COMUNICATO 6 febbraio 2026 – La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede di correggere il Ddl delega LEP

Per il ritiro di ogni autonomia differenziata - Sunday, February 8, 2026

Con il comunicato stampa del 5 febbraio 2026 arrivano le osservazioni scritte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul ddl delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Atto Senato1623). Il testo, approvato all’unanimità, evidenzia punti critici che sono stati condivisi anche dalle Regioni che hanno ripreso o iniziato un percorso negoziale con il Governo diretto alla acquisizione di ulteriori forme e condizioni di Autonomia.
In questo cogliamo una forte contraddizione: ad una lettura approfondita delle dichiarazioni di stampa, emerge una sottesa volontà di riportare all’accordo tra Regioni e Governo (quindi alle Intese) l’effettiva determinazione e l’altrettanto effettivo finanziamento dei Lep. Infatti, pur venendo riconosciuto che i Lep rientrano nella competenza esclusiva statale, viene affermato che, incidendo “prevalentemente su materie di competenza concorrente, la cui attuazione grava sulle Regioni […] è necessario prevedere che i provvedimenti attuativi della legge delega siano sottoposti al vaglio della Conferenza Stato-Regioni richiedendo lo strumento procedurale dell’intesa – e non del semplice parere – per la relativa approvazione”.
Che significa? Che la determinazione dei Lep esce surrettiziamente dalla competenza statale ed è fatta rientrare nei singoli accordi tra Regioni e Governo? Se così fosse, sarebbe in palese contrasto col dettato costituzionale e con le indicazioni della Consulta.
Il disegno di legge, secondo il presidente pugliese Antonio Decaro, « appare come un modo indiretto di attuare l’autonomia differenziata senza rispettare le indicazioni della Corte Costituzionale». Inoltre, favorisce «un modello di autonomia differenziata “di fatto”, in cui le differenze di ricchezza e capacità fiscale tra Regioni si traducono in differenze nei diritti dei cittadini».
Il documento delle Regioni mette bene in luce il punto fondamentale: senza un apposito fondo perequativo statale e mantenendo invariate le disponibilità di bilancio, è del tutto impossibile garantire uniformità di diritti ai cittadini e alle cittadine. In assenza di tali requisiti, ogni altro enunciato rimane pura e astratta affermazione di principio.
Apprezziamo le posizioni, ma mettiamo in evidenza che i LEP devono essere deliberati dal
Parlamento, trattandosi di decisioni eminentemente politiche, e per questo devono essere previste delle procedure partecipative dei cittadini e delle cittadine per la loro determinazione. Per noi dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NO AD, i LEP e i servizi sociali, oltre a garantire i diritti fondamentali, devono essere intesi come investimenti alternativi a quelli per le armi e le megainfrastrutture, e non come spese. Da sempre sottolineiamo che non basta la determinazione dei Lep. Una volta determinati i LEP, occorre che vengano effettuati investimenti pubblici per renderli effettivi ed efficaci sull’intero territorio nazionale in modo da rispettare il dettato dell’art. 3 della Costituzione sull’uguaglianza sostanziale tra tutti/e i/le cittadini/ ovunque risiedano. Come sarebbe possibile trasferire funzioni senza risorse? La questione dovrebbe rientrare in una nuova riflessione sul Titolo V della Costituzione
avventatamente riformato nel 2001.
Auspichiamo che questa unità di intenti delle Regioni crei un ostacolo insormontabile politico e tecnico alle future fasi dell’iter legislativo. Se non interverrà un ripensamento sulla necessità di effettiva attivazione di un fondo perequativo, sarà massimo il nostro impegno nel sollecitare le Regioni a proporre ricorso diretto alla Corte Costituzionale proprio per lesione del principio di uguaglianza.

Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD