Tag - Gaza e Cisgiordania

La violenza non è mai la risposta ‘giusta’
I membri palestinesi e israeliani di Combatants for Peace sono uniti nel profondo allarme per l’attuale escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. In quanto movimento congiunto impegnato nella non violenza e nella fine dell’occupazione attraverso mezzi politici, respingiamo fermamente la convinzione che un aumento della forza militare possa portare sicurezza o stabilità nella nostra regione. E perché ci sentiamo così? Pochi giorni fa, in Cisgiordania, due fratelli palestinesi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco dai coloni nel villaggio di Qaryut, nell’ambito di un documentato aumento della violenza e delle situazioni di sfollamento forzato da parte dei coloni, una situazione  ripetutamente denunciata dalle organizzazioni per i diritti umani e dagli osservatori delle Nazioni Unite. Tali attacchi non sono isolati episodi di disordine, si svolgono all’interno di un sistema di occupazione che frammenta la vita dei palestinesi, indebolisce la responsabilità e consolida una realtà di disuguaglianza che corrode qualsiasi reale prospettiva di pace. In Israele, numerosi civili sono stati uccisi e feriti da attacchi missilistici iraniani su aree residenziali, il che conferma la dura realtà: sono sempre le persone comuni a subire le conseguenze dello scontro tra stati, quando si intensifica. Il diritto internazionale umanitario è inequivocabile: i civili non devono mai essere presi di mira e gli attacchi indiscriminati contro aree abitate sono illegali. Mentre i governi invocano deterrenza e sicurezza per giustificare le proprie azioni, le famiglie israeliane, palestinesi e iraniane piangono i propri cari mentre il confronto si allarga a macchia d’olio. Le dichiarazioni ufficiali parlano in termini strategici, mentre sul campo, è il dolore che permane. Rifiutiamo la gerarchia del dolore che misura una vita contro un’altra, e rifiutiamo la logica che tratta le morti dei civili come moneta di scambio in una lotta più ampia. Ciò che unisce queste realtà non è solo l’escalation tra stati, ma le strutture politiche che normalizzano e perpetuano il danno: occupazione, annessione, punizione collettiva e politica del rischio calcolato a livello regionale che tratta le vite dei civili come una leva piuttosto che come esseri umani uguali aventi diritto a protezione e dignità. La chiarezza morale in questo momento richiede di tenere insieme queste verità: opporsi agli attacchi contro i civili ovunque, affrontando al contempo la realtà di fondo dell’occupazione, dell’oppressione e dell’ingiustizia radicata che rende inevitabile una ripetuta escalation. L’espansione della guerra non risolverà nemmeno questo problema; non farà altro che amplificare la sofferenza. Se vogliamo seriamente proteggere la vita dei civili, dobbiamo seriamente impegnarci per porre fine ai sistemi che la mettono in pericolo. Rinnovando la speranza, Combatants for Peace
March 3, 2026
Pressenza
Iran: le manifestazioni, oggi a Milano e Roma, e le notizie da tutto il mondo
Dalle 18 di martedì 3 marzo davanti alle sedi diplomatiche degli USA, l’ambasciata di Roma, in via Bissolati, e il consolato a Milano, in via Principe Amedeo saranno svolti contemporaneamente i presidi ‘No War’ indetti da Cgil, Anpi e Arci e a cui aderiscono numerose associazioni. Oltre che aver dato al governo israeliano il pretesto per chiudere i valichi d’accesso nella Striscia di Gaza, il conflitto si è esteso a tutta la zona del Golfo ed a un secondo fronte in Libano, dove stamattina sono penetrati i soldati israeliani. È l’inizio dell’offensiva di terra, dagli effetti imprevedibili, di una guerra che durerà a lungo e sui cui sviluppi si alternano dichiarazioni contraddittorie… Fonti militari USA sostengono che l’invio di truppe in Iran come in Iraq 23 anni fa è una strategia allo studio, invece molti politici lo negano, ma Donald Trump ha annunciato che sia un’opzione possibile mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sua moglie, in veste di first lady americana, presiedeva una riunione sulla protezione dei bambini nei conflitti armati. “Negli ultimi due giorni ci è stata ricordata questa verità – ha affermato Melania Trump – Le scuole in Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Oman hanno chiuso e sono passate alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso nella regione”. E mentre lei parlava all’ONU della necessità degli interventi con cui proteggere i bambini e garantire il loro accesso all’istruzione e alla tecnologia, l’amministrazione di suo marito tagliava i fondi a numerose agenzie delle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali. Poco prima dell’inizio della sessione l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha dichiarato che è “profondamente vergognoso e ipocrita” da parte degli Stati Uniti convocare una riunione sulla protezione dei bambini durante i conflitti armati mentre lanciano attacchi aerei sulle scuole iraniane. Ieri sull’Iran sono stati compiuti 800 raids, concentrati principalmente su Teheran, dove sono state sganciate 250 bombe. È stata distrutta la sede della Tv iraniana e colpito il centro nucleare di Natanz. Secondo la stampa di Teheran sono oltre 1˙000 le vittime degli attacchi israelo-statunitensi, in tre giorni. Nelle varie basi militari USA colpite nella regione si contano 6 uccisi e 18 feriti. Un F-16 è stato abbattuto nei cieli del Kuwait e sono almeno due le petroliere incendiate, una nel Golfo di fronte alle coste del Bahrein e