
E se la guerra la facessero gli orsetti gommosi?
Popoff Quotidiano - Friday, December 12, 2025Genova, la rassegna TRA (Testimonianze, Ricerca, Azione) di Teatro Akropolis ha fatto scoprire alla città una realtà sorprendente
Vedi e rilancia. E se la guerra la facessero gli orsetti gommosi? Si, proprio quelle caramelle di gelatina colorata che si sciolgono in bocca… Teatro di questa strana guerra messa in scena della compagnia Batisfera – teatrino, a dire il vero – una scrivania di Villa Bombrini a Genova.
Dove la rassegna TRA (Testimonianze, Ricerca, Azione) di Teatro Akropolis ha fatto scoprire alla città una realtà sorprendente come il teatro da tavolo. Un teatro piccolo solo per le dimensioni del palcoscenico ma capace, come nel caso della Grande guerra degli orsetti gommosi di misurarsi con questioni grandissime come una riflessione sui conflitti che insanguinano terre sempre più vicine a noi.
AKROPOLI Natsuko KonoTutto ha inizio quando la Nazione degli orsetti gommosi dichiara improvvisamente e inspiegabilmente guerra alla potente Federazione dei dinosauri, una specie di farraginoso impero asburgico trasportato direttamente dal Giurassico, che passa velocemente dalla sua astrusa burocrazia a una mobilitazione totale fatta di ferocia, stupri e massacri.
Niente di nuovo sul fronte occidentale e le cose, bisogna dirlo, si mettono subito malissimo per gli attaccanti, con un vorace velociraptor del governo dinosauriano che, conformemente alla sua natura, divora con gusto l’ambasciatore degli orsetti di gomma proprio mentre consegna la dichiarazione di belligeranza. Da lì in poi va di male in peggio e guardiamo gli orsetti dire addio alle loro piccole vite, prendere congedo da amici e familiari e dalle loro piccole felicità, dai loro piccoli dolori e dalle loro piccole abitudini quotidiane. E avanzare in file compatte contro le spaventose divisioni corazzate dinosauriane fino all’inutile sacrificio dell’ultimo orsetto. Prima che il sole tramonti sul primo giorno di conflitto e prima che si spenga la lampadina da tavolo sulla scrivania. Micropalco di uno spettacolo che altro non è che uno straordinario dispositivo scenico di dislocamento di uno sguardo – il nostro – ormai assuefatto all’atroce nell’epoca di una società dello spettacolo che si nutre anche di immagini di guerra e genocidio che saturano ogni canale social e televisivo h24.
AKROPOLI Teatringestazione_MonasDanaeFest_PhSaraMeliti_3Uno sguardo che solo se spiazzato radicalmente può recuperare una capacità di empatia per le sofferenze degli altri. Fossero pure caramelle gommose colorate. Nella stessa giornata un autore come Claudio Montagna ha declinato, in Aeroplani di carta e Orecchie d’asino, la medesima forma espressiva in una cifra poetica che racconta, col solo ausilio dei toni caldi della sua voce e di cartoni disegnati appoggiati alla scrivania, due piccole storie di esclusione e violenza nell’Italia della prima metà del Novecento.
La sedicesima edizione del Festival ha offerto a una città sfrangiata tra centro e delegazioni fino allo sfilacciamento di occasioni e opportunità, anche culturali, un programma fatto di 35 spettacoli, di cui 8 in prima assoluta e 18 in prima regionale, oltre a proiezioni, incontri e seminari per un totale di 50 appuntamenti dedicati al dialogo tra le arti performative. Un incremento di appuntamenti anche rispetto alla precedente edizione che vede e rilancia coraggiosamente in quella specie di gioco d’azzardo che è diventato fare attività culturale di ricerca dopo la sua esclusione (insieme a ben altri 28 festival) dal contributo del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) a opera di un governo che evidentemente non vede di buon occhio le occasioni di pensiero critico.
AKROPOLI ClaudioMontagna_OrecchieD_asinoA conclusione di un mese intero di attività il Festival ha proposto a Palazzo Ducale la consueta 2 giorni dedicata al butoh, forme espressiva di origine nipponica nata dal trauma della bomba di Hiroshima e della quale la rassegna genovese si conferma uno dei più importanti appuntamenti a livello nazionale. Imre Thorman ha proposto il suo “Enduring Freedom”: debuttato a Tokyo nel 2003, il lavoro prende il titolo dall’operazione militare voluta da Bush in Afghanistan e riflette sul paradosso di una “libertà duratura” che prende la lotta al terrorismo come alibi di un’esportazione di democrazia che fu un ventennio di guerre sanguinose che continuano ancora oggi. In uno spazio delimitato da luci al neon, Thormann coinvolge direttamente il pubblico, invitandolo a indossare tute bianche che annullano l’individualità e trasformano gli spettatori in parte integrante della scena.
AKROPOLI ImreThormann_EnduringFreedomIn “Life under Water” la danzatrice e coreografa giapponese Natsuko Kono si è ispirata alla propria esperienza e al ricordo del disastro di Fukushima, in un lavoro che unisce, con musiche di Vladimir Rašković, dimensione personale e riflessione collettiva sul confine tra vita e morte, luce e oscurità. L’acqua, simbolo di rinascita ma anche di distruzione, diventa spazio in cui il corpo della performer si muove, cade e riemerge, raccontando in modo diretto una vulnerabilità dell’essere umano che trova espressione nell’interrogativo “come posso continuare a danzare in un mondo in cui accadono cose tanto orribili?”. Che a sua volta trova risposta, come nella migliore tradizione del pensiero, in un’altra domanda: “come potrei continuare a sopportare questo mondo se non potessi danzare?”
VasilikiPapapostolou_PanopticonLe attività di Teatro Akropolis anche dopo la conclusione del festival proseguono nel progetto Extra, rivolto particolarmente ai giovani e ai bambini.
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AKROPOLI Leviathan
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