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Asse Parigi-Berlino per il made in Europe e salvare i motori termici al posto dell’ambiente
Privi di qualsiasi legittimità interna, pronti a consegnare il testimone alle relative estreme destre (AfD e Rassemblement National), Merz e Macron provano a mettere a segno qualche vittoria rispetto agli indirizzi che la UE dovrà seguire nei prossimi anni, a prescindere da chi governerà, e nella speranza di recuperare l’approvazione […] L'articolo Asse Parigi-Berlino per il made in Europe e salvare i motori termici al posto dell’ambiente su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Dl Bollette: via libera UE al tetto sul gas, ma non agli sconti sulle emissioni inquinanti
La Commissione europea ha raggiunto un’intesa politica preliminare con l’Italia sul decreto bollette, il piano che dovrebbe attenuare l’impatto dei prezzi energetici su famiglie e imprese limitando l’effetto del costo del gas sull’elettricità. Il meccanismo si ispira all'”eccezione iberica” del 2022: tetto convenzionale al gas usato dalle centrali e compensazioni pubbliche, con durata temporanea. Resta invece esclusa la possibilità di rimborsare i costi legati alle emissioni di anidride carbonica, uno dei punti su cui Roma chiedeva un intervento europeo. Per rendere operativo il piano, l’Italia dovrà ora notificare a Bruxelles il testo definitivo. Secondo le indicazioni emerse dal negoziato, la misura italiana avrà una durata iniziale di un anno, seguita da sei mesi di uscita graduale. La Commissione ha chiesto al governo di trasmettere rapidamente il piano operativo, che dovrà essere valutato alla luce delle norme europee sugli aiuti di Stato. Il meccanismo interviene sul funzionamento del mercato elettrico. In Italia, infatti, il prezzo all’ingrosso è spesso determinato dall’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda, generalmente alimentata a gas. Quando il combustibile rincara, il costo dell’elettricità aumenta così anche per quella prodotta da fonti rinnovabili, come solare ed eolico. L’introduzione di un tetto convenzionale al prezzo del gas destinato alla generazione elettrica consentirebbe di contenere questo effetto. La differenza tra il costo reale del combustibile e quello stabilito dal limite verrebbe coperta attraverso risorse pubbliche, secondo modalità ancora da definire. «È stata una trattativa lunga ma costruttiva, l’accordo ci consentirà di abbassare i costi», ha commentato Giorgia Meloni, a cui ha fatto eco il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin «un primo passo importante». Il meccanismo compensa il rincaro del gas, ma non i costi del sistema Ets, in base al quale gli impianti interessati devono acquistare quote di emissione in relazione alla CO₂ prodotta: la Commissione vuole evitare che le compensazioni cancellino un costo pensato per scoraggiare i combustibili fossili e favorire le rinnovabili. Al Consiglio europeo, al termine di un confronto piuttosto teso, il fronte guidato da Roma ha incassato solo una formulazione molto vaga: Meloni aveva chiesto di valutare l’impatto «economico e sociale» del sistema, anche perché i certificati si scambiano su un mercato secondario dove il valore può arrivare a quadruplicare. L’idea era regolamentare questo aspetto e rinviare l’entrata in vigore dell’Ets2, il sistema di scambio delle emissioni relativo ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale, previsto per il 2028. Il documento finale non contempla il rinvio. Al vertice Ue, i leader hanno affrontato competitività, costi dell’energia, rapporti commerciali con la Cina, allargamento, bilancio 2028-2034, sostegno all’Ucraina e migrazione. I Ventisette hanno confermato l’appoggio a Kiev, che nel 2027 avrà bisogno di altri 70 miliardi per coprire le proprie necessità finanziarie; António Costa ha ribadito: «L’Ucraina resta una priorità centrale per l’Europa». Sul bilancio restano distanti i Paesi frugali, tra cui Germania, Paesi Bassi e Danimarca. e gli Amici della Coesione guidati da Italia e Romania; la Francia partecipa agli incontri di entrambi i gruppi. Sulla migrazione non sono passati gli emendamenti presentati da Italia, Danimarca e Polonia, che chiedevano di riconoscere la migrazione irregolare come sfida per le società europee e ridurre i fattori di attrazione. The post Dl Bollette: via libera UE al tetto sul gas, ma non agli sconti sulle emissioni inquinanti appeared first on L'Indipendente.
