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Dario Salvetti e Antonella Buntu: la Flotilla continua il suo percorso di terra
Stamattina alla sede della Ex-GKN si è svolta la conferenza stampa di Antonella Bundu  e Dario Salvetti, appena tornati a Firenze dal sequestro subito dall’Esercito Israeliano per essere parte della Global Sumud Flottilla. Antonella e Dario., due corpi, due menti, un compagno ed una compagna che tornano per incoraggiarci a continuare. Partono con un ringraziamento: alla popolazione palestinese, perché, anche se lì si continua a morire, “abbiamo ricevuto messaggi di solidarietà dalla popolazione gazawi”: “dall’inizio alla fine in empatia con la Palestina”, dichiara Dario; il secondo ringraziamento: “a chi da terra ci ha sostenuto”, sostiene, al collettivo di fabbrica che resiste. Continua Dario: “la cosa più grave è stata il sequestro in acque internazionali”, avvenuto per due volte, la seconda a 500 km da Gaza. Descrive cosa avviene: “arrivano forze speciali, ti puntano il mitra senza dirti perché ti sequestrano”; tutte le imbarcazioni battono bandiere internazionali, parecchie sono italiane. A partire dal sequesto, “48 ore di violenza generalizzata e tortura”; “non abbiamo riportato danni permanenti, di tipo fisico, siamo stati fortunati, per quelli di tipo psicologico, vedremo..” Ci sarà tempo per ricostruire le narrazioni anche quelle dei vissuti interiori, ma Dario ed Antonella tengono soprattutto a restituire una rappresentazione collettiva, un significato collettivo ad una azione che non vuole chiudersi sul trauma privato, anche perché, prosegue Dario, “qualsiasi cosa abbiamo vissuto non è niente rispetto a quello che vivono le palestinesi e i palestinesi. “Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento, eravamo dentro quattro container”; “sempre ammanettati con le fascette, con la testa in basso, non riuscivi nemmeno a camminare”. Continua Antonella: “appena rilasciati dalla nave prigione, le immagini che sono girate hanno scandalizzato tutte e tutti, ma non è stato niente rispetto a quello che vivono subiscono le palestinesi e i palestinesi. La barca dove era Dario è sfuggita due volte alle intercettazioni, la prima volta io non ero nella stessa; la seconda volta, dopo il nostro naufragio, c’ero anche io. “Navi da guerra in acque internazionali, ci hanno intercettato, col taser al collo di una persona, chiedendo chi era il capitano; mettevano le canzoncine, dicevano che ti portavano in Africa”; continua “sul gommone, in fila, a me mi hanno subito tolta dalla fila, mi hanno chiesto di togliermi i pantaloni, sotto avevo i fuseaux”; “ero il numero 263”; “rubate le scarpe, i calzini, i pantaloni tutti bagnati, tipo carro bestiame, rannicchiati l’uno sull’altro”; e poi… “sparavano, sparavano, prendevano la gente”; “un liquido giallo sparato su di noi, filo spinato sopra, venivamo ripresi, loro fieri di questo”; “ci hanno urlato, ci hanno tirato poi via dentro un tunnel mentre ti davano le botte, piegati, sbattuti, circa due ore, con l’inno di Israele, le fascette strette dopo tanto tempo fanno danno grave”. Continua Antonella, con pathos determinazione com-mozione di chi vuole restituire il senso ed anche il sentimento: “ci hanno chiesto di firmare che siamo entrati illegalmente, non abbiamo firmato”; “sono arrivati gli avvocati, due minuti di tempo ciascuno”. “Oltre le manette, le catene ai piedi, a me mi hanno chiuso in una scatola di ferro un metro per un metro e mezzo con l’aria condizionata, tutta legata, non vedevi fuori, si sentiva un cane graffiare sulla porta di ferro, mentre i soldati urlavano, urlavano sempre”; “ti spingevano, anche quando eri giù giù”; mi chiamano: “Moro” … “chiaramente ero io”, dicendoci: “tutto il mondo vi odia”. “Il giorno dopo non sapevamo che ci stavano per deportare, non avevamo l’orologio, non si sapeva dove eravamo, si intravedeva uno spiraglio di sole…all’ultimo momento ci hanno tolto le manette, siamo usciti a testa alta, insieme con i passeggeri normali, alcuni ci riprendevano, ci facevano il verso, ma sapevamo che era tutto finito”. L’appello è a tornare ad indignarsi, a