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Un radioso futuro di civilizzazione
Monumento a Cavallo Pazzo, nelle Black Hills cioè il colonialismo, il nostro avvenire dietro le spalle, di Francesco Masala Quando gli europei arrivarono in America, che ancora non si chiamava così, cedevano paccottiglie varie agli indigeni in cambio di oro e altre ricchezze, gli europei si credevano i più furbi del mondo. Quando gli indigeni di tutto il continente capirono
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Sorge il Quarto Reich mentre il popolo resiste
di Michael Leonardi,  CounterPunch, 20 febbraio 2026.   Fonte della fotografia: Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – Dominio pubblico Quando Marco Rubio è salito sul palco della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il 15 febbraio 2026 e ha pronunciato il suo elogio sdolcinato alla “civiltà occidentale”, la sala piena di leader europei si è alzata in piedi per una lunga e obbediente standing ovation. Quell’applauso non era per la diplomazia; era una sottomissione servile, uno spettacolo patetico di vassalli che applaudivano la propria sottomissione e complicità. Il discorso di Rubio, presentato come un appello al rinnovamento transatlantico, era un manifesto per il Quarto Reich: una rinascita fascista radicata nella bianchezza europea, nell’etnocentrismo e nell’allarmismo razzista, il tutto con il falso pretesto di difendere la “civiltà” dai barbari immaginari. L’ovazione ha messo a nudo il cuore marcio dell’alleanza: complice nella conquista neocoloniale e nel genocidio, desiderosa di perpetuare la supremazia razziale e terrorizzata dall’ascesa del Sud del mondo. La tesi centrale di Rubio era brutalmente semplice: l’Occidente è «una civiltà», legata da «secoli di storia condivisa, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza». L’ha esaltata come fonte dello “Stato di diritto, delle università e della rivoluzione scientifica”, invocando “Mozart e Beethoven, Dante e Shakespeare, Michelangelo e Da Vinci”: una litania di icone europee che omette convenientemente il debito dell’Illuminismo nei confronti della cultura islamica, il saccheggio del Rinascimento dalle terre colonizzate e i secoli di genocidio, schiavitù e sfruttamento che hanno costruito la ricchezza occidentale. La sua invocazione dei “soffitti a volta della Cappella Sistina e delle guglie torreggianti della grande cattedrale di Colonia” come testimonianza della “fede in Dio” è una retorica crociata etnocentrica, che riduce le civiltà non cristiane a note a piè di pagina, giustificando al contempo il dominio incessante in nome della “civiltà”. Il razzismo si è accentuato con l’attacco di Rubio alla migrazione di massa. Egli l’ha denunciata come una “crisi che sta trasformando e destabilizzando le società di tutto l’Occidente”, minacciando “la coesione delle nostre società, la continuità della nostra cultura e il futuro del nostro popolo”. Questo è il linguaggio della teoria della sostituzione dei bianchi: puro etnocentrismo, che dipinge i migranti non bianchi come una minaccia esistenziale alla purezza europea. Il controllo delle frontiere, ha insistito, è “un atto fondamentale di sovranità nazionale”, non xenofobia o odio. Eppure, nel contesto della Fortezza Europa – dove migliaia di migranti annegano nel Mediterraneo mentre l’Italia cerca di criminalizzare i soccorsi e il resto d’Europa se ne disinteressa – si tratta di un controllo neocoloniale: l’Occidente accumula le ricchezze rubate, respinge i diseredati che ha creato attraverso secoli di furti e colonialismo e li etichetta come invasori. La critica di Rubio alle istituzioni internazionali ha rivelato il disprezzo neocoloniale per l’uguaglianza globale. Ha deriso l’ONU definendola “impotente”, attribuendo alla “leadership americana” il merito di aver ‘risolto’ le crisi a Gaza, in Ucraina, in Iran e in Venezuela, attraverso bombe, forze speciali e forza unilaterale. L’ONU “non ha risposte e non ha praticamente svolto alcun ruolo”, ha commentato con sarcasmo, perché osa ritenere l’Occidente responsabile. Questo rifiuto della “equivalenza morale” è l’essenza dell’eccezionalità occidentale: regole per te, ma non per me. Il discorso ha appena menzionato la devastazione in corso a Gaza – oltre 600 palestinesi uccisi dopo il presunto “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025 – perché il punto non è mai stata la pace, ma la supremazia. Rubio ha affermato con fermezza che gli Stati Uniti stanno facendo tutto il possibile per neutralizzare il diritto internazionale e le istituzioni giuridiche come la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale, con il folle e delirante sionista evangelico e ambasciatore americano in Israele, Michael Huckabee, secondo il quale: “gli Stati Uniti stanno adottando misure attive per garantire che le nefaste istituzioni giuridiche internazionali non possano applicare il diritto internazionale a coloro che difendono il loro paese e la loro causa”, ignorando completamente le conclusioni di un probabile genocidio a Gaza, perché secondo le credenze di questi fanatici, il genocidio del popolo palestinese a Gaza e in tutta quella che chiamano “Giudea e Samaria” è una causa giusta e legittima voluta dal Signore. La risposta dell’Europa è stata, come prevedibile, debole. La standing ovation di leader come il tedesco Friedrich Merz e il francese Emmanuel Macron è stata la confessione dell’Europa: non ha mai veramente ripudiato il colonialismo, ma lo ha semplicemente rinominato, esternalizzato e mascherato con la retorica dei diritti umani fino a quando la maschera non è stata nuovamente strappata. La Germania arma Israele mentre Annalena Baerbock, ora presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nasconde i massacri dietro la retorica dell’“autodifesa”; Francia, Austria, Italia e Germania collaborano con gruppi di facciata sionisti israeliani come UN Watch per diffamare Francesca Albanese definendola “scandalosa” per aver rivelato la verità; l’Italia spedisce componenti di armi della Leonardo a Israele mentre il governo Meloni promuove leggi IHRA per criminalizzare il BDS e le critiche all’apartheid. Questa è la nuova internazionale fascista unita in deliri suprematisti, che scatena la repressione in tutto il mondo occidentale mentre minaccia guerre e conquiste all’estero. La crescente repressione è la firma del Quarto Reich. Dalle esecuzioni a sangue freddo dell’ICE in Minnesota – che ha ucciso Renee Good e Alex Pretti in pieno giorno – alla repressione del dissenso in tutta Europa, il cappio si stringe. In Germania, le proteste a favore della Palestina sono accolte con brutale violenza da parte della polizia e etichettate come “antisemite”; in Francia, gli attivisti del BDS rischiano il carcere; in Italia, i decreti sulla sicurezza di Meloni criminalizzano i blocchi stradali e le azioni di solidarietà; nel Regno Unito, il governo britannico promette ulteriori persecuzioni contro Palestine Action, nonostante le recenti sentenze dei tribunali a loro favore. Questa è la macchina del neofascismo: mettere a tacere i critici, armare gli oppressori e chiamarla “civiltà”. Il fraudolento “Board of Peace” di Trump è la farsa suprema: un cartello immobiliare criminale di sionisti sostenitori del genocidio mascherati da diplomatici. Una cricca di 25 paesi e un consiglio esecutivo composto da Jared Kushner, Marco Rubio, Steve Witkoff, Tony Blair, Marc Rowan, Ajay Banga e altri, richiede donazioni per 1 miliardo di dollari per il rinnovo dell’adesione e conferisce a Trump i poteri di “presidente a vita”. Israele ha aderito l’11 febbraio 2026, durante la visita di Netanyahu a Washington, sfidando i mandati dell’ICC per genocidio. Il Board nega ai palestinesi qualsiasi potere o diritto all’autodeterminazione, riducendoli a soggetti passivi per la “ricostruzione” senza sovranità o giustizia. È il colonialismo 2.0: un impero pay-to-play [paga per giocare], con la terra e le risorse di Gaza in palio sotto le spoglie della pace. Il Quarto Reich non è una teoria cospirativa. È la fusione del colonialismo occidentale, del neofascismo e della supremazia dei coloni sionisti in una macchina globale che affama Gaza, ruba le risorse del Venezuela, minaccia la guerra all’Iran, mette a tacere il dissenso e smantella il diritto internazionale. Il manifesto di Rubio a Monaco è il suo grido di battaglia: un falso pretesto di “civiltà occidentale” per giustificare la conquista genocida, il razzismo e l’etnocentrismo. La standing ovation è stata patetica, obbediente, servile: i vassalli dell’Europa che applaudono le proprie catene. Per quelli di noi abbastanza lucidi da riconoscere ciò che sta accadendo, e siamo milioni in tutto il mondo, l’unica opzione è continuare la resistenza organizzata. L’ovazione a Monaco avrà anche riecheggiato nella sala, ma le voci degli oppressi riecheggeranno più a lungo. Gli imperi cadono. Il popolo si ribella. Michael Leonardi vive in Italia e può essere contattato all’indirizzo michaeleleonardi@gmail.com https://www.counterpunch.org/2026/02/20/the-fourth-reich-rises-while-the-people-resist/ Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
February 20, 2026
Assopace Palestina
Il Venezuela tra l’incudine e il martello dopo l’attacco Usa: la legge venezuelana sugli idrocarburi – di Angelo Zaccaria
In questo articolo, Angelo Zaccaria, già autore di un libro sull'esperienza chavista in Venezuela (La revolucion bonita. Viaggio a tappe nel Venezuela di Hugo Chavez, Colibrì, 2019), discute la nuova legge organica sugli idrocarburi, frutto di un accordo tra la nuova dirigenza del paese e l'amministrazione Trump. Se da un lato, obiettivo della presidente [...]
