Vicofaro 2016-2026 dieci anni con i senzavolto, i senzavoce, i senzaniente
Dieci anni fa, nel maggio 2016, don Massimo Biancalani, in coerenza con la
pastorale evangelica e con il monito di Papa Francesco di fare delle chiese
ospedali da campo, decise di accogliere nei locali delle chiese di cui era
parroco -Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini- due gruppi di
migranti africani affidatigli dalla Prefettura. Ma l’anno successivo, colpito
dai numerosi casi di migranti che dormivano in strada, aprì le porte delle
chiese a tutti i rifugiati molti anche fragili- che avevano bisogno di
ospitalità e che erano rifiutati dalle stesse cooperative. Un numero consistente
occupò il matroneo della chiesa di Vicofaro con scandalo dei cattolici
benpensanti. Ben presto si determinarono sia la crescita notevole dei migranti
accolti sia l’attacco dei gruppi razzisti, da Casa Pound a Forza Nuova alla
stessa Amministrazione comunale.
Sono stati organizzati e condotti nel tempo, grazie ai volontari e ai
sostenitori, numerosi servizi: dall’assistenza medica e psichiatrica
all’insegnamento della lingua italiana -con il conseguimento della
certificazione L2 da parte di decine di migranti- all’espletamento delle
pratiche per i documenti, all’avviamento al lavoro, oltre a fornire cibo e
alloggio. Tutto questo è avvenuto spesso in condizioni estreme di difficoltà e
di criticità senza alcuna risorsa fornita dalle istituzioni, ma con il solo
sostegno di privati e di associazioni.
L’esperienza è stata realizzata sempre con la cura e l’attenzione per il
migrante considerato non un invisibile, ma una persona con un volto, un nome,
una storia, un progetto di vita, rifiutando il limbo di ineludibile speranza in
cui era spesso costretto a vivere da una normativa inadeguata e disumana sia
nelle leggi italiane che europee, che nel tempo hanno di fatto cancellato il
diritto di asilo.
Il Centro di accoglienza di Vicofaro, che ha visto operare senza distinzioni
cristiani e laici, ha rappresentato una vera e propria cartina di tornasole per
la città di Pistoia, in cui ha prevalso un’elusiva modernità, per la quale si è
guardato dall’altra parte grazie a una sottocultura che abbassa i livelli
critici dell’opinione pubblica appastata con l’infame propaganda della
remigrazione. Le Destre -giunte a guidare l’amministrazione comunale- e i
cosiddetti progressisti che si sono lavati la coscienza parlando di lager e di
un’accoglienza confusionaria, inefficiente e addirittura, fuori controllo:
l’antirazzismo ridotto a retorica ipocrita e nauseabonda! Meglio stendere un
velo pietoso su tanti sacerdoti, che hanno considerato lettera morta le parole
di papa Francesco…
Giovani sradicati dal loro paese e dalle loro famiglie, hanno trovato a Vicofaro
e a Ramini il calore e l’affetto di una comunità in un fecondo scambio di
umanità oltre a costanti stimoli educativi. Intorno un silenzio assordante e
un’indifferenza feroce da parte di una città chiusa in una modernità elusiva, in
cui non c’è spazio per l’attenzione e la cura di chi vive nel bisogno.
La scelta di lavorare a fianco dei giovani africani è stata impostata sulla
pedagogia della responsabilità, domandandosi quali istituzioni, quali culture
etiche permettano alla società di resistere all’odio verso l’ultimo, considerato
invece il capro espiatorio in uno dei passaggi più complessi, che la società
abbia attraversato dall’Ultima guerra mondiale. Il migranticidio in atto nel
Mediterraneo e in numerose parti del pianeta non ha suscitato la ricerca di
soluzioni condivise per un fenomeno epocale come l’emigrazione, ma
l’esternalizzazione delle frontiere e la criminalizzazione di chi accoglie,
mentre i disperati sono respinti nel nulla mediatico.
Eppure a Vicofaro si è svolta verso la cittadinanza anche una forma di
educazione all’accoglienza del diverso: basta ricordare solo gli incontri con
Pietro Bartolo, il generoso medico di Lampedusa; con Vito Fiorino, il pescatore
che nel tragico naufragio del 2-3 ottobre 2013 salvò decine di migranti;
Domenico Lucano, il sindaco di Riace che ha fatto di un villaggio abbandonato un
santuario di accoglienza; Yolande Mukagasana, l’infaticabile testimone del
genocidio del 1994 in Rwanda; tutte iniziative di notevole impatto emotivo e
educativo, come la nostra. Un segno tra umanità e disumanità con le
realizzazioni pittoriche del pittore autodidatta Ebrima Donso accolto a
Vicofaro.
L’esperienza di Vicofaro, nonostante fosse sempre aperta al dialogo, è stata
interrotta violentemente dall’operazione militare che i poteri -vescovo,
sindaco, Ministero degli Interni- in pieno accordo hanno condotto tra la fine di
giugno e il primo luglio nei confronti dei migranti ospitati nelle strutture
della chiesa: poliziotti provenienti da varie parti d’Italia in assetto
antisommossa li hanno portati via, dopo che tutte le porte erano state chiuse
con pannelli per ordine della diocesi. L’America di Trump che deporta i migranti
non è lontana! Questa ferita rimarrà per sempre nella coscienza non solo dei
cristiani, ma soprattutto dei veri antirazzisti e democratici.
Solidali con don Massimo Biancalani, che ha resistito anche a costo di rischiare
la salute per l’impegno generoso e immane cui non è voluto mai venire meno,
affermiamo che Vicofaro continua e resiste non solo a Ramini, dove sono
attualmente accolti una cinquantina di migranti, ma nella coscienza di chi sta
con i senzavoce, con i senzapotere, con i senzaniente, per un presidio solidale
e critico all’interno di una società che si apra a orizzonti di senso e di vera
umanità.
“Fai strada ai poveri senza farti strada”. Don Lorenzo Milani
Mauro Matteucci – Centro Don Lorenzo Milani di Pistoia
Redazione Toscana