una nel Mare arabico, alle coste dell’Oman. Ieri la periferia sud di Beirut è stato teatro di intensi e simultanei raid aerei, che hanno colpito duramente le zone di Haret Hreik e Ghobeiri, provocando dense colonne di fumo e il rumore di successive esplosioni. Questo bombardamento avviene dopo che l’esercito israeliano ha intimato l’evacuazione di quattro edifici in queste due aree, sostenendo che si trattava di strutture di Hezbollah e minacciando di prenderli di mira se i civili non si fossero spostati di almeno 300 metri. Il fumo si è alzato da almeno due punti di Haret Hreik, in concomitanza con il rumore delle esplosioni. Gli abitanti della periferia sud hanno vissuto una notte difficile, divisi tra l’impatto dei bombardamenti e il terrore dell’attesa, soprattutto a causa del protrarsi degli allarmi israeliani fino alle prime ore del mattino, che hanno preso di mira 53 villaggi nel Libano meridionale, tra cui Kfar Rumman, Haboush e Khiam. Segnalando 52 morti e 154 feriti nelle ultime 24 ore, le autorità libanesi hanno riferito un bilancio sanguinoso dell’escalation e questa mattina presto Hezbollah ha annunciato di aver bombardato la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele, con uno sciame di droni, prendendo di mira siti radar e sale di controllo. Questa risposta conferma la prosecuzione delle operazioni militari del partito, nonostante la decisione presa ieri dal governo libanese di vietarne le attività militari e limitarle alla sfera politica. Un incendio è scoppiato nella notte tra lunedì e martedì all’ambasciata USA a Riad in seguito a un attacco di due droni lanciati dall’Iran. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto del fumo sopra l’edificio. In seguito, nuove esplosioni sono rimbombate nel centro della capitale saudita. Una fonte vicina all’esercito saudita ha dichiarato, protetta dall’anonimato, che la difesa aerea saudita ha intercettato quattro droni che puntavano al quartiere diplomatico di Riad. Con in casa le basi militari Usa, eredità dell’invasione di Bush del 2003 e della falsa guerra al terrorismo, l’Iraq, si trova tra due fuochi. Una maggioranza della popolazione che sostiene i “fratelli” sciiti iraniani ma ieri la polizia ha represso le manifestazioni popolari contro l’ambasciata statunitense nel centro di Baghdad. Il governo dichiara la propria neutralità, ma mentre Teheran lanciava missili sulle basi USA in Kurdistan le milizie governative irachene hanno bombardato le basi Usa in Giordania. Lunedì in Cisgiordania, dove le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti su larga scala, nelle prime ore di lunedì mattina arrestando 44 palestinesi arrestati, tra cui anche dei bambini, due persone sono state uccise e altri tre ferite da coloni israeliani durante un attacco contro la città di Qaryut, a sud di Nablus. Il Ministero della Salute palestinese ha dichiarato che Mohammed Taha Muammar (52 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito alla testa, mentre suo fratello Fahim Taha Muammar (48 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito al bacino. La Mezzaluna Rossa Palestinese, le cui squadre sono intervenute sul posto, ha riferito che almeno altre tre persone sono rimaste ferite, tutte da colpi d’arma da fuoco. Tra i feriti c’era anche un ragazzo di 15 anni, colpito alla spalla. I testimoni hanno confermato che i coloni hanno sparato proiettili veri contro i cittadini sotto la protezione dell’esercito israeliano. Intanto nella Striscia di Gaza, dove i bombardamenti aerei e dell’artiglieria israeliana non sono cessati su tutta la linea gialla, da nord a sud, e stamattina un giovane è stato assassinato stamattina dai colpi di cecchini a est di Khan Younis, da 4 giorni i valichi sono chiusi e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha affermato che l’escalation regionale sta già colpendo la popolazione di Gaza e interrompendo i servizi umanitari, sottolineando che le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi, compreso quello di Rafah, e sospeso il trasporto di aiuti umanitari nelle aree circostanti i siti di dispiegamento delle truppe israeliane a Gaza. L’ufficio delle Nazioni Unite ha osservato che negli ultimi giorni sono stati costretti a razionare il carburante, dando priorità alle operazioni salvavita, seppur a capacità ridotta, a causa della diminuzione delle scorte locali. Tra questi rientrano panetterie, ospedali e impianti di desalinizzazione, tutti colpiti, e servizi come la raccolta dei rifiuti solidi sono stati sospesi. Ha affermato che in alcune zone di Gaza City, la diminuzione della produzione idrica ha fatto sì che i residenti ricevano solo due litri di acqua potabile al giorno e che i prezzi dei beni di prima necessità abbiano già iniziato a salire. Martedi in piazza, contro l’aggressione all’Iran e per dire NO ai servili complici / CONTROPIANO ANBAMED
March 3, 2026
Pressenza
Dalla Palestina, sempre più ‘bruciata’, all’Iran, dove incombe la desvastazione