February 19, 2026
Effimera
Chi è Marco Rubio? Il background del Segretario di Stato USA che i media mainstream nascondono
L’attuale capo della diplomazia degli Stati Uniti e massima autorità del Consiglio di sicurezza nazionale si chiama Marco Antonio, in onore del fedele seguace di Giulio Cesare, sebbene la loro genealogia non sia la stessa. Sia i genitori che i suoceri sono cubani che hanno lasciato l’isola, manifestando un indicibile risentimento verso la Rivoluzione cubana, al quale si è aggiunto, più tardi, un disprezzo nascosto verso qualsiasi governo latinoamericano e/o caraibico che partecipi ad una visione sovrana o sia contrario all’arroganza degli Stati Uniti. Marco Rubio è nato nel 1971 a Miami; Visse parte della sua adolescenza a Las Vegas, dove i suoi genitori furono assunti dai mafiosi Meyer Lansky e Lucky Luciano, che dovettero abbandonare frettolosamente i loro casinò dell’Avana. Questa affinità familiare con il mondo della malavita non abbandonerà mai Narco Rubio durante i suoi 54 anni di vita. Lui e la sua famiglia saranno attraversati da una cronologia di eventi che i grandi media aziendali si rifiutano di compilare. A partire dagli anni ’60 Miami divenne uno dei centri di distribuzione della droga più importanti degli Stati Uniti, grazie al know-how fornito dai fuggitivi cubani. Da quel momento in poi, il tasso di criminalità a Miami aumentò del 60%, creando infine, secondo i dati ufficiali, “il più importante quartier generale della criminalità organizzata negli Stati Uniti”. In questo contesto, la famiglia Rubio riuscì a prosperare, grazie al lodevole lavoro del cognato, Orlando Cicilia, che si arricchì commerciando cocaina importata dalla Colombia, utilizzando dei serpenti che trasportavano chili di droga in tutto il loro corpo. L’intervento dell’FBI che ha arrestato il cognato di Rubio ha chiamato l’operazione Operazione Cobra, in riferimento all’utilizzo dei serpenti per il traffico di droga. Cicilia,che il Miami Herald identificò come il capo della banda, fu condannato a 25 anni di carcere nel 1989, ma fu rilasciato nel 2002, grazie alla sua collaborazione con le forze di sicurezza. I proventi dei crimini raccolti dal cognato furono stimati in 80 milioni di dollari, ma non furono mai recuperati. I giornalisti di Miami assicurano che l’attuale capo della diplomazia è riuscito a ottenere finanziamenti familiari per le sue diverse campagne elettorali. Questa era probabilmente la forma di punizione nei confronti di Rubio, che da adolescente era stato uno di quelli incaricati di guadagnarsi da vivere – secondo il suo biografo Manuel Roig-Franzia – assemblando l’imballaggio in cui venivano trasportati i serpenti. Le trattative affinché Cicilia diventasse collaboratrice della DEA furono promosse dal procuratore Dexter Lehtinen, che ottenne la collaborazione del cognato di Rubio per giustificare l’invasione di Panama, uccidendo 517 persone e rapendo Manuel Antonio Noriega nel 1989. In quell’occasione, Lehtinen ricompensò il giovane Rubio – uno di coloro che avevano convinto suo cognato – con uno stage nell’ufficio di sua moglie, deputata. Ileana. Ros-Lehtinen, la prima deputata cubano-americana, che da allora diventò la madrina politica dell’attuale Segretario di Stato. Due anni dopo, Rubio si unì alle squadre tecniche di Lincoln Díaz-Balart, un altro dei grandi riferimenti dei vermi di Miami, insieme al suo caro amico David Rivera, che fu denunciato, anni dopo, per frode elettorale dopo aver ottenuto un seggio al Congresso. Dopo aver lavorato con Rubio negli uffici di Díaz-Balart, lavorò nel cosiddetto Ufficio di Radiodiffusione Cubana, incaricato di diffondere la propaganda antirivoluzionaria e come appaltatore dell’USAID. Secondo Melanie Sloan, direttrice dell’organizzazione Citizens for Responsibility, Rivera “deve essere il membro più corrotto del Campidoglio”, nonostante sia stato costantemente difeso da Rubio. Il fatto è che entrambi hanno storie e complicità comuni per essere stati finanziati da Scott Steinger, un uomo d’affari condannato a 20 anni di prigione per aver promosso uno schema Ponzi che ha fatto più di mille vittime, per un totale di 1,2 miliardi di dollari di frode, e per aver riciclato i beni della droga colombiana. Entrambe le loro campagne hanno ricevuto anche contributi da Alan Mendelsohn, condannato per riciclaggio di beni del traffico di droga. Non era l’unica cosa che li univa: partecipavano anche ad un flagrante esproprio degli indiani Seminole, limitando una delle loro fonti di sussistenza. Le indagini dimostrano che entrambi i deputati hanno avvantaggiato i loro sostenitori della campagna elettorale, uomini d’affari del gioco d’azzardo, per imporre poteri ingiusti alle popolazioni indigene. Tuttavia, l’FBI ha deciso di non indagare su entrambi i legislatori perché il loro budget dipendeva dal sostegno repubblicano. Le agenzie di sicurezza avevano deciso di interrompere le indagini sui retroscena dei contributori Steinger e Mendelsohn e sull’acquisto di voti legati ai casinò, perché i repubblicani minacciavano di mettere in discussione il bilancio dell’FBI al Congresso. I pubblici ministeri, da parte loro, hanno evitato di indagare se Rubio fosse su un percorso politico in ascesa. I legami tra Rivera e Rubio coincidono con la colossale appropriazione indebita della compagnia statale CITGO, appartenente alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. Secondo le denunce trapelate da ex funzionari della sede texana di quella compagnia petrolifera, Rivera avrebbe svolto attività fraudolente, in connivenza con Rubio, mentre lavorava in quella società, su raccomandazione del suo caro amico. L’allora tesoriere della CITGO Petroleum Corporation – una filiale della PDVSA negli Stati Uniti –, Gina Coon, assicurò di avere documenti, e-mail, messaggi WhatsApp e audio che confermerebbero le operazioni criminali perpetrate da Rivera e Rubio. Nonostante figure influenti del Partito Repubblicano della Florida abbiano tentato di ostacolare le indagini del Dipartimento di Giustizia, l’ex membro del Congresso della Florida David Rivera è stato arrestato ad Atlanta, in Georgia, nel dicembre 2022, accusato dai pubblici ministeri di diverse accuse, tra cui quella di aver lavorato illegalmente come “agente straniero” (legge FARA). L’accusa si riferisce ad un “Senatore 1” dello Stato della Florida. In quel periodo c’erano solo due deputati nella Camera Alta di quello Stato: Rick Scott e Marco Rubio. Il 29 marzo 2025, Venezuela News ha riferito che Alejandro Terán, direttore dell’Associazione Latinoamericana degli Imprenditori Petroliferi, in Texas, ha dichiarato che Rubio ha ricevuto contributi illegali dalla Fondazione gestita da Juan Guaidó. Terán li ha anche accusati di essere lobbisti della ExxonMobil, una delle società che Trump e il suo Segretario di Stato cercano di reintrodurre in Venezuela. Il legame tra i due è sempre stato simbiotico. Nel 2005 acquistarono insieme una proprietà per ospitare la sede del loro partito. A quel tempo, Rivera era conosciuto come “l’imbroglione” e “il boia”. Entrambi furono identificati come la “coppia d’oro”, finché uno di loro cominciò ad essere conosciuto come “Narco Rubio”. Altre info su Marco Rubio: > Marco Rubio: un criminale e ingannatore nel sistema mediatico > Ma chi è Marco Rubio? Origine del suo odio irrazionale verso Cuba > Il mitomane Marco Rubio > Il fallimento di Marco Rubio > Il narcotraffico in America Latina e lo stratagemma di Marco Rubio > Marco Rubio: l’artefice della politica anticubana di Trump e il suo impatto > sull’America Latina > Marco Rubio e la sua ossessione eliminare le brigate mediche cubane > Punire la solidarietà, punire l’umanità: l’ossessione morbosa di Marco Rubio > contro le missioni mediche cubane > Marco Rubio dovrebbe guardare al suo Paese e non a Cuba.     Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