leggere anche la dimensione “grottesca”: “un sistema oliato, un dispiegamento di forze allucinante, grottesco”; “anche l’ultimo banchino di impiegati ti prendeva in giro; continua Dario: “passato l’ultimo pestaggio, parlato già con l’avvocato, pensavo fosse passato il peggio, invece due teste di cuoio hanno iniziato a colpirmi in zone che non si vedono, prendevano in giro”; “navi cargo container nel Mediterrano non possono non essere viste, sono una prigione a cielo aperto”. Con un’immagine “iconica” si chiude la conferenza stampa: “durante la seconda intercettazione, all’orizzonte si vede stagliarsi la sagoma di una nave militare e la sagoma di una barca a vela, la barca a vela punta dritto, tagliando la rotta alla nave militare”. Il saluto è un momento carico di intensità gratitudine responsabilità, che ciascuna persona presente si deve assumere a portare testimonianza, continuare, insistere, resistere, Grazie Dario, Grazie Antonella, con il cuore e la mente con voi, con il popolo palestinese, per i diritti umani, perché la Memoria è anche farsi tramite di questa esperienza collettiva e restituirla, perchè possiamo fare la nostra parte. Emanuela Bavazzano
May 22, 2026
Pressenza
Israele: l’avamposto di un dominio senza limiti – di Paolo Punx
La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto al pubblico, come monito, come nuova normalità. Ancora una volta Israele ha superato se stesso nello spingersi oltre limiti sempre più invisibili. Lo scorso anno il tentativo di portare aiuti [...]
May 22, 2026
Effimera
Israele spara sulla Flotilla
I pirati del Mediterraneo stavolta hanno anche sparato contro imbarcazioni civili in acque internazionali. Proiettili di gomma, pare, ma è comunque è un altro gradino verso il “trattamento militare” di qualsiasi protesta anche pacifica, condotta secondo le modalità della “non violenza” (anzi, portando medicinali…), nel pieno rispetto del diritto internazionale […] L'articolo Israele spara sulla Flotilla su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
Flotilla. A rischio gli attivisti turchi. Ieri sciopero e manifestazioni in tutta Italia
A ieri sera risultavano abbordate dagli israeliani 32 delle 53 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza. Dieci imbarcazioni risultano ancora in navigazione. Al momento non si dispone di notizie precise sulla destinazione delle attiviste e attivisti già sequestrati dalle forze israeliane nelle acque internazionali. L’ipotesi più probabile è […] L'articolo Flotilla. A rischio gli attivisti turchi. Ieri sciopero e manifestazioni in tutta Italia su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
Nazionalisti dei miei stivali
Al di là del ribrezzo per la volgarità degli attacchi agli attivisti della Global Sumud Flotilla, rivolti anche da alcune “alte cariche istituzionali” prontissime a chinarsi di fronte ad Israele, ci sono diversi aspetti della vicenda che riguardano l’assalto piratesco avvenuto davanti all’isola di Creta e il rapimento di Thiago […] L'articolo Nazionalisti dei miei stivali su Contropiano.
May 7, 2026
Contropiano
Le extraordinary rendition di Israele sul territorio italiano. Una impunità che deve cessare
L’arresto, il pestaggio e la deportazione in un carcere israeliano di due attivisti della Global Sumud Flotilla a bordo di una imbarcazione italiana, somigliano in tutto e per tutto alle extraordinary rendition con cui la CIA ha sequestrato in giro per il mondo persone sospettate di essere legate ai network […] L'articolo Le extraordinary rendition di Israele sul territorio italiano. Una impunità che deve cessare su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
L’assalto sionista alla Flotilla. Due deportati in Israele
L’esercito israeliano ha dichiarato che intende deportare in Israele due membri della Global Sumud Flotilla rapiti in acque internazionali, nei pressi della Grecia. Mentre tutti gli altri attivisti sequestrati saranno rilasciati sulle coste greche, in un accordo estremamente controverso con il governo e le forze armate di Atene, Sai Abu […] L'articolo L’assalto sionista alla Flotilla. Due deportati in Israele su Contropiano.
