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“Banche armate” italiane: verso utili per oltre 7 miliardi di euro
“Banche armate” italiane: verso utili a inizio 2026 per oltre 7 miliardi di euro Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti, fra i maggiori esperti del settore armiero, una analisi aggiornata per Pressenza dei profitti delle grandi banche tramite le produzioni militari. Sono solo passate alcune settimane dalla presentazione al Parlamento della Relazione sul controllo dell’esportazione, importazione, transito di materiali d’armamento, da cui risulta che nel 2025 le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 miliardi nel 2024). Due-terzi di queste transazioni per esportazioni definitive è stato gestito da tre soli istituti: UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Deutsche Bank. Tra i rimanenti istituti bancari maggiormente coinvolti per importo troviamo: Intesa Sanpaolo, Barclays Bank Ireland-Milan Branch, Banca Popolare di Sondrio, Crédit Agricole, Banco BPM, Banca Valsabbina, Banca Monte dei Paschi di Siena, BPER Banca ecc. In questi giorni Noemi Peruch, analista di Morgan Stanley, ha presentato un report basato su 5 istituti bancari italiani: UniCredit, BPER Banca, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM, in cui si prevedono utili bancari italiani nel primo trimestre del 2026 per oltre 7 miliardi di euro (7,11 miliardi di euro a essere precisi). UniCredit, al primo posto assoluto tra le “Banche Armate” italiane, registra profitti superiori del 2-4% rispetto le attese, con un risultato operativo nel primo trimestre 2026 di 6,594 miliardi di euro e un utile netto di 2,867 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo, al terzo posto tra le “Banche Armate” italiane dietro UniCredit e Banca Nazionale del Lavoro, sale invece al primo per risultato operativo pari a 7,074 miliardi di euro e al secondo posto per utile netto attestatosi a 2,69 miliardi di euro (+2,9%), sostenuto in particolare da profitti da trading pari a 426 milioni (+60,7%). BPER Banca tra le prime dieci “Banche Armate” italiane è destinata, in questo ambito, a fare un salto in avanti con l’incorporazione in questi della Banca Popolare di Sondrio, al quarto posto nel 2025 subito dietro le tre grandi. BPER Banca nel primo trimestre del 2026 ha raggiunto un risultato operativo di 1,812 miliardi di euro (+26,8% su base annua) e un utile netto di 515 milioni di euro (+16,3%). Banco BPM, al quinto posto tra le “Banche Armate” italiane, prevede nel primo trimestre 2026 un risultato operativo pari a 1,514 miliardi (+2,6%) e un utile netto di 480 milioni (-6%). Banca Monte dei Paschi di Siena, anche nel 2025 figura tra le “Banche armate” italiane, ma con importi modesti rispetto al passato. Il risultato operativo atteso nel primo trimestre 2026 è di 1,957 miliardi di euro (+94,3%) e l’utile netto è previsto a 567 milioni (+37,3%). Tra la crescita delle transazioni bancarie legate all’export di armamenti e gli utili netti delle banche coinvolte, sicuramente, non ci sono correlazioni “automatiche”, ma neppure semplici coincidenze. Constatiamo, infatti, che le principali “Banche Armate” italiane nel 2025 sono quelle che, in questi mesi, conseguono “risultati particolarmente brillanti”, secondo l’analista di Morgan Stanley, sia in termini di risultati operativi, sia di profitti. Come ripeteva spesso Giulio Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina.” Motivo più che sufficiente per togliere i propri risparmi (per chi li ha) o, semplicemente, il proprio conto corrente da questi istituti bancari. È un gesto forte, per affermare la nostra responsabilità etica e sociale, contro un sistema economico e finanziario che, insieme agli Stati, non ha alcuna remora a sostenere la crescita costante e infinita – sin dal 2014 – delle spese militari e del commercio d’armi. Con il risultato paradossale che, invece di aumentare la sicurezza, si stanno moltiplicando i conflitti armati e si alimentano le guerre. Già i nostri Governi destinano, senza il nostro consenso, una montagna di miliardi di euro delle nostre tasse per le spese militari e l’acquisto di nuovi armamenti, sottraendole al welfare e agli investimenti pubblici per la sanità, l’educazione, la ricerca in campo civile, la protezione ambientale ecc. Non è il caso, quindi, che lasciamo anche alla nostra banca la decisione di utilizzare allo stesso scopo i nostri soldi. È per questo importante sostenere la “campagna di pressione alle banche armate” https://www.banchearmate.org/ , sostenuta da gennaio 2026 anche dalla CEI. Partecipare a questa campagna è una delle azioni dirette più efficaci che possiamo fare per la pace e il disarmo.nche armate Togliamo i nostri risparmi e la gestione dei nostri conti correnti dalle mani “sporche di sangue” delle banche coinvolte nel traffico di armi https://finanzadisarmata.it/risorse/zero-armi/ Redazione Italia
April 22, 2026
Pressenza
L’export di armi italiane è cresciuto del 19%. Tre banche ne finanziano quasi il 70%
La relazione annuale al Parlamento sullo stato della Legge 185 relativa alle autorizzazioni per le esportazione di armamenti prodotti in Italia, è ricca di informazioni che ci restituiscono in quadro di una industria militare che ha visto crescere le sue esportazioni nel 2025 quasi del 20% rispetto all’anno precedente. La […] L'articolo L’export di armi italiane è cresciuto del 19%. Tre banche ne finanziano quasi il 70% su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Nuova campagna di boicottaggio bds italia contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente.  I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com – referente Loretta Mussi +39 3338312194 Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”:  campagnabanchearmate@gmail.com – Rosa Siciliano +39 3391380637  Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni sulla Campagna di pressione alle “Banche armate”: banchearmate.org BDS ITALIA sito: bdsitalia.org email: bdsitalia@gmail.com social: instagram | facebook BDSItalia
April 4, 2026
Pressenza
Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra
Noi in retrovia: il caso Sardegna Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra   Denuncia Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili
La piccola bottega contro l’iper-mondo
Il nuovo libro di Saverio Pipitone (*) «Dentro la società dei consumi: dal supermercato globale alle comunità di scambio locale» è in cerca di editore, speriamo che lo trovi presto. Anticipiamo la presentazione e la scheda con l’indice.   La bottega contro l’iper-mondo Una volta c’era la bottega con il commerciante che accoglieva, conversava e accontentava i clienti. La sua
Il vescovo Giovanni Ricchiuti: «La Cei all’opposizione del governo italiano e dell’Ue»
Parla il presidente nazionale di Pax Christi: «Bene smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo» Intervista di Luca Kocci*  al vescovo Giovanni Ricchiuti – 07/12/2025 – Il Manifesto. Riduzione delle spese militari, disarmo, servizio civile, smilitarizzazione dei cappellani militari. Sono i punti centrali di un’ampia e sorprendente Nota pastorale approvata dalla Conferenza episcopale italiana a novembre e diffusa venerdì (Educare a una pace disarmata e disarmante). Ne abbiamo parlato con monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, movimento che ha contribuito all’elaborazione del testo. Monsignor Ricchiuti, cosa succede nella Cei? Finalmente fra i miei fratelli vescovi si muove qualcosa. Credo che il Cammino sinodale, a cui hanno partecipato anche i laici, abbia dato slancio: nel documento finale approvato a ottobre a grandissima maggioranza (dopo che una prima versione era stata respinta dall’assemblea perché troppo timida, ndr) si chiedeva alla Cei di approfondire i temi del disarmo e della pace per immaginare alternative alla politica del riarmo. Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari e contrasto alle politiche di riarmo, ovvero il contrario di quello che stanno facendo governo Meloni ed Europa. La Cei è all’opposizione? Nettamente all’opposizione! Spese militari e riarmo non sono la via giusta per affrontare le crisi. Si fa riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina e ai «pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le necessità della difesa – è scritto – non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana». È dall’inizio della guerra che la Chiesa sostiene che la soluzione militare non avrebbe portato la pace, ma peggiorato la guerra. Ora, dopo quasi quattro anni, a che punto siamo? L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade: non le armi, ma il negoziato. Quindi fa bene la Cei a smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo del governo. Nella Nota si elogia la legge 185/90 che regola il commercio delle armi e si chiede una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono produzione e commercio di armi», a cominciare dalle banche. La legge 185 è regolarmente sotto attacco da parte di aziende armiere e governi, invece va difesa con forza, perché è un tentativo di limitare quanto più possibile il commercio delle armi. E le “banche armate”? Qui la Chiesa dovrebbe fare autocritica, perché molti enti ecclesiastici si avvalgono dei loro servizi… È vero, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi. Sarebbe un segno potentissimo se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”. Proprio mentre Crosetto propone di ripristinare il servizio militare, la Nota della Cei – che sicuramente è stata scritta ben prima – lancia invece l’idea di un servizio civile obbligatorio. Un altro elemento di dissenso con il governo? Chi lo propone sostiene che il servizio militare educa i giovani. Ma perché bisogna educarli con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza. Mi piacerebbe che tutti tornassero a cantare Il disertore di Boris Vian, una bella canzone antimilitarista. La Nota della Cei affronta anche il tema dei cappellani militari, chiedendosi «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare». È la proposta di smilitarizzare i preti-soldato? Pax Christi lo dice da anni: cappellani sì, militari no. È materia concordataria, ma il Concordato non è il Vangelo, si può modificare. Non c’è bisogno di un ordinario militare, basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari. Così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare, è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare.   *Per gentile concessione dell’autore. Redazione Italia
December 8, 2025
Pressenza
Brescia: Extinction Rebellion protesta con Intesa Sanpaolo per gli investimenti in armi
Questa mattina un gruppo di persone di Extinction Rebellion si è arrampicato sulle colonne dell’ingresso della sede di Intesa Sanpaolo di piazza Duomo a Brescia per aprire uno striscione su cui è riportato lo slogan “Intesa Sanpaolo: i nostri risparmi, le vostre bombe”. Nel frattempo, di fronte all’edificio, è stato posizionato un salvadanaio rosa a forma di granata con il muso da maiale. Un altro gruppo, travestito da uomini d’affari, trasporta in maniera plateale delle monete da una pila indicata come “i vostri risparmi” fino a dentro il salvadanaio. “Intesa Sanpaolo propone un’immagine di sé stessa come di una banca al servizio di uno sviluppo sostenibile e di una società inclusiva” afferma Laura, una delle persone sul luogo, “ma i risparmi di comuni cittadini e cittadine stanno venendo trasformati in bombe che cadono su popoli dilaniati dalla guerra e in bombe climatiche che distruggono territori”.   Con questa azione gli attivisti denunciano infatti l’impiego che Intesa Sanpaolo fa dei soldi dei propri risparmiatori, investiti in progetti estrattivi e inquinanti e nel settore degli armamenti. La denuncia del movimento eco-climatico fa riferimento al sostegno ingente che Intesa Sanpaolo riserva all’industria bellica. Fra il 2016 e il 2023, la banca ha destinato al settore degli armamenti 2,135 miliardi di dollari di cui il 60% è a beneficio di Leonardo spa: la prima società in Europa per ricavi derivanti dalla vendita di armi. Ma le “bombe” a cui si fa riferimento sullo striscione aperto da Extinction Rebellion, non sono solo armamenti ma anche “bombe climatiche”, ovvero progetti legati all’utilizzo o all’estrazione di risorse fossili con un potenziale di emissione superiore a un miliardo di tonnellate di CO2. Attualmente Intesa Sanpaolo sta finanziando sei progetti di questo tipo, per un totale stimato di 69 miliardi di tonnellate di CO2. In totale, dal 2014 ad oggi, l’industria fossile ha ricevuto dalla banca ben 81,6 miliardi di dollari. Questo fa di Intesa Sanpaolo una delle prime 40 banche al mondo che finanziano l’espansione di multinazionali che operano nel settore. “Guerra e clima sono due temi strettamente collegati” precisa Lorenzo “non è possibile pensare di raggiungere lo zero netto di emissioni senza mettere fine alle guerre”. Gli effetti devastanti che i vari conflitti in corso hanno sul clima sono innegabili: si stima che le emissioni totali collegate direttamente solo al conflitto a Gaza sono circa 1,9 milioni di tonnellate di CO2 e quelle relative ai tre anni di guerra in Ucraina sono almeno 229,7 milioni. L’azione di oggi quindi vuole mettere in luce quanto sia irresponsabile contribuire alla prosecuzione di questi conflitti in un contesto in cui la situazione climatica si fa sempre più preoccupante, in un’estate appena cominciata e che ha già registrato temperature da record intorno ai 40°C in moltissime città. “Extinction Rebellion  si batte per una visione di futuro diversa, dove gli investimenti vengano destinati a proteggere la vita delle persone, non a estinguerla con guerra e collasso ecoclimatico” conclude Laura “È il momento di ribellarsi per la vita e riprendere in mano il nostro presente e futuro”. Extinction Rebellion
July 13, 2025
Pressenza