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La lingua tagliente dei Campi Flegrei
Nei Campi Flegrei la terra non ha mai smesso di parlare. Per decenni le trasformazioni del territorio hanno seguito soprattutto la logica della rendita fondiaria, del mercato immobiliare e dell’accumulazione, relegando la consapevolezza della sua fragilità a una questione secondaria. Ogni nuova scossa ha alimentato dichiarazioni, rassicurazioni e promesse, prima […] L'articolo La lingua tagliente dei Campi Flegrei su Contropiano.
August 2, 2026
Contropiano
Napoli. Il Kala, le sfogliatelle e l’ipocrita esecrazione antisociale
Questa volta le immagini del giovanotto urlante che brandisce un kalashnikov per le strade di Napoli hanno fatto il giro del web e dell’intero circo mediatico. Ancora una volta si è rimessa in moto la grancassa della retorica, della esecrazione e della mistificazione. Come sempre accade da oltre 48 ore […] L'articolo Napoli. Il Kala, le sfogliatelle e l’ipocrita esecrazione antisociale su Contropiano.
July 1, 2026
Contropiano
Napoli, dal dolore del lutto all’attivismo collettivo
Dall’esperienza di Paolo Siani e dalla memoria di Giancarlo Siani nasce una riflessione sulla legalità come spazio di cura, responsabilità e trasformazione nonviolenta dei conflitti. Il pensiero critico dona, a mio parere, la facoltà di analisi delle cose del mondo non solamente per come appaiono all’individuo, ma per la loro stessa sostanza e per l’essenza di cui sono fatte. Questo pensare indipendente, libero e profondo costituisce la scena del dubbio e della riflessione e non necessariamente rompe d’improvviso gli equilibri stabiliti, ma può costruire, invece, il legame con la verità dell’umano e strutturarne una rete comunitaria nuova che tenta la via del giusto e del bene. A Napoli l’incontro con Paolo Siani – pediatra, politico, fratello di Giancarlo Siani, giornalista assassinato dalla camorra – ha svelato l’importanza dei sentimenti e il senso di una memoria viva che immagina il passato come esperienza di cambiamento e fonte centrale di un futuro ricco di vita. Probabilmente, è qui che si trova il senso delle Piazze della Legalità come proposta di luoghi in cui si incontrano pratiche educative e culturali che diventano espressioni spontanee della realtà. Spazi che animano i cittadini in un dialogo comprensivo delle diversità e in ascolto dell’eterogeneità. La Legalità intesa come costruzione di relazioni di pace per la pace, in cui l’altro, sentito tante volte inquietante, resta vivo in ognuno di noi: sono i quartieri deprivati di Napoli derubati della parola e delle emozioni, quartieri in cui proliferano cicatrici simbolo di emarginazione e di degrado, dove la speranza, però, è sempre sognata come conquista di libertà. L’idea della Legalità sembra dirci che il dolore della perdita può diventare energia trasformata e trasformabile in attivismo collettivo che, attraverso il processo del lutto, sia al servizio di uno Stato di diritto e di un governo-in-agorà di condivisioni e dibattiti, di una società in cui circoli la δικαιοσύνη, virtù dell’essere giusti e dell’equilibrio interiore, legame tra bellezza, armonia e giustizia dove etica ed estetica sono in contiguità per il buon vivere comune. A. Camus, nel 1951, scrive: “Il ribelle respinge la servitù e si afferma uguale al padrone. Vuol essere padrone a sua volta”. “L’essere contro”, molte volte, non basta e il restare in opposizione non è sempre sufficiente. Bisognerebbe, forse, includere la parte del mondo escluso e tenuto ai margini, progettare una terza strada garante del diritto alla continuità della vita, uno Stato che nel suo esistere pratichi il fare eterogeneo e differente, plurale. Non credo che Camus demonizzi la rivolta e il moto di ribellione interiore, ci allerta, però, rispetto all’azione collettiva quando