October 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Giorgia Meloni a Praga e il teatrino sul mercato delle emissioni della UE
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista dei prossimi vertici comunitari, è andata a Praga, a parlare con un altro governo che, nella narrazione europeista, viene tratteggiato come “anti-UE” e “filo-Trump” – in un’Europa in cui la cesura con la potenza oltreoceano è insanabile. E infatti tutti devono reinventarsi […] L'articolo Giorgia Meloni a Praga e il teatrino sul mercato delle emissioni della UE su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Stretta UE sul greenwashing, ma silenzio sull’ipoteca ambientale posta dal riarmo
A partire da ieri, 27 settembre, entrano in vigore in Italia i cambiamenti che la UE ha deciso di introdurre per i prodotti sugli scaffali dei supermercati e anche sulle pagine dell’e-commerce. Si tratta di una stretta sull’utilizzo di alcune formule (“green“, “ecologico”, “amico dell’ambiente”, “climate friendly“) che non possono […] L'articolo Stretta UE sul greenwashing, ma silenzio sull’ipoteca ambientale posta dal riarmo su Contropiano.
September 28, 2026
Contropiano
Cambiamenti climatici. Militari e guerre pesano enormemente ma non rientrano nei calcoli
“Mission impossible”. Il Bulletin of the Atomic Scientists – la rivista fondata nel 1945 dagli scienziati che avevano costruito la bomba atomica, è che aggiorna continuamente il cosiddetto Orologio dell’Apocalisse – ha dato questo titolo ad un rapporto appena pubblicato e che denuncia il più grande “buco” nella contabilità climatica […] L'articolo Cambiamenti climatici. Militari e guerre pesano enormemente ma non rientrano nei calcoli su Contropiano.
September 1, 2026
Contropiano
L’urgenza climatica di cui facciamo finta di niente
Da Kyoto a Parigi, da una COP all’altra, il mondo conosce da decenni la gravità della crisi climatica. Eppure continuiamo a vivere come se avessimo a disposizione un altro pianeta. Governi e grandi interessi economici hanno responsabilità enormi, ma anche noi cittadini possiamo scegliere, partecipare e pretendere un cambiamento. Non possiamo più dire che non lo sapevamo. GLI UNDICI ANNI PIÙ CALDI MAI REGISTRATI Gli undici anni compresi tra il 2015 e il 2025 sono stati gli undici più caldi mai registrati. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il 2025 è stato uno dei tre anni più caldi dall’inizio delle rilevazioni, con una temperatura media globale di circa 1,43 °C superiore alla media del periodo preindustriale 1850-1900. Gli oceani continuano ad accumulare calore, mentre gli eventi meteorologici estremi provocano danni, vittime e conseguenze economiche in molte parti del mondo. L’Europa, poi, si sta riscaldando più di due volte più rapidamente della media globale ed è il continente che si riscalda più velocemente. Nel 2025 almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature annuali superiori alla media. Ondate di calore, siccità, incendi, riduzione della neve e dei ghiacciai e temperature marine eccezionalmente elevate stanno modificando territori ed ecosistemi, dall’Artico al Mediterraneo. Eppure continuiamo a comportarci come se tutto questo fosse un avvertimento per il futuro. Il futuro, invece, è già arrivato. DA KYOTO A PARIGI: TRENT’ANNI DI PROMESSE La politica mondiale non ha scoperto ieri il cambiamento climatico. Nel 1997 fu adottato in Giappone il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005. Per la prima volta furono stabiliti obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra per i Paesi industrializzati aderenti. Nel primo periodo di applicazione, dal 2008 al 2012, 37 Paesi industrializzati ed economie in transizione e la Comunità europea si impegnarono complessivamente a ridurre le emissioni in media di circa il 5% rispetto ai livelli del 1990. Era un passaggio storico, ma insufficiente. Gli Stati Uniti firmarono il Protocollo senza ratificarlo e le economie emergenti non erano sottoposte agli stessi obiettivi quantitativi previsti per i Paesi industrializzati. Diciotto anni dopo Kyoto, il 12 dicembre 2015, alla COP21 arrivò l’Accordo di Parigi. Questa volta l’ambizione era coinvolgere praticamente il mondo intero. L’obiettivo comune: mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto all’epoca preindustriale e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C. Ogni Paese aderente deve presentare e aggiornare periodicamente il proprio piano climatico, il cosiddetto NDC, indicando gli interventi previsti per ridurre le emissioni e adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Ma conoscere il traguardo non