TORINO: RICHIESTA DEL CARCERE PER GIORGIO ROSSETTO, “COLPIRE INTENZIONI, OPINIONI E APPARTENENZE E’ USCIRE DALLO STATO DI DIRITTO”

Radio Onda d`Urto - Thursday, January 15, 2026

La procura di Torino richiede al Magistrato di sorveglianza la revoca degli arresti domiciliari e quindi il carcere per Giorgio Rossetto, colpevole questa volta di una intervista…a Radio Onda d’Urto. “Io leggo, in provvedimenti come questo, una descrizione di chi sei, del fatto di essere considerato un nemico della società e quindi di meritare un trattamento deteriore. Indipendentemente dalla commissione di fatti specifici che da sempre è oggetto del diritto penale. Quando si colpiscono le intenzioni, le appartenenze, le opinioni usciamo da quello schema che è lo schema tipico dello stato di diritto.” Questa è la riflessione generale di Livio Pepino, giurista, che è stato presidente per molti anni di Magistratura democratica e poi componente del Consiglio superiore della magistratura.

Sulla base di un’indagine della Digos di Torino – che ha acquisito e trascritto dalla prima all’ultima parola l’intervista che Giorgio, storico compagno autonomo di Torino, del Movimento No tav e dell’Askasatuna ha rilasciato alla nostra emittente il 18 dicembre, giorno dello sgombero del centro sociale torinese – la procura di Torino ha chiesto infatti la revoca degli arresti domiciliari.  Alcune sue opinioni (” bisogna accettare il terreno del conflitto, il terreno della lotta e qualche volta il terreno dello scontro, l’esercizio della forza da parte dei movimenti” e che “sarà importante tenere il fiato sul collo in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene nelle montagne della Valsusa, per poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario”; frasi di Rossetto estratte dall’ intervista) per la Procura generale di Torino sono ” la dimostrazione evidente e concreta  della inefficacia della misura alternativa (al carcere ndr) in esecuzione a realizzare la primaria finalità rieducativa e dell’insussistenza dei presupposti per la prosecuzione della misura medesima.”

“Viviamo in una stagione della repressione in cui sta accadendo una trasformazione profonda del diritto penale classico, perchè il diritto penale è per definizione un settore del diritto che si occupa di fatti, per cui si è sempre detto diritto penale del fatto. Sta diventando il diritto penale d’autore: non interessa quello che hai fatto ma interessa chi sei. Da qui contestazioni che hanno a che fare con le opinioni e l’appartenenza ad un certo mondo antagonista diventa in sè un reato” conclude il giurista che valuta anche in maniera molto critica le nuove misure repressive che il governo ha intenzione di inserire in un nuovo decreto sicurezza.

La riflessione di Livio Pepino, ex magistrato  Ascolta o scarica