Tag - basi militari

Governo italiano rispetti la Costituzione e promuova cessate il fuoco immediato
Di fronte all’escalation che minaccia di trascinarci in un conflitto mondiale, dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e l’Iran ha reagito bombardando nove Paesi della regione e una base militare a Cipro, il governo spagnolo ha segnato una strada che l’Europa intera può percorrere: anteporre il diritto internazionale e la protezione delle popolazioni civili all’uso delle armi. Anche l’Italia può fare lo stesso. Chiediamo al governo italiano di: Rispettare la Costituzione: La nostra Costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’Italia deve rifiutare ogni coinvolgimento diretto o indiretto in operazioni militari contro l’Iran. Negare l’uso delle basi: Chiediamo che il nostro territorio e le basi militari sul suolo italiano non vengano concessi per operazioni di attacco unilaterale fuori dal diritto internazionale, che servirebbero solo a moltiplicare la sofferenza umana e l’instabilità globale. Promuovere una diplomazia dei diritti: Condannare il regime iraniano colpevole di una repressione interna feroce è un dovere morale, ma farlo attraverso i bombardamenti è una contraddizione insostenibile. La solidarietà verso chi lotta per la propria libertà non si esercita con il lancio di missili che colpiscono indiscriminatamente gli stessi cittadini che si dichiara di voler proteggere. Rifiutare la retorica del “regime change” e della “anticipazione strategica”, che hanno di fatto legittimato negli ultimi vent’anni interventi militari fuori dalla legalità internazionale, portando instabilità cronica e immani sofferenze ai civili e che hanno fatto perdere credibilità all’Occidente di fronte al resto del mondo. Rispettare la legge 185/90, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra, responsabili di violazioni dei diritti umani. Assumere un ruolo di mediazione in Europa: L’Italia può collaborare con il governo spagnolo e farsi promotrice di un cessate il fuoco immediato, adoperandosi per costruire un fronte comune con gli altri Paesi europei.  La guerra non è un destino inevitabile, è una scelta politica. È tempo che l’Italia dimostri che la politica può e deve essere uno strumento di pace, non di distruzione.   Emergency
March 6, 2026
Pressenza
BASE USA DI SIGONELLA ATTIVA DALL’INIZIO DELL’ATTACCO ALL’IRAN: QUAL È IL RUOLO DELL’ITALIA?
La base militare statunitense di Naval Air Station Sigonella, in Sicilia, sarebbe stata utilizzata attivamente fin dalle prime ore dell’attacco congiunto israelo-statunitense contro l’Iran, iniziato sabato 28 febbraio. “Abbiamo sicuramente due dati rilevanti che smentiscono assolutamente la posizione bonista del governo italiano che dichiara di non essere coinvolto nelle operazioni di guerra e di non essere, tra l’altro, neanche stato informato e di queste” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Antonio Mazzeo, giornalista, scrittore e attivista antimilitarista. Nelle ore immediatamente precedenti l’attacco su Teheran, dalla base di Sigonella sarebbe decollato un velivolo da pattugliamento marittimo Boeing P-8 Poseidon, utilizzato anche per attività di intelligence e guerra elettronica. Il suo compito, secondo quanto riferito, sarebbe stato quello di individuare obiettivi strategici e trasmettere informazioni ai cacciabombardieri impegnati nell’operazione. Sempre nelle ore precedenti, sarebbe atterrato a Sigonella un drone da ricognizione Northrop Grumman RQ-4 Triton, impiegato per diversi giorni in operazioni di monitoraggio e raccolta immagini, verosimilmente finalizzate all’individuazione dei bersagli poi colpiti. Non solo Sigonella: un ulteriore elemento riguarda il sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System), presente a Niscemi. Si tratta di una rete composta da satelliti e terminali terrestri che consente alla Marina militare statunitense di trasmettere ordini, piani operativi, flussi video e comunicazioni criptate in qualsiasi area del mondo. “Le guerre non si fanno soltanto lanciando missili” osserva Mazzeo. “Prima c’è un lavoro complesso di pianificazione, raccolta dati, individuazione degli obiettivi. È questo il ruolo degli aerei spia e dei droni che operano da Sigonella”. L’intervista completa di Radio Onda d’Urto a Antonio Mazzeo, giornalista, scrittore e attivista antimilitarista. Ascolta o scarica.
