Comunicato CIP TAGARELLI

S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale - Sunday, December 14, 2025

“Sanità … di classe

Notte tra il 6 e il 7 dicembre, ospedale S.Raffaele di Milano (Gruppo San Donato – sanità privata convenzionata, quindi sovvenzionata dallo Stato – che nel 2024 ha dichiarato utili per 323 milioni di euro).
Nei reparti di “medicina ad alta intensità e cure intensive” (cioè reparti delicatissimi), oltre che nell’area “admission room” (l’accesso ai ricoveri), succede un vero caos: a causa delle precedenti dimissioni in blocco di 17 infermieri esperti che lavoravano in quei reparti, l’assistenza è affidata ai dipendenti di una cooperativa esterna che, però, non hanno evidentemente alcuna conoscenza nel campo. Alcuni non sanno leggere le cartelle, somministrano ai pazienti dosi dieci volte più forti dei medicinali previsti, non sanno eseguire semplici manovre. Vengono bloccati gli accessi e i pazienti trasferiti in altri reparti. Il resto lo potete leggere sui giornali di quei giorni.

Due considerazioni.
1. Il particolare “interessante”, tirato via in una riga su qualche giornale, è che i pazienti ricoverati in quei reparti sono “non solventi” ed è nei reparti di non solventi che vengono utilizzati infermieri provenienti dalle cooperative. Siccome le parole hanno un significato ben preciso, facciamo chiarezza: quei pazienti messi a rischio sono sì assistiti a carico del Servizio Sanitario Nazionale ma questo viene finanziato dalle tasse che tutti i lavoratori pagano dalla sua istituzione, direttamente in busta paga quando ce l’hanno, compreso quando vanno in pensione. Altro che “non solventi”.
2. Pochi giorni prima era stato firmato il contratto collettivo degli infermieri, ma il San Raffaele si è rifiutato di applicarlo ai propri infermieri (con una differenza in meno sullo stipendio di 3/400 euro). Risultato: le 17 dimissioni dei dipendenti e il richiamo in servizio del personale interno per rimediare alla situazione di emergenza e ripristinare le condizioni minime di sicurezza, a caro prezzo – 600 euro per il turno di giorno e fino a 1.000 per il turno di notte (allora i soldi ci sono…le ASL hanno speso complessivamente 8,7 milioni per gli infermieri a “gettone” nel 2024).

Naturalmente, dopo lo scandalo finito sui quotidiani, la Regione Lombardia, l’ATS ecc. ecc. hanno aperto un’inchiesta, il direttore generale del San Raffaele si è dimesso, Guido Bertolaso (assessore al Welfare della Regione Lombardia) ribadisce comunque il ruolo dell’ospedale “Il San Raffaele è per noi una risorsa fondamentale, un vero fiore all’occhiello della sanità italiana, riconosciuto tra i migliori 100 ospedali al mondo. Ci teniamo che continui a operare con gli standard di eccellenza che lo hanno sempre contraddistinto”. Ma, a quanto pare, solo per i pazienti che pagano direttamente…
Sentiamo cosa pensa invece il presidente del sindacato Nursing Up, che raccoglie 25.000 operatori sanitari: “se i fatti fossero confermati non saremmo davanti a un incidente temporaneo ma alla nefasta conseguenza di scelte fallimentari e scellerate che mortificano la professione infermieristica e mettono a rischio la sicurezza dei pazienti”.

Il ricorso alle cooperative – in qualsiasi settore, l’abbiamo capito tutti – è vantaggioso per un elemento: i bassi costi e zero diritti della mano d’opera che ci lavora, siano gli operai edili (che poi cadono dai tetti) agli infermieri (che non hanno la più pallida idea di cosa devono fare); ciò che conta è il profitto dei padroni. Profitto fatto sulla salute e sulla vita dei proletari che non possono pagarsi direttamente le cure … e perché dovrebbero farlo, visto che le pagano già con le tasse ed i ticket?
Tutto ciò che il profitto dei padroni tocca è marcio. Ultimo esempio? Arrestato a Roma due giorni fa il primario di Nefrologia dell’ospedale Sant’Eugenio per aver intascato una mazzetta da un imprenditore nel qadro di “un meccanismo oliato che andava avanti da anni. Un sistema di smistamento dei pazienti dializzati con regole precise” scrive il giudice per le indagini preliminari. Nota: l’Ospedale è presidio pubblico; mediamente un primario ha uno stipendio medio netto tra i 4.500 e i 7.000 euro al mese.

Altro che valori occidentali. E’ invece un obbigo morale ricordare che, a qualche migliaio di chilometri da noi, in quella terra di Palestina massacrata dallo stato nazi-sionista di Israele ma non domata, 1.580 fra medici e infermieri sono stati ammazzati dalle bombe e dalle pallottole dei cecchini israeliani perché facevano il loro mestiere: curare feriti e ammalati nei loro ospedali bombardati e devastati. Un centinaio di loro sono invece “spariti” nelle galere nazi-sioniste.

La salute non è una merce, non si compra e non si vende. E se non la difendiamo noi, la salute pubblica, diventeremo sempre più non “pazienti” ma limoni da spremere finchè abbiamo un po’ di soldi. Poi … il poi potete immaginarlo da soli, se ancora non lo avete provato”

CIP TAGARELLI

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