significa raggiungerlo. Nel 2025, dieci anni dopo Parigi, l’UNEP ha calcolato che, anche ipotizzando la piena realizzazione degli impegni climatici nazionali, il riscaldamento globale previsto nel corso del secolo sarebbe nell’ordine di 2,3-2,5 °C. Con le politiche effettivamente in vigore, la traiettoria arriva invece a circa 2,8 °C. Per riallinearsi a un percorso compatibile con 1,5 °C, le emissioni annuali globali nel 2035 dovrebbero essere inferiori del 55% rispetto a quelle del 2019. C’è persino un ritorno indietro: dal 27 gennaio 2026 gli Stati Uniti non sono più parte dell’Accordo di Parigi, dopo aver notificato la propria uscita un anno prima. E allora la domanda diventa inevitabile: quanti altri accordi dobbiamo firmare prima di comportarci come se li avessimo davvero sottoscritti? I “REGNANTI DEL MONDO” E NOI Quando si parla di crisi climatica, lo sguardo si rivolge inevitabilmente ai governi, ai grandi decisori politici ed economici, a quelli che potremmo chiamare i “regnanti del mondo”. Ed è giusto che sia così. Le decisioni sulla produzione energetica, sui combustibili fossili, sui trasporti, sulle infrastrutture, sull’agricoltura, sulla tutela dei territori e sugli investimenti pubblici possono modificare le emissioni su una scala che nessun singolo individuo potrebbe mai raggiungere. Non sarebbe quindi corretto mettere sullo stesso piano la responsabilità di un cittadino che prende l’automobile per andare al lavoro e quella di chi decide per decenni le politiche energetiche di uno Stato. Ma sarebbe altrettanto comodo concludere che noi non possiamo fare nulla. La crisi climatica non può essere affrontata soltanto modificando qualche comportamento individuale. L’IPCC evidenzia come le scelte dei singoli interagiscano con infrastrutture, norme sociali e trasformazioni strutturali. Allo stesso tempo, indica un potenziale molto significativo nelle strategie che agiscono sulla domanda nei settori degli edifici, del trasporto terrestre e dell’alimentazione. È proprio qui, però, che rischiamo di commettere un errore: ridurre il cittadino al suo ruolo di consumatore. Il cittadino è anche un elettore. È un abitante di una città e di un territorio. Può associarsi ad altri, partecipare a un comitato, interrogare un’amministrazione, scegliere a chi affidare il proprio denaro, sostenere un’iniziativa, chiedere conto a un sindaco, a un parlamentare, a un governo. Forse è proprio questa la parte che abbiamo dimenticato. NON SIAMO SPETTATORI DELLA NATURA Per troppo tempo abbiamo parlato della natura come di qualcosa che ci circonda: un paesaggio da proteggere, un bosco da salvare, un mare da non sporcare. Ma non siamo spettatori della natura. Ne facciamo parte. Respiriamo l’aria che alteriamo, beviamo l’acqua che inquiniamo, mangiamo ciò che cresce nei terreni. Dipendiamo dagli oceani, dagli insetti impollinatori, dalle foreste e dalla stabilità di un clima nel quale si è sviluppata la nostra civiltà. Essere sostenibili, allora, non significa semplicemente essere “più buoni” con il pianeta. Significa proteggere le condizioni che rendono possibile la nostra stessa esistenza e quella delle generazioni che verranno dopo di noi. Ma la consapevolezza, da sola, non basta. DAL COMPORTAMENTO INDIVIDUALE ALLA RESPONSABILITÀ COLLETTIVA Spegnere una luce inutile, consumare meno energia, evitare gli sprechi, comprare meno e meglio, riparare e riutilizzare, scegliere quando possibile il trasporto pubblico o il treno, ridurre lo spreco alimentare: sono comportamenti che hanno un valore. Ma sarebbe illusorio pensare che la crisi climatica possa essere risolta sommando milioni di piccoli gesti individuali mentre le grandi scelte energetiche, industriali e territoriali rimangono immutate. La responsabilità del cittadino non finisce quindi davanti allo scaffale di un supermercato o nella scelta del mezzo con cui andare al lavoro. Comincia anche nello spazio pubblico. Significa chiedere ai Comuni, alle Regioni e ai governi quali obiettivi climatici abbiano assunto e con quali risultati verificabili. Significa leggere i programmi elettorali cercando proposte concrete su energia, trasporto pubblico, consumo di suolo, acqua, rifiuti, riforestazione, adattamento alle ondate di calore e prevenzione del dissesto idrogeologico, senza accontentarsi della parola “sostenibilità”. Significa partecipare. Un comitato territoriale, un’associazione, un’assemblea pubblica, una consultazione o una campagna civica possono trasformare una preoccupazione individuale in una questione collettiva. Anche difendere un’area verde, denunciare un corso d’acqua inquinato o contestare nuovo