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MOVIMENTI POPOLARI DI CONTRO-SORVEGLIANZA A MINNEAPOLIS – TECNOLOGIE SORVEGLIANTI IN DOTAZIONE AD ICE – AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE E INGERENZE SIONISTE@1
RESISTENZA POPOLARE ALL’OCCUPAZIONE DI MINNEAPOLIS Prosegue l’occupazione militare di Minneapolis da parte dell’ICE. Prima e dopo l’uccisione di Renee Good, un vasto movimento popolare si è organizzato per rispondere alla violenza delle milizie federali. L’ICE ha represso la solidarietà e la rabbia della popolazione con crescete violenza e con più di 170 arresti di persone con documenti americani, in quella che ormai è una prova di forza che trascende il controllo delle frontiere. L’ICE, è un esercito costruito negli anni da amministrazioni repubblicane e democratiche che Trum sta utilizzando per testare la sua capacità di reprimere il dissenso. In questo approfondimento analizziamo l’uso di tecnologie sorveglianti da parte di ICE, la torsione repressiva e propagandistica delle politiche di frontiera coi suoi impatti macroeconomici negli USA, le preocupanti similitudini con la riforma delle agenzie europee Europol e Frontex. Parleremo, grazie al contributo diretto di chi si organizza a Minneapolis, dei Network di Rapid Response, delle possibilità di ribaltare le geometrie ottiche della sorveglianza e delle tensioni interne ai movimenti di autodifesa vicinale negli Stati Uniti. Ulteriore materiale di approfondimento sui Rapid Response Networks e sulle tecnologie sorveglianti in dotazione ad ICE INGERENZE SIONISTE NELLA GIUSTIZIA OCCIDENTALE Dopo un rapido aggiornamento sulla lotta dei Prisoners for Palestine in sciopero della fame parliamo delle ingerenze dello stato sionista nei sistemi di giustizia internazionali e nazionali degli alleati occidentali.
MOVIMENTI POPOLARI DI CONTRO-SORVEGLIANZA A MINNEAPOLIS – TECNOLOGIE SORVEGLIANTI IN DOTAZIONE AD ICE – AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE E INGERENZE SIONISTE@0
RESISTENZA POPOLARE ALL’OCCUPAZIONE DI MINNEAPOLIS Prosegue l’occupazione militare di Minneapolis da parte dell’ICE. Prima e dopo l’uccisione di Renee Good, un vasto movimento popolare si è organizzato per rispondere alla violenza delle milizie federali. L’ICE ha represso la solidarietà e la rabbia della popolazione con crescete violenza e con più di 170 arresti di persone con documenti americani, in quella che ormai è una prova di forza che trascende il controllo delle frontiere. L’ICE, è un esercito costruito negli anni da amministrazioni repubblicane e democratiche che Trum sta utilizzando per testare la sua capacità di reprimere il dissenso. In questo approfondimento analizziamo l’uso di tecnologie sorveglianti da parte di ICE, la torsione repressiva e propagandistica delle politiche di frontiera coi suoi impatti macroeconomici negli USA, le preocupanti similitudini con la riforma delle agenzie europee Europol e Frontex. Parleremo, grazie al contributo diretto di chi si organizza a Minneapolis, dei Network di Rapid Response, delle possibilità di ribaltare le geometrie ottiche della sorveglianza e delle tensioni interne ai movimenti di autodifesa vicinale negli Stati Uniti. Ulteriore materiale di approfondimento sui Rapid Response Networks e sulle tecnologie sorveglianti in dotazione ad ICE INGERENZE SIONISTE NELLA GIUSTIZIA OCCIDENTALE Dopo un rapido aggiornamento sulla lotta dei Prisoners for Palestine in sciopero della fame parliamo delle ingerenze dello stato sionista nei sistemi di giustizia internazionali e nazionali degli alleati occidentali.
