
Tour nei santuari fossili trumpiani, tra petrolio e gas
ReCommon - Thursday, February 26, 2026pubblicato sul Manifesto del 26/02/26
«Lavori in corso» è l’ipotetico cartello che sormonta il tratto di costa del Golfo del Messico tra il Texas e la Louisiana. Lì, infatti, ci sono alcuni dei più importanti terminal per l’esportazione di gas naturale liquefatto attualmente in fase di espansione o di costruzione ex novo. Perché agli slogan trumpiani, drill, baby drill, fanno seguito i fatti. Estrarre più petrolio e il gas a esso associato vuol dire non solo puntare sull’aumento del consumo interno dei combustibili fossili, ma anche destinare una bella fetta della produzione ai mercati internazionali. In particolare quello europeo, «affrancatosi» dalla dipendenza russa.
Gas flaring nel bacino Permiano. Foto ReCommonPER QUESTA RAGIONE IL PANORAMA dell’area costiera del Golfo del Messico, già pesantemente segnata da decenni di trivellazioni soprattutto offshore, si sta «arricchendo» di impianti di trasformazione del gas in forma liquida, poi caricato su gigantesche navi che fanno il giro del mondo. In quest’area si contano sei terminal attivi e altrettanti in fase di realizzazione o progettazione.
CAMERON PARISH, costa sudoccidentale della Louisiana, è uno dei luoghi in cui l’espansione del business del gas naturale liquefatto raggiunge la sua massima concentrazione, sia in termini industriali che di impatti, perché invade un territorio composto da terre umide, canali e comunità costiere già esposte a erosione, uragani e decenni di precedenti estrazioni.
CON CAPACITÀ DI CIRCA 10 MILIONI di tonnellate l’anno (MTPA) di gas naturale liquefatto, Calcasieu Pass LNG è il terminal già attivo, ma a poche centinaia di metri decine di gru testimoniano che sono già iniziati i lavori per Calcasieu Pass LNG 2, altra mega-opera dall’esorbitante costo di 28 miliardi di dollari.
I DUE TERMINAL SONO DI PROPRIETÀ di Venture Global, società molto vicina all’attuale inquilino della Casa Bianca. La stessa con cui Eni, nel luglio 2025, ha siglato un contratto per l’acquisto di 2 milioni di tonnellate di gas l’anno per i prossimi 20 anni. Facendo così contenti sia Donald Trump che la sua amica Giorgia Meloni.
LA CRESCITA DI «VENTURE GLOBAL» è strettamente «connessa» all’amministrazione Trump, tanto che è spesso citata come una delle compagnie che più hanno beneficiato di iter autorizzativi accelerati.
QUESTA DIMENSIONE POLITICA è diventata rilevante in una recente inchiesta del Guardian. Secondo quanto scoperto dal quotidiano inglese, i co-fondatori di Venture Global, Michael Sabel e Robert Pender, avrebbero acquistato milioni di azioni della propria società pochi giorni dopo incontri con alti funzionari dell’amministrazione Trump e immediatamente prima del rilascio di autorizzazioni chiave per l’espansione del Gnl, incluso il progetto Calcasieu Pass 2.
PER «CALCASIEU PASS LNG 2» i tempi di realizzazione stimati sono molto contenuti: «solo» 29 mesi. Al momento sono impiegati 7 mila lavoratori, ma quando l’impianto sarà attivo si ridurranno a poche centinaia. «I migranti sono tantissimi, ma qui non abbiamo mai notato una presenza reale dell’Ice», sottolinea James Hiatt, fondatore di Better Bayou You, organizzazione di base che cerca di contrastare con ogni mezzo, anche per vie legali, l’espansione dei terminal Gnl. In realtà ci era anche riuscita con uno stop ai tempi dell’amministrazione Biden, poi con il nuovo inquilino della Casa Bianca si è ribaltato tutto. E i generosi finanziamenti del settore fossile a Trump sono forse alla base di questa presenza «discreta» dell’Ice da queste parti.
CAMERON PARISH HA STORICAMENTE basato la sua economia su pesca, acquacoltura e allevamento di crostacei. Attraversiamo il bacino d’acqua accanto ai due terminal di Calcasieu su una barca, accompagnati dal volo di stormi di pellicani. A guidarla è Sky Leger, un pescatore che ci racconta che lui è ormai uno degli ultimi attivi sul territorio e che all’inizio dei lavori di realizzazione del nuovo terminal ingenti scarichi di fango hanno distrutto migliaia di ostriche, eccellenza di questa regione. Chissà se hanno avuto un impatto anche sui delfini, che qui sembrano essere numerosi.
SE PER I PESCATORI IL DANNO è soprattutto economico, per i residenti l’espansione dei terminal significa convivere con impianti ad alto rischio, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno. L’ultimo si è verificato solo un paio di giorni prima del nostro arrivo, un’esplosione con un ferito grave vicino a Holly Beach. Una spiaggia con alle spalle una manciata di case su palafitte, struttura singolare usata per far fronte agli allagamenti. Perché qui, dopo decenni di tregua, a causa della crisi climatica sono tornati gli uragani. Rita e Ike nel 2008 e Laura e Delta nel 2020, ci ricordano dei cartelli posti su un albero. Continuare a sfruttare il gas perpetua un circolo vizioso fatto di estrazioni e disastri climatici. E arricchisce gli azionisti di Venture Global ed Eni.
IL GAS CHE SARÀ SPEDITO IN EUROPA e Asia giunge sulla costa dalle aride pianure del Bacino Permiano, mille chilometri più a nord. In realtà in questa area del Texas battuta continuamente dal vento il re incontrastato è ancora il petrolio. A leggere gli ultimi dati ufficiali, relativi al 2024, se ne producono sei milioni di barili al giorno, più di ogni altra regione al mondo. Più si pompa petrolio dalle viscere delle terra, più esce fuori anche gas, che in qualche modo tocca smaltire, solo in parte vendendolo.
NON A CASO QUANDO SI ATTERRA a Midland, che con la città gemella Odessa forma la principale conurbazione dell’area, si scorgono già all’orizzonte le fiammate del flaring, ovvero il gas bruciato in torcia connesso proprio all’estrazione del petrolio. «Paradossalmente è meno grave che ci sia il flaring visibile a occhio nudo, piuttosto che le emissioni di metano nascoste», ci spiega Sharon Wilson dell’organizzazione locale Oilfield Witness, che individua le emissioni nascoste di cui ci parla con una termo-camera di ultima generazione, la quale dimostra quanto dai vari impianti le fuoriuscite non controllate come il flaring siano a tratti davvero massicce.
A dirla tutta anche il flaring non sarebbe legale, ma c’è una soglia di tolleranza che le imprese dell’oil&gas sfruttano al meglio, senza essere troppo incalzate dalle autorità locali, si lamenta Wilson, che ci ribadisce che anche da queste parti l’Ice non sembra troppo interessata a stare con il fiato sul collo della forza lavoro, in buona parte di origini latino-americane.
ATTRAVERSARE L’IMMENSO BACINO Permiano ha un effetto straniante. I pozzi e le infrastrutture legate all’estrazione sono ovunque, anche a pochi metri da interi quartieri, come il Pavilion Park di Midland. Decine di chilometri di terra un tempo fertile ma dove ora ci sono solo pochi ettari di campi di cotone bruciato dall’ondata di freddo anomalo che ha investito la zona pochi giorni prima della nostra venuta. Come le emissioni svelate dalla termo-camera, non si vedono gli intrichi di tubature sotterranee che collegano i pozzi alle strutture di processamento. Un’immensa ragnatela, segnalata qua e là da cartelli dai toni allarmisti – «attenzione, questo gas potrebbe essere tossico».
A TRATTI L’ARIA È IRRESPIRABILE ma mai come nei pressi del laghetto di Bohemer, a un’ora e mezza di macchina da Midland. Un invaso formatosi a causa delle acque di scarto delle lavorazione del petrolio, dove in alcuni punti l’acqua ribolle in maniera inquietante e sia dentro che nelle immediate vicinanze del bacino non ci sono segni di vita.
A UNA MANCIATA DI CHILOMETRI dal laghetto c’è un groviglio di tubi e impianti ancor più esteso di altri. È il Waha Hub, il punto di scambio del gas del Texas occidentale. Qui, a dimostrazione di come non sia tutto rose e fiori nemmeno per il comparto dell’oil&gas, nel 2024 il prezzo del gas al Waha è sceso sottozero per una quota significativa dell’anno, perché la produzione superava la capacità delle pipeline di portare il gas fuori dal bacino. In diversi momenti, i produttori hanno dovuto pagare per liberarsi del gas, pur di continuare a estrarre petrolio.
LA TAPPA FINALE DEL NOSTRO TOUR in questa zona di sacrificio è un autogrill dall’effetto profondamente distopico: davanti alla stazione di servizio c’è la riproduzione di una colt alta 20 metri, una forma di pubblicità «adeguata» al luogo in cui ci troviamo, mentre all’interno si vendono cappellini con la scritta Oil Field Mafia, dove il termine italiano ha evidentemente un’accezione positiva. Chissà se anche Trump ne ha uno nella sua collezione.