Terra bruciata: le immagini satellitari hanno rivelato che l’esercito israeliano di occupazione continua le sue operazioni di demolizione e sgombero su larga scala delle case palestinesi nella zona di Bani Suheila, a est della città di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. Secondo le Nazioni Unite, il governatorato di Khan Younis ha registrato la più grande area interessata dalla distruzione sistematica per mano israeliana, rispetto al totale dei terreni agricoli, con oltre 3.500 ettari. L’area di Bani Suheila è una delle aree orientali di Khan Younis che ospitava grandi progetti agricoli. Uccidere l’economia per deportare la popolazione. Le bombe israeliane continuano ad uccidere. Dalla firma dell’accordo di Sharm Sheikh, il 10 ottobre 2025, non c’è stato un solo giorno senza azioni di guerra da parte degli occupanti. Il rapporto del ministero della sanità informa, ieri, di una persona uccisa, oltre a 7 feriti arrivati negli ospedali. Un rapporto del direttore dei servizi d’emergenza sanitaria a Gaza, Bassam Zaqqout: “Avvertiamo del peggioramento delle crisi sanitarie e umanitarie alla luce delle risorse limitate e della mancanza di capacità operativa”. Il settore sanitario sta attraversando una fase di “mortale stagnazione”, a causa del continuo assedio e della mancanza di beni di prima necessità. L’aumento della povertà, della disoccupazione e il sovraffollamento degli sfollati nelle tende stanno aggravando la crisi sanitaria. Il 50% dei pazienti oncologici è costretto a recarsi al di fuori del proprio territorio per sottoporsi alle cure a causa della mancanza di dispositivi per la diagnosi precoce. Il 70% dei pazienti affetti da malattie croniche soffre di carenza di farmaci o di alternative meno efficaci. Preoccupazioni per la diffusione di epidemie dovute alla distruzione delle infrastrutture igienico-sanitarie e alla mancanza di vaccinazioni. Una grave crisi idrica e alimentare vede la dipendenza della popolazione dalle “mense popolari di carità”, che non sono più sufficienti. Gli ospedali rischiano la chiusura a causa della carenza di carburante e di pezzi di ricambio per i generatori. Urgenti gli appelli internazionali per impedire una carestia diffusa e un collasso totale dei sistemi sanitari e ambientali nella Striscia di Gaza. E continua la sistematica invasione delle città e villaggi palestinesi della Cisgiordania. L’obiettivo è la deportazione dei nativi. Nella sola giornata di ieri sono stati compiuti 26 irruzioni militari, con devastazioni, demolizioni di case ed arresti. A queste azioni militari dell’esercito di occupazione si aggiungono gli attacchi dei coloni che vengono messi in atto in coordinamento con l’esercito e sotto la sua protezione. Ieri i coloni ebrei israeliani hanno cacciato altre comunità di pastori, nella valle del Giordano ed a Massafer Yatta, occupando le loro terre sotto la minaccia delle armi e la sorveglianza silente dei soldati. A Nur Shams, campo profughi situato nelle vicinanze di Tulkarem, l’esercito israeliano ha raso al suolo venticinque edifici residenziali. Le case demolite ospitavano decine di famiglie, già sfollate in passato. L’intervento delle ruspe dell’esercito di occupazione ha azzerato un intero quartiere, cancellando gli edifici, ma anche la memoria collettiva di una comunità. Le cancellerie europee hanno espresso ancora la loro solita “preoccupazione”, ma nessun intervento concreto per mettere fine alla distruzione di un futuro di pace. Nel cuore della Cisgiordania settentrionale, la vita di centinaia di famiglie palestinesi è stata sconvolta dall’ennesima operazione militare. Si aggiunge poi il dramma delle famiglie di Jabal Jalles, a el-Khalil (Hebron). L’esercito ha fatto irruzione nella zona, arrestando e deportando intere famiglie. Ha aperto così la strada all’ingresso di coloni ebrei arrivati da ogni dove che hanno occupato le case e dichiarato la nascita di una nuova colonia ebraica. Si registrano attacchi ai luoghi di culto palestinesi musulmani e cristiani, per una lenta e chirurgica cancellazione della prospettiva di uno stato della Palestina. Un’altra moschea è stata incendiata. È toccato, ieri, alla moschea Abubakr Siddik, a Tell ad ovest di Nablus. Dopo aver appiccato il fuoco nella struttura, bruciando libri del Corano e i tappeti per la preghiera, hanno imbrattato i muri con scritte razziste contro gli arabi ed i musulmani. È un’azione di incitamento all’odio razziale ed è una forma di antisemitismo contro i palestinesi. Nel 2025, sono 45 i luoghi di culto musulmani e cristiani danneggiati o incendiati, nella totale impunità, malgrado le circonstanziate denunce, corredate di video che inchiodavano gli aggressori alle loro responsabilità criminali. Intanto la portaerei nucleare statunitense Gerald Ford è arrivata a Creta. Rimarrà ferma per alcuni giorni e poi proseguirà vero le coste israeliane. L’assetto di guerra contro l’Iran si è così completato. Le minacce di guerra da parte di Trump non vedono limiti. “Senza accodo sarà molto brutto per Teheran”. Una pressione militare e una sfida psicologica contro il vertice iraniano, che non dà segni di cedimento. “Non rinunciamo al progresso. Continueremo ad arricchire l’uranio in Iran, ma siamo disponibili a dare tutte le garanzie per l’uso civile e pacifico, con ispezioni dell’Aiea anche giornaliere”, ha detto il presidente Pezeshkian. Il silenzio delle istituzioni europee in questa crisi è emblematico. Una guerra in M.O. danneggia gli interessi dei paesi UE a favore degli USA. Ma invece di usare la diplomazia per calmare le acque e garantire una soluzione pacifica, come avvenuto nel 2015, l’UE versa benzina sul fuoco con sanzioni e dichiarazioni bellicistiche. E così si tira la zappa sui i piedi, come nel caso dell’Ucraina, e paga il conto, ma ad avvantaggiarsene sono gli Usa, come per il mercato del gas. Boicottare i datteri israeliani è una campagna internazionale rivolta anche alle comunità musulmane, che aumentano il consumo di datteri durante il mese di Ramadan. Non comperare datteri israeliani significa danneggiare l’economia di guerra israeliana. Una catena commerciale ha avviato una pubblicità promozionale di datteri delle colonie israeliane, presentandole con un linguaggio solidale. Per coprire la loro vergogna hanno assunto come partner Emergency, alla quale verrebbe destinata una quota del 4% del ricavato. Un’elemosina per farsi belli. Per fortuna, in seguito anche a molte segnalazioni di attivisti e volontari, nel 2026 Emergency non ha rinnovato il partenariato. “Vogliamo un’altra musica” è il titolo di una campagna BDS nei confronti della Rai, accusata di non dare notizie sugli artisti che avevano annunciato il boicottaggio di Eurovision a causa della partecipazione di Israele. Domani mercoledì 25 febbraio alle ore 18:30 davanti alla sede Rai di Milano, in corso Sempionem si terrà un presidio di protesta contro la censura. 