
Come salvarsi dall’ombra in sé e da rapporti familiari avvelenati
Popoff Quotidiano - Friday, January 16, 2026“Orfani di genitori viventi, visioni della psicologia del profondo”, un libro di Alessandro Ivan Battista per Argentodorato
I libri non meritano tutti di essere letti. Gli uomini, invece, meritano tutti che gli si parli. Così il buon Togliatti, ai tempi andati. Parafrasandolo, potrebbe dirsi di questo libro: merita di essere letto, perché parla agli uomini. E alle donne, soprattutto, senza indulgere nel rovesciamento semantico del politicamente corretto. Fuor di citazioni d’antan, è un libro a dir poco illuminante, quello dato alle stampe per Argentodorato da Alessandro Ivan Battista: Orfani di genitori viventi. Sottotitolo: visioni della psicologia del profondo (237 pagine, 23 euro). E già qui, nel paradosso del titolo venuto a mente in sogno e citato pure da sua santità Giovanni Paolo II, assicura Battista, vien fuori tutto il bello dell’opera. O meglio si proietta la sua ombra. Opera in qualche modo biografica, frutto di una lunga gestazione e riedizione coeva che parte dal vissuto umano e professionale dello psicoterapeuta. Flusso di coscienza più che saggio strutturato, per dirla come l’autore. Ma andiamo con ordine.
L’ombra junghiana
Punto di partenza del saggio o flusso che dir si voglia è quel gnothi seauton (γνῶθι σεαυτόν) – conosci te stesso – posto sul frontespizio dell’oracolo di Delfi, dedicato ad Apollo. Posto che la frase per esteso si completava con: e conoscerai gli uomini ed entrerai in contato con gli dei, da qui muove l’opera. Dall’oscuro che è in noi, da disvelare anzitutto a noi stessi perché illumini, o meglio non rabbuj, oltre alla nostra, la vita altrui. A partire da chi ci è più vicino, figli e compagni. È l’ombra in noi, allumata da Jung e sulla sua falsariga, da conoscere per comprendere i lati più oscuri e non farci travolgere dalla nostra voragine interiore, che muove l’opera. Altro fil rouge è la sizigia (ovvero unione, congiunzione, o allineamento) puer/senex, l’oscillazione tra termini opposti ma complementari, di cui tener conto per una sana evoluzione del sé. Già qui si vede come l’opera sia pregna di termini tecnici e inusuali ma non pecca di tecnicismo. Si presta piuttosto a una lettura non banale ma al tempo fluida, come la coscienza che vuol smuovere.
Il puer e il senex
Il bambino che è in noi e la persona matura; il primo da non rimuovere e la seconda da conquistare per un sano dialogo con i nostri figli, per essergli vicini senza abbuffarli d’amore malsano o – ecco il punto – troppo distanti perché proiettati sempre verso altro, distolti da altri interessi e problemi, per stargli davvero accanto, comprenderli, aiutarli nel complicato gioco della vita. Ché questo è il compito genitoriale: accompagnarli nella crescita senza soffocarli o perderli per strada. Lasciarli andare, infine. Nocciolo della questione è comprendere come, anche alla luce dei tanti fatti cronaca, figli abbandonati o uccisi dai genitori, genitori soppressi o comunque vittime dei figli, sia possibile colmare il vuoto affettivo in cui tutti, chi più chi meno, ci dibattiamo. Insomma, il libro aiuta a capire come ci si possa occupare davvero dei propri figli, e non solo preoccuparsi per essi o, peggio, ignorarli per incapacità relazionale o affettiva. L’ombra che torna, da (ri)conoscere per non esserne dominati.

Una via di scampo dal labirinto della vita
Non è un manualetto, una guida di cui l’autore, peraltro, invita a diffidare. Ché, come non esistono genitori perfetti, tantomeno qualcuno capace d’insegnarla, la perfezione. O anche solo una strada buona per tutte le scarpe. Un modo d’essere genitori valido per tutti. Però è un libro che fa chiarezza su molte nefandezze spacciate per verità. Su certa incultura nutrita di banalità, superficialità e violenza di cui è pregno il quotidiano vissuto, familistico e non. Dalla paura di crescere all’infantilismo di ritorno; dal ruolo del padre, che sembra aver perso ogni funzione, svuotato d’ogni autorevolezza, relegato ai margini e manco più buono per il bricolage domestico, all’importanza della madre, fondamentale ai fini dell’equilibrio psichico e dell’identità sessuale della prole, ognuno trova tra le righe di Orfani di genitori viventi un pensiero, una via di scampo per districarsi nel labirinto della vita, della relazione con l’altro e coi figli. Un libro illuminante, senza dubbio. Un libro che ti cambia la vita, per dirla come Stefanos Armakolas, intervenuto alla presentazione romana dell’opera, alla Galleria dei miracoli di via del Corso. Senza giungere a tanto, un libro da leggere, avrebbe detto Togliatti.
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