insorge e prova a indicarci un sentiero che va oltre e al di là del rivoluzionario. Sembra farci intravedere, tra le righe del discorso, un passaggio incompiuto e capace di avviare uno sforzo nell’uomo che cerca la propria umanità smarrita, una possibilità come terza via, appunto, oltre il male e il bene. L’alternativa sarebbe fermarsi, purtroppo, alla rabbia distruttiva di un lutto mai elaborato, ripetitivo e, perciò, mortale che va verso il nulla e l’annichilimento. Immaginiamo un processo di accettazione di ciò che è mancante e fragile, che appartiene a ogni essere umano che desidera arrivare alla virtù dell’essere giusti: ebbene, in ognuna di queste persone esisterà una lotta interiore tra la parte buona e quella cattiva e la risposta sarà, spesso, che è l’altro il cattivo, non noi. È a questo punto che ci viene in soccorso l’antica Grecia, di nuovo, con il concetto di ἁμαρτία. L’individuo compie un errore tragico in cui non c’è colpa né peccato, ma una valutazione inesatta o distorta della realtà che innesca rovina e catastrofe. Il crimine e le azioni criminali sono, in questo senso, segni indelebili di rotture nei quartieri marginali e tenuti abbandonati; in questo senso, il significato della Legalità diventa un’azione verso un presidio che sia spazio accessibile per la prevenzione dell’atto criminale e del vivere con il male, nel senso del fare nocivo, un luogo che accoglie non solo chi già conosce un buon modo di stare al mondo, ma anche chi vuole comprendere una nuova lingua, un linguaggio d’amore e non di morte per non morirne. Ci chiediamo se esiste un dolore che non rivendica altro male ed esclusione sociale, ma che agisca per il superamento del sentire bruto dell’uomo. La speranza è che si continui a lottare insieme con chi non ha avuto mai voce, con chi ha avuto la parola e l’ha usata solo come lettera morta e desolata, con chi ha solo distrutto e non ha ancora costruito. Nessuno, in definitiva, è un giustiziere e nessuno, al tempo stesso, può tracciare una linea netta tra il buono e il cattivo perché è su questo confine delicato che si gioca la posta della vita, sulla soglia di un lavoro verso il divenire animale umano in cui si possa evolvere e provare a non lasciare indietro nessuno, o quasi. La Legalità ha molto a che fare, quindi, con le azioni in soccorso dei più fragili, degli ultimi, degli esclusi e degli svantaggiati in attesa che il proprio desiderio possa nascere e svegliarci tutti, finalmente. Può significare, però, stare in rapporto con l’eroe del negativo e il suo legame con la pulsione di morte, un’energia distruttiva in cui “l’alternarsi di illusione e delusione” ripete infinitamente un circolo di frustrazioni che rimandano a un futuro assente e che mai arriverà per lui, un eroe che, in fondo, nel suo opporsi senza freni alla vita, in una ripetizione di sofferenza per sé e per gli altri, cerca l’amore come forza generatrice che superi l’onnipotenza e la perdita. Quanto è difficile, allora, aver fiducia in una società buona, giusta e responsabile, in una comunità “benevola” in cui pesa l’aspetto costruttivo dell’uomo che non resta imprigionato dentro un dolore che muove solo rabbia e distruzione: è il giusto che rischia, qualche volta, di diventare esso stesso un crimine se è un’azione senza pensiero in cui l’altro-estraneo-diverso è ucciso e fatto fuori dentro un modo-di-fare esso stesso impoverito. M. Serao ci ricorda molto bene la mancanza di uno Stato giusto quando scrive: “Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, […], per insegnare loro come si vive – essi sanno morire, come avete visto! – per dir loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, […], non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla”. È una donna che prende parola, un animo giovane che attraversa il tempo e i confini e sembra dirci che