100 Porti–100 Città è il nuovo itinerario di solidarietà della Freedom Flotilla Italia. Si parte da Taranto il 2 maggio: una barca salperà e navigherà lungo le coste italiane, mentre un camper percorrerà le zone interne. Ogni tappa sarà un punto d’incontro con testimonianze, mostre fotografiche, proiezioni, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, proposte di adesione alla campagna di boicottaggio del movimento BDS, gemellaggi, iniziative di sostegno alle strutture sanitarie di Gaza… Sono tanti i modi con cui singoli e realtà collettive possono partecipare per spezzare l’assedio del silenzio che avvolge Striscia di Gaza e Cisgiordania. A metà marzo, una delegazione di Anbamed visiterà Milano, Trofarello-Cambiano (To), Parma e Bologna, per una serie di incontri con i gruppi di affidatari e affidatarie, nel quadro del progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza. Sarà presentata anche la fiaba Strega! di Mia Lecomte, in sostegno della ricostruzione di un ‘Giardino d’infanzia’, una struttura per ospitare bambini orfani di Gaza. Il 17 maggio il libro sarà presentato a Boom, festa di letture per bambini, che si tiene a Bologna, e prossimamente ad Orvieto verrà svolto, a cura del Coordinamento per la Palestina, e condotto da Federica Pagnucco, una delle illustratrici della favola, un incontro con laboratorio per bambini. ANBAMED
February 24, 2026
Pressenza
Notizie da Gerusalemme, da Gaza e dalla Cisgiordania, dallo Yemen… e da Genova
Il notiziario quotidiano di ANBAMED oggi riferisce che il Parlamento israeliano ha approvato una legge per l’interruzione definitiva di corrente elettrica e acqua alle sedi a Gerusalemme dell’UNRWA, che fornisce servizi a oltre 110˙000 rifugiati e gestisce due campi profughi: il campo di Shuafat e il campo di Qalandia, enti e istituzioni come l’Indian Corner Clinic all’ingresso di Bab al-Sahira e le scuole maschili e femminili di Gerusalemme, Sur Baher. ANBAMED inoltre riferisce che il consulente per i media dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), Adnan Abu Hasna, ha affermato che 1,6 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza soffrono attualmente di livelli pericolosi o multipli di malnutrizione o insicurezza alimentare, poiché l’occupazione israeliana continua a ostacolare l’ingresso di rifornimenti umanitari essenziali per l’inverno. Il funzionario dell’UNRWA ha spiegato che il clima di bassa pressione ha causato lo sradicamento di migliaia di tende e l’allagamento di vaste aree residenziali da parte di acqua piovana e liquami e, sottolineando che la maggior parte delle cosiddette tende sono state montate alla rinfusa con pezzi di plastica e qualche pezzo di stoffa e non sono praticamente degne di essere vere tende in grado di proteggere i loro abitanti, che la gente di Gaza ha la sensazione che la guerra continui, ma in altri modi e forme, e ha affermato che il continuo deterioramento della situazione umanitaria, il numero crescente di malati e l’impossibilità di portare centinaia di tipi di generi alimentari e non alimentari, pezzi di ricambio per le stazioni fognarie e idriche, attrezzature mediche e medicinali, rappresentano inequivocabilmente della forme di ostilità bellica contro la popolazione civile. Contemporaneamente l’UNFPA / Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha lanciato un allarme per la situazione sanitaria in Yemen: “Sottolineando che anni di conflitto hanno portato i servizi di base del Paese sull’orlo del collasso e lasciato milioni di donne e ragazze in una situazione di estrema vulnerabilità, UNFPA ha riferito che ogni giorno in Yemen tre donne muoiono a causa di complicazioni prevenibili della gravidanza, che 6,2 milioni di donne e ragazze non hanno accesso ai servizi di protezione di base e che 7 milioni di persone in Yemen hanno urgente bisogno di supporto psicologico”. Ricordando che sono trascorsi “3 anni, 10 mesi e 5 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina”, sull’esito dei colloqui di Trump con Zelensky e Putin ANBAMED osserva che i commenti sono contrastanti e propone le analisi di Sergio Serra su un testo scritto nel 1943 da Vasilij Semënovič Grossman, un ebreo, nato in Ucraina – a Berdičev – nel 1905, che nell’agosto 1944 fu tra i primi a entrare nel campo di sterminio di Treblinka e a documentare l’olocausto. Dell’incontro di Trump con Netanyahu, ANBAMED riferisce che “non ha portato novità”: «Elogi reciproci e carinerie per coprire il vuoto di proposte concrete. Minacce a Hamas ed all’Iran condite con promesse di un futuro di pace nella regione con l’attuazione degli accordi di Abramo e tante armi da esportare alle monarchie del Golfo». Intanto * nella Striscia di Gaza proseguono le violazioni del cessate-il-fuoco da parte di Israele, “All’alba