
UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CONTRO TRENITALIA
Ancora in Marcia! - Thursday, February 26, 2026L’On. Francesco Mari, di Alleanza Verdi e Sinistra, l’11 febbraio scorso ha presentato un’interrogazione parlamentare, chiamando a rispondere il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, riguardo all’atteggiamento decisamente repressivo messo in atto da Trenitalia nei confronti di un proprio dipendente.
L’impresa ferroviaria ha inviato a un capotreno della Direzione regionale Calabria, attivo dal punto di vista sindacale anche se non ricopre incarichi, ben quattro contestazioni disciplinari in pochissimo tempo, guarda caso a partire dalla sua prima partecipazione ad una riunione sindacale, il 29 gennaio 2025.
Alcune di queste contestazioni “risultano fondate sull’invio di comunicazioni di servizio ai superiori gerarchici, e in copia conoscenza alle rappresentanze sindacali aziendali, in relazione a criticità operative, disservizi, sicurezza e condizioni di lavoro del personale di bordo.”
Nelle relative lettere di sanzione l’azienda fa riferimento a “una disposizione interna del gruppo Ferrovie dello Stato italiane sull’utilizzo delle «risorse digitali» aziendali, secondo cui le comunicazioni devono essere indirizzate esclusivamente a «soggetti interessati, in coerenza con i ruoli e le responsabilità loro attribuiti»”
L’ON. Mari ritiene che Trenitalia stia interpretando questa disposizione interna in modo “particolarmente restrittivo nei confronti del singolo lavoratore”, quando invece risulta “essere un atto palesemente discriminatorio, alla luce dell’utilizzo in modo molto più frivolo della posta elettronica aziendale da parte dei responsabili aziendali locali, per comunicazioni di carattere non strettamente lavorativo, quali, a solo titolo di esempio, l’invio tramite mailing list aziendale di un invito ad un festino sulla spiaggia, il cosiddetto «Welcome summer party» (5 giugno 2025, ore 17:54), i «Saluti di Angelo Cosenza», ovvero la cosiddetta «preghiera del ferroviere» (20 novembre 2025, ore 22.12).”
Inoltre “il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nelle comunicazioni relative a sicurezza, condizioni di lavoro, segnalazioni di criticità operative e violazioni del Ccnl costituisce prassi ordinaria nelle relazioni industriali ed è tutelato dalle norme in materia di libertà sindacali.” Da quando in qua un lavoratore non ha il diritto di informare i propri rappresentanti sindacali su queste tematiche?
Insomma, intrattenimento e comunicazioni estranee all’attività lavorativa trovano spazio e tolleranza attraverso gli strumenti aziendali, mentre non sembra esserci lo stesso rispetto per il ruolo e la funzione delle organizzazioni sindacali. È infatti surreale che nel 2025 un lavoratore venga sanzionato per aver inviato comunicazioni ai propri rappresentanti sindacali su temi cruciali come la sicurezza, i disservizi e le condizioni di lavoro, mentre non risulta alcun provvedimento nei confronti di dirigenti che utilizzano la posta elettronica aziendale per invitare macchinisti e capitreno a eventi ricreativi, come feste in spiaggia o iniziative analoghe.
Ma non è tutto: tra le sanzioni in oggetto ne risulta anche una di ben otto giorni di sospensione, nella quale si addebita al lavoratore la soppressione di un treno, quando invece il capotreno ha semplicemente, come suo dovere, segnalato alla propria sala operativa che tale treno, a origine corsa, aveva l’unico servizio igienico guasto, fatto che era già stato precedentemente segnalato.
Il capotreno ha quindi chiesto istruzioni; ed è stata la stessa sala operativa che “in piena autonomia ha disposto la soppressione del treno.” Non ci risulta che agli addetti della sala operativa siano arrivati contestazioni e otto giorni di sospensione.
Nell’interrogazione parlamentare si chiede quindi se tali comportamenti sono prassi di tutta Trenitalia oppure iniziative autonome della Direzione regionale Calabria o a prassi più ampie del Gruppo FS; se i ministri interrogati “ritengano l’operato di Trenitalia s.p.a., società interamente controllata dallo Stato, coerente con gli obblighi e i princìpi di correttezza contenuti nel contratto di servizio in essere e rispettoso dei princìpi di rango costituzionale a tutela delle libertà sindacali”; se non ritengano “censurabile il ricorso reiterato e sproporzionato allo strumento disciplinare, per «coprire» le lacune e le responsabilità organizzative dell’impresa, nonché per ostacolare il dialogo tra lavoratori e sindacati”; e se non intendano intervenire nei confronti di Trenitalia, perché vengano messi in atto interventi organizzativi tali da non ritrovarsi nella situazione di treni con guasto l’unico bagno disponibile.
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