LOGISTICA DI GUERRA: DA LA SPEZIA ALLA BASE MILITARE DI GHEDI(BS). IL PUNTO SULL’OLEODOTTO NATO

Radio Onda d`Urto - Wednesday, January 21, 2026

Oltre ad aggravare la crisi climatica e a contaminare interi ecosistemi, il petrolio alimenta guerre e genocidi in tutto il mondo. E in questo momento storico in cui la guerra è presentata come inevitabile, necessaria e in alcuni casi anche giusta è il combustibile che muove caccia, carri armati e navi da guerra. Una fitta rete di oleodotti e petroliere attraversa mari e terre per trasportare petrolio che dai porti raggiungono le basi militari.

L’ultimo report di Oil Change documenta gli impressionanti flussi di greggio e carburante avio diretti verso Israele tra il 1° novembre 2023 e il 1° ottobre 2025. Nei due anni di sterminio a Gaza, dodici Paesi hanno rifornito Israele con oltre 17,9 milioni di tonnellate di greggio. Mentre altri diciassette hanno inviato 3,3 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati, compreso carburante specifico per aerei militari.

L’Italia è al quarto posto, con 310 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati esportati verso Israele, dopo Russia, Grecia e Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia, le spedizioni sono partite soprattutto dalla raffineria di Sarroch (CA) e da quella di Taranto, ma non solo. Dal porto di Ravenna, nei mesi più cruenti del massacro di Gaza, sono partite verso il Medio Oriente – in primis Israele – 13 mila tonnellate di prodotti petroliferi di classe 3.

In Italia – come nel resto d’Europa – si estende una fitta rete di tubature sotterranee della Nato, all’interno delle quali scorre carburante avio a uso militare, destinato ad alimentare le basi aeree di Ghedi, Aviano, Rivolto, Villafranca Veronese, Cervia e altre infrastrutture utilizzate esclusivamente dall’Aeronautica militare italiana. Via camion o treno il carburante per jet arriva anche alle basi del Sud Italia. La sezione italiana della rete Nato POL (Petroleum, Oil and Lubricants) è denominata North Italian Pipeline System (NIPS).

Si tratta di condotte subacquee che non versano in buonissimo stato, costruite negli anni sessanta, non godono di buona salute. Anche alla luce dei nuovi scenari di guerra la necessita’ ora è quella di potenziarli. In Italia sono collegate al sistema il centro ricerche NATO situato alla Spezia (CMRE), il Defense College di Roma, l’Allied Joint Force Command di Napoli, il NATO Rapid Deployable Corps in provincia di Varese e la base navale NATO di Taranto. La bandiere atlantica sventola anche in molte basi italiane. Da Sigonella (Sicilia) ad Aviano (Friuli), da Camp Darby (Toscana) a Ghedi (Lombardia). 1000 chilometri di tubazioni che attraversano 6 regioni, 17 province e 136 comuni. Parte dalla Spezia e dal golfo per raggiungere le basi di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine) e Cervia (Ravenna) ed altre infrastrutture. Inaugurato il 1° gennaio 1960, non ha mai smesso di pompare, giorno e notte, fino a un massimo di 1,6 milioni al giorno, record che pare sia stato siglato durante la guerra in Kosovo.

L’intera struttura è sotto il controllo e la gestione del Comando Rete POL dell’Aeronautica militare, con sede a Parma. Movimenta oltre 100.000 metri cubi di combustibile all’anno: il 62,1% destinato ai velivoli militari italiani, il 3,4% ai mezzi dell’esercito italiano, il 34,5% ai velivoli statunitensi (USAF). La sua gestione prevede un costo di circa 14 milioni di euro all’anno, tra costi di conduzione, manutenzione ordinaria e personale (52 militari, 11 civili e 125 dipendenti dell’azienda gestore). Secondo i dati emersi, il gestore ha un contratto nominale di 13,3 milioni di euro. L’aeronautica copre tale contratto per 10 milioni, l’esercito per 3,3. milioni.

E’ in questo quadro che si inserisce il potenziamento dell’oleodotto Nato che collega il porto di La Spezia alla base militare di Ghedi(BS). Il primo step di lavori è destinato al rafforzamento della piattaforma marittima che si affaccia sul golfo di Ruffino. Qui è prevista la costruzione di un nuovo pontile di 550 metri che consentirà l’attracco simultaneo di due navi cisterna fino a 80mila tonnellate con punti di carico e scarico degli idrocarburi e la sostituzione della condotta subacquea con una condotta superficiale. Nell’aprile 2025 la Soprintendenza ha dato il via libera al progetto, inserito nell’aumento delle spese militari italiane in ambito Nato. Costo dell’opera 38 milioni di euro. Entro questa primavera inizieranno i lavori, che dovrebbero terminare nel 2030. Uno studio redatto dal Politecnico di Torino, per conto del Centro militare di studi strategici (2006) racconta come si sviluppa l’infrastruttura. Si parte dal Golfo dei Poeti per poi attraversare Parma, Cremona, la base di Ghedi e concludere il percorso alla base di Aviano. Da qui si collega poi all’oleodotto europeo.

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