“Nessuna restrizione” e un “occhiolino” segreto: l’accordo di Israele con Google e Amazon

Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Monday, December 15, 2025

(Fonte) Yuval Abraham – 29 ottobre 2025

Nel 2021, Google e Amazon hanno firmato un contratto noto come “Progetto Nimbus” da 1,2 miliardi di dollari con il governo israeliano per fornirgli servizi avanzati di cloud computing e intelligenza artificiale, strumenti utilizzati durante i due anni di aggressione israeliana alla Striscia di Gaza.

I dettagli del progetto sono stati tenuti segreti ma un’indagine condotta da +972 Magazine, Local Call e The Guardian può ora rivelare che Israele ha imposto a Google e Amazon delle stringenti richieste:

  • limitazione per i giganti del web dell’uso delle proprie tecnologie da parte di Israele, anche in caso di violazione dei loro stessi termini di servizio;
  • obbligo per le aziende a informare segretamente Israele qualora un tribunale straniero ordinasse la consegna dei dati israeliani conservati sui loro server cloud, aggirando di fatto i loro obblighi legali.

Il Progetto Nimbus, pensato per sette anni con possibilità di proroga, prevedeva il trasferimento sui cloud di Google e Amazon dei dati delle agenzie governative, di sicurezza e militari israeliane. Già prima del 7 ottobre, tuttavia, i funzionari israeliani avevano considerato il rischio di azioni legali nei confronti delle due aziende, temendo che tribunali stranieri potessero imporre la consegna dei dati alle autorità giudiziarie o di sicurezza in relazione a possibili violazioni dei diritti umani nei territori occupati.

Il CLOUD Act statunitense consente alle autorità USA di ottenere dati da fornitori cloud americani anche se archiviati all’estero, mentre nell’UE le norme sulla due diligence possono imporre alle aziende di rispondere di violazioni dei diritti umani nelle loro attività globali. Poiché gli ordini di consegna dei dati vietano spesso di informare i clienti, Israele ha richiesto una clausola contrattuale che obbligasse Google e Amazon ad avvertirlo segretamente nel caso fossero costrette a consegnare i suoi dati, nonostante il divieto legale di rivelarlo.

Secondo The Guardian , la notifica avverrebbe tramite un codice segreto previsto dal contratto, noto come “winking mechanism” e definito formalmente “compensazione speciale”. In base a questo sistema, Google e Amazon dovrebbero inviare al governo israeliano un pagamento in shekel il cui importo corrisponde al prefisso internazionale del paese richiedente seguito da zeri, segnalando così la consegna dei dati senza comunicarlo esplicitamente. Ad esempio, 1.000 NIS in caso di richiesta dagli Stati Uniti (+1) o 3.900 NIS per l’Italia (+39), da versare entro 24 ore dal trasferimento delle informazioni.

Se Google o Amazon ritenessero che i termini di un ordine di segretezza impediscano persino di segnalare quale paese ha ricevuto i dati, il contratto prevede una clausola di salvaguardia: le aziende devono versare al governo israeliano 100.000 shekel israeliani (circa 30.000 dollari).

Esperti legali, tra cui diversi ex procuratori statunitensi, hanno definito questo meccanismo altamente anomalo, osservando che i messaggi codificati potrebbero violare gli obblighi legali delle aziende negli Stati Uniti di mantenere segrete le richieste giudiziarie. Come ha commentato un ex avvocato del governo USA, si tratta di un espediente “fin troppo astuto” che difficilmente incontrerebbe la comprensione o la tolleranza di un tribunale statunitense.

Altri esperti hanno definito il meccanismo una soluzione “ingegnosa” che rispetterebbe formalmente la legge, ma ne tradirebbe lo spirito. Gli stessi funzionari israeliani ne erano consapevoli: dai documenti emerge che riconoscevano il possibile conflitto con il diritto statunitense, ponendo Google e Amazon davanti all’alternativa tra violare il contratto o i propri obblighi legali. Le due aziende non hanno chiarito se il codice segreto sia mai stato utilizzato; Amazon ha dichiarato di seguire procedure rigorose per rispondere agli ordini legittimi e di non adottare pratiche volte ad aggirare gli obblighi di riservatezza.

Google ha respinto come false e “assurde” le accuse di un proprio coinvolgimento in attività illegali, negando qualsiasi tentativo di eludere obblighi legali negli Stati Uniti o altrove. Anche il Ministero delle Finanze israeliano ha smentito le ricostruzioni, definendo infondata l’idea che Israele costringa le aziende a violare la legge.

Uso accettabile

I documenti trapelati indicano che i funzionari israeliani temevano anche possibili limitazioni o interruzioni dei servizi cloud di Google e Amazon, in seguito a decisioni di tribunali stranieri o a scelte autonome delle aziende sotto la pressione di dipendenti, azionisti, attivisti e organizzazioni per i diritti umani. In particolare, temevano che le leggi europee potessero essere utilizzate per intentare cause legali e spingere le aziende a interrompere i rapporti commerciali con Israele qualora le loro tecnologie fossero collegate a violazioni dei diritti umani.

Dopo che +972, Local Call e The Guardian hanno rivelato l’uso da parte di Israele del cloud Microsoft per archiviare intercettazioni di palestinesi in violazione dei termini di servizio, Microsoft ha revocato l’accesso dell’esercito israeliano ad alcuni dei suoi prodotti. I documenti trapelati indicano però che il contratto Nimbus impedisce esplicitamente a Google e Amazon di adottare misure analoghe, anche in caso di violazioni delle proprie policy, pena azioni legali e pesanti sanzioni economiche. Questa disponibilità ad accettare tali condizioni avrebbe favorito Google e Amazon nell’aggiudicarsi il contratto, a scapito di Microsoft, e avrebbe spinto Israele a pianificare il trasferimento dei dati di sorveglianza dal cloud Microsoft a quello di Amazon.

Google era consapevole che, con il progetto Nimbus, avrebbe rinunciato in gran parte al controllo sull’uso della propria tecnologia da parte di Israele, nonostante le dichiarazioni pubbliche sul rispetto dei termini di servizio. Secondo The Intercept, il contratto è infatti regolato da policy “modificate” e non negoziabili, favorevoli al governo israeliano, che prevalgono sulle condizioni standard delle aziende.

Pur prevedendo formalmente il divieto di utilizzi che violino diritti o causino gravi danni, il contratto Nimbus esclude qualsiasi restrizione sui dati archiviabili e consente a Israele di usare liberamente tutti i servizi cloud, purché nel rispetto della legge israeliana. Un’analisi ufficiale e documenti successivi confermano che Google e Amazon hanno accettato di subordinare i propri termini di servizio al contratto, riconoscendo e assecondando le richieste e le “sensibilità” del governo israeliano.

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