January 24, 2026
Pressenza
I militari Usa soffocano l’America latina
Lo scopo della militarizzazione è duplice: ridurre il conflitto sociale e tutelarsi di fronte alla Cina di David Lifodi Immagine ripresa da https://periodicoopcion.com/ Ormai in America latina le truppe statunitensi si sentono a casa. Oltre alla pressione costante esercitata sul Venezuela sfociata nell’aggressione contro Caracas, è sempre maggiore il numero di paesi che, in alcuni casi, concedono senza alcun problema
January 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Appello di Delcy Rodriguez: “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere”. Venezuela verso lo stato di emergenza contro aggressione USA
Nicolas Maduro, a fine dicembre 2025, avrebbe rifiutato un ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di lasciare l’incarico e andare in esilio dorato in Turchia. Lo riferisce il New York Times citando diverse fonti americane e venezuelane coinvolte nei colloqui di transizione. Dopo la cattura arbitraria e illegale del Presidente venezuelano Nicolas Maduro – in violazione del diritto internazionale e dell’immunità personale assoluta (ratione personae) di cui godono i capi di Stato in carica dalla giurisdizione penale di altri Stati – la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez di assumere ad interim la presidenza. “Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez” – ha dichiarato Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e Ministro della difesa del Venezuela, aggiungendo – “Le forze armate del Venezuela hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all’ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino”. Il segretario di Stato USA Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia “la presidente legittima del Venezuela” poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo l’attuale governo. In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone “che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti”, ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo socialista bolivariano “che deriverà da un periodo di transizione e da un’elezione”, nonostante secondo Rubio sia prematuro parlare di elezioni in Venezuela. Rubio ha aggiunto di “essere molto coinvolto” nella transizione nel Paese. Gli Stati Uniti collaboreranno con i funzionari venezuelani “se prenderanno le decisioni giuste”, ha dichiarato Rubio in una serie di interviste ai network americani. “Il petrolio è fondamentale per il futuro del Venezuela”, ha aggiunto Rubio osservando di non attendersi che la transizione avvenga in poche ore: “queste sono cose che richiedono tempo”. Interessante infatti è stato scoprire che la Premio Nobel per le guarimbas – la fascista Maria Corina Machado – si sia subito proposta a Trump in quanto pronta a governare come “Presidente del Venezuela”, ma che Trump abbia declinato in quanto ‘non ha il sostegno necessario’. Questa è una grande ammissione dell’Amministrazione USA, che di fatto riconosce l’assoluta assenza di consenso verso la Machado. In qualche modo riconosce anche che la Machado sia un personaggio divisivo nella società venezuelana e che non avrebbe mai potuto vincere le elezioni presidenziali del 2024, nemmeno con il suo delfino Edmundo González Urrutia, senza consenso elettorale. La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez – secondo ANSA – avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell’industria petrolifera, cruciale per il Venezuela e questo li avrebbe convinti che possa essere una sostituta accettabile di Nicolas Maduro. Secondo l’articolo del New York Times, gli intermediari avrebbero convinto l’amministrazione USA che Rodriguez avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese. “Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un’idea di chi sia e di cosa faccia” – ha detto un alto funzionario anonimo statunitense, riferendosi a Rodríguez – “Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui”, ha aggiunto il funzionario, riferendosi a Maduro. Non si capisce quale attendibilità o funzione di “doppio gioco” abbiano queste dichiarazioni, ma sta di fatto che Trump, preferisce un’avversaria capace piuttosto che un’alleata senza consenso. Trump, spiega il Nyt, non aveva mai mostrato simpatia per la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. Nonostante ciò, a partire da questo presupposto, Trump è già ricorso –  in un’intervista a The Atlantic, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg – alle minacce contro la Presidente vicaria: “Se Delcy Rodriguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”. Nonostante la condanna pubblica dell’attacco da parte di Rodríguez –  secondo altre informazione ambigue pubblicate da ANSA – un alto funzionario statunitense ha affermato che è troppo presto per trarre conclusioni sul suo approccio e che l’amministrazione rimane ottimista sulla possibilità di collaborare con lei. Rodríguez è riuscita a stabilizzare l’economia venezuelana dopo anni di crisi e ad aumentare lentamente ma costantemente la produzione di petrolio del Paese, nonostante l’inasprimento delle sanzioni statunitensi: un’impresa che le è valsa persino il rispetto, seppur riluttante, di alcuni funzionari americani. Mentre Trump affermava di “gestire la transizione democratica in Venezuela” e i media mainstream occidentali veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano; Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores, ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo, che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare. A dimostrarlo sono state le oceaniche manifestazioni a Caracas in questi giorni in sostegno a Maduro, alla Rodriguez e al loro governo chavista. Delcy Rodriguez, Presidente vicario del Venezuela, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: «Il Venezuela riafferma la sua vocazione di pace e di convivenza pacifica. Il nostro paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un contesto di rispetto e cooperazione internazionale. Crediamo che la pace globale si costruisca assicurando prima la pace di ogni nazione. Riteniamo prioritario procedere verso un rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA. e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza. Questi principi guidano la nostra diplomazia con il resto dei paesi del mondo. Estendiamo l’invito al governo americano a lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura. Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la situazione del presidente Nicholas Maduro ed è quella di tutto il Venezuela in questo momento. Questo è il Venezuela in cui credo, a cui ho dedicato la mia vita. Il mio sogno è che il Venezuela sia una grande potenza dove tutti i venezuelani e i venezuelani ci incontreranno bene. Il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo, alla sua sovranità e al futuro. Delcy Rodriguez, presidente incaricato della Repubblica bolivariana del Venezuela» Un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, fondata sulla “filosofia del dialogo”. Non stiamo parlando di una sprovveduta, stiamo parlando di una donna che, a gennaio 2025 al Congresso Mondiale Antisfascista a Caracas, prende la parola rivolgendosi alla classi popolari, agli indigeni, ai politici e ai giovani, chiedendo di creare un movimento popolare mondiale, capace di contrastare fascismo, colonialismo e imperialismo, e di denunciare le ingiustizie, come il massacro del popolo palestinese. Invita a lottare contro le organizzazioni fasciste in tutto il mondo, dall’Europa all’America Latina, sottolineando l’esempio del popolo cubano, che ha resistito con dignità e coraggio attraverso la rivoluzione. Rodriguez sa di cosa stava parlando: suo padre Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Liga Socialista, morì a soli 34 anni dopo essere stato sequestrato dalla CIA nel 1976, consegnato alla Polizia Politica e torturato fino alla morte sotto il governo autoritario e repressivo di Carlos Andrés Perez. Delcy era solo una bambina quando il corpo morto di suo padre venne restituito alle famiglia. Anche oggi lei si trova a lottare contro l’imperialismo e le interferenze esterne: lei stessa è stata sanzionata per il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Maduro – oltre che dagli Stati Uniti – da Canada e dalla “neutrale” Svizzera, mentre l’UE l’ha inserita nella lista nera delle sanzioni Ue sin dal 2018. Nell’occasione del Congresso Mondiale Antifascista che Rodriguez indicò i responsabili del blocco economico: fascisti che chiedono a Washington di imporre restrizioni al proprio popolo. “Quando la proprietà dello Stato non appartiene al popolo ma a un singolo individuo, questo è fascismo. Il futuro dovrà sempre essere antimperialista. Viva il Venezuela! Viva!” – affermava Rodriguez. Per questo motivo, uno dei primi provvedimenti del suo governo – come da ordinamento costituzionale venezuelano – ha approvato il decreto di eccezione n. 5200 per difendersi dall’aggressione USA. Il decreto è stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale, conferisce ampi poteri al potere esecutivo e ordina alle forze di sicurezza di ricercare e catturare “qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno” della aggressione USA contro il Paese. Il documento, già firmato da Nicolás Maduro, è stato condiviso e controfirmato dalla presidente vicaria, Delcy Rodríguez. Questo decreto, che ha forza di legge, stabilisce una validità iniziale di 90 giorni, rinnovabile per un periodo uguale, e stabilisce misure eccezionali volte a preservare l’ordine interno, la sicurezza dello Stato e il funzionamento istituzionale in difesa da una aggressione militare esterna. Tra le disposizioni centrali, l’articolo 5 incarica gli organi di polizia nazionale, statale e municipale di intervenire immediatamente nell’identificazione, cattura e perseguimento delle persone che sono promuovono o  sostegno l’aggressione USA. Il testo indica che tali azioni devono essere svolte nel rispetto del giusto processo e del diritto alla difesa, nonostante la dichiarazione di eccezione. Il decreto ordina inoltre la militarizzazione delle infrastrutture dei servizi pubblici , dell’industria petrolifera e di altre industrie statali di base, e sottopone temporaneamente il personale al regime militare. Essa autorizza inoltre l’Esecutivo a requisire i beni ritenuti necessari per la difesa nazionale e a sospendere e limitare temporaneamente i diritti, pur mantenendo garanzie considerate inviolabili, come il diritto alla vita e al giusto processo. Questo il background di chi governa attualmente il Venezuela, in continuità democratica con il governo Maduro.   Ulteriori fonti: https://www.farodiroma.it/il-venezuela-agli-stati-uniti-dialogo-non-guerra-appello-di-delcy-rodriguez-in-una-crisi-che-ferisce-il-mondo-caracas-attonita-davanti-al-bivio-geopolitico-la-pace-e/ Lorenzo Poli
January 6, 2026
Pressenza
Cartel de los Soles, la menzogna del “narco-Stato” come giustificazione di guerra contro il Venezuela
Spesso come argomentazione per sostenere che la Rivoluzione Bolivariana è una “dittatura criminale”, si afferma che il Venezuela sia un “narco-Stato” che inonda gli Stati Uniti di cocaina. Notizia veicolata sia dalla propaganda neocoloniale occidentale (USA ed europea) e spesso cavalcata dalle destre venezuelane in funzione anti-chavista, come successo nelle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Tutto nacque quando il Comandante Hugo Chavez, notoriamente astemio, rivelò nel 2008 di masticare abitualmente pasta di foglie di coca, una sorta di chewgum tradizionale ed artigianale tipica dell’America Latina che – chiunque voglia tenersi lontano da pregiudizi e stereotipi razzisti e colonialisti – sa essere una delle tante usanze quotidiane delle popolazioni nuestramericane.  Durante un discorso lungo quattro ore dinnanzi all’Assemblea Nazionale, Chavez affermò: «Mastico coca ogni giorno, al mattino (…) e guardate come sto. (…) Ve la consiglio» – mostrando i bicipiti agli interlocutori e dichiarando chiaramente che come Fidel Castro gli inviava «il gelato Coppelia e molte altre cose» che gli arrivavano «regolarmente dall’Havana», così anche il presidente Boliviano Evo Morales lo omaggiava di «pasta di coca». Gli indigeni boliviani e peruviani masticano foglie di coca regolarmente, come stimolante, regolatore della pressione, per non sentire la fame e durante i rituali ancestrali del culto di Pachamama, essendo tutto questo consentito dalla legge. Spiegava a tal riguardo il Miami Herald – quotidiano statunitense pubblicato a Miami dal 1903 di proprietà della The McClatchy Company – che la “pasta di coca” è un prodotto semiraffinato, che determina assuefazione e che viene fumata come il basuco, ovvero il residuo dell’estrazione della cocaina base, di pessima qualità e altamente nocivo[3]. Eppure, a partire da folkloristiche dichiarazioni di analisti colombiani e venezuelani, per l’Occidente colonialista, razzista e ignorante questo era simbolo dell’avallo di Chavez alla cocaina, nonché la prova che il Venezuela Bolivariano fosse un “narco-Stato” e persino “un atto illegale da parte di un capo di stato”. Ne seguirono dichiarazioni schizofreniche da parte di personalità legate a Miami e alla destra venezuelana: «È un altro segnale che Chavez ha perso completamente il senso del limite» – ha commentato Anibal Romero, docente di scienze politiche all’università di Caracas, aggiungendo – «Dimostra che Chavez è fuori controllo». «Nel momento in cui afferma di consumare pasta di coca, ammette di consumare una sostanza che è illegale, tanto in Bolivia che in Venezuela» – affermò Hernan Maldonado, osservatore politico boliviano residente a Miami, aggiungendo – «Di più, si tratta di una vera e propria accusa a Morales di essere un narcotrafficante» per avergli invitato la pasta di coca. La realtà era molto diversa. I governi di Hugo Chavez si sono contraddistinti per la lotta al narcotraffico, sull’onda di quella che è stata la ferrea e intransigente lotta intrapresa