SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 28 FEBBRAIO 2026
Mentre 110 ragazzi di Gaza, vincitori di una borsa di studio universitaria da
spendersi in Italia, rischiano, proprio oggi (28 febbraio) dopo aver saltato già
un semestre di saltare pure quello successivo, affrontiamo il problema
dell’istruzione scolastica in Palestina.
A proposito della censura sui libri di testo e materiali didattici nelle scuole
palestinesi a Gaza, nei vari territori occupati e nelle tre aree (A, B e C)
della Cisgiordania, <<Israele sta facendo una grande pressione sulle Nazioni
Unite, in particolare su l’Unrwa – ci racconta Michele Giorgio, di Pagine Esteri
ed inviato a Gerusalemme per il Manifesto – per tanti motivi ma in particolare,
la questione dei libri di testo nei territori palestinesi occupati, viene
utilizzata come pretesto per dire che in quei luoghi si promuove il
terrorismo>>.
Con Michele Giorgio non abbiamo affrontato soltanto il problema della censura
sui libri di testo che va dalla scelta di determinati vocaboli al posto di
altri, sia della tradizione palestinese, usi e costumi, cancellati o edulcorati
fino alla ridenominazione di località geografiche: abbiamo affrontato il
problema dello “scolasticidio” ad ampio spettro, accennando anche alle
conseguenze sul lungo periodo in una popolazione tradizionalmente molto più
acculturata rispetto alla media delle altre popolazioni del mondo arabo. <<Molte
scuole sono state distrutte, è vero – precisa Michele Giorgio – ma il problema è
che molti degli edifici scolastici rimasti in piedi, hanno svolto e tuttora
svolgono, un ruolo fondamentale di protezione di ampie fasce della popolazione
che hanno visto la loro casa rasa al suolo. In molti casi poi quelle stesse
scuole affollate di persone bisognose sono state prese di mira deliberatamente
in azioni militari che hanno comunque causato parecchi danni>> .
Non va dimenticato che la pulizia etnica e la propaganda sono elementi chiave
anche in territorio israeliano dove i libri di testo scolastici oscurano
totalmente la storia palestinese come racconta efficacemente il libro di Nurit
Peled-Elhanan, “La Palestina nei testi scolastici di Israele. Ideologie e
propaganda nell’istruzione”. La questione però non parte dal 7 ottobre ma da ben
prima e sicuramente un’accelerazione è avvenuta già a partire dai trattati di
Oslo quindi ormai da oltre 30 anni. A Gerusalemme Est, dove le imposizioni del
Ministero dell’informazione israeliana la fanno da padrone (Gerusalemme Est è
totalmente sotto la giurisdizione israeliana), nonostante la legge
internazionale, già da tempo, i libri di testo nelle scuole private e pubbliche
si sono dovuti adeguare alle imposizioni dell’istruzione israeliana e hanno
dovuto adottare dei testi diversi da quelli che avevano prima, perché Israele
non può accettare che i testi dell’autorità nazionale palestinese arrivino anche
a Gerusalemme. Il cambiamento c’è stato, soprattutto a Gerusalemme Est e le
pressioni perché il processo si estenda a tutto il sistema scolastico
palestinese, peraltro tragicamente definanziato rispetto tutte le fonti primarie
di finanziamento, a partire da quelle internazionali, sono fortissime.
Michele Giorgio poi ha sottolineato come vi siano grosse difficoltà anche
logistiche che impediscono il normale svolgimento delle lezioni anche soltanto
pensando agli spostamenti dei docenti sul territorio oltre al problema degli
stipendi sempre più bassi che li costringe ad accettare altre attività
lavorative e quindi a discapito di un impegno totale e di qualità verso
l’attività didattica.
La puntata di “scuola resistente” Di sabato 28 febbraio 2026. Ascolta o scarica.