di oggi l’artiglieria ha bombardato Rafah in contemporanea con un raid aereo sulla stessa zona. L’aeronautica israeliana ha colpito il campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia. Carri armati israeliani hanno lanciato obici contro Deir Balah. Nel nord, aerei israeliani hanno colpito Beit Lahia”; * in Cisgiordania nella sola giornata di ieri sono stati effettuati 35 attacchi, “I più gravi sono avvenuti a Nablus, el-Bira, el-Khalil e Jenin. A Betlemme, un gruppo di coloni armati ha invaso un villaggio, devastando case e distruggendo raccolti agricoli. Hanno ridotto in fin di vita un anziano di 80 anni, Ibrahim Iybiayat, e suo nipote Mustafà di 14 anni. Come al solito, i soldati che hanno accompagnato gli aggressori non hanno mosso un dito. Nessuno di loro è stato arrestato…”; * in Italia, del proprio colloquio con lui nel carcere di Genova, gli avvocati di Mohammed Hannoun – Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo – hanno riferito: “È stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e da domani cominceremo a studiarli nei dettagli. Ha sempre operato in maniera tracciabile e sempre con associazioni registrate, molte delle quali anche in Israele. Oggi chiarirà alcuni passaggi con la Gip rilasciando una dichiarazione spontanea, ma su nostro consiglio non si sottoporrà a interrogatorio, perché ancora non abbiamo ricevuto tutti gli atti depositati”. ANBAMED riferisce gli interventi del professor Montanari e del GAP / Giuristi e Avvocati per la Palestina e che a Genova, dove domani alla 1231° ora in silenzio per la pace verrà chiesto il suo rilascio , davanti al carcere dove Mohammed Hannoun è detenuto ieri si è svolta una “manifestazione di solidarietà con gli attivisti arrestati sulla base di documentazione e giurisprudenza israeliana”. ANBAMED / NL 1951 – 30 dicembre 2025 ANBAMED
December 30, 2025
Pressenza
Petali di pace fuori tempo
Anche il papa non sa che fare contro le nuove corse armate ri-sorte nella Russia neo-zarista che vuole tutto il fronte orientale e la vita entra in una spirale violenta asset-tata e giocata dagli Stati Uniti e da quelli che suonano trombe d’aria neo-fasciste. Anche il papa non sa che fare e pensa di viaggiare nei paesi lontani, con la gente che invecchia nelle frontiere e nelle terre pre-murate dai coloni che non vogliono futuri amici, nel bel mezzo dei cedri libanesi dove sbocciano petali di pace fuori tempo. Anche il papa non sa che fare e le macerie non escono da quella Striscia, terra promessa e non mantenuta, con le donne e gli uomini di buona volontà che rimangono attendati nel caldo estivo e intrappolati nel fango invernale e nelle false notizie montate a rotta di collo. Anche il papa non sa che fare e nella tregua natalizia si affida al Signore che vede la chi-usura dei beni comuni e soffre la massa silenziosa che si adegua e ondeggia, come stornelli in volo, con l’idea fissa di lasciare il mondo sotto una corazzata di parole insensate. Pino Dicevi
December 27, 2025
Pressenza
Cisgiordiania e Gaza: Netanyahu fa il bello e cattivo tempo… ma nessuno lo ferma
Un gruppo di coloni armati di mitra hanno arato i terreni agricoli con i trattori, distruggendo tutto il raccolto. È avvenuto all’alba di oggi a Beit Dajan e Foreik, vicino a Nablus. La presenza dell’esercito a protezione dei coloni durante lo scempio compiuto dimostra un piano di colonizzazione guidato dall’alto, e non un’azione di estremisti. In Cisgiordania le forze di occupazione israeliane hanno arrestato, stamattina all’alba, 22 giovani palestinesi durante diverse operazioni di rastrellamento a Dora, Tabka e campo di Al-Fawwar, nella provincia di el-Khalil. E l’esercito di occupazione israeliano continua a violare l’accordo di cessate il fuoco: bombardamenti aerei e di artiglieria hanno colpito varie parti della Striscia di Gaza. I nostri contatti in loco hanno riferito che questa mattina, martedì 23 dicembre, aerei da guerra israeliani hanno aperto il fuoco sulle zone orientali di Gaza City e sul quartiere di Hayy Tuffah. Aerei da guerra israeliani hanno lanciato attacchi a est di Deir al-Balah e a est di Khan Younis. Dall’accordo di Sharm Sheikh, dell’11 ottobre, il numero delle vittime è caloclato di 1˙115 feriti e 649 corpi recuperati. L’ultimo rapporto del ministero della sanità informa di 12 palestinesi uccisi nella giornata di ieri. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i diritti umani ha denunciato che “L’occupazione sta trasformando l’inverno in un’arma di morte contro la popolazione di Gaza attraverso il blocco e il divieto di accesso ai rifugi temporanei”. Avvertendo che “I civili sono costretti a scegliere tra due opzioni mortali: case sull’orlo del crollo o tende che non offrono alcuna protezione dal freddo e dalla pioggia. La politica di impedimento degli alloggi fa parte di un approccio sistematico allo sfollamento forzato e alla negazione del diritto della popolazione a un alloggio sicuro”, l’Osservatorio ha dichiarato: “Chiediamo alla comunità internazionale e al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto a un Alloggio Dignitoso di fare pressione sulla potenza occupante affinché revochi immediatamente il divieto, poiché la sua prosecuzione durante l’inverno equivale a un omicidio volontario”.   Lanciata alla vigilia della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese indetta dall’ONU il 29 novembre di ogni anno, la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, il Mandela palestinese entrerà nel vivo a gennaio prossimo, quando in Italia arriverà suo figlio per partecipare ad un serie di eventi centrali nelle principali città. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio – Dall’avvio della campagna Digiuno x Gaza lanciata a maggio da Anbamed sono passati 7 mesi e 8 giorni. Oggi, martedì 23 dicembre… ANBAMED, notizie dal Sud Est del Mediterraneo ANBAMED