May 2, 2026
Contropiano
Esposto urgente alla Procura di Roma e richiesta di sequestro dell’imbarcazione che sta trasportando in Israele Abukeshek Abdelrahim Saif e Thiago Avila
Il team legale della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha appena depositato un esposto urgente alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere il sequestro dell’imbarcazione che sta trasportando in Israele i due attivisti della Global Sumud Flotilla Abukeshek Abdelrahim Saif e Thiago Avila. L’esposto radica la competenza dell’autorità giudiziaria italiana sulla base del fatto che l’attivista palestinese, sig. Abukeshek Abdelrahim Saif nato a Nablus (Palestina) il 13/06/1981, cittadino di nazionalità palestinese, in possesso della cittadinanza spagnola e svedese, è stato prelevato e sequestrato da una barca battente bandiera italiana. Al momento altre azioni sono in preparazione da parte di un team internazionale di avvocati per fermare il sequestro degli attivisti e ottenerne l’immediato rilascio. Come riportato nell’esposto si chiede che: la Procura della Repubblica adita voglia disporre gli accertamenti necessari al fine di verificare la sussistenza dei fatti descritti e la loro eventuale rilevanza penale, procedendo all’individuazione dei soggetti responsabili e promuovendo, se del caso,  l’azione penale nei loro confronti. sia disposto il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. del natante israeliano su cui viaggia Abukeshek Abdelrahim Saif, membro del direttivo (Steering Committee) della Global Sumud Flotilla, che si trova ancora in acque internazionali al fine di interrompere il sequestro in atto e di prevenire il rischio che subisca trattamenti inumani e degradanti;  nonché si chiede che venga adottata ogni altra misura ritenuta idonea a scongiurare il protrarsi delle gravi violazioni in corso. L’esposto è visionabile al link: https://drive.proton.me/urls/40HKTSXBZR#K5RyZkLvOpJX   Global Sumud Flotilla
May 1, 2026
Pressenza
MSC da Fiumicino a Hormuz: i porti italiani nella filiera della guerra globale
I recenti controlli a Cagliari, con il blocco di materiali classificabili come dual use, riportano al centro una questione cruciale: il ruolo delle grandi compagnie di shipping nella movimentazione di beni che, pur formalmente civili, possono avere impieghi militari. Il termine “dual use” indica proprio questa ambiguità. Si tratta di materiali – come acciai speciali o componenti industriali – utilizzabili tanto in ambito civile quanto nella produzione bellica, secondo la normativa europea vigente. Una zona grigia che rende difficile distinguere tra commercio legittimo e inserimento, diretto o indiretto, nelle filiere dell’economia di guerra. In questo scenario, la Mediterranean Shipping Company (MSC) occupa una posizione centrale. Non è soltanto uno dei principali operatori container al mondo, ma un nodo strategico della logistica globale, capace di collegare porti, mercati e aree geopolitiche sensibili. > I casi emersi tra Gioia Tauro e Cagliari mostrano come le rotte gestite dalla > compagnia possano incrociare traffici diretti verso Israele, inclusi materiali > destinati a distretti industriali legati alla difesa. A rendere ancora più complesso il quadro è la struttura stessa della flotta. Molte delle navi operate da MSC non sono di proprietà diretta, ma registrate attraverso società offshore o noleggiate da grandi armatori internazionali, rendendo più difficile tracciare responsabilità e benefici economici. IL RUOLO DI EYAL M. OFER, ROYAL CARIBBEAN A ZODIAC MARITIME Tra gli attori centrali di questo sistema figura Zodiac Maritime, gruppo riconducibile all’imprenditore israeliano Eyal M. Ofer, che gestisce una flotta globale di circa 200 navi tra portacontainer, petroliere e bulk carrier. Una quota rilevante di questa flotta – stimabile tra 15 e 25 navi – opera o ha operato sotto il marchio MSC attraverso contratti di charter: un sistema che consente di controllare intere rotte senza una proprietà diretta delle navi, separando formalmente gestione e proprietà ma mantenendo una forte integrazione operativa. Tra le navi più frequentemente associate a questo intreccio figurano MSC Josseline, MSC