Il “numero magico” che potrebbe convincere Hamas ad accettare il piano di Trump

Assopace Palestina - Tuesday, September 30, 2025

di Amir Tibon

Haaretz, 30 settembre 2025.  

Porre fine alla guerra, liberare gli ostaggi: il piano di Trump risponde alle priorità fondamentali dell’opinione pubblica israeliana. Ma la proposta offre anche ad Hamas la possibilità di raggiungere uno dei suoi obiettivi sacri, a meno che Netanyahu non riesca a spingerli al rifiuto.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lasciano la sala dopo la conferenza stampa congiunta nella State Dining Room della Casa Bianca a Washington, DC, il 29 settembre 2025. AFP/JIM WATSON

Il piano per porre “immediatamente” fine alla guerra di Gaza presentato lunedì dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump include molte clausole vaghe che possono essere interpretate in diversi modi.

Ad esempio, descrive un ritiro graduale dell’IDF da alcune parti della Striscia di Gaza attualmente controllate da Israele, sulla base di parametri non definiti e di una tempistica poco chiara. Chiede inoltre un certo livello di coinvolgimento dell’Autorità Palestinese nel futuro governo di Gaza, ma solo dopo che l’AP avrà attuato profonde riforme, il che potrebbe richiedere anni.

Ci sono solo due parti molto chiare in questo piano. La prima è il rilascio immediato di tutti i 48 ostaggi detenuti da Hamas a Gaza, 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi. La seconda è il rilascio parallelo di 250 palestinesi che stanno scontando l’ergastolo per terrorismo in Israele, oltre ad altri 1.700 prigionieri o detenuti palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.

La prima clausola è la priorità più importante per l’opinione pubblica israeliana ed è al centro di una massiccia campagna di pressione pubblica. La seconda è la più grande vittoria che Hamas può vantare nel piano di Trump e la ragione principale per cui, dal punto di vista di Hamas, dovrebbero accettarlo.

Attualmente ci sono poco meno di 300 palestinesi condannati all’ergastolo nelle carceri israeliane. Molti di loro sono stati condannati per omicidio, alcuni per omicidi multipli. Sono simboli per entrambe le parti del conflitto israelo-palestinese. Simboli di terrorismo e malvagità dal punto di vista israeliano, simboli della lotta nazionale e della resistenza per la maggior parte dei palestinesi.

Il defunto leader di Hamas, Yahya Sinwar, mente del massacro del 7 ottobre, era stato lui stesso a un certo punto prigioniero nel sistema carcerario israeliano ed fu rilasciato nell’ambito dell’accordo Shalit di scambio di ostaggi e prigionieri del 2011. Dopo essere uscito di prigione, Sinwar promise di non abbandonare i suoi “fratelli” ancora detenuti. Il loro rilascio era una delle sue principali motivazioni per il 7 ottobre.

Durante i negoziati per un accordo di fine guerra, gli inviati di Netanyahu cercarono, nel limite delle loro possibilità, di ridurre il numero di “detenuti a vita” che Israele avrebbe dovuto rilasciare come parte dell’accordo. Israele non era propenso a rilasciare prigionieri in generale, ma per Hamas il Santo Graal erano sempre i terroristi con lunghe condanne che avrebbero dovuto morire in prigione, non quelli che sarebbero stati rilasciati tra cinque o dieci anni. Naturalmente, per qualsiasi governo israeliano, e in particolare per un governo di estrema destra come quello guidato da Netanyahu, questi sono i prigionieri più difficili da rilasciare.

Hamas non ha ottenuto molto dal piano di Trump, che include molte scappatoie che potrebbero essere utilizzate da Netanyahu per sabotare un accordo. Ma quelle parti dell’accordo sono state “addolcite” per l’organizzazione terroristica da un grande risultato sul fronte dei prigionieri. Se accetterà l’accordo, otterrà il rilascio di 250 di quei prigionieri, insieme a 1.700 palestinesi arrestati da Israele durante la guerra. Entrambi i numeri sono importanti per Hamas, ma quello più piccolo è il più significativo.

Ottenere il loro rilascio permette al gruppo, malconcio e indebolito dopo due anni di guerra, di inviare un messaggio ai suoi sostenitori a Gaza, in Cisgiordania e altrove, che Hamas non abbandonerà nessun terrorista. E che col tempo troverà un modo per garantire il rilascio di altri suoi membri.

Hamas probabilmente negozierà con forza le altre parti del piano, in particolare la sua smilitarizzazione e il calendario per il ritiro israeliano. Ma se rifiuta l’accordo, potrebbe non avere mai più l’opportunità di liberare quei 250 prigionieri, molti dei quali hanno già trascorso lunghi anni dietro le sbarre. Questo potrebbe convincere Hamas ad accettare l’accordo, nonostante le altre carenze.

Detto questo, nulla è ancora definitivo. Netanyahu sta presentando l’accordo in termini politici che hanno chiaramente lo scopo di spingere Hamas a dire di no. Basta seguire i suoi portavoce nei media israeliani, da Amit Segal di Channel 12 all’orchestra sinfonica pro-Bibi di Channel 14, per capire la strategia: umiliare Hamas affinché rifiuti l’accordo. Tutti coloro che hanno a cuore gli ostaggi e la popolazione civile di Gaza dovrebbero sperare che questa strategia non abbia successo.

https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2025-09-30/ty-article/.highlight/the-magic-number-that-could-convince-hamas-to-accept-the-trump-plan/00000199-9643-df33-a5dd-96775b8d0000

Traduzione a cura di AssopacePalestina

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