ormai da decenni dal socialismo cubano contro la droga che periodicamente viene ribadita[4]. Basta recarsi in Venezuela per vedere con i propri occhi il lavoro anti-droga da parte della Polizia Bolivariana negli aeroporti. Più volte in passato agenti DEA e FBI hanno espresso ammirazione verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha sempre seguito il modello anti-droga cubano inaugurato da Fidel Castro in persona attraverso cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. Il mito secondo cui il Venezuela è un “narco-Stato” fu sfatato dall’Ufficio di Washington in America Latina (WOLA) – un think tank di Washington che generalmente sostiene le operazioni di regime-change degli Stati Uniti nella regione – nonché dalla FAIR, 15 y Ultimo, Misión Verdad, Venezuelanalysis e altri enti e siti di giornalismo investigativo. Maduro venne definito da Trump “il narcotrafficante più potente al mondo”, oltre ad essere accusato di armonizzare quello che sarebbe il Cartel de los Soles, un presunto super-cartello della droga che permetterebbe al governo venezuelano di arricchirsi. Secondo questa narrazione, il governo venezuelano avrebbe messo in atto un complotto per inondare gli Stati Uniti con “qualcosa come 200-250 tonnellate di cocaina”. Sebbene tale cifra appaia alta, è importante sapere che gli Stati Uniti sono il maggiore consumatore mondiale di cocaina; la Colombia è il maggiore produttore; e che il Venezuela non coltiva coca, non produce cocaina e, secondo le cifre del governo nordamericano, meno del 7% del totale della droga dal Sud America transita in Venezuela e che meno del 10% del traffico globale di cocaina attraversa il Paese[5], come mostrano le mappe sotto (la regione dei Caraibi orientali comprende la penisola di Guajira in Colombia). Queste mappe, prodotte rispettivamente da Drug Enforcement Agency e Comando Meridionale degli Stati Uniti, sollevano immediatamente dubbi sul perché il Venezuela sia il Paese preso di mira. Pino Arlacchi, già sottosegretario generale dell’ONU e direttore dell’UNDCCP (ufficio ONU per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), ha affermato nel 2019: «La notizia dell’incriminazione del Presidente Maduro e di membri del suo governo per traffico di droga mi ha lasciato senza parole. Osservando la persecuzione contro il Venezuela ne ho viste tante, ma sinceramente non pensavo che l’associazione per delinquere al potere negli Stati Uniti si spingesse fino a questo punto. Dopo aver fatto una rapina da 5 miliardi di dollari delle risorse finanziarie del Venezuela depositate nelle banche di 15 paesi. Dopo aver messo in atto un blocco dell’intera economia del paese tramite sanzioni atroci, rivolte a colpire la popolazione civile per spingerla a ribellarsi (senza successo) contro il suo governo. E dopo un paio di falliti tentativi di colpo di stato, ecco la mossa finale, la calunnia più infamante. Il colpo è talmente fuori misura che non penso abbia conseguenze di rilievo. Né le Nazioni Unite, né l’Unione europea, né la maggioranza degli Stati del pianeta che lo scorso settembre hanno votato a favore dell’attuale esecutivo del Venezuela e del suo Presidente durante l’Assemblea generale dell’ONU, daranno il minimo peso a questo episodio di guerra asimmetrica. Non succederà nulla perché non esiste la minima prova a sostegno della calunnia secondo cui il Venezuela ha inondato gli Stati Uniti di cocaina negli ultimi anni. Sono rimasto interdetto anche perché mi occupo di anti-droga da una quarantina di anni, e non ho mai incontrato il Venezuela lungo la mia strada. Prima, durante e dopo il mio incarico di Direttore esecutivo dell’UNODC (1997-2002), il programma antidroga dell’ONU, non ho mai avuto occasione di visitare quella nazione perché il Venezuela è sempre stato al di fuori dei maggiori circuiti del traffico di cocaina tra la Colombia – il principale paese produttore – e gli USA, il principale consumatore. Non esiste se non nella fantasia malata di Trump e soci alcuna corrente di commercio illegale di narcotici tra Venezuela e Stati Uniti». Era lo stesso Arlacchi che invitava a consultare le due fonti più importanti sul tema: il World Drug Report 2019, ovvero l’ultimo rapporto UNODC sulle droghe[6]; e il National Drug Threat Assessment del dicembre 2019, documento della DEA, la polizia antidroga americana[7]. Secondo quest’ultimo, il 90% della cocaina introdotta negli USA proviene dalla Colombia, il 6% dal Peru e il resto da origini sconosciute. “Se in quel 4% rimanente ci fosse stato anche il profumo del Venezuela, esso non sarebbe passato inosservato. Ma è il rapporto ONU che fornisce il quadro più dettagliato, menzionando il Messico, il Guatemala e l’Ecuador come le sedi di transito della droga verso gli Stati Uniti. E l’assessment della DEA cita i celebri narcos messicani come i maggiori fornitori del mercato USA” – sottolineava Arlacchi. Nel 2020 il Dipartimento di Stato USA, durante l’Amministrazione Trump, stabilisce vergognosamente una taglia da 15 milioni di dollari sulla testa del Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro Moros, offrendola a chi avrebbe collaborato al suo arresto. Maduro viene accusato – dagli USA – di essere il capo di un «narco-Stato» che, in collaborazione con una fazione dissidente delle Farc colombiane, era responsabile di «inondare gli Stati Uniti di cocaina». Durante l’amministrazione “democratica” di Joe Biden, la taglia passa dai 15 ai 25 milioni. Nel 2020, lo stesso Arlacchi, intervistato da Ruggero Tantulli per IlPeriodista, affermava che le accuse di narcotraffico e di narcoterrorismo al Presidente Nicolas Maduro e al Venezuela Bolivariano erano “spazzatura politica”: «Sono accuse assurde. Mi occupo di droga da più di 40 anni, ho scritto un po’ di libri sul tema e sono stato ai vertici dell’antidroga mondiale. Non mi è mai capitato di dovermi occupare di Venezuela e non l’ho mai visitato quando ero all’Onu perché non ce n’era bisogno. Sono falsità clamorose: non c’è un solo rigo sul traffico di droga dal Venezuela agli Usa nei documenti americani e dell’Onu. Sono andato a rileggere tutti gli ultimi rapporti della Dea (Drug Enforcement Administration, ndr). L’ultimo è di tre mesi fa. La produzione e le rotte sono quelle classiche». Affermava Arlacchi: «La produzione mondiale di cocaina è, grosso modo, così ripartita: in Colombia il 70%, in Perù il 20% e in Bolivia il restante 10%. La mediazione per arrivare negli Stati Uniti, che sono il principale mercato di consumo del mondo, avviene attraverso i narcos messicani, ma questo lo sanno anche i bambini. Dal lato del Pacifico ma anche dei Caraibi. Una rotta più marginale, poi, passa per Ecuador e Guatemala, quindi per l’America centrale. Ma questi sono tutti dati conosciutissimi, infatti nessuno sta prendendo sul serio queste accuse, nemmeno chi è contro Maduro». Secondo Arlacchi si trattava dell’ennesimo tentativo di ingerenza e di colpo di stato: «E’ una guerra non convenzionale. Gli americani non possono più fare colpi di stato “alla vecchia maniera” con la Cia e i marines, anche perché Maduro ha un ottimo sistema di intelligence e protezione personale. Tentativi, comunque, ne sono stati fatti e ne vengono fatti, ma senza successo. Gli Usa non riescono a sottomettere il Venezuela anche perché con Guaidó hanno scelto una strategia totalmente sbagliata. Juan Guaidó è adesso totalmente isolato. Il blocco economico e finanziario non sta portando alla ribellione contro il governo. Scartata l’invasione militare, quindi, non resta che il character assassination, l’assassinio morale. Ma queste accuse sono un colpo a vuoto per qualunque osservatore obiettivo, un colpo che finirà per rafforzare l’idea che il Venezuela sia vittima di una aggressione da parte degli Stati Uniti». L’11 agosto 2024 l’ANSA pubblicava una notizia insolita: “Gli Stati Uniti stanno tenendo una serie di colloqui segreti per convincere il presidente venezuelano Nicolas Maduro a lasciare il potere in cambio della grazia. Lo riferiscono fonti informate al Wall Street Journal secondo le quali l’amministrazione Biden ha messo “tutto sul tavolo” per convincere il leader venezuelano ad andarsene prima della fine del suo mandato a gennaio. Maduro deve affrontare una serie di incriminazioni da parte del dipartimento di Giustizia americano e nel 2020 gli Usa hanno messo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.”