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna, Merz gli dà corda
Il livello di prevaricazione della seconda amministrazione Trump, e quello di sudditanza delle classi dirigenti europee è stato confermato plasticamente dall’incontro che ieri il tycoon ha avuto col cancelliere tedesco Friedrich Merz. Al primo incontro ufficiale con un leader straniero dall’inizio dell’aggressione condotta insieme a Israele contro l’Iran, il presidente […] L'articolo Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna, Merz gli dà corda su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Gli Stati Uniti continuano a rafforzare le loro infrastrutture militari in Albania e Kosovo
Gli USA continuano a rafforzare la loro presenza militare nei Balcani, annunciando un contratto quinquennale che copre progetti di costruzione e manutenzione in Albania, Kosovo e Bulgaria. Questo investimento, guidato dagli US Army Corps of Engineers, mira a fornire infrastrutture avanzate per le truppe statunitensi nella regione, nell’ottica di affrontare […] L'articolo Gli Stati Uniti continuano a rafforzare le loro infrastrutture militari in Albania e Kosovo su Contropiano.
February 20, 2026
Contropiano
L’uragano Harry@0
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione, il consumo di suolo, la turistificazione. Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos, infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos, che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale. Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità, la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il Ponte sullo stretto. Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di chi conosce e cura la terra in cui abita. Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
February 7, 2026
Radio Blackout - Info
L’uragano Harry@1
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione, il consumo di suolo, la turistificazione. Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos, infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos, che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale. Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità, la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il Ponte sullo stretto. Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di chi conosce e cura la terra in cui abita. Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
February 7, 2026
Radio Blackout - Info
L’uragano Harry@2
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione, il consumo di suolo, la turistificazione. Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos, infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos, che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale. Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità, la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il Ponte sullo stretto. Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di chi conosce e cura la terra in cui abita. Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
February 7, 2026
Radio Blackout - Info
Assemblea nazionale Coordinamento NO NATO: prima tappa Milano
Mentre a Torino, Milano, Hannover, Zurigo, Bruxelles e Londra, dalla Bosnia agli Stati Uniti, gli esseri umani si univano corpo a corpo manifestando volontà popolari ormai disgiunte dal volere di chi li dovrebbe rappresentare, alle14.30 di sabato 31 gennaio, al Circolo Familiare di Unità proletaria in Viale Monza a Milano si è svolta la prima tappa dell’assemblea nazionale del Coordinamento NO NATO (la seconda si terrà a Napoli il 21 febbraio). Anche qui corpi, intenti e documenti, uniti contro imperialisti e guerrafondai. In programma 18 interventi. L’assemblea si apre con Emanuele, portavoce del Coordinamento nazionale NO NATO e di ANVUI (Associazione nazionale vittime uranio impoverito), con un comunicato in solidarietà ai manifestanti a Torino, la presentazione del “Dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia” e la “Dichiarazione programmatica del Coordinamento Nazionale”. Perché ricordiamolo, l’Italia è uno dei 4 Paesi al mondo con il maggior numero di basi NATO. Abbiamo tra i 90 e i 100 ordigni atomici depositati a Ghedi (BS) e Aviano (PN), inquinamento bellico provocato ai danni di civili che vivono nei pressi dei poligoni di tiro, strascichi tumorali, oleodotti per le forniture di carburante interrati nei cortili delle scuole dei nostri figli e mentre Niscemi crolla pezzo dopo pezzo, la base NATO a soli 2 Km da lì è appena stata potenziata. Intere porzioni del nostro Paese sono costantemente occupate da guerrafondai, anziché