una città è sicura se vive la bontà del suo essere umano che ci restituisce la capacità di sentire l’altro amico e non nemico. Così vive Napoli quando il lutto traccia la via per la costruzione e la riparazione dei suoi morti ammazzati: come può vivere la perdita una città che da sempre è divisa tra buoni e cattivi? La dinamica del lutto vuole uno sconfinamento del narcisismo e dell’onnipotenza e solo se diventiamo mortali conquistiamo il diritto di pensare il limite, garanzia di una vita viva che inglobi la necessità di non avere martiri né eroi, ma uomini e donne che siano di riferimento per la storia. Forse, è proprio la bontà e l’essere giusti insieme che abilitano l’uomo a non addormentarsi evolvendo il suo essere originario-primitivo. L’augurio è che il Presidio/Piazza di Legalità sia in difesa e fonte di acquisizione dei diritti e dell’accoglienza del diverso, un luogo di equità in cui l’istituzione viva del suo imparare a stare con la bellezza come ingrediente unico di disarmo. Probabilmente, è “dal basso” che si può ricevere, in via preventiva, un patto di non belligeranza, è nella possibilità di nutrire il pensiero analitico e libero all’interno delle scuole, delle università, delle associazioni culturali e politiche, dei centri di sperimentazione delle arti e mestieri, delle società di ricerca filosofica, medica e psicologica: luoghi attivi per una comunità che educa con la pace e alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, sempre. Fonti * Camus A. (1951). L’uomo in rivolta. Bompiani, Milano, 1976. * Fabozzi P. Dispiegando margini. Nei dintorni di D.W. Winnicott. E oltre. FrancoAngeli, Milano, 2024. * Fraire M. / Baldassarro A. (a cura di). Perché il male. La psicoanalisi e i processi distruttivi. Mimesis, Milano, 2017. * Freud S. (1907). Gradiva. Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen. Bollati Boringhieri, Torino, 2015. * Serao M. (1884). Il ventre di Napoli. BUR, Milano, 2018. Antonella Musella
June 22, 2026
Pressenza
Casa GLO: la villa confiscata al boss Zaza diventerà una comunità energetica
Un nuovo ecosistema di inclusione a Casa GLO, con più spazi, agricoltura sociale e fattoria didattica Trasformare uno spazio liberato dalla criminalità in un ecosistema di opportunità, autonomia e comunità, per raddoppiare i partecipanti alle attività. Il Comune di Napoli ha affidato alla cooperativa L’Orsa Maggiore anche i piani sottostanti de “La Gloriette”, la villa confiscata al boss della camorra Michele Zaza, trasformata nel 2010 in servizio diurno per persone vulnerabili con problemi di autonomia, e il terreno agricolo annesso di 11mila mq, che diventerà un’oasi della biodiversità con orto coltivato e fattoria didattica. I nuovi progetti sono stati annunciati durante la presentazione dello studio “Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche”, curato da Gianluca Bove e Nicoletta Gasparini de L’Orsa Maggiore. All’incontro, moderato dalla giornalista Serena Bernardo, hanno partecipato Francesca D’Onofrio, presidente de L’Orsa Maggiore; Antonio De Iesu, assessore alla Legalità del Comune di Napoli; Simona Di Monte, avvocato generale presso la Corte d’Appello di Napoli; Nunzia Ragosta, dirigente del Servizio beni confiscati del Comune di Napoli; Davide D’Errico, consigliere della Regione Campania; Carlo Borgomeo e Stefano Consiglio, della Fondazione Con il Sud; Natalia Sanna, dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Napoli. «Il circuito si deve chiudere – ha dichiarato De Iesu -: dalle confische è necessario arrivare in tempi brevi all’assegnazione ad associazioni strutturate come Casa GLO. Si tratta di uno dei beni più preziosi che abbiamo, non solo per la bellezza del luogo, ma soprattutto per le eccezionali attività formative per persone con disabilità e vulnerabilità tra i 25 e i 30 anni». Le nuove attività riguarderanno: cura dell’orto e degli animali, manutenzione degli spazi e delle attrezzature, accoglienza della comunità nella fattoria didattica, raccolta, trasformazione e confezionamento di prodotti a km 0. Le attività agricole saranno gestite dai partecipanti di Casa GLO, affiancati da operatori agricoli di Tenuta Melofioccolo e operatori sociali de L’Orsa Maggiore. «Va sottolineato – ha detto Di Monte – che non solo si lavora al sequestro e alla confisca di un bene appartenuto alla camorra, ma soprattutto bisogna ragionare sul valore della giusta restituzione alla comunità e sulla sua valorizzazione. La sottrazione del bene ritorna alla collettività, e quelle spese, anche economiche, che la comunità ha subito vengono ricompensate con la restituzione e con le attività intraprese. La destinazione a uso sociale, come i progetti messi in campo da Casa GLO, deve essere il punto esclamativo di un messaggio che le istituzioni devono lanciare». Ogni spazio è progettato per attivare autonomia, competenze e protagonismo nelle persone che partecipano alle attività. Il progetto unisce competenze complementari: lavoro sociale e autonomia (L’Orsa Maggiore), ricerca e advocacy sui diritti (Centro Studi della Fondazione Rut), consulenze e orientamento (Tutti a Scuola ODV), agricoltura sociale e sostenibilità (Tenuta Agricola Melofioccolo). Dallo studio presentato è emerso che la composizione per età dei partecipanti alle attività di Casa GLO mostra nel tempo uno “spostamento in avanti”, collocando la percentuale maggiore dopo i 30 anni. Nel centro giungono anche richieste di inserimento per persone adulte, ultraquarantenni, per le quali i familiari chiedono spazi di incontro. Inoltre, un ampio spazio è stato dedicato all’analisi delle famiglie per comprendere il contesto di vita prevalente dei giovani, osservarne le risorse e i punti di fragilità. Il 93% dei giovani risiede a Napoli e proviene dall’area flegrea (28% tra Municipalità 9 e 10) e dal territorio limitrofo alla sede (39% tra Municipalità 1 e 5). Ciò si spiega sia per la collocazione territoriale, che facilita l’accesso, sia per la cooperazione storica della cooperativa con i servizi socio-sanitari e le scuole delle Municipalità 1 e 5. Il 7% viene dall’area metropolitana. Inoltre, si rileva una certa prevalenza di genere maschile. Redazione Napoli
March 24, 2026
Pressenza
Don Patriciello: proiettili e santità da psicosi collettiva
Impossibile non essere vivini a Don Patriciello, dopo che gli è stato consegnato un proiettile durante la funzione religiosa. Quello che però stupisce è la lettura del fatto. Un uomo di 75 anni, con pregressi psichiatrici – Vittorio De Luca, detto “Caciotta” -, consegna un proiettile in pubblico, a volto […] L'articolo Don Patriciello: proiettili e santità da psicosi collettiva su Contropiano.
October 1, 2025
Contropiano
Saviano: fenomenologia di un eroe di carta
Devo darvi una notizia che vi farà tremare i polsi. A me che Saviano abbia vinto la causa contro Francesco Bidognetti – soprannominato Cicciotto ‘e Mezzanotte, braccio destro di Francesco Schiavone detto Sandokan e uno dei capi sanguinari del Clan dei Casalesi – non frega un’emerita mazza. E non frega […] L'articolo Saviano: fenomenologia di un eroe di carta su Contropiano.
July 16, 2025
Contropiano
Napoli: aggressione camorristica e diritto alla casa
A seguito dell’aggressione delinquenziale consumata nel quartiere popolare di Secondigliano a Napoli, pubblichiamo i comunicati di Potere al Popolo Napoli, dell’esecutivo confederale campano dell’USB e del Presidente della VIII Municipalità, Nicola Nardella. *** AL FIANCO DELLA FAMIGLIA LOPRESTO. PER AFFERMARE IL DIRITTO ALL’ABITARE NEI QUARTIERI POPOLARI E IN TUTTA LA […] L'articolo Napoli: aggressione camorristica e diritto alla casa su Contropiano.
July 13, 2025
Contropiano