PRISONERS FOR PALESTINE – ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE – INFOWAR E CAMPISMO@1
Estratti dalla puntata del 12 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia Umer Khalid ha ripreso lo sciopero della fame dopo una breve interruzione. Le condizioni di salute di Heba Muraisi e Kamran Ahmed sono critiche, il rischio di morte è sempre più concreto, eppure il governo britannico e il ministro della giustizia Lammy continuano a negare qualunque canale di trattativa e omettono di esprimere – anche solo – attenzione per queste persone che si stanno lasciando morire nelle loro galere. Del resto, quando hai contribuito a un Genocidio, quando hai consentito e supportato la macellazione di decine di migliaia di vite, quando hai sostenuto materialmente e moralmente la trasformazione di un territorio in una distesa di brandelli di corpi e macerie, cosa vuoi che siano delle giovani vite in più da sacrificare sull’altare del sionismo? Ma la campagna di Prisoners for Palestine e il supporto alle persone detenute per le azioni di Palestine Action risuonano sotto le carceri, nelle strade e contro le banche che continuano a investire in Elbit Systems, nonostante la compressione della libertà di espressione che continua a mietere arresti e licenziamenti. Proseguiamo nell’analisi di questo scenario che si declina tra il supporto militare incondizionato verso Israele (fronte esterno) e la repressione delle reazioni che si sviluppano all’interno della società britannica (fronte interno). COME ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE ITALIANA Passiamo quindi al contesto italiano, partendo dalla recente notizia di “un corso di formazione su Gaza” per la Polizia di Stato e tornando a ripercorrere una breve cronologia della cooperazione strutturale (non episodica) tra l’apparato repressivo nostrano e quello israeliano. Quindi ritorniamo nel Regno Unito con una testimonianza di Gianluca Martino sull’operatività dei dispositivi di censura nei confronti delle critiche allo Stato di Israele e cosa ci aspetta qualora passassero in Italia i disegni di legge che equiparano antisionimo ad antisemitismo: INFOWAR E CAMPISMO Cerchiamo di osservare superficialmente alcuni fenomeni riconoscibili all’interno dell’interazione tra opinioni individuali (o gruppali) ed eventi geopolitici: il “campismo”, la infowar e come questi interagiscano tra loro. Come vengono affrontate le rivolte in Iran da una prospettiva anti-sionista? Come vengono plasmate e raccontate dai vari attori coinvolti nella guerra di informazione? Come si costruiscono icone virali o si propongono nuovi candidati al potere? Spoiler: non daremo risposte esaustive, ma cercheremo di osservare lo scenario zompettando tra “la ragazza che si accende la sigaretta con la foro di Khamenei”, gli internet-blackout prodotti dal regime iraniano (e quelli durante i rastrellamenti ICE), gli sciami di chatbot sionisti, gli incendi in Argentina e i turisti israeliani, le affermazioni del boss dell’azienda di killer-robots Anduril sul potere della propaganda…
PRISONERS FOR PALESTINE – ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE – INFOWAR E CAMPISMO@0
Estratti dalla puntata del 12 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia Umer Khalid ha ripreso lo sciopero della fame dopo una breve interruzione. Le condizioni di salute di Heba Muraisi e Kamran Ahmed sono critiche, il rischio di morte è sempre più concreto, eppure il governo britannico e il ministro della giustizia Lammy continuano a negare qualunque canale di trattativa e omettono di esprimere – anche solo – attenzione per queste persone che si stanno lasciando morire nelle loro galere. Del resto, quando hai contribuito a un Genocidio, quando hai consentito e supportato la macellazione di decine di migliaia di vite, quando hai sostenuto materialmente e moralmente la trasformazione di un territorio in una distesa di brandelli di corpi e macerie, cosa vuoi che siano delle giovani vite in più da sacrificare sull’altare del sionismo? Ma la campagna di Prisoners for Palestine e il supporto alle persone detenute per le azioni di Palestine Action risuonano sotto le carceri, nelle strade e contro le banche che continuano a investire in Elbit Systems, nonostante la compressione della libertà di espressione che continua a mietere arresti e licenziamenti. Proseguiamo nell’analisi di questo scenario che si declina tra il supporto militare incondizionato verso Israele (fronte esterno) e la repressione delle reazioni che si sviluppano all’interno della società britannica (fronte interno). COME ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE ITALIANA Passiamo quindi al contesto italiano, partendo dalla recente notizia di “un corso di formazione su Gaza” per la Polizia di Stato e tornando a ripercorrere una breve cronologia della cooperazione strutturale (non episodica) tra l’apparato repressivo nostrano e quello israeliano. Quindi ritorniamo nel Regno Unito con una testimonianza di Gianluca