[1] Oltre a propagandare la bufala del “narco-Stato”, l’ANSA e i media mainstream atlantisti ed occidentali hanno diffuso l’idea che ci fosse in atto una trattativa tra USA e il governo bolivariano affinchè Maduro lasciasse la presidenza in cambio della cancellazione della taglia sulla sua testa. La notizia della presunta trattativa oltre ad essere falsa, era stata smentita anche dalla stessa Casa Bianca che ha definito “falsa” la notizia rilanciata, precedentemente, dal Wall Street Journal (WSJ)[2]. Lunedì 19 agosto 2024, è stato proprio il Dipartimento di Stato USA, nella figura del vice portavoce principale Vedant Patel, a smentire categoricamente la falsa notizia di una amnistia per Maduro e per altri alti funzionari venezuelani. Ancora una volta emergono le falsità e la guerra mediatica contro il Venezuela. Anche la Casa Bianca smentisce ma non rinuncia alla sua azione destabilizzatrice contro il Presidente Maduro e la Costituzione Bolivariana del Venezuela. Ad agosto 2025, gli Stati Uniti raddoppiano assurdamente – in contrasto con il diritto internazionale – la ricompensa offerta a chiunque fornisca informazioni utili all’arresto del presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sul suo Ministro dell’Interno affinché possano essere processati per “traffico di droga e corruzione”. La taglia passa da 25 a 50 milioni di dollari. La decisione di raddoppiarla è stata annunciata dal procuratore generale Pam Bondi, alla quale il Ministro degli Esteri di Caracas Yvan Gil ha risposto definendo la scelta “patetica” e “propaganda politica”, usata dagli Stati Uniti per distrarre l’opinione pubblica dal caso Jeffrey Epstein. Il fine inoltre è incolpare il Venezuela Bolivariano dell’immissione negli Usa di cocaina tagliata con fentanyl. Dichiarazioni nuovamente assurde che nonr ispecchiano i dati ufficiali mondiali sul traffico di droga. Come afferma Arlacchi in un recente articolo su Il Fatto Quotidiano (ripubblicato da Pressenza Italia): “Il Rapporto Onu 2025, recentemente pubblicato, è di una chiarezza cristallina: solo una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il Venezuela nel suo cammino verso Usa ed Europa. Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali. Il documento non fa altro che confermare i 30 rapporti annuali precedenti, che non parlano del narcotraffico venezuelano perché questo non esiste.” (Foto di Infografica da Limes narcotraffico Sud America) I dati sono chiari: solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Afferma Arlacchi: “Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala. Sì, avete letto bene: il Guatemala è un corridoio di droga sette volte più importante di quello che dovrebbe essere il temibile “narco-Stato” bolivariano. Ma nessuno ne parla perché il Guatemala è a secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio. Il paese ne produce lo 0,01% del totale globale.” Anche il Rapporto Europeo sulle Droghe 2025 dell’Unione Europea, basato su dati reali e non su wishful thinking geopolitici, non cita neppure una volta il Venezuela come corridoio del traffico internazionale di droga, e ignora del tutto il Cartel de los Soles. Secondo il Rapporto Europeo, la cocaina è la seconda droga più usata nei 27 paesi Ue, ma le sue fonti principali sono chiaramente identificate: Colombia per la produzione, America centrale per lo smistamento, e varie rotte attraverso l’Africa occidentale per la distribuzione finale. In questo scenario, Venezuela e Cuba non ci sono. L’Europa ha bisogno di dati affidabili per proteggere i suoi cittadini dalla droga, quindi produce studi accurati. Gli Usa hanno bisogno di giustificazioni per il loro bullismo petrolifero, quindi producono propaganda mascherata da intelligence. Eppure, anche le menzogne USA hanno un limite: quando sono smentite dalle sue stesse istituzioni anti-droga. I Rapporti della DEA 2024 e 2025, infatti, affermano chiaramente che il Venezuela non è toccato dal narcotraffico mondiale. L’Amministrazione per il Controllo delle Droghe degli Stati Uniti (DEA) ha riconosciuto nei suoi rapporti annuali (rapporti “National Drug Threat Assessment” del 2024 e del 2025) che gli Stati Uniti hanno un rapporto strutturale con il traffico di droga. Ha ammesso problemi estremamente gravi, come il fatto che la popolazione è immersa nel consumo di vari tipi di droghe e che il Paese è l’epicentro delle reti di traffico di droga, essendo produttore, mercato di destinazione di stupefacenti e una grande macchina finanziaria del denaro della droga. Nel rapporto del 2024 si afferma che “i cartelli messicani ottengono carichi di diverse tonnellate di cocaina in polvere e base di cocaina dai trafficanti sudamericani, per poi contrabbandarla attraverso rotte terrestri o fluviali costiere in America Centrale, o via mare verso isole caraibiche come Porto Rico e Repubblica Dominicana, prima di introdurla negli Stati Uniti”. In questo riferimento alle rotte caraibiche, non viene fatto alcun cenno al Venezuela. Nel rapporto del 2025, la DEA afferma che la maggior parte dei sequestri di cocaina sono stati effettuati in California, al confine con il Messico, dimostrando che gran parte del traffico di tale stupefacente avviene attraverso rotte terrestri e marittime nell’Oceano Pacifico. In entrambi i rapporti, la DEA cita specificamente Colombia, Perù e Bolivia come paesi produttori di cocaina e fa riferimento a Messico, El Salvador, Honduras, Guatemala, Porto Rico e Repubblica Dominicana come punti chiave della rotta della cocaina verso gli Stati Uniti. La DEA ammette nei suoi rapporti del 2024 e del 2025 che gli Stati Uniti sono il fulcro del riciclaggio di capitali provenienti dal traffico internazionale di droga. Sottolinea che sul suolo statunitense operano riciclatori di denaro che prestano i loro servizi a diverse organizzazioni criminali. La DEA indica metodi quali case di cambio di criptovalute, portafogli digitali, trasferimenti di tipo mirror, compravendita di beni mobili e immobili tramite agenzie immobiliari statunitensi e altri meccanismi esistenti nel sistema bancario nordamericano. Secondo la DEA, e come affermato dall’ONU (ONU contro la droga e il crimine, UNODC), il Venezuela non è un Paese