Joanna, MSC Orion, MSC Oliver e MSC Susanna, insieme a unità appartenenti a diverse classi della flotta MSC – tra cui la MSC Josseline-class, la MSC Orion-class e la London-class – esempi concreti di come una nave possa operare sotto un marchio pur avendo una proprietà diversa, spesso difficilmente ricostruibile. Alcune unità possono essere consultate anche tramite database pubblici come VesselFinder. IL SEQUESTRO DI MSC ARIES COME CASO EMBLEMATICO Questo modello emerge con particolare evidenza nel caso della MSC Aries. Il 13 aprile 2024 la nave è stata sequestrata dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane nello Stretto di Hormuz, in un’operazione militare condotta con elicotteri, nel pieno delle tensioni tra Iran e Israele. A determinare il sequestro non è stata tanto l’attività commerciale della nave, quanto il suo assetto proprietario: pur operata da MSC, la Aries risultava noleggiata da una società collegata a Zodiac Maritime. È su questa base che l’Iran ha considerato l’unità “affiliata” a interessi israeliani, trasformando una nave commerciale in un obiettivo geopolitico. L’equipaggio è stato trattenuto e la nave sequestrata per settimane, mostrando come i legami societari possano avere conseguenze dirette sulle rotte globali. Anche le navi recentemente citate nel dibattito – come MSC Vega, MSC Danit, MSC Lucy e MSC Siena – si inseriscono nello stesso modello. Le loro strutture proprietarie risultano schermate attraverso società veicolo e registrazioni offshore e non sono facilmente riconducibili a un proprietario effettivo chiaramente identificabile. Database pubblici come Equasis e IMO permettono solo una tracciabilità parziale. A questo si aggiunge un ulteriore livello di opacità: molte delle navi impiegate in queste rotte navigano sotto cosiddette “bandiere di comodo”, registrate in paesi come Panama, Liberia o Malta. Un sistema che consente di ridurre costi e vincoli normativi, ma che allo stesso tempo frammenta le responsabilità giuridiche e rende ancora più difficile tracciare proprietà, controlli e destinazioni dei carichi. > Lo stesso Eyal M. Ofer è membro del board di Royal Caribbean Group, > multinazionale tra i principali operatori mondiali del settore crocieristico e > già oggetto di attenzione giornalistica per i legami di alcuni suoi vertici > con il caso Epstein. Un elemento che assume particolare rilievo alla luce del progetto di sviluppo del porto di Fiumicino: in un sistema in cui proprietà e gestione delle navi risultano frammentate e opache, quale garanzia esiste che reti operative come quelle riconducibili a Zodiac Maritime – attive oggi sulle rotte MSC – non possano estendersi anche alle nuove infrastrutture portuali? Un interrogativo che appare ancora più rilevante considerando che il porto di Fiumicino sarà il primo porto italiano interamente privato. Dai terminal container di Cagliari e Gioia Tauro fino ai nuovi progetti come il porto di Fiumicino, prende forma un sistema in cui i porti smettono di essere semplici infrastrutture civili e diventano snodi strategici dentro una filiera globale sempre più intrecciata con la guerra. In questo contesto, MSC, Zodiac Maritime e Royal Caribbean non appaiono come attori isolati, ma come parte di un modello economico che concentra potere, frammenta le responsabilità e si espande scaricando i costi su territori, lavoratori e popolazioni coinvolte. Fermare loro significa sabotare la filiera della guerra.  Le copertina è di Nicolas Grevet (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo MSC da Fiumicino a Hormuz: i porti italiani nella filiera della guerra globale proviene da DINAMOpress.
April 16, 2026
DINAMOpress
Iniziato il processo contro Maduro e Flores sequestrati dagli USA
Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono comparsi ieri davanti ad un tribunale a New York a due mesi di distanza dal loro rapimento in Venezuela da parte delle forze militari statunitensi e dal successivo trasferimento negli Stati Uniti. In occasione di questa prima udienza ufficiale, […] L'articolo Iniziato il processo contro Maduro e Flores sequestrati dagli USA su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano