Dalla Palestina, sempre più ‘bruciata’, all’Iran, dove incombe la desvastazioneTerra bruciata: le immagini satellitari hanno rivelato che l’esercito israeliano
di occupazione continua le sue operazioni di demolizione e sgombero su larga
scala delle case palestinesi nella zona di Bani Suheila, a est della città di
Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale.
Secondo le Nazioni Unite, il governatorato di Khan Younis ha registrato la più
grande area interessata dalla distruzione sistematica per mano israeliana,
rispetto al totale dei terreni agricoli, con oltre 3.500 ettari. L’area di Bani
Suheila è una delle aree orientali di Khan Younis che ospitava grandi progetti
agricoli. Uccidere l’economia per deportare la popolazione.
Le bombe israeliane continuano ad uccidere. Dalla firma dell’accordo di Sharm
Sheikh, il 10 ottobre 2025, non c’è stato un solo giorno senza azioni di guerra
da parte degli occupanti. Il rapporto del ministero della sanità informa, ieri,
di una persona uccisa, oltre a 7 feriti arrivati negli ospedali.
Un rapporto del direttore dei servizi d’emergenza sanitaria a Gaza, Bassam
Zaqqout: “Avvertiamo del peggioramento delle crisi sanitarie e umanitarie alla
luce delle risorse limitate e della mancanza di capacità operativa”.
Il settore sanitario sta attraversando una fase di “mortale stagnazione”, a
causa del continuo assedio e della mancanza di beni di prima necessità.
L’aumento della povertà, della disoccupazione e il sovraffollamento degli
sfollati nelle tende stanno aggravando la crisi sanitaria.
Il 50% dei pazienti oncologici è costretto a recarsi al di fuori del proprio
territorio per sottoporsi alle cure a causa della mancanza di dispositivi per la
diagnosi precoce.
Il 70% dei pazienti affetti da malattie croniche soffre di carenza di farmaci o
di alternative meno efficaci.
Preoccupazioni per la diffusione di epidemie dovute alla distruzione delle
infrastrutture igienico-sanitarie e alla mancanza di vaccinazioni.
Una grave crisi idrica e alimentare vede la dipendenza della popolazione dalle
“mense popolari di carità”, che non sono più sufficienti.
Gli ospedali rischiano la chiusura a causa della carenza di carburante e di
pezzi di ricambio per i generatori.
Urgenti gli appelli internazionali per impedire una carestia diffusa e un
collasso totale dei sistemi sanitari e ambientali nella Striscia di Gaza.
E continua la sistematica invasione delle città e villaggi palestinesi della
Cisgiordania.
L’obiettivo è la deportazione dei nativi. Nella sola giornata di ieri sono stati
compiuti 26 irruzioni militari, con devastazioni, demolizioni di case ed
arresti.
A queste azioni militari dell’esercito di occupazione si aggiungono gli attacchi
dei coloni che vengono messi in atto in coordinamento con l’esercito e sotto la
sua protezione.
Ieri i coloni ebrei israeliani hanno cacciato altre comunità di pastori, nella
valle del Giordano ed a Massafer Yatta, occupando le loro terre sotto la
minaccia delle armi e la sorveglianza silente dei soldati.
A Nur Shams, campo profughi situato nelle vicinanze di Tulkarem, l’esercito
israeliano ha raso al suolo venticinque edifici residenziali. Le case demolite
ospitavano decine di famiglie, già sfollate in passato. L’intervento delle ruspe
dell’esercito di occupazione ha azzerato un intero quartiere, cancellando gli
edifici, ma anche la memoria collettiva di una comunità.
Le cancellerie europee hanno espresso ancora la loro solita “preoccupazione”, ma
nessun intervento concreto per mettere fine alla distruzione di un futuro di
pace.
Nel cuore della Cisgiordania settentrionale, la vita di centinaia di famiglie
palestinesi è stata sconvolta dall’ennesima operazione militare. Si aggiunge poi
il dramma delle famiglie di Jabal Jalles, a el-Khalil (Hebron). L’esercito ha
fatto irruzione nella zona, arrestando e deportando intere famiglie. Ha aperto
così la strada all’ingresso di coloni ebrei arrivati da ogni dove che hanno
occupato le case e dichiarato la nascita di una nuova colonia ebraica.
Si registrano attacchi ai luoghi di culto palestinesi musulmani e cristiani, per
una lenta e chirurgica cancellazione della prospettiva di uno stato della
Palestina.
Un’altra moschea è stata incendiata. È toccato, ieri, alla moschea Abubakr
Siddik, a Tell ad ovest di Nablus. Dopo aver appiccato il fuoco nella struttura,
bruciando libri del Corano e i tappeti per la preghiera, hanno imbrattato i muri
con scritte razziste contro gli arabi ed i musulmani. È un’azione di incitamento
all’odio razziale ed è una forma di antisemitismo contro i palestinesi.
Nel 2025, sono 45 i luoghi di culto musulmani e cristiani danneggiati o
incendiati, nella totale impunità, malgrado le circonstanziate denunce,
corredate di video che inchiodavano gli aggressori alle loro responsabilità
criminali.
Intanto la portaerei nucleare statunitense Gerald Ford è arrivata a Creta.
Rimarrà ferma per alcuni giorni e poi proseguirà vero le coste israeliane.
L’assetto di guerra contro l’Iran si è così completato.
Le minacce di guerra da parte di Trump non vedono limiti. “Senza accodo sarà
molto brutto per Teheran”. Una pressione militare e una sfida psicologica contro
il vertice iraniano, che non dà segni di cedimento. “Non rinunciamo al
progresso. Continueremo ad arricchire l’uranio in Iran, ma siamo disponibili a
dare tutte le garanzie per l’uso civile e pacifico, con ispezioni dell’Aiea
anche giornaliere”, ha detto il presidente Pezeshkian.
Il silenzio delle istituzioni europee in questa crisi è emblematico. Una guerra
in M.O. danneggia gli interessi dei paesi UE a favore degli USA. Ma invece di
usare la diplomazia per calmare le acque e garantire una soluzione pacifica,
come avvenuto nel 2015, l’UE versa benzina sul fuoco con sanzioni e
dichiarazioni bellicistiche. E così si tira la zappa sui i piedi, come nel caso
dell’Ucraina, e paga il conto, ma ad avvantaggiarsene sono gli Usa, come per il
mercato del gas.
Boicottare i datteri israeliani è una campagna internazionale rivolta anche alle
comunità musulmane, che aumentano il consumo di datteri durante il mese di
Ramadan. Non comperare datteri israeliani significa danneggiare l’economia di
guerra israeliana. Una catena commerciale ha avviato una pubblicità promozionale
di datteri delle colonie israeliane, presentandole con un linguaggio solidale.
Per coprire la loro vergogna hanno assunto come partner Emergency, alla quale
verrebbe destinata una quota del 4% del ricavato. Un’elemosina per farsi belli.
Per fortuna, in seguito anche a molte segnalazioni di attivisti e volontari, nel
2026 Emergency non ha rinnovato il partenariato.
“Vogliamo un’altra musica” è il titolo di una campagna BDS nei confronti della
Rai, accusata di non dare notizie sugli artisti che avevano annunciato il
boicottaggio di Eurovision a causa della partecipazione di Israele.
Domani mercoledì 25 febbraio alle ore 18:30 davanti alla sede Rai di Milano, in
corso Sempionem si terrà un presidio di protesta contro la censura.
100 Porti–100 Città è il nuovo itinerario di solidarietà della Freedom Flotilla
Italia. Si parte da Taranto il 2 maggio: una barca salperà e navigherà lungo le
coste italiane, mentre un camper percorrerà le zone interne. Ogni tappa sarà un
punto d’incontro con testimonianze, mostre fotografiche, proiezioni,
presentazioni di libri, incontri nelle scuole, proposte di adesione alla
campagna di boicottaggio del movimento BDS, gemellaggi, iniziative di sostegno
alle strutture sanitarie di Gaza… Sono tanti i modi con cui singoli e realtà
collettive possono partecipare per spezzare l’assedio del silenzio che avvolge
Striscia di Gaza e Cisgiordania.
A metà marzo, una delegazione di Anbamed visiterà Milano, Trofarello-Cambiano
(To), Parma e Bologna, per una serie di incontri con i gruppi di affidatari e
affidatarie, nel quadro del progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza. Sarà
presentata anche la fiaba Strega! di Mia Lecomte, in sostegno della
ricostruzione di un ‘Giardino d’infanzia’, una struttura per ospitare bambini
orfani di Gaza. Il 17 maggio il libro sarà presentato a Boom, festa di letture
per bambini, che si tiene a Bologna, e prossimamente ad Orvieto verrà svolto, a
cura del Coordinamento per la Palestina, e condotto da Federica Pagnucco, una
delle illustratrici della favola, un incontro con laboratorio per bambini.
ANBAMED