I persistenti divari scolastici in Italia
I risultati di Italiano e Matematica confermano una tendenza al calo rispetto al
2019: in Italiano, i punteggi medi sono circa il 7,5% più bassi, mentre in
Matematica il calo si attesta intorno al 5%. Solo in Italiano e Inglese-lettura
la quota di studenti in linea con i livelli attesi supera il 50%. E i divari
territoriali si ampliano ulteriormente: nel Nord del Paese oltre il 60% degli
studenti raggiunge livelli almeno accettabili, mentre nel Centro-Sud meno della
metà supera la soglia di competenza.
E’ quanto certificato dalle prove INVALSI 2025 nella scuola secondaria di
secondo grado, che hanno coinvolto sia il secondo anno che l’ultimo anno delle
superiori. Per quanto riguarda la Matematica, la situazione è particolarmente
complessa nel Mezzogiorno, con il Lazio, la Campania, la Calabria e la Sicilia
dove circa il 60% degli studenti non raggiunge il livello di accettabilità, una
percentuale che arriva addirittura al 70% in Sardegna. In alcune regioni del
Nord invece la quota di studenti con competenze non adeguate resta sotto il 40%.
La quota di studenti della scuola secondaria di primo grado che raggiunge invece
almeno la soglia di accettabilità resta costante nel post-pandemia, ma le
differenze territoriali sono marcate: nel Centro-Nord circa il 62% degli
studenti mostra adeguate competenze, ma nel Mezzogiorno e nelle Isole tale
percentuale scende sotto la metà. Per la Matematica, invece, le differenze tra
le diverse aree del Paese sono oltremodo accentuate: nel Sud e nelle Isole, solo
4 studenti su 10 escono dal primo ciclo con competenze adeguate, mentre nel Nord
la percentuale supera il 60%. E il divario Nord-Sud si conferma già dalla
seconda classe della scuola primaria, con le regioni del Sud che fanno
registrare punteggi inferiori, anche tenendo conto della diversa composizione
della popolazione scolastica, in particolare per la presenza di studenti di
origine straniera.
Nel passaggio alla quinta primaria, le differenze addirittura si accentuano:
nelle regioni del centro e del Nord, gli alunni ottengono risultati
significativamente migliori rispetto ai coetanei del Mezzogiorno. Il rapporto
INVALSI sottolinea come sia proprio la scuola primaria ad essere il primo
presidio per contrastare la dispersione scolastica e le disuguaglianze. Infatti,
le differenze, anche se inizialmente contenute, risultano però già presenti e
tendono ad ampliarsi negli anni successivi. Per questo, occorrono interventi
mirati e personalizzati, a partire dalla fascia 0-6 anni, per garantire a tutti
gli studenti pari opportunità di apprendimento e colmare i divari che si
manifestano già nei primi anni di scuola. Qui tutti i dati:
https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=static&pag=materiale_approfondimento.
Di recente è stata presentata anche la ricerca condotta da Fondazione Agnelli e
Fondazione Rocca che approfondisce le molteplici dimensioni del preoccupante
fenomeno dei divari di apprendimento in Italia, con un focus sulla scuola
secondaria di II grado. Oltre due anni di scuola in meno: a tanto corrisponde in
media il divario di apprendimento in matematica tra uno studente della
secondaria di II grado del Sud e uno del Nord-Est. Da più di vent’anni rilevati
e confermati dall’Invalsi, ma anche dall’indagine internazionale Ocse-Pisa, i
divari di apprendimento degli studenti sono una criticità grave della scuola
italiana, con pochi eguali in Europa, un fenomeno che penalizza l’equità del
nostro sistema d’istruzione. Già presenti, ma ancora contenuti, nella scuola
primaria, i divari di apprendimento crescono nella scuola media e si amplificano
nella secondaria di II grado, dove la scuola non è più la stessa per tutti, ma
si divide in indirizzi (licei, tecnici, professionali). “L’indagine insieme alla
Fondazione Rocca – ha detto Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli –
ci fa capire più a fondo le cause dei divari di apprendimento, non fermandosi
alla manifestazione più visibile: i divari fra i territori. Abbiamo, ad esempio,
visto quanto contino nella secondaria di II grado le differenze che dipendono
dall’indirizzo di studio. Un impatto eccessivo, per limitare il quale sarebbe
bene, da subito, rafforzare nella scuola media l’orientamento alla scelta di
studio successiva, rendendolo sistematico e continuo nei tre anni, per portare
ogni studente e studentessa alla scelta più adeguata a capacità e interessi. In
prospettiva, serve forse ripensare la struttura didattica della scuola
superiore, per dare a tutti un più robusto e comune livello di competenze di
base, indipendentemente dall’indirizzo scelto”.
In definitiva, dall’indagine viene un invito a puntare sullo sviluppo di
un’autonomia “accompagnata” che – oltre a venire rafforzata da un riconosciuto,
anche sul piano degli incentivi, middle management della scuola a supporto della
dirigenza – proceda in modo differenziato e non generalizzato, che rischierebbe,
invece, di ampliare i divari. Le scuole da anni impegnate in un processo di
innovazione complessivo della didattica, degli ambienti di apprendimento, della
governance, con una maggiore autonomia sarebbero in grado, se sostenute e
monitorate, di aprire percorsi verso un nuovo modello scolastico a vantaggio
dell’intero sistema.
Qui l’indagine:
https://divariscolastici.it/wp-content/uploads/2025/05/Presentazione-Divari-Scolastici-in-Italia.pdf.
Giovanni Caprio