Premierato e programma tra destra e (finta) sinistra
L’inatteso esito del referendum sulla giustizia ha messo in grave difficoltà la
destra al governo come si può facilmente constatare dalle intenzioni di voto
degli italiani che sembrerebbero al momento favorire la sinistra, a meno che non
sia proprio quest’ultima, sempre in preda alle sue infinite contraddizioni, a
suicidarsi in un improvvido e sterile dibattito tra l’esigenza di fare le
primarie e quella di avere un programma elettorale.
Naturalmente, in nome della banalità del buon senso, dicono tutti che prima
bisogna avere il programma e poi si può discutere del leader. Ma non è questa la
questione.
Diciamo innanzitutto che di leader e di primarie non si dovrebbe neppure
parlare. In passato a presiedere l’esecutivo è sempre stato il segretario del
partito più votato della coalizione vincente. Si ha quasi l’impressione che
questa sinistra voglia scimmiottare la destra proponendo una sorta di versione
soft del premierato, ribadendone in questo modo i suoi aspetti più deleteri: per
un verso una personalizzazione dello scontro politico tutto centrato sulla
visibilità e appetibilità mediatica del leader, che si mostra in tutto il suo
fascino nei social, così come un tempo un suo lontano predecessore si mostrava
dal balcone di piazza Venezia. Dall’altro lato c’è, ancora una volta contro il
principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri, la possibilità di una
ulteriore crescita dell’importanza del potere esecutivo a scapito di un
legislativo di nominati, tenuti a bada ingrossando sempre di più il loro
portafoglio.
Ricordiamo, a tal proposito, che la nostra Costituzione, precisamente all’art.
95, definisce in modo preciso il ruolo e i compiti del “Presidente del Consiglio
dei Ministri” (così si chiama e non come viene detto enfaticamente “premier” o
“capo del governo”). Il suo compito è quello (cito letteralmente) di mantenere
“l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando
l’attività dei ministri”, e aggiungendo subito dopo che “I Ministri sono
responsabili collegialmente delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri”.
Come si può vedere il Governo resta al fondo un organo a responsabilità
collegiale.
È giusto dunque concentrarsi sul programma?
Il guaio sta nel fatto che una vera e coerente sinistra il programma dovrebbe
averlo già e non cercarlo affannosamente, (non si sa bene dove), in vista
dell’appuntamento elettorale. Un programma di governo dovrebbe essere la logica
conseguenza di uno schieramento di ordine generale in campo politico e
valoriale. Per capirci: io resto convinto che una vera sinistra dovrebbe
muoversi su due semplici discriminanti che sono il contrasto radicale alle
logiche neoliberiste in economia e il pacifismo anti-atlantista sul piano
geopolitico. Il programma di governo diverrebbe a quel punto la cosa più
semplice da immaginare.
Volete alcuni facili esempi? Diciamo allora che prima di tutto sarebbe
necessario schierarsi contro tutti i conflitti armati: no alla guerra e no al
riarmo (ma col realismo di non insistere in sanzioni che fanno il solletico alla
Russia e colpiscono soprattutto noi). E poi ancora di seguito: condannare e
isolare Israele per il genocidio in Palestina, che è di più e peggio di una
guerra; bloccare l’operatività militare della NATO nel nostro paese e metterne
in discussione l’esistenza sul piano internazionale; contrastare le politiche di
austerità e le regole di controllo dei bilanci nazionali da parte dell’Europa;
rilanciare il welfare stornando fondi dalle spese militari per il rilancio
immediato di una agonizzante sanità pubblica e ipotizzare poi investimenti per
la scuola, la previdenza e per un possibile piano di edilizia popolare;
politiche per il lavoro con innanzitutto il salario minimo orario e il
ripristino della scala mobile; nuovo sistema fiscale che tassi i superprofitti e
istauri un nuovo sistema d’imposta caratterizzato da una forte progressività;
politiche di difesa della maternità (congedi parentali e sostegno economico);
iniziative di difesa ambientale (transizione dal fossile a fonti energetiche
rinnovabili, contenimento o rinuncia alle grandi opere, decementificazione)…
Sto certamente sorvolando su varie cose, ma credo che quanto detto basti per
esemplificare e dare senso al discorso.
Infine capisco perfettamente che un conto è fare la lista della spesa e cosa ben
diversa è (giusto per restare nella metafora) avere i soldi per comprare tutto.
L’opposizione ad un simile programma sarebbe feroce da parte di Usa, UE e vari
potentati economici e militari. Certo non tutto sarebbe fattibile ed
inevitabilmente su molte cose bisognerebbe mediare, ma intanto, prima di ogni
realismo al ribasso, mi pare necessario cominciare ad interrogarsi su ciò che è
giusto e su ciò che sarebbe necessario, sapendo bene che prima si guarda al
piano ideale e solo dopo ci si interroga sulla dimensione del reale. Una cosa è
comunque certa: in questa prospettiva il giochino “primarie o programma” di
questa sinistra che ci ritroviamo non è un’opportunità, ma un ulteriore
ostacolo.
Antonio Minaldi