Meloni e il “blocco navale”: in arrivo una dichiarazione di guerra a chi sfida il sistema delle frontiere

Progetto Melting Pot Europa - Monday, February 16, 2026

L’11 febbraio scorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato un comunicato stampa 1 con cui annuncia l’approvazione di un disegno di legge che introduce nuove disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale e per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024 2.

Congiuntamente, Meloni ha annunciato il Ddl con un videomessaggio su YouTube, dove ha fatto sapere che “niente è impossibile per chi è determinato a fare qualcosa” e, in questo caso, qualcosa sembrerebbe essere l’ennesimo atto di criminalizzazione delle persone migranti camuffato da tutela della tanto amata sicurezza nazionale.

Sebbene il Ddl non sia ancora stato reso pubblico, il comunicato ne annuncia i contenuti, rendendo evidente fin dalle prime righe che l’intenzione del Governo è la sola e unica di reprimere ulteriormente le persone migranti. Espellere chi c’è e respingere chi arriva. Questa volta con metodi più “rigorosi”, come recitato nel comunicato stesso.

Secondo la nota diffusa, il ddl consiste in una serie di misure di contrasto all’accesso alle frontiere, che, secondo il Governo, ridurranno drasticamente le partenze irregolari. In primis annuncia l’attuazione del famoso “blocco navale”, elemento di punta della propaganda di Meloni dal 2018.

Premesso che il termine “blocco navale”, nel diritto internazionale, appartiene al gergo bellico del conflitto tra stati sovrani, e traslato al contrasto di imbarcazioni di civili in cerca di salvezza, appare quantomeno fuorviante, ciò consisterebbe fondamentalmente nell’attuazione dell’art. 25 3 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, secondo il quale uno Stato può interdire il passaggio di navi straniere in zone specifiche delle sue acque territoriali se ciò è indispensabile per la protezione della sicurezza dello Stato stesso.

Nello specifico, secondo ANSA, tale interdizione di attraversamento del limite delle acque territoriali potrà essere mantenuta per 30 giorni prorogabili fino a sei mesi. Nel caso di violazione del blocco potrà essere applicata una sanzione da 10.000 a 50.000 euro e la confisca della nave.

La vaghezza delle disposizioni che definiscono la “sicurezza nazionale” nell’ordinamento italiano inevitabilmente ne permette la strumentalizzazione, per ostacolare ancora una volta l’ingresso alle navi soccorso delle ONG, associando chi chiede salvezza a pericolosi terroristi.

Inoltre, in materia di rimpatri, questo Ddl amplierà le ipotesi in cui il giudice potrà predisporre l’espulsione penale e introdurrà una procedura accelerata da svolgersi nelle zone di transito e frontiera, che permetterà l’allontanamento immediato dei soggetti provenienti dai cosiddetti “paesi sicuri” o con domande ritenute “manifestamente infondate” 4.

Ciò che è più allarmante è che le persone espulse potranno essere deportate in Paesi terzi diversi da quelli di appartenenza o provenienza, anche in assenza di legami con il territorio, con i quali l’Italia abbia stipulato appositi accordi.

Inoltre, Ddl prevede il restringimento dei requisiti per poter ottenere il permesso di soggiorno tramite la protezione complementare e il ricongiungimento familiare. Per la protezione complementare vengono ristrette le condizioni che attestano l’effettiva esistenza di legami familiari e di integrazione sociale: l’accertamento dovrà basarsi sulla concretezza e stabilità dei vincoli, sulla durata del soggiorno in Italia e sull’eventuale presenza di legami familiari, sociali o culturali nel Paese d’origine.

Sarà inoltre escluso il rilascio del titolo a persone condannate per reati che ne dimostrino la pericolosità sociale. Quanto ai ricongiungimenti familiari, il Governo restringerà i criteri per l’identificazione dei familiari aventi diritto.

Infine, a quanto annunciato, il Ddl interverrà sul Testo unico immigrazione e protezione internazionale, in particolare ampliando le possibilità di revoca dell’accoglienza, e inasprendo le sanzioni per chi non ottempera agli ordini di allontanamento.

In un comunicato congiunto, Mediterranea Saving Humans , Alarm Phone, EMERGENCY, Medici Senza Frontiere, Open Arms, ResQ People, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee hanno denunciato come il nuovo disegno di legge rappresenti un ulteriore irrigidimento delle politiche migratorie e un rinnovato attacco ai diritti delle persone in movimento e di chi le soccorre.

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Secondo le organizzazioni, le misure – tra cui ampliamento della lista dei cosiddetti “Paesi sicuri”, procedure accelerate di frontiera e rimpatrio, trasferimenti verso Stati terzi e interdizione fino a sei mesi dalle acque territoriali per le navi – non servono a gestire i flussi ma a ostacolare il soccorso civile, aumentando il rischio di morti in mare e comprimendo il diritto d’asilo.

Le organizzazioni sostengono che il provvedimento, collegato all’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, criminalizza il salvataggio e rafforza l’idea della Fortezza Europa, pur ribadendo che continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per salvare vite umane.

Giorgia Meloni ha concluso il suo videomessaggio auspicando che il Parlamento aiuti il Governo a garantire la sicurezza approvando il Ddl. Anche noi vorremmo che Governo e Parlamento iniziassero davvero a occuparsi di sicurezza, ma partendo da ciò che mette quotidianamente a rischio la vita delle persone: i luoghi di lavoro, lo sfruttamento, la precarietà, l’assenza di canali legali e sicuri di ingresso.

Secondo le stime dell’INAIL, dall’inizio di questo Governo le morti sul lavoro sono nell’ordine di migliaia; e tra le vittime, i lavoratori stranieri risultano colpiti in misura sproporzionata. È questa l’insicurezza reale che attraversa il Paese.

Rendere le frontiere più impermeabili e i diritti più fragili non produce maggiore tutela collettiva, ma solo maggiore esposizione alla violenza e allo sfruttamento.

La sicurezza non si costruisce dichiarando guerra a chi migra, né comprimendo il diritto d’asilo: si costruisce ampliando diritti, rafforzando le garanzie, contrastando le disuguaglianze. Senza giustizia sociale non può esserci sicurezza.

  1. Leggi il comunicato stampa ↩︎
  2. Il ddl per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo è composto da 17 articoli. Il testo conferisce al Governo una delega per recepire la nuova direttiva Accoglienza e adeguare l’ordinamento italiano ai regolamenti Ue su qualifiche, procedure di asilo, gestione della migrazione, rimpatri alla frontiera, crisi e forza maggiore, accertamenti alle frontiere esterne ed Eurodac Fonte RaiNews24 (11 febbraio 2026) ↩︎
  3. L’art. 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), al suo punto 3, recita: 3. Lo Stato costiero può, senza stabilire una discriminazione di diritto o di fatto tra le navi straniere, sospendere temporaneamente il passaggio inoffensivo di navi straniere in zone specifiche del suo mare territoriale quando tale sospensione sia indispensabile per la protezione della propria sicurezza, ivi comprese le esercitazioni con armi. Tale sospensione ha effetto solo dopo essere stata debitamente pubblicizzata ↩︎
  4. Una domanda ritenuta “manifestamente infondata” implica l’attivazione di una procedura accelerata, nella quale la Commissione Territoriale ne valuta rapidamente l’inammissibilità o l’evidente carenza dei presupposti, senza un esame dei meriti. Questa impostazione determina una significativa compressione delle garanzie procedurali – in termini di tempi, possibilità istruttorie e difensive – e accresce il rischio che persone effettivamente bisognose di protezione non vedano adeguatamente valutata la propria situazione. ↩︎