Io speriamo che me la cavo”.

Il commento su questa risoluzione con Nicola Fratoianni, deputato Avs e coordinatore nazionale di SI Ascolta o scarica