No alla chiusura di Radio Radicale
Dopo più di trent’anni di servizio pubblico continuativo, la convenzione tra
Radio Radicale e lo Stato italiano rischia di essere interrotta per una scelta
dell’attuale governo. Infatti nei testi della legge di Bilancio e del decreto
Milleproroghe non compare nessun riferimento ai fondi utili a garantire la
prosecuzione di un servizio che, per unicità e valore democratico, non ha
equivalenti all’interno del panorama informativo italiano. Non si tratta quindi
di un finanziamento ordinario all’editoria, bensì del riconoscimento di una
funzione pubblica precisa, ovvero la trasmissione integrale e in diretta delle
sedute parlamentari, la documentazione senza filtri della vita politica e
istituzionale del Paese. Per non parlare di tutti i dibattiti culturali,
presentazioni di libri, interviste e programmi di natura informativa e culturale
che questa radio ogni giorno si impegna a registrare.
Un patrimonio che non appartiene perciò solo alla politica ma a tutti i
cittadini, tuttavia ad oggi viene trattato come una voce accessoria e
sacrificabile nel silenzio generale. Radio Radicale si avvale di un elevatissimo
livello di qualità giornalistica, ed è l’unica emittente che, da sempre,
garantisce spazio a tutti, anche e soprattutto a chi è lontano alle lotte
radicali e liberali, trasmettendo integralmente la vita politica dello Stato
Italiano. L’archivio della radio custodisce mezzo secolo di storia repubblicana,
e rappresenta il più grande archivio politico d’Europa. Chiuderla quindi
significherebbe ridurre il pluralismo nonché indebolire la nostra democrazia.
Questo il documento che l’assemblea di redazione, di Radio Radicale, ha
approvato ieri:
“Le redattrici e i redattori di Radio Radicale, riuniti in assemblea il 14
gennaio 2026, prendono atto con favore di quanto dichiarato dalla Presidente del
Consiglio Meloni nella conferenza stampa di inizio anno: “Il Governo intende
presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio
radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione
dell’archivio storico della testata contributo che si somma a quello chiaramente
ordinario”.
Le redattrici e i redattori di Radio Radicale auspicano che fin dall’inizio
della discussione del provvedimento e senza indugi alle parole della Presidente
Meloni seguano atti concreti compreso il rinnovo della convenzione per la
trasmissione delle sedute parlamentari.
Le redattrici e i redattori chiedono all’azienda di porre in essere tutte le
iniziative utili ad una positiva conclusione della vicenda. Allo stesso tempo
incaricano il Comitato di redazione di vigilare attentamente sull’andamento del
provvedimento mantenendo un costante contatto con l’azienda e con i
rappresentanti politici.
La prospettiva deve essere quella di uno sviluppo che consenta di uscire dalla
condizione di precarietà che la radio vive da troppo tempo e dia stabilità al
suo ruolo di informazione pubblica preservando al contempo le specificità che ne
hanno fatto un unicum nel sistema dell’informazione.
Le redattrici e i redattori si rivolgono alla politica tutta perché si assuma le
proprie responsabilità: garantire a Radio Radicale di poter continuare a
espletare il servizio per cui è riconosciuta come “impresa radiofonica che
svolge attività di informazione di interesse generale” oppure decretarne la
chiusura, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell’inizio
delle trasmissioni e il decimo dalla scomparsa di Marco Pannella.
Redattrici e redattori più in generale fanno propria la posizione della Fnsi
rispetto a tutto il sistema dell’informazione che da troppo tempo versa in una
condizione di crisi con il contratto collettivo nazionale di lavoro che da dieci
anni attende invano di essere rinnovato.
L’informazione deve essere sostenuta e finanziata in modo corretto a difesa
dell’articolo 21 della Costituzione. Non è sottraendo risorse all’emittenza
radiofonica e televisiva e alla carta stampata che si sostiene il pluralismo”.
Speriamo quindi che le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia
Meloni, non siano parole gettate al vento ma un preludio a fatti concreti,
poiché chiunque volesse imporre la chiusura di Radio Radicale si dovrebbe
assumere una responsabilità politica e storica enorme nei confronti della nostra
democrazia.
Andrea Vitello