Insieme

Osservatorio nazionale NUDM - Thursday, January 8, 2026

Un altro anno passato a cercare fra le pieghe delle cronache le informazioni sulle violenze e morti per violenza machista di genere e sui generi.

Un anno nel quale le persone ricche e per questo potenti espandono senza più alcun pudore guerra, nuovo colonialismo, dominio nascondendosi dietro vecchie parole d’ordine spacciate per valori morali.

Così, molte persone, anche legittimamente spaventate e stanche, tornano a desiderare rifugio in ciò che continuano a ripeterci sia tale: la religione, la famiglia “naturale”, la casa, i beni, le proprietà, i nazionalismi.

Chi, mentre tutto crolla, non vorrebbe un legittimo rifugio?

Qualche mese fa un ministro della repubblica ci invitò a rifugiarci in casa, in chiesa o in farmacia se soggett3 a violenza quale casa come rifugio intende il ministro? La casa, bene ormai di lusso per molt3 che non possono averne una? La casa dove il 93 per cento dei femminicidi di quest’anno è avvenuto per mano  di un familiare? La casa dove  avviene oltre il 90 per cento degli stupri in età minorile?

Cosa aggiungere su chiese e farmacie? o sulle forze dell’ordine quando proviamo a denunciare?

Noi però siamo un osservatorio, ed osserviamo la violenza sempre maggiore su e tra persone giovanissime ma anche la sempre maggior frequenza di denuncia pubblica delle stesse, superando la paura dell’ulteriore violenza che questo può e spesso comporta.

Osserviamo l’impennata dei femminicidi di donne anziane e malate o di donne e persone con disabilità (oltre diciassette quest’anno) e leggiamo con orrore le giustificazioni che a queste uccisioni vengono addotte sui giornali e oltre, letti come atti di pietà ed altruismo anche quando la donna o persona uccisa non ha espresso in alcun modo il desiderio di morire. La grazia concessa dal Presidente Mattarella, a fine anno, a un marito che ha ucciso la moglie malata ci è sembrata quasi un “viatico” a questa forma di femminicidio, che però è tale perché esclude completamente la scelta libera e consapevole delle donne, una scelta mai espressa da loro in modo chiaro e concreto.  

Osserviamo l’aumento costante delle violenze contro le persone lgbtqiak+ con un particolare accanimento contro le persone trans.

Osserviamo un aumento di odio e prevaricazione nel linguaggio, nelle azioni e nelle relazioni fra persone di ogni età, sia fra pari che intergenerazionali. 

Osserviamo come si aumentino  gli strumenti di repressione usando la sicurezza come scusa, i nostri corpi come paravento e parole di odio come benzina, anziché ammettere quanto la cultura, i servizi, la educazione alle relazioni e l’empatia siano gli unici antidoti alla violenza.

Non si spegne il fuoco con la benzina, con la benzina si alimentano le guerre e lo sfruttamento di tutto e di tutt3.

Osserviamo che chi ci uccide, chi ci stupra, chi ci molesta, chi ci sfrutta, chi ci deride; molto prima di ogni altra caratteristica, ha in comune una cosa e non è il lavoro, la provenienza, l’età, il titolo di studi, peso, altezza, tifo sportivo, hobby o altro; ha in comune il vedere il mondo attorno a sé diviso fra chi possiede e chi è possedut3, fra chi comanda e chi deve obbedire, fra vite che valgono e quelle non valgono, perché alla fine il patriarcato è tutto qui e tutta qui  è la sua miseria.

Iniziamo questo 2026 con il mondo in frantumi e la consapevolezza sempre maggiore di chi e come lo ha e lo sta distruggendo, di quale enorme legame con la violenza che subiamo quotidianamente personalmente ci sia.

Il transfemminismo è pratica, la pratica di non dimenticare nessun3, la pratica di non pensarci in guerra contro la guerra ma di costruire invece nuovi strumenti, nuove parole, nuovi modi di vivere e stare.

La nostra rabbia è collettiva, non esclude, non sceglie chi ha diritto a vivere. E’ una rabbia piena di amore, generativa, collettiva, antieroica, antiabilista.

Se impariamo nuovamente a credere nell’idea di “insieme” apparirà chiarissimo che insieme siamo liber3.

Buon 2026 Insieme

L3 compagn3 dell’osservatorio

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