E’ in pieno svolgimento la 26ª edizione delle Giornate di Raccolta del Farmaco del Banco Farmaceutico
E’ in pieno svolgimento la 26ª edizione delle Giornate di Raccolta del Farmaco
(dal 10 al 16 febbraio), l’iniziativa nazionale promossa dal Banco Farmaceutico,
che coinvolge oltre 6.000 farmacie in tutta Italia. I cittadini sono invitati a
recarsi nelle farmacie aderenti e a donare uno o più medicinali da banco per chi
si trova in difficoltà. Fino al 16 febbraio sarà possibile andare nelle farmacie
che aderiscono, e donare un medicinale per chi ha bisogno. L’elenco completo
delle farmacie aderenti è consultabile sul sito www.bancofarmaceutico.org.
Nel 2024, in 107 province italiane e in 5.684 farmacie sono stati raccolti,
grazie a 19.894 farmacisti e 25.578 volontari, 3.537.226 farmaci e beni
sanitari, per un valore 44.053.699 €. Ogni anno, nelle nostre case, restano
inutilizzate confezioni di farmaci ancora validi. I particolari processi
necessari per smaltirli (sono rifiuti speciali) provocano danni per tutta la
comunità, in termini sia ambientali, sia economici. Si tratta, invece, di una
risorsa preziosa per chi non può curarsi. Per questo, Banco Farmaceutico
promuove dal 2013 anche il progetto Recupero Farmaci Validi non scaduti (RFV):
nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa sono posizionati contenitori di
raccolta in cui ognuno, assistito dal farmacista che garantisce la correttezza
dell’operazione, può donare i medicinali di cui non ha più bisogno. I farmaci
donati sono consegnati agli enti assistenziali convenzionati con Banco
Farmaceutico. Nel 2024, hanno aderito all’iniziativa 610 farmacie in 30 province
di 15 regioni italiane. Sono state recuperate 342.130 confezioni di farmaci pari
a un valore di 6.708.969 euro, di cui hanno beneficiato 175 realtà
assistenziali.
Farmaci costosi o validi e non scaduti che risultano proibitivi di tante
persone: nel 2025, 501.922 persone (8,5 residenti su 1.000) si sono trovate in
condizioni di povertà sanitaria e hanno dovuto chiedere aiuto a una delle 2.034
realtà assistenziali convenzionate con Banco Farmaceutico per ricevere
gratuitamente farmaci e cure che, altrimenti, non avrebbero potuto permettersi.
Rispetto alle 463.176 del 2024, c’è stato un aumento dell’8,4%. Le persone in
condizioni di povertà sanitaria sono prevalentemente uomini (pari al 51,6% del
campione, contro il 48,4% delle donne) e persone in età adulta (18-64 anni, pari
al 58%). Particolarmente importante la quota di minori, che sono 145.557 (pari
al 29%), più degli anziani che corrispondono al 21,8% (109.419).
Considerando le condizioni di salute, i malati acuti (56%) superano i malati
cronici (44%). Nel 2024 (ultimi dati AIFA disponibili) la spesa farmaceutica
complessiva delle famiglie è pari a 23,81 miliardi di euro, 171 milioni di euro
in più (+0,7%) rispetto al 2023 (quando la spesa era di 23,64 miliardi). Di
questi, tuttavia, solo 13,65 miliardi di euro (il 57,3%) sono a carico del SSN
(nel 2023 erano 12,99, pari al 56%). Restano quindi 10,16 miliardi (42,7%)
pagati interamente dalle famiglie (nel 2023, erano 10,65, pari al 44%).
Nonostante tra il 2024 e il 2023 si registri un calo di questa tipologia di
spesa (-4,6%), in sette anni (cioè tra il 2018 e il 2024) è cresciuta di 1,78
miliardi di euro (+21,26%). Nel 2018, infatti, la quota totalmente a carico dei
nuclei familiari era pari a 8,37 miliardi di euro. La spesa non coperta dal SSN
riguarda tutte le famiglie, anche quelle in condizioni di povertà, che devono
pagare interamente il costo dei farmaci da banco a cui si aggiunge (salvo
esenzioni) il costo dei ticket. È quanto emerge dal 12° Rapporto Donare per
curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci realizzato dall’ Osservatorio
sulla Povertà Sanitaria, organo di ricerca di Banco Farmaceutico.
E la spesa farmaceutica è l’oggetto di una lettera che in questi giorni il
Ministro della Salute ha fatto pervenire ai vertici dell’Agenzia del Farmaco –
AIFA, evidenziando criticità significative e chiedendo chiarimenti urgenti per
quanto riguarda la crescita della spesa farmaceutica, sempre più inarrestabile.
Nella lettera il Ministro sottolinea che “la divergenza interpretativa tra Aifa
e Regioni in merito alla sostenibilità della spesa farmaceutica costituisce un
elemento di particolare gravità”. A sforare è la spesa diretta, quella di
ospedali e Asl e non quella indiretta che passa per le farmacie: nei primi sei
mesi del 2025, la spesa per acquisti diretti ha registrato uno sforamento di
oltre 2,62 miliardi di euro, incidendo per il 12,17% sul Fondo sanitario
nazionale, a fronte di un tetto dell’8,30%, oltre il quale scattano i meccanismi
di payback a carico delle aziende e delle Regioni. E lo sforamento è proseguito
anche nei mesi seguenti. Ma, al di là di spesa diretta o indiretta, c’è un
evidente abuso (e spreco) di farmaci nel nostro Paese, come denuncia da anni il
farmacologo e fondatore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini: “Usiamo i
farmaci impropriamente perché la pubblicità e le informazioni che riceviamo
tendono a medicalizzare la nostra società. Tutta l’informazione deriva da chi
vende, non c’è nel nostro Paese un’informazione adeguata e indipendente che
aiuti le persone a scegliere. Tante volte il farmaco non è necessario,
basterebbe cambiare le abitudini di vita”.
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Giovanni Caprio