IA, transizione energetica e colonialismo: cosa sta succedendo in Sardegna

Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Tuesday, January 27, 2026

(Fonte) Omar Onnis – 22 gennaio 2026

In un contesto storico dominato da retoriche conflittuali, l’IA e le tecnologie informatiche diventano strumenti imprescindibili per le élite politiche. L’Italia, anche per la sua attuale postura politica, si adegua a questa logica, concentrando investimenti infrastrutturali e tecnologici nelle aree considerate «più produttive». Emblematico è il caso del Tyrrhenian Link, progetto strategico imposto dal governo alla Sardegna.

Il Tyrrhenian Link è un’infrastruttura strategica di cavi sottomarini che collega Sardegna, Sicilia e Campania, parte di un più ampio progetto di interconnessione elettrica tra la Sardegna e la penisola avviato negli ultimi vent’anni. Nonostante la sua rilevanza, in Italia se ne discute poco, spesso riducendo il tema a una caricatura dell’ostilità dei sardi verso le rinnovabili, mentre si tratta di una questione strutturale e di lungo periodo.

2003: la Sardegna non è (al buio come) l’Italia

Durante il blackout nazionale del 27–28 settembre 2003, causato da un guasto alla rete europea, l’Italia rimase al buio mentre la Sardegna restò illuminata, grazie alla sua autonomia energetica. L’episodio si inseriva in un clima di forte mobilitazione contro i piani governativi su scorie nucleari e nucleare, rilanciando simbolicamente lo slogan «Sardigna no est Itàlia». Negli anni successivi, quell’eccezionalità energetica dell’isola avrebbe però aperto la strada a crescenti pressioni e speculazioni nel settore.

Dalla fine degli anni Duemila la questione energetica diventa centrale nel dibattito politico sardo, soprattutto in ambito indipendentista, mentre i partiti di centrodestra e centrosinistra evitano il tema per non entrare in conflitto con lo Stato centrale. La svolta arriva con il governo Draghi, che attraverso i decreti sulle rinnovabili assegna alla Sardegna il ruolo di grande polo energetico nazionale, subordinando le esigenze locali agli «interessi nazionali».

La narrazione dominante giustifica questa scelta colpevolizzando l’isola come grande inquinatrice, nonostante la produzione da fonti fossili derivi da un’eredità industriale imposta dallo Stato (polo petrolchimico, SARAS, Piano di Rinascita) e conviva con bollette elevate e gravi danni ambientali. In realtà la Sardegna produce già molta energia rinnovabile e complessivamente oltre il 40% in più del proprio fabbisogno, senza problemi di approvvigionamento ma di pianificazione.

Le alternative mutualistiche, come le comunità energetiche, restano marginalizzate, mentre prevale una logica estrattiva: sfruttare vento e sole dove abbondano e trasferire l’energia verso le aree «più produttive del Paese», secondo un modello centralizzato e fortemente capitalistico.

La gestione energetica della Sardegna presenta tratti riconducibili a una logica di tipo coloniale: i collegamenti sottomarini con la penisola, pur descritti come vantaggi per la stabilità della rete locale, hanno come funzione principale il trasferimento dell’energia prodotta sull’isola verso il continente. In questo quadro, il Tyrrhenian Link si affianca ad altre grandi infrastrutture come il Sa.Pe.I. (Sardegna–Lazio) e il Sa.Co.I. (Sardegna–Corsica–Toscana), rafforzando un modello estrattivo e centralizzato.

Pratobello24

Negli ultimi anni, il progetto di trasformare la Sardegna in un grande polo energetico ha suscitato una forte opposizione popolare, diventata di massa dopo la pandemia. Nonostante l’ostilità dei principali partiti, dei media e di parte dell’ambientalismo istituzionale, la mobilitazione si è diffusa in tutta l’isola.
Da questo movimento è nata la proposta di legge popolare Pratobello24, che ha raccolto 211mila firme, richiamandosi simbolicamente alla storica protesta di Pratobello del 1969. La proposta, basata sulle competenze urbanistiche regionali, mirava a limitare l’imposizione statale sugli impianti rinnovabili, rafforzando la posizione della Regione.

La giunta regionale ha però marginalizzato l’iniziativa, approvando norme allineate allo Stato, poi annullate. Ciò ha lasciato la Sardegna priva di strumenti autonomi, mentre nuovi decreti hanno imposto la realizzazione di almeno 6,2 GW di impianti e il proseguimento del Tyrrhenian Link, soprattutto nell’area di Selargius.

La protesta si è organizzata in modo capillare attraverso comitati locali, presIdi, azioni simboliche e attività di informazione. In alcune zone si sono verificate anche azioni dirette e repressione poliziesca.
In generale, il movimento ha affiancato alla mobilitazione un intenso lavoro di studio, monitoraggio e critica delle responsabilità politiche.

IA, geopolitica e zone «di sacrificio»
La critica all’assalto energetico alla Sardegna nasce da una lettura sistemica che va oltre la retorica della transizione ecologica. I dati e le dimensioni dei progetti indicano piuttosto la necessità di produrre grandi quantità di energia da trasferire verso il Nord Italia, a supporto di data center, industria dell’IA, economia della difesa e tecnologie fortemente energivore, senza interrogarsi sul modello stesso di sviluppo tecnologico adottato.

Le scelte politiche sulla transizione energetica rispondono così a una logica estrattiva e capitalista, in cui territori marginalizzati diventano «aree di sacrificio», secondo dinamiche tipiche del colonialismo, anche quando operate all’interno dei confini nazionali.

Energia, IA e geopolitica risultano strettamente intrecciate in un contesto europeo fragile, segnato da tensioni autoritarie, crisi democratiche e subordinazioni esterne. In questo scenario, il governo italiano individua nella Sardegna lo spazio ideale su cui scaricare costi ambientali e sociali, confermando una visione strumentale dell’isola come periferia sacrificabile al servizio degli interessi economici e strategici dominanti.

The post IA, transizione energetica e colonialismo: cosa sta succedendo in Sardegna first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.