liberamente vissute e coltivate da chi ci è nato. “L’occupazione di suolo italiano da parte della NATO attesta o certifica la nostra posizione di Paese a sovranità limitata” è scritto chiaro e tondo al capitolo 1 della Dichiarazione programmatica del Coordinamento. I portavoce dei comitati regionali espongono dati di cui la popolazione civile non sa nulla e su cui i media tacciono. Il dossieraggio è un meticoloso lavoro orizzontale, squadre di cittadini volenterosi investigano, intervistano, fanno sopralluoghi e raccolgono documentazioni. La portavoce del Comitato “No Comando NATO né a Firenze né altrove” riporta: “Il 1° luglio scorso diventa ufficialmente operativo un Comando NATO in città senza che la popolazione ne venga informata. Il Comando è stato protagonista di ben tre esercitazioni militari nel solo mese di novembre. Sempre a Firenze, è in progetto l’ampliamento dell’aeroporto civile allo scopo di dirottare il traffico militare dall’aeroporto di Pisa. A Livorno invece si potenzia con un nuovo binario la tratta ferroviaria da e per la base NATO di Camp Darby”. Dal Comitato di Coordinamento dell’Emilia Romagna, Claudia Benedetti sollecita la formazione di un osservatorio permanente contro il traffico di armi nel porto di Ravenna, denuncia la collaborazione tra il CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano e la presenza dell’oleodotto Nips (Northern Italy Pipeline System) per il rifornimento veloce di carburante alle basi Nato e Usa, che ha già provocato incidenti nei cortili di fabbriche e scuole. Tra i relatori sono presenti i portavoce di Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università, Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Coordinamento per la pace di Milano, Donne e uomini contro la guerra, Centro sociale 28 maggio” e  Lega obiettori di coscienza. “I portuali non lavorano per la guerra” è lo slogan dello sciopero internazionale in programma per venerdì prossimo, 6 febbraio, che viene ricordato. Tende contro la guerra, No riarmo e molti altri manifestano la propria disponibilità a convergere, a dimostrare che nonostante l’intossicazione della propaganda la stragrande maggioranza della popolazione non vuole la guerra, non vuole essere complice né vittima di accordi segreti e anticostituzionali, non vuole traffici di armi né test bellici e tantomeno depositi di ordigni nucleari per conto terzi a casa propria. La finalità del Coordinamento NO NATO è quella di attuare fino in fondo l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”. Tutte le realtà presenti sono d’accordo, tutte esprimono la necessità di fondersi in un unico fronte di lotta, offrendo come valore le proprie specificità. Si parla di Iran, di Ucraina e Palestina, di Groenlandia e Venezuela perché si, signori, la Terza Guerra Mondiale è già iniziata. E chi la può fermare? I LAVORATORI POSSONO FERMARE LA GUERRA: è questo il caposaldo della Resistenza contemporanea. Immaginiamolo anche solo per un momento. Ore 7.00 di mattina: uffici, fabbriche, scuole, porti vuoti. Ferrovieri, autotrasportatori e corrieri a letto a casa. Metalmeccanici, ingegneri, addetti al marketing e alle comunicazioni, ispettori e poliziotti: assenti. Il mondo fermo in un sol colpo. Perché quando l’Umanità, il popolo, decide che la guerra non si fa, la guerra non si fa. Arrivederci a Napoli, allora, il 21 febbraio alle 14.30 al Centro culturale in Via Vico Giuseppe Maffei 4, per la prossima tappa dell’Assemblea Nazionale del Coordinamento NO Nato. Info e contatti: coordinamentonazionalenonato@proton.me   Giada Caracristi
February 3, 2026
Pressenza
I militari Usa soffocano l’America latina
Lo scopo della militarizzazione è duplice: ridurre il conflitto sociale e tutelarsi di fronte alla Cina di David Lifodi Immagine ripresa da https://periodicoopcion.com/ Ormai in America latina le truppe statunitensi si sentono a casa. Oltre alla pressione costante esercitata sul Venezuela sfociata nell’aggressione contro Caracas, è sempre maggiore il numero di paesi che, in alcuni casi, concedono senza alcun problema
January 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Ugo Dessy: ostinatamente contrario
100 anni fa nasceva l’intellettuale libertario sardo, testimone attivo del suo tempo. E del nostro. “Con l’avvento del nucleare, la potenza distruttiva delle armi è tale da costituire di per sé il problema più drammatico tra quanti l’umanità ne ebbe mai affrontato, perché è messa in gioco, concretamente, la sua sopravvivenza. Inoltre, ancor prima del loro impiego nella guerra, gli
January 15, 2026
La Bottega del Barbieri