
Dopo quattro album con i Colle Der Fomento, Danno torna con il suo primo progetto solista
RadioSonar.Net - Monday, February 9, 2026AKA Danno
– recensione a cura di Claudio Contini
L’Hip-Hop fa lunghi percorsi tortuosi che lo portano in territori di confronto e di scontro, di crescita e di involuzione.
Ma l’Hip-Hop fa anche giri a 360 gradi, lungo i quali assorbe le novità, le analizza e ne trae il meglio per rendere attuale quello che è lo spirito originale. Nell’ambito di questa dinamica si inserisce come protagonista assoluto Danno, emcee che vive e fa vivere l’Hip-Hop italiano da oltre 30 anni, e considerato ormai da tempo un punto di riferimento per chi voglia capire il significato della vera arte del rap.
Dopo quattro album diluiti in 23 anni con i Colle Der Fomento, otto anni dopo Adversus, Danno torna in studio con il suo primo progetto solista
(il secondo, se consideriamo il progetto concept-cyberpunk Artificial Kid del 2009 in cui era comunque l’unico rapper) dopo una breve ma intensa esposizione nel mondo quasi-mainstream della Red Bull, per la quale ha creato un memorabile 64 Bars ed ha partecipato al mega-evento live al Corviale, condividendo il palco con molti protagonisti della scena attuale.
Chi dovesse aver pensato che questa apertura ad un mondo “fuori” dalla nicchia potesse significare un ammorbidimento nell’approccio sonoro o tematico, è stato immediatamente smentito dal brano che anticipato l’album, quel Vamos A La Playa nel quale Danno non solo rimane fedele al suo stile ma va giù pesante con le parole “è inutile che stamo qui a fa gli MC se poi non dimo un cazzo”.
E la frase è significativa ed emblematica per capire il fil rouge dell’album: va bene tutto ma non è più tempo di far finta di niente, nemmeno (anzi, soprattutto) per i rappers. Dieci pezzi per 38 minuti di rap che va dritto al punto, con le rime precise che contraddistinguono lo stile inconfondibile di Danno, accompagnate dalla produzione del sodale Craim, capace di trovare sempre il mood giusto per ogni pezzo, mostrando una versatilità invidiabile, segno di studio e di crescita.
L’album si apre con il minimalismo sonoro di Baseball Fury, una intro nella quale Danno analizza e si analizza, ed evidenzia le contraddizioni dell’essere al top della scena, distaccandosene nello stesso tempo. Il flow termina e confluisce nell’esplosione sonora di Killemall, una traccia aggressiva che richiama al mood dei Public Enemy grazie al classico sample di Blow Your Head dei J.B.’s.
Tom Waits è l’unico brano dell’album nel quale alla produzione non c’è Craim ma il sempre venerabile Ice One, che attinge da atmosfere underground in stile backpacker fine anni 90, così che le rime di Danno risultino ancora più scure ed immerse nel fumo, mentre affronta la disillusione e si scontra col destino: “divido il vino con chi è di passaggio, corteggio un po’ la morte, la prendo sottobraccio, non importa se poi non ti piaccio…”.
A questo punto il buio ha preso il sopravvento e le fiamme di Brucia Roma non fanno giorno, anzi, alimentano la rabbia e la delusione con rime come “brucia Roma e tutte le macerie che se porta appresso, brucia fino alle macerie er Colosseo, brucia ogni cipresso, brucia er Verano, Prima Porta e er cimitero, brucia Roma con tutto er mito dell’impero”. Il beat epico di Crime dà l’ultima pennellata ad un quadro da ammirare e comprendere con il rispetto che si conserva per i capolavori.
La doppia traccia Yokozuna/Jakesulring è battle rappin’ allo stato puro, con grande maestria nel gestire il cambio di beat, prima veloce poi lento, a forza di riferimenti Hip-Hop e rime potenti nelle quali Danno è difficilmente battibile. La presenza degli scratch rafforza l’atmosfera che piace a chi seguiva Danno e il Rome Zoo da giorno uno.
Danno dimostra di essere tra i più lucidi artisti a saper commentare il declino dell’attuale società con Il Blues di Gundabad, e l’attacco diretto a Vannacci e al sistema patriarcale nel secondo verso è un trattato politico che dovrebbe far prendere appunti agli esponenti dell’opposizione, e che ancor di più farà impallidire tutti quei rappers che ben si guardano di affrontare certi argomenti.
Nella parte finale, Distorsore e Colibrì sono quanto di più vicino possa esserci alle atmosfere dei trend dell’attuale scena underground americana, tra sonorità che fanno l’occhiolino alla Griselda ed ai recenti lavori di Alchemist, con richiami espliciti a rappers come Stove God Cooks, e rime che sembrano sedute di psicoterapia, tra ossessioni, paranoie, paure e speranze che si trasformano in illusioni. E sono l’incipit perfetto per il finale di Svegliami, brano musicalmente sublime, arricchito dal ritornello cantato da Motta che si inserisce alla perfezione nel copione tenebroso creato dalle rime di un Danno intimo e più che mai poetico.
“So riconoscere un brutto viaggio, per questo ho deciso di accompagnarti, riuscissi soltanto qualche volta ad abbracciarti…”
AKA Danno si chiude così, lasciandoci tante sensazioni, facendoci riflettere ma anche gasandoci tramite le rime ed i beats. Hip-Hop per adulti, qualcuno direbbe, ma la verità è che questa è musica che fa bene ad ogni generazione, un esempio di come si possa rimanere coerenti senza cadere nei clichè e senza mai essere banali. E se è vero che Danno ha più volte dichiarato di non essere interessato a piacere a tutti, è anche vero che in questo momento storico, un album come questo è necessario, e più persone lo ascoltano e lo capiscono, meglio sarà.