
Ampliamento RWM, Todde sceglie di non decidere
Popoff Quotidiano - Thursday, December 18, 2025Termini scaduti, ora sarà un commissario governativo a dare il nulla osta alla fabbrica di droni. L’indignazione dei Rossomori
Sono scaduti alle alle 24 del 16 dicembre i termini imposti dal Tar alla Regione Sardegna per deliberare in merito all’autorizzazione ex post di valutazione di impatto ambientale sull’ampliamento della fabbrica di armi Rwm di Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente. Ma la Regione non ha deciso, la presidente Alessandra Todde non ha portato in Giunta la delibera. All’istruttoria avviata dagli uffici degli assessorati competenti, stando all’Ansa, mancherebbero ancora le valutazioni che riguardano in particolare il dissesto idrogeologico e quelle in ambito sanitario; dunque, si fa sapere, non si può procedere a una pronuncia definitiva.
Questo nonostante i giudici amministrativi, accogliendo un ricorso dell’azienda che fa capo al colosso delle armi tedesco Rheinmetall, avessero imposto i termini per una decisione dell’amministrazione regionale, scelta che per la legge sarda, deve essere acquisita con un voto in Giunta.
Proprio il voto dell’esecutivo era preannunciato complicato, con i due assessori di riferimento di Avs e Sinistra italiana fortemente contrari. “Non accettiamo lezioni di pacifismo da nessuno”, sussurrano all’Ansa i vertici del M5S in Sardegna. Nell’apposito tavolo al Mimit sulla situazione dello stabilimento Rwm Italia di Domusnovas, disertato ieri dai vertici sardi, il ministro Urso è stato chiaro: “Mi auguro che la Regione Sardegna si esprima entro oggi. Ma ove ciò non accadesse, ho già preso contatti con il ministro Pichetto affinché si possa intervenire tempestivamente in supplenza della Regione, così da superare uno stallo amministrativo ormai insostenibile e garantire finalmente una soluzione positiva a una vicenda che si trascina da troppo tempo”. A detta dell’azienda ci sarebbero 60 posti di lavoro congelati sino a marzo. Le conseguenze della mancata decisione saranno quelle della nomina di un commissario ad acta per chiudere la procedura e dare la risposta all’azienda.

I comitati, movimenti e associazioni che lottano per la riconversione della fabbrica Rwm di Domusnovas, che produce bombe e droni kamikaze utilizzati anche da Israele nel genocidio a Gaza, si aspettavano un segnale politico che non è venuto. Anzi è venuto ma è quello sbagliato: «La maggioranza Todde sceglie di non decidere», spiega Lucia Chessa, segretaria nazionale dei Rossomori, i sardisti di sinistra, con una nota in cui si chiede se «c’è qualcosa di meno dignitoso di un governo regionale che non dice né si, né no, ma sceglie di far scadere i termini oltre i quali sarà un commissario del governo Meloni ad autorizzare l’ampliamento della RWM?». Rivolta alla giunta, Chessa insiste – «Ma davvero siete quelli che chiedevate il voto per battere le destre e su questioni cruciali passate la mano verso un’autorizzazione della destra romana?» – mettendo a nudo il limite insanabile delle logiche del “voto utile” e di un bipolarismo che sta deteriorando da tempo la democrazia. Gli stessi Rossomori sono tra gli animatori di una importante battaglia per il cambiamento della attuale legge elettorale «senza il quale – prosegue Chessa – la Sardegna subirà ancora la condanna di una classe di governo mediocre, priva di visione che vada oltre la propria autoconservazione e pure vagamente parassitaria». Si tratta della Rete Sar-Degna Iniziativa Popolare che ha raccolto le firme per una nuova legge elettorale e ha intrapreso una iniziativa giudiziaria contro la Regione che, senza discuterla, ha dichiarato inammissibile la nostra proposta. «Aspettiamo fiduciosi che, a giugno, il giudice si pronunci».
La vicenda RWM (“centro di eccellenza di Rheinmetall per i sistemi di difesa sottomarina e controminamento, nonché per le testate belliche e le munizioni aeronautiche. L’azienda è un fornitore di lunga data dei dipartimenti e ministeri della difesa e delle forze armate di tutto il mondo”) è emblematica delle dinamiche innescate dalla brusca virata verso il riarmo delle politiche governative e dell’UE. «Lo scandalo di una fabbrica di morte in Sardegna. Una fabbrica che si è ampliata e continua a macinare soldi e morti», continua Chessa che in passato è stata sindaca di Austis, nel Nuorese. In un primo momento, Todde s’era detta propensa ad autorizzare l’ampliamento ma il forte dissenso popolare, proveniente da settori suo stesso elettorato, l’avrebbe persuasa a mettere in scena il “vorrei ma non posso” pur sapendo che la palla sarebbe passata al governo di Roma.
I Rossomori incalzano una maggioranza che si era posta a modello di un campo largo che anche a livello nazionale vive le stesse angustie: «Vi sembra dignitoso spostarvi e lasciare campo libero al governo nazionale? Non siete in grado né di negare l’ampliamento della fabbrica di morte, né di autorizzarlo e, dopo aver tentato di nascondervi dietro i pareri tecnici, ancora una volta finite per dimostrare di non difendere né gli interessi, né l’onore, né la dignità della Sardegna».
Resta l’amarezza di prevedere che «domani, nel mare di smemoratezza che vi tiene in piedi, potrete andare in giro a dire che non ne avete responsabilità, che da voi non è dipeso, che l’autorizzazione non reca la vostra firma, che voi non c’eravate e se c’eravate non vi siete accorti – conclude la segretaria dei Rossomori – potrete portare ancora le vostre bandiere alle manifestazioni per la pace dove si piangono i bambini uccisi e mutilati dalle armi della fabbrica che avete lasciato raddoppiare e vi sentirete a posto. Vi sentirete politicamente corretti come sempre, umani, molto umani, progressisti e di sinistra. Niente è peggio di così.
In rete, sui siti e i media promossi dalle aziende del complesso militare-industriale, è pieno di articoli che stigmatizzano lo stallo sardo ma da un altro punto di vista: «Si fa presto a parlare di rafforzamento dell’industria della difesa. Poi c’è il caso Rwm Italia». “La situazione di stallo evidenzia le difficoltà nell’aumentare la produzione di armi europee in Italia, una delle principali potenze industriali europee, dato il forte movimento ambientalista e pacifista del Paese. Si inserisce inoltre in una più ampia valutazione in Europa, con i governi che dirottano fondi pubblici verso la difesa per contrastare la minaccia russa e compensare il venir meno delle garanzie di sicurezza statunitensi”, osservava a fine ottobre il Financial Times che dedica un approfondimento alla fabbrica di esplosivi del gruppo tedesco. Anche Confindustria si scaglia contro la «paralisi decisionale» ma «Rwm non è sviluppo – si legge in un comunicato del Comitato sardo per la Palestina – gli enormi guadagni volano fuori, in Germania, in Israele. I pochi posti di lavoro sono nulla rispetto alle risorse sottratte, al vero sviluppo che non viene promosso per costringerci ad un lavoro indegno.
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