December 23, 2025
Pressenza
Sunrise Gaza sarà la nuova Riviera Usa
Mentre non cessano i bombardamenti e i massacri su Gaza e Cisgiordania e il numero quotidiano dei morti è sempre a due cifre, nel silenzio complice dei media, gli immobiliaristi USA proseguono i loro piani affaristici. È stato presentato, infatti, a paesi donatori il progetto Kushner-Witkoff per fare di Gaza un resort. Un business che trasforma i palestinesi in sudditi del capitalismo finanziario. Il progetto è stato messo a punto da una cordata di investitori americani guidati da Jared Kushner, genero di Donald Trump, per trasformare la regione in un resort high tech di lusso, un progetto di sviluppo da 112,1 miliardi di dollari per i primi dieci anni di investimenti. Co-leader del progetto è Steve Witkoff, immobiliarista newyorkese inviato della Casa Bianca per i negoziati a Gaza e in Ucraina. In un primo momento, gli Stati Uniti fornirebbero “un’ancora” per il progetto di cui si era già parlato come della “Riviera del Medio Oriente”, con 60 miliardi di dollari. La sua attuazione si articolerà in quattro fasi: lo sgombero delle macerie di quello che era una regione densamente abitata poi rasa al suolo da Israele; lo sminamento; la distruzione dei tunnel di Hamas, mentre ai gazawi verranno fornite sistemazioni provvisorie e ospedali; la ricostruzione della Striscia con abitazioni definitive, infrastrutture ed edifici pubblici. Dopo i primi lavori essenziali, dedicati quindi ai gazawi, cominceranno a essere innalzate le lussuose residenze del resort e una rete ferroviaria high tech. ANBAMED
December 21, 2025
Pressenza
Nel 38° anniversario della “Intifada delle pietre”…
Alla ricorrenza dell’8 dicembre 1987 l’esercito israeliano ha compiuto una vasta operazione di rastrellamenti che hanno toccato tutte le province della Cisgiordania. Secondo i rapporti pubblicati dai corrispondenti locali dell’agenzia Wafa, sono stati arrestati più di 122 attivisti e militanti. Il più grave attacco è stato contro l’università di Bei Zeit, occupata dalle truppe dall’alba di oggi, con irruzione negli uffici, arresto di personale di guardia, insegnanti e studenti. Anche l’università palestinese di Gerusalemme ad Abu Diss è stata invasa dalle truppe israeliane in assetto dii guerra. Genocidio a Gaza – Duri bombardamenti aerei e dell’artiglieria su Shejaie e Beit Lahia. Non sono cessati gli attacchi dei carri armati nella zona di Khan Younis e Rafah nel sud. In tutta la linea di demarcazione sono entrati in funzione giganteschi bulldozer per spianare a terra gli edifici ed impedire così il ritorno degli abitanti palestinesi. Negli attacchi sono state usate bombe incendiarie contro popolazione civile. È un crimine di guerra. La protezione civile palestinese ha faticato a spegnere gli incendi che si sono sviluppati nelle case già diroccate. È sempre più chiaro il disegno dei generali israeliani: la deportazione forzata dei nativi per colonizzare Gaza. Contro la zona costiera, affollata dai profughi nelle tende, sono stati utilizzati i droni con il lancio di missili mirati, per colpire i gruppi di persone. Alla cieca. Ieri è stata decimata una famiglia: una donna e i suoi 3 figli sono stati uccisi davanti alla loro tenda allagata, mentre tentavano di far fronte alla furia della natura. Il rapporto giornaliero del ministero della salute informa dell’arrivo negli ospedali dei corpi di 15 persone uccise, nella giornata di ieri. È la pace dei cimiteri. Libano – Israele torna ai duri bombardamenti in sud Libano. 6 raids ieri su Jebel Safi. La prepotenza di Tel Aviv è arrivata a bombardare in località a 20 km a nord di Nabatie, cioè nella profondità del territorio libanese. Stati Uniti e Ue ai quali il nuovo governo libanese ha consegnato le sorti del paese, invece di bloccare la mano assassina di Israele, hanno annunciato piani per aiutare l’esercito libanese a disarmare Hezbollah. Yemen – Nuovi sviluppi militari in Yemen. Il Consiglio Meridionale di Transizione ha preso il controllo di due regioni orientali e occupato la capitale provvisoria Aden. Il capo di governo filo saudita è scappato venerdì a Riad, riportando il paese alla situazione del 1990, prima della riunificazione dei due Yemen. Il Consiglio controlla adesso i giacimenti petroliferi e manca soltanto la dichiarazione formale di secessione. È un passo che segna la sconfitta dell’Arabia Saudita che aveva alimentato con la sua interferenza militare la guerra civile yemenita, che dura da oltre 10 anni. Gli sviluppi recenti potrebbero riportare, anche se in condizioni nuove, l’esperienza della Repubblica democratica del Sud Yemen, guidata allora da un movimento di sinistra. Sudan – Le milizie di Pronto Intervento hanno preso il controllo dei complessi petroliferi della provincia di Kordofan. Le società cinesi che lo gestivano si sono ritirate e l’esercito ha abbandonato la regione. È uno sviluppo sicuramente determinante a cambiare le carte nell’eventualità di futuri negoziati. Tali sviluppi spiegano in parte il silenzio delle cancellerie europee sul dramma sudanese. Come a Gaza, stanno collocandosi dalla parte sbagliata della storia. Hanno sostenuto in segreto le milizie, fornendo armi tramite triangolazioni neanche tanto camuffate. Il tutto nel nome di combattere l’influenza economica della Cina e l’espansionismo militare di Mosca. Libertà di informazione – L’esperienza dei tre giornalisti embedded ha svelato il trucco di Israele. Il Comitato per la protezione dei giornalisti, dopo aver esaminato le esperienze di tre giornalisti stranieri a cui è stato permesso di entrare nella Striscia di Gaza nell’ambito di tour organizzati dall’esercito israeliano, ha affermato che i tour coordinati hanno limitato gli spostamenti dei giornalisti, li hanno deliberatamente indirizzati verso prospettive di notizie preparate in precedenza e hanno imposto una revisione del contenuto delle notizie prima della pubblicazione. Una delle giornaliste, Tarnopolsky (AFP), ha confermato che non hanno potuto muoversi liberamente, avvicinarsi ai civili o documentare in modo indipendente, aggiungendo: “A ciascuno di noi è stato permesso di condurre una breve intervista supervisionata con il portavoce dell’esercito israeliano”. Ha poi aggiunto: “Tutto era stato organizzato in anticipo. Non abbiamo visto nessuno e non abbiamo potuto documentare nulla. Questo non era giornalismo; era una commedia”.   > [Anbamed] NL 1934 – 09 dicembre 2025 ANBAMED
December 9, 2025
Pressenza
Un agronomo romano trapiantato in Trentino e un pastore valdese al ritorno dalla Palestina
I due si incontreranno la sera di giovedì 4 dicembre al webinar, aperto alla partecipazione di tutti gli interessati, sul tema “Cisgiordania tra uccisioni, devastazioni e nuovi insediamenti. Quale pace?”. L’iniziativa è promossa dal gruppo DALLA PARTE DI ABELE. A riferire della situazione nei Territori Occupati e in particolare sui cristiani in Palestina sarà Michel Charbonnier, pastore della comunità valdese di Torre Pellice dal 2019, precedentemente a Trieste e Bologna, inoltre membro del Comitato centrale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC), che nei giorni scorsi ha partecipato al Convegno di Kairos Palestina dove è stato approvato il documento KAIROS II – Momento di verità: la fede al tempo del genocidio, un appello rivolto ai cristiani palestinesi e di tutto il mondo per sollecitare il loro rifiuto dell’ingiustizia e dell’apartheid e a impegnarsi con coraggio per contrastare il genocidio, la colonizzazione e la pulizia etnica e per gettare le basi e consolidare le prospettive di una pace giusta e duratura. Insieme a lui interviene Pier Francesco Pandolfi De Rinaldis, agronomo, anche formatore e progettista nell’agricoltura sociale, che come volontario dell’Associazione Pace per Gerusalemme ha appena trascorso un periodo in Cisgiordania per cooperare alla raccolta delle olive e con l’Unione dei lavoratori agricoli palestinesi. L’incontro con loro è stato organizzato in sinergia con alcune realtà, non solo evangeliche: la Commissione Globalizzazione e Ambiente (GLAM) della FCEI, il Centro interconfessionale per la Pace (CIPAX) e la rete di Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace dell’UCEBI.   CISGIORDANIA TRA UCCISIONI, DEVASTAZIONI E NUOVI INSEDIAMENTI. QUALE PACE? giovedì 4 dicembre, in serata – dalle 20:30 alle 22:30 * ZOOM https://us06web.zoom.us/j/89437655980 * ID riunione 894 3765 5980 Maddalena Brunasti
December 2, 2025
Pressenza
La NATO si prepara alla guerra contro la Russia. Attacchi di Israele a Gaza, in Cisgiordania e Siria. Intanto in Sudan…
Le informazioni raccolte e divulgate oggi, 2 dicembre, da ANBAMED. Sono passati tre anni, 9 mesi e 7 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare NATO, ha dichiarato al Financial Times che l’alleanza sta valutando di intensificare la sua risposta alla guerra ibrida di Mosca e ha affermato che un “attacco preventivo” potrebbe essere considerato una ”azione difensiva”. Per spiegare la sua neolingua, ha aggiunto: “Siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando”. GAZA – Le operazioni militari israeliane conto i civili sono intensificate ultimamente, dopo la consegna degli ultimi corpi di ostaggi israeliani uccisi dagli stessi bombardamenti dell’esercito di occupazione. L’aviazione di Tel Aviv ha colpito duramente a Khan Younis e Rafah. Elicotteri hanno bersagliato i campi di sfollati a ovest di Khan Younis. L’artiglieria ha bombardato a Zeitoun, a sud di Gaza città. Il rapporto del ministero della sanità palestinese informa dell’uccisione di 9 civili, nella giornata di ieri, i corpi dei quali sono arrivati negli ospedali. Mentre le violazioni israeliane della tregua non trovano eco sulla stampa scorta mediatica del genocidio e non vengono condannate dalle cancellerie dei paesi colonialisti di Stati uniti e Ue, la situazione umanitaria si aggrava. Le operazioni di ricerca dei dispersi palestinesi sotto le macerie vanno a rilento, a causa del blocco israeliano dell’ingresso di macchinari di movimento terra. Ogni giorno vengono recuperati decine di corpi, ma il numero totale si aggira tra i 10 e i 15 mila vittime dei bombardamenti israeliani sulle zone residenziali. È un dramma per molte famiglie che non riescono a dare una degna sepoltura ai loro cari, caduti vittime dei bombardamenti israeliani. Migliaia di famiglie stanno cercando di estrarre i corpi dei loro cari da sole, in assenza di risorse. “Alcune ci riescono, altre falliscono, ma la realtà è che migliaia di vittime sono ancora oggi sepolte sotto le macerie – ha detto il portavoce della protezione civile, Al-Basal  – Ci sono corpi che possono essere identificati direttamente, ma molte vittime che potranno essere identificate solo attraverso test di laboratorio (DNA)”, sottolineando che