produttore di droga. C’è solo un piccolo accenno al cosiddetto “Tren de Aragua” nel rapporto DEA del 2025, dopo che è stato classificato come “organizzazione terroristica”. Si tratta di un riferimento fondato su prove segrete, che non lo sarebbero se avessero un minimo di consistenza e fossero supportate da altre fonti. “Come può un’organizzazione criminale così potente da meritare una taglia di 50 milioni di dollari, essere completamente ignorata da chiunque si occupi di antidroga al di fuori degli Usa?” – si è domandato Arlacchi. Infatti né nel rapporto del 2025, né in quello del 2024, né in nessun altro rapporto precedente della DEA, compare da nessuna parte il cosiddetto Cartel de los Soles, poichè il Venezuela non figura come Paese produttore di cocaina nemmeno secondo lo stesso governo statunitense, il quale invece mediaticamente lancia accuse false. Il Cartel de los Soles è una finzione comunicativa ed esiste solo sui tavoli di progettazione propagandistica del governo statunitense, dell’opposizione venezuelana e della destra internazionale. Il Cartel de los Soles è una creatura dell’immaginario trumpiano. Il “cartello della droga” che sarebbe “guidato dal presidente del Venezuela Maduro” non viene citato né nel rapporto del principale organismo mondiale antidroga né nei documenti di alcuna agenzia anticrimine europea o di altra parte del pianeta. Quello che viene venduto su Netflix come un “super-cartello della droga” in Venezuela, è in realtà un miscuglio di piccole reti locali, di qualche episodio di corruzione, un tipo di criminalità spicciola che si trova in qualsiasi Paese del mondo, inclusi gli Usa, dove – come ha ricordato Arlacchi – “muoiono ogni anno quasi 100 mila persone per overdose da oppiacei che nulla hanno a che fare col Venezuela, e molto con Big Pharma americana.” Insomma non c’è traccia del Venezuela in alcuna pagina dei due documenti e in nessun altro materiale delle agenzie anticrimine USA degli ultimi 15 anni si fa menzione di fatti che possano anche indirettamente ricondurre alle accuse lanciate contro il legittimo Presidente del Venezuela e contro il suo governo. Il fatto stesso che in Venezuela transiti una minima parte del narcotraffico e che si veda la lotta ferrea del suo governo ad opporvisi con tutti gli strumenti, non fa del Venezuela un “narco-Stato” ma piuttosto di un governo che reprime questo fenomeno. Si tratta quindi di spazzatura politica, che però non è stata trattata come tale nemmeno fuori dal sistema politico-mediatico degli Stati Uniti. Vergognosa è stata l’intervista[8] pubblicata il 21 agosto 2024 su Il Corriere della Sera fatta da Roberto Saviano al giornalista venezuelano Alfred Meza, colui che ha inventato la macchina del fango contro Alex Saab[9], diplomatico venezuelano che è stato prosciolto da tutte le accuse dal giudice della Florida, Robert Scola con una sentenza dell’8 aprile 2024, a seguito dell’indulto firmato dal presidente USA Joseph Biden il 15 dicembre 2023. Il 20 dicembre 2023, Saab è stato liberato a seguito di uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti e, una volta tornato in Venezuela, ha raccontato le torture subite per fargli confessare delitti mai commessi, che avallassero l’idea del Venezuela come “narco-Stato”, e quella di Saab come “prestanome” di Nicolas Maduro[10]. Roberto Saviano ha dimostrato la sua arroganza nel dire: “Studio il narcotraffico in Venezuela da molti anni e questo mi ha permesso di conoscere diversi giornalisti che in questi anni stanno rischiando la vita per raccontare il regime di Maduro e il potere della criminalità organizzata.” Saviano non solo non ha studiato il caso del Venezuela, ma in quell’intervista non ha proposto nemmeno un dato sul narcotraffico tra Colombia e USA e nemmeno un dato sul presunto coinvolgimento del Venezuela. Con un’operazione retorica ha intervistato Alfred Meza, dando adito alla propaganda golpista della destra eversiva che ha messo a ferro e fuoco il Venezuela post-elezioni, paragonando Maduro ad Erdogan e definendo il chavismo come “un movimento fascista” . La verità è che Saviano non ha studiato la storia del Venezuela, del socialismo bolivariano e, con la sua autoreferenzialità, continua a parlare di qualcosa che non conosce perché, se conoscesse, avrebbe i brividi solo ad interfacciarsi con quelli che calunniano la Rivoluzione Bolivariana e i suoi governi. Il vero obiettivo della finzione comunicativa e propagandistica del Cartel de los Soles non è la droga, ma il controllo strategico delle vaste risorse naturali e minerarie del Venezuela, comprese le più grandi riserve di petrolio del pianeta, interamente gestite da un governo socialista e antimperialista i cui proventi reinvesti per il 75% in piani sociali. Siamo dentro alla trama di un film di Hollywood già visto, in cui gli Usa provano a costruire l’immagine del nemico cattivo per giustificare l’ennesima guerra, l’ennesima invasione militare per una “causa umanitaria”.   [1] https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2024/08/11/usa-offrono-a-maduro-la-grazia-se-lascia-il-potere_e3896f11-15c4-4cea-ae38-891b4d0bddf0.html [2] https://www.cdt.ch/news/mondo/non-abbiamo-offerto-la-grazia-a-maduro-360272 [3] https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/chavez-choc_mastico_coca_ogni/ [4] https://italiano.prensa-latina.cu/2024/08/16/cuba-ribadisce-la-sua-intransigenza-di-fronte-al-traffico-di-droga/?fbclid=IwY2xjawEvvehleHRuA2FlbQIxMQABHd8EkRt8uBmPE4WxwK70HVNoq6cfOVFQpOCGQPdHo-cZQZVYSelvVuX5yA_aem_lfxxG74btAgrS5HR6izSaA [5] https://italiacuba.it/2020/03/30/le-accuse-di-trump-a-maduro-sono-una-confessione-sul-golpe-di-guaido/ [6] World Drug Report 2019, https://wdr.unodc.org/wdr2019/prelaunch/WDR19_Booklet_4_STIMULANTS.pdf [7] National Drug Threat Assessment 2019, https://www.dea.gov/sites/default/files/2020-02/DIR-007-20%202019%20National%20Drug%20Threat%20Assessment%20-%20low%20res210.pdf [8] Roberto Saviano, Alfredo Meza: «Quanti errori a sinistra su Chávez e Maduro. Ora il Venezuela è nel caos» https://www.corriere.it/esteri/24_agosto_21/saviano-intervista-alfredo-meza-chavez-maduro-venezuela-e08fa362-840f-47f3-bfd7-7fc208a70xlk.shtml?refresh_ce [9] Geraldina Colotti, Alex Saab. Lettere di un sequestrato, Multimage, 15 novembre 2022 [10] https://www.pressenza.com/it/2024/04/alex-saab-prosciolto-da-tutte-le-accuse/   Fonti: “National Drug Threat Assessment”. Drug Enforcement Administration (2024). Governo degli Stati Uniti: https://www.dea.gov/sites/default/files/2024-05/5.23.2024%20NDTA-updated.pdf “National Drug Threat Assessment”. Drug Enforcement Administration (2025). Governo degli Stati Uniti: https://www.dea.gov/sites/default/files/2025-07/2025NationalDrugThreatAssessment.pdf Presidente colombiano Gustavo Petro difende Maduro dall’accusa di “narcoterrorismo” https://www.youtube.com/watch?v=Xf7ghNJ366U https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pino_arlacchi__la_grande_bufala_contro_il_venezuela_la_geopolitica_del_petrolio_travestita_da_lotta_alla_droga/5871_62413/ https://italiacuba.it/2020/03/30/le-accuse-di-trump-a-maduro-sono-una-confessione-sul-golpe-di-guaido/ > Il rapporto chiave della DEA per il 2024 non menziona né il Venezuela né il > “Cartello dei Soli” > Legami pericolosi: «Narco» e il suo passato familiare > Stati Uniti: uno Stato narco-trafficante certificato dalla DEA > Il narcotraffico in America Latina e lo stratagemma di Marco Rubio > Il Venezuela da quando ha espulso la DEA statunitense ha sequestrato 182 > velivoli utilizzati per il traffico di droga dalla Colombia > Emergono prove di una cospirazione della DEA in Venezuela Lorenzo Poli
October 28, 2025
Pressenza
USA, le critiche a Israele zittite a suon di sanzioni. Colpiti altri 4 giudici della CPI
a Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato che gli Stati Uniti emetteranno sanzioni nei confronti di altri 4 giudici della Corte Penale Internazionale, accusandoli di costituire una «minaccia» per gli USA e per Israele. I giudici in questione sono Kimberyly Prost (di nazionalità canadese), Nicolas Guillou (Francia), Nazhat Shameem Khan (Fiji), e Mame Mandiaye Niang (Senegal). La prima è stata sanzionata per avere permesso alla CPI di indagare sui crimini statunitensi in Afghanistan, mentre gli altri tre per avere autorizzato o legittimato l’emissione di mandati d’arresto contro Netanyahu e il suo ex ministro Gallant. In precedenza, gli USA avevano già emesso sanzioni contro giudici della CPI e contro il procuratore Karim Khan, che aveva chiesto l’emissione di mandati di arresto contro Netanyahu. Ora, le persone coinvolte avranno conti e proprietà negli USA congelati e nessuna realtà statunitense potrà avere legami con loro o facilitare il loro lavoro. L’amministrazione degli Stati Uniti ha così intensificato la sua pressione sulla Corte penale internazionale (CPI). Marco Rubio ha giustificato le sanzioni, dichiarando che i giudici sanzionati hanno partecipato «direttamente alle azioni della Corte per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Stati Uniti o di Israele, senza il consenso di entrambe le nazioni». Per gli USA, ha detto il Segretario di Stato, la CPI rappresenta «una minaccia alla sicurezza nazionale» e uno «strumento di lotta giuridica contro i nostri alleati». Secondo Rubio, il Dipartimento di Stato è fermamente contrario alla «politicizzazione» della Corte e a quello che definisce «l’abuso di potere» da parte di quest’ultima. Il governo israeliano ha accolto con favore la decisione, con il premier Benjamin Netanyahu che ha elogiato l’iniziativa degli Stati Uniti, affermando che si tratta di un’«azione decisiva contro la campagna di diffamazione e menzogne» che avrebbe colpito il Paese e il suo esercito. La reazione della CPI è stata di forte condanna. Il tribunale ha definito le sanzioni un «flagrante attacco all’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale» e un affronto «agli Stati parte della Corte e all’ordine internazionale basato sulle regole». La Corte ha sottolineato che continuerà a svolgere «imperterrita» il proprio mandato, esortando gli Stati che ne fanno parte e i sostenitori del diritto internazionale a «fornire un sostegno fermo e costante» al suo lavoro. Il 21 novembre 2024, la Corte Penale Internazionale (CPI) aveva emesso mandati d’arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto a Gaza. Tra le accuse, l’uso della fame come metodo di guerra e attacchi deliberati contro la popolazione civile. In risposta, nel 6 febbraio 2025, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo imponendo sanzioni contro la CPI, che hanno previsto il congelamento dei beni e delle risorse di funzionari, dipendenti e collaboratori della Corte Penale Internazionale, estendendosi anche ai loro familiari più stretti. A queste persone è stato inoltre vietato l’ingresso negli Stati Uniti. A giugno, gli Stati Uniti avevano sanzionato quattro giudici della Corte, a causa di quella che hanno definito una «grave minaccia e politicizzazione», oltre che un «abuso di potere» da parte dell’istituzione. In ultimo, dopo mesi di tentativi di affossamento, a luglio gli USA hanno deciso di sanzionare anche la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, l’italiana Francesca Albanese. L’ordine, firmato da Marco Rubio, si basa sullo stesso decreto con cui Trump aveva aperto la strada alle sanzioni contro membri della Corte Penale Internazionale. Albanese, insomma, è stata accusata di avere contribuito direttamente ai tentativi della CPI di indagare, arrestare o perseguire cittadini israeliani e statunitensi con il suo ultimo rapporto, “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, all’interno del quale ha smascherato le aziende che fiancheggiano Israele nel suo progetto genocidario traendone profitto. Il report, evidentemente, non è andato giù all’amministrazione statunitense: Albanese, ora, sarà soggetta a limitazioni come il divieto di entrare negli USA, e le associazioni statunitensi non potranno sostenerla nel suo lavoro.   L'Indipendente
August 21, 2025
Pressenza
-Sanzioni Usa contro Francesca Albanese, Amnesty International: “Vergognoso affronto alla giustizia internazionale”
Reagendo all’annuncio, da parte del segretario di stato Usa Marco Rubio, di sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard ha diffuso la seguente dichiarazione: “Questo è un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale. I relatori e le relatrici speciali non sono nominati per piacere ai governi o per avere popolarità ma per svolgere il loro mandato. Quello di Francesca Albanese è di promuovere i diritti umani e il diritto internazionale, un’azione essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza delle persone palestinesi nella Striscia di Gaza occupata. Queste sanzioni sono state emesse appena pochi giorni dopo che Francesca Albanese aveva pubblicato un suo nuovo rapporto in cui descrive come le aziende abbiano tratto profitto dall’occupazione illegale da parte di Israele, dal suo brutale sistema di apartheid e dal suo genocidio tuttora in corso nella Striscia di Gaza”. “Dopo le recenti sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale, quelle annunciate ieri sono in continuità con l’assalto dell’amministrazione Trump al diritto internazionale e coi suoi tentativi di proteggere a ogni costo Israele dal rendere conto delle sue azioni. Sono gli ultimi di una serie di azioni assunte dall’amministrazione Trump per intimidire e ridurre al silenzio coloro che osano parlare in favore dei diritti umani delle persone palestinesi. Invece di attaccare la relatrice speciale e compromettere ulteriormente l’ordine basato sul rispetto delle regole, il governo statunitense dovrebbe porre fine al suo incondizionato sostegno a Israele, che consente a quest’ultimo di beneficiare della completa impunità per i suoi crimini nel Territorio palestinese occupato”. “Gli stati devono vigorosamente respingere queste sanzioni vergognose e vendicative ed esercitare le massime pressioni diplomatiche sul governo statunitense perché siano annullate. Le Nazioni Unite, a loro volta, devono sostenere pienamente Francesca Albanese in quanto esperta indipendente nominata dal Consiglio Onu dei diritti umani. I governi del mondo e tutti coloro che credono in un ordine basato sul rispetto delle regole e del diritto internazionale devono fare tutto il possibile per mitigare e bloccare gli effetti delle sanzioni contro Francesca Albanese e, più in generale, per proteggere il lavoro e l’indipendenza delle relatrici e dei relatori speciali”. Amnesty International
July 10, 2025
Pressenza