Martino sull’operatività dei dispositivi di censura nei confronti delle critiche allo Stato di Israele e cosa ci aspetta qualora passassero in Italia i disegni di legge che equiparano antisionimo ad antisemitismo: INFOWAR E CAMPISMO Cerchiamo di osservare superficialmente alcuni fenomeni riconoscibili all’interno dell’interazione tra opinioni individuali (o gruppali) ed eventi geopolitici: il “campismo”, la infowar e come questi interagiscano tra loro. Come vengono affrontate le rivolte in Iran da una prospettiva anti-sionista? Come vengono plasmate e raccontate dai vari attori coinvolti nella guerra di informazione? Come si costruiscono icone virali o si propongono nuovi candidati al potere? Spoiler: non daremo risposte esaustive, ma cercheremo di osservare lo scenario zompettando tra “la ragazza che si accende la sigaretta con la foro di Khamenei”, gli internet-blackout prodotti dal regime iraniano (e quelli durante i rastrellamenti ICE), gli sciami di chatbot sionisti, gli incendi in Argentina e i turisti israeliani, le affermazioni del boss dell’azienda di killer-robots Anduril sul potere della propaganda…
PRISONERS FOR PALESTINE – ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE – INFOWAR E CAMPISMO@2
Estratti dalla puntata del 12 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia Umer Khalid ha ripreso lo sciopero della fame dopo una breve interruzione. Le condizioni di salute di Heba Muraisi e Kamran Ahmed sono critiche, il rischio di morte è sempre più concreto, eppure il governo britannico e il ministro della giustizia Lammy continuano a negare qualunque canale di trattativa e omettono di esprimere – anche solo – attenzione per queste persone che si stanno lasciando morire nelle loro galere. Del resto, quando hai contribuito a un Genocidio, quando hai consentito e supportato la macellazione di decine di migliaia di vite, quando hai sostenuto materialmente e moralmente la trasformazione di un territorio in una distesa di brandelli di corpi e macerie, cosa vuoi che siano delle giovani vite in più da sacrificare sull’altare del sionismo? Ma la campagna di Prisoners for Palestine e il supporto alle persone detenute per le azioni di Palestine Action risuonano sotto le carceri, nelle strade e contro le banche che continuano a investire in Elbit Systems, nonostante la compressione della libertà di espressione che continua a mietere arresti e licenziamenti. Proseguiamo nell’analisi di questo scenario che si declina tra il supporto militare incondizionato verso Israele (fronte esterno) e la repressione delle reazioni che si sviluppano all’interno della società britannica (fronte interno). COME ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE ITALIANA Passiamo quindi al contesto italiano, partendo dalla recente notizia di “un corso di formazione su Gaza” per la Polizia di Stato e tornando a ripercorrere una breve cronologia della cooperazione strutturale (non episodica) tra l’apparato repressivo nostrano e quello israeliano. Quindi ritorniamo nel Regno Unito con una testimonianza di Gianluca Martino sull’operatività dei dispositivi di censura nei confronti delle critiche allo Stato di Israele e cosa ci aspetta qualora passassero in Italia i disegni di legge che equiparano antisionimo ad antisemitismo: INFOWAR E CAMPISMO Cerchiamo di osservare superficialmente alcuni fenomeni riconoscibili all’interno dell’interazione tra opinioni individuali (o gruppali) ed eventi geopolitici: il “campismo”, la infowar e come questi interagiscano tra loro. Come vengono affrontate le rivolte in Iran da una prospettiva anti-sionista? Come vengono plasmate e raccontate dai vari attori coinvolti nella guerra di informazione? Come si costruiscono icone virali o si propongono nuovi candidati al potere? Spoiler: non daremo risposte esaustive, ma cercheremo di osservare lo scenario zompettando tra “la ragazza che si accende la sigaretta con la foro di Khamenei”, gli internet-blackout prodotti dal regime iraniano (e quelli durante i rastrellamenti ICE), gli sciami di chatbot sionisti, gli incendi in Argentina e i turisti israeliani, le affermazioni del boss dell’azienda di killer-robots Anduril sul potere della propaganda…
Repressione e guerra: fronte interno e fronte esterno – La guerra ibrida di Israele in Italia – Venezuela e Palantir – Prisoners for Palestine@2
Estratti dalla puntata di lunedì 5 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia UK: AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE Aggiornamenti sullo sciopero della fame intrapreso nelle carceri britanniche da compagnx accusatx per le azioni rivendicate da Palestine Action, mentre la lotta prosegue dentro e fuori le galere: REPRESSIONE E GUERRA: IL CONTINUUM TRA MILITARIZZAZIONE E “POLIZIZZAZIONE” Fronte interno – I processi di militarizzazione della repressione non riguardano solo la traslazione di sistemi d’arma dal contesto bellico all’ordine pubblico, ma anche la costruzione del nemico interno e di un arsenale normativo per contrastarlo. Parallelamente, una categoria elastica come quella della “guerra ibrida” può includere anche l’influenza di un paese straniero sugli apparati repressivi e legislativi di un altro Stato? Se così fosse, dovremmo essere in grado di riconoscere la guerra ibrida mossa da Israele. Fronte esterno – L’operazione militare-repressiva che ha portato al rapimento di Maduro e di sua moglie si è costruita all’interno della cornice della guerra al narcotraffico. Se gli Stati Uniti hanno storicamente utilizzato il traffico di droga come pratica militare (Caso Contras, Operazione Blue Moon, ecc.), oggi si rappresentano come vittime di cartelli della droga equiparati a organizzazioni terroristiche in un’inchiesta firmata dalla Procuratrice Generale Pam Bondi, la stessa figura che giocò un ruolo importante nell’iscrizione di Antifa tra le sigle del terrorismo internazionale. Proseguendo lungo questa linea di analisi cerchiamo di osservare alcune possibili cause (narrative, politiche, economiche) dell’operazione in Venezuela, ascoltando le dichiarazioni sugli interessi in quel quadrante della Gen. Laura Richardson (2023 – amministrazione Biden), passando per un breve excursus che riguarda le banane Chiquita e il Guatemala (operazione PBSuccess del 1954), per arrivare al ruolo di Palantir: EFFETTI SANITARI DELLA GUERRA DEI DRONI Partendo da un articolo pubblicato su Lancet, cerchiamo di analizzare le trasformazioni sul piano sanitario apportate dal ruolo centrale delle armi pilotate da remoto e dai sistemi d’arma autonomi nei conflitti contemporanei:
Repressione e guerra: fronte interno e fronte esterno – La guerra ibrida di Israele in Italia – Venezuela e Palantir – Prisoners for Palestine@1
Estratti dalla puntata di lunedì 5 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia UK: AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE Aggiornamenti sullo sciopero della fame intrapreso nelle carceri britanniche da compagnx accusatx per le azioni rivendicate da Palestine Action, mentre la lotta prosegue dentro e fuori le galere: REPRESSIONE E GUERRA: IL CONTINUUM TRA MILITARIZZAZIONE E “POLIZIZZAZIONE” Fronte interno – I processi di militarizzazione della repressione non riguardano solo la traslazione di sistemi d’arma dal contesto bellico all’ordine pubblico, ma anche la costruzione del nemico interno e di un arsenale normativo per contrastarlo. Parallelamente, una categoria elastica come quella della “guerra ibrida” può includere anche l’influenza di un paese straniero sugli apparati repressivi e legislativi di un altro Stato? Se così fosse, dovremmo essere in grado di riconoscere la guerra ibrida mossa da Israele. Fronte esterno – L’operazione militare-repressiva che ha portato al rapimento di Maduro e di sua moglie si è costruita all’interno della cornice della guerra al narcotraffico. Se gli Stati Uniti hanno storicamente utilizzato il traffico di droga come pratica militare (Caso Contras, Operazione Blue Moon, ecc.), oggi si rappresentano come vittime di cartelli della droga equiparati a organizzazioni terroristiche in un’inchiesta firmata dalla Procuratrice Generale Pam Bondi, la stessa figura che giocò un ruolo importante nell’iscrizione di Antifa tra le sigle del terrorismo internazionale. Proseguendo lungo questa linea di analisi cerchiamo di osservare alcune possibili cause (narrative, politiche, economiche) dell’operazione in Venezuela, ascoltando le dichiarazioni sugli interessi in quel quadrante della Gen. Laura Richardson (2023 – amministrazione Biden), passando per un breve excursus che riguarda le banane Chiquita e il Guatemala (operazione PBSuccess del 1954), per arrivare al ruolo di Palantir: EFFETTI SANITARI DELLA GUERRA DEI DRONI Partendo da un articolo pubblicato su Lancet, cerchiamo di analizzare le trasformazioni sul piano sanitario apportate dal ruolo centrale delle armi pilotate da remoto e dai sistemi d’arma autonomi nei conflitti contemporanei:
Repressione e guerra: fronte interno e fronte esterno – La guerra ibrida di Israele in Italia – Venezuela e Palantir – Prisoners for Palestine@3
Estratti dalla puntata di lunedì 5 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia UK: AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE Aggiornamenti sullo sciopero della fame intrapreso nelle carceri britanniche da compagnx accusatx per le azioni rivendicate da Palestine Action, mentre la lotta prosegue dentro e fuori le galere: REPRESSIONE E GUERRA: IL CONTINUUM TRA MILITARIZZAZIONE E “POLIZIZZAZIONE” Fronte interno – I processi di militarizzazione della repressione non riguardano solo la traslazione di sistemi d’arma dal contesto bellico all’ordine pubblico, ma anche la costruzione del nemico interno e di un arsenale normativo per contrastarlo. Parallelamente, una categoria elastica come quella della “guerra ibrida” può includere anche l’influenza di un paese straniero sugli apparati repressivi e legislativi di un altro Stato? Se così fosse, dovremmo essere in grado di riconoscere la guerra ibrida mossa da Israele. Fronte esterno – L’operazione militare-repressiva che ha portato al rapimento di Maduro e di sua moglie si è costruita all’interno della cornice della guerra al narcotraffico. Se gli Stati Uniti hanno storicamente utilizzato il traffico di droga come pratica militare (Caso Contras, Operazione Blue Moon, ecc.), oggi si rappresentano come vittime di cartelli della droga equiparati a organizzazioni terroristiche in un’inchiesta firmata dalla Procuratrice Generale Pam Bondi, la stessa figura che giocò un ruolo importante nell’iscrizione di Antifa tra le sigle del terrorismo internazionale. Proseguendo lungo questa linea di analisi cerchiamo di osservare alcune possibili cause (narrative, politiche, economiche) dell’operazione in Venezuela, ascoltando le dichiarazioni sugli interessi in quel quadrante della Gen. Laura Richardson (2023 – amministrazione Biden), passando per un breve excursus che riguarda le banane Chiquita e il Guatemala (operazione PBSuccess del 1954), per arrivare al ruolo di Palantir: EFFETTI SANITARI DELLA GUERRA DEI DRONI Partendo da un articolo pubblicato su Lancet, cerchiamo di analizzare le trasformazioni sul piano sanitario apportate dal ruolo centrale delle armi pilotate da remoto e dai sistemi d’arma autonomi nei conflitti contemporanei:
Repressione e guerra: fronte interno e fronte esterno – La guerra ibrida di Israele in Italia – Venezuela e Palantir – Prisoners for Palestine@0
Estratti dalla puntata di lunedì 5 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia UK: AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE Aggiornamenti sullo sciopero della fame intrapreso nelle carceri britanniche da compagnx accusatx per le azioni rivendicate da Palestine Action, mentre la lotta prosegue dentro e fuori le galere: REPRESSIONE E GUERRA: IL CONTINUUM TRA MILITARIZZAZIONE E “POLIZIZZAZIONE” Fronte interno – I processi di militarizzazione della repressione non riguardano solo la traslazione di sistemi d’arma dal contesto bellico all’ordine pubblico, ma anche la costruzione del nemico interno e di un arsenale normativo per contrastarlo. Parallelamente, una categoria elastica come quella della “guerra ibrida” può includere anche l’influenza di un paese straniero sugli apparati repressivi e legislativi di un altro Stato? Se così fosse, dovremmo essere in grado di riconoscere la guerra ibrida mossa da Israele. Fronte esterno – L’operazione militare-repressiva che ha portato al rapimento di Maduro e di sua moglie si è costruita all’interno della cornice della guerra al narcotraffico. Se gli Stati Uniti hanno storicamente utilizzato il traffico di droga come pratica militare (Caso Contras, Operazione Blue Moon, ecc.), oggi si rappresentano come vittime di cartelli della droga equiparati a organizzazioni terroristiche in un’inchiesta firmata dalla Procuratrice Generale Pam Bondi, la stessa figura che giocò un ruolo importante nell’iscrizione di Antifa tra le sigle del terrorismo internazionale. Proseguendo lungo questa linea di analisi cerchiamo di osservare alcune possibili cause (narrative, politiche, economiche) dell’operazione in Venezuela, ascoltando le dichiarazioni sugli interessi in quel quadrante della Gen. Laura Richardson (2023 – amministrazione Biden), passando per un breve excursus che riguarda le banane Chiquita e il Guatemala (operazione PBSuccess del 1954), per arrivare al ruolo di Palantir: EFFETTI SANITARI DELLA GUERRA DEI DRONI Partendo da un articolo pubblicato su Lancet, cerchiamo di analizzare le trasformazioni sul piano sanitario apportate dal ruolo centrale delle armi pilotate da remoto e dai sistemi d’arma autonomi nei conflitti contemporanei:
Fronte repressivo occidentale: da Palestine Action all’imam Shahin – AI e telefonate dal carcere – Neutralizzazione amministrativa@2
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo sgombero di Askatasuna: PRISONERS FOR PALESTINE Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800 sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse consentito il trasferimento in ambulanza. / / / AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per “supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”. / / / Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista. Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi “contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino, vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una potenza straniera come Israele. AI E CONVERSAZIONI DETENUTI L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di prevenire la pianificazione di attività criminali. Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19: ICE E FBI: NOTE DI COSTUME Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk: IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE” In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di sicurezza”. Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di repressione in Italia e non solo: LINK all’articolo su Monitor