Ripensare la nostra relazione con la spiaggia prima che sia troppo tardi
CONTINUARE A DIFFONDERE GOCCE DI ASCOLTO E’ LA COSA GIUSTA DA FARE
Con le prime luci dell’alba la spiaggia libera di Miramare ha qualcosa di
esotico: quelle grandi dune davanti all’ex colonia bolognese danno l’effetto di
un canyon, sembra di trovarsi davvero altrove, in un luogo che non è un luogo,
ma quasi uno stato d’animo, un senso di straniamento diffuso. Addentrandosi su
quei cumuli di sabbia, camminandoci proprio sopra, la vista si apre poi su
quella voragine centrale, dove si vedono grandi mucchi di legname ammassati
insieme a rifiuti di diverso genere, e allora quello straniamento diffuso si
amplifica e si propaga a mano a mano che il buio cede il passo alla luce: i
segni delle ruspe sulla sabbia fanno il resto.
Di certo senza sapere del Fratino, senza sapere della biodiversità vegetale e
degli uccelli svernanti, delle due embrionali e dei fiori di Cakile, lo
straniamento sarebbe attutito fino a scomparire. Questo perché la relazione con
la Natura della spiaggia può arrivare ad essere estremamente superficiale,
intendendo per superficie quella patina che riveste la realtà mostrando della
realtà soltanto la componente che riguarda il suo uso da parte nostra. Quando
poi vivi in una città che di un certo turismo ha fatto la sua principale fonte
di sussistenza, è ovvio che l’ascolto di quella Natura diventa ancora più raro,
quasi fosse un lusso che sarebbe meglio non concedersi, pena un enorme senso di
frustrazione. Domenica mattina però non eravamo affatto frustrati, eravamo
pervasi da un senso di pienezza e di serenità, la stessa serenità che emanava
dall’azzurro limpido del cielo. Perché domenica mattina eravamo su quel tratto
di arenile per incontrarlo e per conoscerlo, per prendercene cura. Per cambiare
il punto di vista. Per mettere gli occhi dentro un cannocchiale e scoprire
minuscole vite alate che hanno storie incredibili, di lunghi viaggi e di fedeli
ritorni. Eravamo lì per accorgerci. Per ascoltare i racconti di chi da tanti
anni difende una fragile esistenza che dovrebbe essere un motivo di vanto per
una comunità. Domenica mattina eravamo un gruppo di trenta persone, curiose, di
diversa età, desiderose di provare quel sentimento della meraviglia che è tanto
difficile quanto necessario. E se il contatto sensoriale con la vita della
natura lo abbiamo da tempo incrinato, è tempo di ricostruirlo, a piccoli passi,
con gratitudine, con i bambini, e con gli adulti, con la sicura percezione che
l’amore sia contagioso e che le “piccole persone” meritino tutta la nostra
protezione. Per una spiaggia in cui la convivenza con le altre specie sia la
regola, non l’eccezione.
Per la coscienza dell’interconnessione come fonte di gioia e di respiro:
continuiamo a diffondere gocce di ascolto. Perché è la cosa giusta da fare. E
ringraziamo di cuore le persone che condividono questa giustizia insieme a noi.
In preparazione un nuovo incontro dedicato alla spiaggia e al fratino: questa
volta saremo a CastOro Teatro, la data è il 25 febbraio, per un evento che fonde
insieme musica, poesia e scienza.
Arianna Lanci, delegata Lipu Rimini
Redazione Romagna