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Napoli, a Ponticelli il murale “Third Eye Open Peace” di Shepard Fairey: arte pubblica per la pace
Nel quartiere Ponticelli, in via Carlo Miranda 15, nasce Third Eye Open Peace, il nuovo murale di Shepard Fairey, conosciuto a livello internazionale come OBEY. L’intervento si inserisce nel contesto dell’arte pubblica urbana come un messaggio articolato che intreccia pace, consapevolezza e responsabilità individuale. Realizzata come dono alla città, l’opera arriva in un momento segnato da conflitti e tensioni globali e invita a riflettere non solo sulla necessità della pace, ma anche sulle condizioni interiori che la rendono possibile. Al centro della composizione emerge un volto femminile frontale, incorniciato da elementi floreali che richiamano crescita e trasformazione. Sopra, la parola “PACE” si impone come dichiarazione diretta, mentre i raggi sullo sfondo amplificano la dimensione simbolica dell’immagine. Il fulcro visivo è il terzo occhio, integrato con il simbolo della pace, che richiama il dialogo con il proprio sé interiore e la ricerca di equilibrio tra dimensione individuale e collettiva. «Se riusciamo a connetterci con la nostra stessa umanità, possiamo provare empatia per gli altri», afferma Fairey, sottolineando come il “terzo occhio aperto” rappresenti la capacità di guardare non solo verso l’esterno, ma anche dentro di sé. Il murale dialoga con il contesto urbano dell’area orientale di Napoli, trasformando un edificio di edilizia residenziale pubblica in uno spazio simbolico capace di attivare riflessione e senso di appartenenza. Il progetto è stato accolto e sostenuto dal Comune di Napoli, promosso da Wunderkammern (Deodato Group) e coordinato da Arteteca / INWARD. L’opera accompagna la mostra OBEY: Power to the Peaceful, in programma dal 6 maggio alle Gallerie d’Italia, a cura di Giuseppe Pizzuto. Fonte http://Comune di Napoli Redazione Napoli
May 5, 2026
Pressenza
Casa GLO: la villa confiscata al boss Zaza diventerà una comunità energetica
Un nuovo ecosistema di inclusione a Casa GLO, con più spazi, agricoltura sociale e fattoria didattica Trasformare uno spazio liberato dalla criminalità in un ecosistema di opportunità, autonomia e comunità, per raddoppiare i partecipanti alle attività. Il Comune di Napoli ha affidato alla cooperativa L’Orsa Maggiore anche i piani sottostanti de “La Gloriette”, la villa confiscata al boss della camorra Michele Zaza, trasformata nel 2010 in servizio diurno per persone vulnerabili con problemi di autonomia, e il terreno agricolo annesso di 11mila mq, che diventerà un’oasi della biodiversità con orto coltivato e fattoria didattica. I nuovi progetti sono stati annunciati durante la presentazione dello studio “Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche”, curato da Gianluca Bove e Nicoletta Gasparini de L’Orsa Maggiore. All’incontro, moderato dalla giornalista Serena Bernardo, hanno partecipato Francesca D’Onofrio, presidente de L’Orsa Maggiore; Antonio De Iesu, assessore alla Legalità del Comune di Napoli; Simona Di Monte, avvocato generale presso la Corte d’Appello di Napoli; Nunzia Ragosta, dirigente del Servizio beni confiscati del Comune di Napoli; Davide D’Errico, consigliere della Regione Campania; Carlo Borgomeo e Stefano Consiglio, della Fondazione Con il Sud; Natalia Sanna, dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Napoli. «Il circuito si deve chiudere – ha dichiarato De Iesu -: dalle confische è necessario arrivare in tempi brevi all’assegnazione ad associazioni strutturate come Casa GLO. Si tratta di uno dei beni più preziosi che abbiamo, non solo per la bellezza del luogo, ma soprattutto per le eccezionali attività formative per persone con disabilità e vulnerabilità tra i 25 e i 30 anni». Le nuove attività riguarderanno: cura dell’orto e degli animali, manutenzione degli spazi e delle attrezzature, accoglienza della comunità nella fattoria didattica, raccolta, trasformazione e confezionamento di prodotti a km 0. Le attività agricole saranno gestite dai partecipanti di Casa GLO, affiancati da operatori agricoli di Tenuta Melofioccolo e operatori sociali de L’Orsa Maggiore. «Va sottolineato – ha detto Di Monte – che non solo si lavora al sequestro e alla confisca di un bene appartenuto alla camorra, ma soprattutto bisogna ragionare sul valore della giusta restituzione alla comunità e sulla sua valorizzazione. La sottrazione del bene ritorna alla collettività, e quelle spese, anche economiche, che la comunità ha subito vengono ricompensate con la restituzione e con le attività intraprese. La destinazione a uso sociale, come i progetti messi in campo da Casa GLO, deve essere il punto esclamativo di un messaggio che le istituzioni devono lanciare». Ogni spazio è progettato per attivare autonomia, competenze e protagonismo nelle persone che partecipano alle attività. Il progetto unisce competenze complementari: lavoro sociale e autonomia (L’Orsa Maggiore), ricerca e advocacy sui diritti (Centro Studi della Fondazione Rut), consulenze e orientamento (Tutti a Scuola ODV), agricoltura sociale e sostenibilità (Tenuta Agricola Melofioccolo). Dallo studio presentato è emerso che la composizione per età dei partecipanti alle attività di Casa GLO mostra nel tempo uno “spostamento in avanti”, collocando la percentuale maggiore dopo i 30 anni. Nel centro giungono anche richieste di inserimento per persone adulte, ultraquarantenni, per le quali i familiari chiedono spazi di incontro. Inoltre, un ampio spazio è stato dedicato all’analisi delle famiglie per comprendere il contesto di vita prevalente dei giovani, osservarne le risorse e i punti di fragilità. Il 93% dei giovani risiede a Napoli e proviene dall’area flegrea (28% tra Municipalità 9 e 10) e dal territorio limitrofo alla sede (39% tra Municipalità 1 e 5). Ciò si spiega sia per la collocazione territoriale, che facilita l’accesso, sia per la cooperazione storica della cooperativa con i servizi socio-sanitari e le scuole delle Municipalità 1 e 5. Il 7% viene dall’area metropolitana. Inoltre, si rileva una certa prevalenza di genere maschile. Redazione Napoli
March 24, 2026
Pressenza
Il patrimonio immobiliare da bene pubblico a prodotto finanziario: il caso di Napoli
Premessa I processi di finanziarizzazione del patrimonio immobiliare pubblico non sono certo un fatto nuovo e hanno un risvolto di particolare intensità soprattutto nelle grandi città a partire da quello che è stato definito “Modello Milano” oggetto, com’è noto, anche di inchieste della Magistratura dove è emerso con chiarezza il […] L'articolo Il patrimonio immobiliare da bene pubblico a prodotto finanziario: il caso di Napoli su Contropiano.
January 18, 2026
Contropiano
Comune di Napoli: dal Patto al Pacco mentre sopraggiunge l’America’s Cup
Qualche spunto “etimologico” sul passaggio dal Patto al Pacco per Napoli e un po’ di ricostruzione. A Napoli, per indicare una persona che ha subito un raggiro si suole dire che “a quello gli hanno fatto il pacco”, letteralmente il “pacco” è una confezione/scatola in cui ci dovrebbe essere l’oggetto […] L'articolo Comune di Napoli: dal Patto al Pacco mentre sopraggiunge l’America’s Cup su Contropiano.
July 15, 2025
Contropiano