cemento inutile significa occuparsi della crisi ambientale nel luogo concreto in cui viviamo. E significa fare rete. Un cittadino isolato può essere ignorato. Cento cittadini che pongono la stessa domanda molto meno. Migliaia possono trasformare quella domanda in un problema politico. Non si tratta, dunque, di scegliere tra responsabilità individuale e responsabilità politica. Si tratta di non utilizzare l’una per cancellare l’altra. Soprattutto, non possiamo cedere all’idea che sia ormai troppo tardi. Ogni frazione di grado di riscaldamento evitata significa minori perdite e minori danni per le persone e gli ecosistemi. La distanza tra 1,5, 2 o 3 gradi non è un numero astratto: significa conseguenze profondamente diverse per società, territori ed ecosistemi. Kyoto è stato nel 1997. Parigi nel 2015. Siamo nel 2026. Non possiamo più dire che non sapevamo. E forse la domanda da lasciare ai nostri governanti, e contemporaneamente a noi stessi, è molto semplice: che cosa stiamo aspettando? FONTI * World Meteorological Organization – State of the Global Climate 2025 * Copernicus Climate Change Service / WMO – European State of the Climate 2025 * UNFCCC – The Kyoto Protocol * UNFCCC – The Paris Agreement * UNEP – Emissions Gap Report 2025: Off Target * IPCC – Climate Change 2022: Mitigation of Climate Change – Summary for Policymakers * UNFCCC – United States of America: Paris Agreement withdrawal Redazione Napoli
August 31, 2026
Pressenza
L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre
Il 2026 si è aperto sotto la coltre delle emissioni dell’1% più riccco del pianeta, in un’evidente distribuzione delle responsabilità della crisi climatica che è profondamente legata alle disuguaglianze sociali. Secondo gli ultimi dati diffusi da Oxfam, nei primi 10 giorni di gennaio questa ristretta élite mondiale ha già emesso […] L'articolo L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre su Contropiano.
January 18, 2026
Contropiano
La Cop30 si chiude senza una tabella di marcia precisa per superare i fossili
La Cop30 di Belém, in Brasile, la prima a svolgersi dopo che il pianeta ha registrato una temperatura media globale più alta di 1,5 gradi rispetto all’epoca pre-industriale (nel 2024), la Cop che è stata definita da più parti come il momento della verità, si è infine conclusa ieri, 22 […] L'articolo La Cop30 si chiude senza una tabella di marcia precisa per superare i fossili su Contropiano.
November 23, 2025
Contropiano
Oxfam: “le emissioni dei super-ricchi minacciano il pianeta”
Il rapporto recentemente pubblicato da Oxfam in vista della Cop30, la Conferenza delle Parti che si tiene annualmente per discutere e trattare le misure contro il cambiamento climatico, riporta che lo 0,1% più ricco del pianeta è responsabile, in un solo giorno, di più emissioni del 50% più povero della […] L'articolo Oxfam: “le emissioni dei super-ricchi minacciano il pianeta” su Contropiano.
November 5, 2025
Contropiano
FRANCIACORTA: CONTINUA LA LOTTA CONTRO L’INQUINAMENTO ACUSTICO E LE EMISSIONI DEI VOLI DIRETTI A ORIO
Mercoledì 25 giugno, presso l’Auditorium San Giovanni di Coccaglio (BS), si è svolta l’assemblea “Gli aerei sopra le nostre teste. Inquinamento acustico ed emissioni”, organizzata da Legambiente Franciacorta e dalla Lista Passione civica per Coccaglio. Un’iniziativa nata per fare il punto sugli effetti dell‘inquinamento acustico (ma non solo) e sui disagi che l’aumento del traffico aereo nello scalo di Orio al Serio sta causando alle comunità della Franciacorta, soprattutto a quelle limitrofe al Monte Orfano, zona sorvolata dalle nuove rotte sperimentali da e per Orio. L’assemblea – alla quale erano stati invitati gli amministratori dei comuni interessati e tutti i cosiddetti portatori d’interesse della zona – ha visto una folta partecipazione e ha raccolto una decina di adesioni per formare il gruppo di lavoro che avrà il compito riordinare e stilare, nelle prossime settimane, tutte le richieste di cittadine e cittadini da portare sul tavolo tecnico dedicato a questa questione. In ballo ci sono infatti la salute e la qualità della vita di cittadini e cittadine, oltre al benessere ambientale. Nel corso dell’assemblea, è stata inoltre sottolineata l’importanza della collaborazione degli amministratori locali, soprattutto per avviare le prime rilevazioni ambientali utili a capire i livelli di inquinamento della zona. Rilevazioni oggi quasi del tutto assenti.   Abbiamo fatto il punto sull’esito dell’assemblea e sui prossimi passaggi con Silvio Parzanini, presidente del circolo Legambiente Franciacorta Ascolta o scarica
July 1, 2025
Radio Onda d`Urto