la Protezione Civile ha recuperato centinaia di corpi negli ultimi mesi di persone senza nome e che sono stati sepolti nelle ‘tombe non identificate’ nel cimitero dei numeri a Deir al-Balah. CISGIORDANIA – Il 17enne Muhannad Taher Zaghir è stato assassinato dalle truppe israeliane a el-Khalil (Hebron). È stato colpito dalle pallottole dei soldati israeliani mentre era nell’auto del padre. All’ambulanza della Mezzaluna rossa è stato impedito di soccorrerlo e poi il suo corpo è stato preso in ostaggio dall’esercito di occupazione. Anche a nord di Ramallah, le truppe israeliane di occupazione hanno impedito il soccorso ad un ragazzo ferito dalle pallottole dei soldati nel villaggio di Omm Safa. A nord di Gerusalemme, un gruppo di coloni ebrei, arrivati da ogni dove, ha issato costruzioni provvisorie per la realizzazione di una nuova colonia nel villaggio palestinese, Mikhmas. L’esercito ha accompagnato i colonizzatori e allontanato, con la minaccia delle armi, i contadini nativi dalle loro terre. SIRIA – Truppe di Tel Aviv avanzano verso nord nella provincia siriana di Quneitra. È la terza incursione israeliana in territorio siriano, sempre più vicino alla capitale Damasco. I soldati di Tel Aviv hanno eretto posti di blocco, compiuto azioni di rastrellamento e distrutto infrastrutture e demolito case. In una zona rurale hanno sradicato alberi, per costringere i contadini alla deportazione. Gruppi di coloni ebrei israeliani hanno tentato di creare degli insediamenti nelle zone occupate militarmente da Israele all’interno del territorio siriano, ma sono stati rispediti indietro dallo stesso esercito israeliano, con la motivazione che l’area non è ancora sicura e non sarebbe possibile garantire l’incolumità dei cittadini israeliani. LIBANO – Una tregua silente per la visita del papa. Ma la pressione sul governo e l’esercito libanesi da parte degli “intermediari” statunitensi è sempre più sfacciatamente a fianco di Israele. La rappresentante Usa nella commissione di supervisione sulla tregua pretende la restituzione ad Israele di un missile inesploso lanciato su Beirut. Gli Stati Uniti hanno chiesto urgentemente al governo libanese di recuperare la bomba intelligente GBU-39 lanciata da Israele durante l’assassinio del comandante militare di Hezbollah Haytham Ali Tabatabai, ma che non è esplosa ed è rimasta intatta sul luogo dell’attacco. La Casa Bianca teme che la bomba sofisticata, di fabbricazione USA, finisca nelle mani di Hezbollah che poi potrebbe consegnarla all’Iran, Russia o Cina. SUDAN – Le milizie hanno affermato di aver conquistato la caserma dell’esercito governativo a Babmusa. La scena militare sudanese sta assistendo a una rapida escalation dopo che le Forze di Supporto Rapido hanno preso il controllo della città di Babnusa nel Kordofan occidentale, aprendo un nuovo capitolo nel conflitto e ristabilendo un nuovo equilibrio di potere tra le due parti. Il risultato più drammatico della guerra civile sudanese è il prezzo pagato dalla popolazione civile costretta alla fuga ed a subire le angherie di milizie senza controllo. Sono state denunciate dai superstiti violenze indicibili che vanno dallo stupro fino alla richiesta di riscatto alle famiglie delle persone prese in ostaggio. ALEGERIA – Aumento del salario minimo e reddito di disoccupazione. Il governo algerino ha approvato due decreti per la lotta contro la povertà. Secondo una dichiarazione del Consiglio dei ministri, il salario minimo è stato aumentato da 20˙000 dinari (circa 155 dollari) a 24˙000 dinari (circa 185 dollari) a partire dall’inizio del prossimo anno. Come riportato dalla televisione di Stato e da una dichiarazione del consiglio, il presidente Tebboune ha deciso di aumentare l’indennità di disoccupazione da 15˙000 dinari (115 dollari) a 18˙000 dinari (circa 140 dollari).   INIZIATIVE Libertà per Marwan Barghouti : È in corso la campagna italiana in favore della liberazione dei prigionieri politici palestinesi e in particolare per mettere fine alle torture e maltrattamenti. Al centro di tale campagna vi è l’obiettivo di salvare il Mandela palestinese, Marwan Barghouti, da 23 anni in carcere. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio – Sono passati 6 mesi e 17 giorni di sciopero della fame a staffetta, dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, martedì 02 dicembre, il digiuno a staffetta prosegue. Il digiuno a staffetta prosegue fino alla conclusione vera dell’aggressione militare. Si propone di devolvere il costo di un pasto a favore di una raccolta fondi per la Palestina: “Oltre il digiuno, Gaza nel cuore” (https://gofund.me/4c0d34e2c). La petizione BDS chiede di cancellare il gemellaggio Milano-Tel Aviv e le collaborazioni economiche del Comune con Israele e un appello implora per la liberazione dei medici in ostaggio nei campi di concentramento israeliani. Il 13 dicembre a Milano, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione della fiaba illustrata, “Strega!”, di Mia Lecomte – edizione bilingue italiano-arabo di Mesogea – Messina. Una pubblicazione per finanziare i progetti dell’associazione palestinese Al-Najdah a Gaza. Le maestre di Al-Najdah dopo averla ricevuta in formato digitale hanno detto: “Così coniugheremo istruzione e intrattenimento”. La presentazione sarà presso la sede dell’associazione ChiAmaMilano alla presenza di autrice, curatrici e illustratori e illustratrici. Per informazioni e adesioni al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza scrivere a anbamedaps@gmail.com     ANBAMED
December 2, 2025
Pressenza