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Juntos por el Perú: «La modifica dell’ultimo minuto alla normativa dimostra la frode elettorale»
Marco Zevallos, membro del team legale di Juntos por el Perú (JP), ha affermato che le prove della frode nel secondo turno elettorale sono rappresentate dalle modifiche alla normativa apportate pochi giorni prima delle elezioni, che hanno impedito la digitalizzazione dei verbali provenienti dall’estero. «Noi di Juntos por el Perú (JP) riteniamo che si sia verificata una grave compromissione del processo elettorale. Ciò deriva dalla risoluzione dell’ONPE che, su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, il 29 maggio ha abbassato gli standard di sicurezza giuridica per il ballottaggio», ha avvertito, ricordando che è stata eliminata l’obbligatorietà della digitalizzazione dei verbali da inviare in Perù non appena concluso il processo elettorale. «Ci chiedono di presentare prove a sostegno delle denunce di frode avanzate da Juntos por el Perú (JP) e le nostre prove sono proprio le modifiche alla normativa elettorale apportate pochi giorni prima delle elezioni, che hanno impedito la digitalizzazione dei verbali provenienti dall’estero», ha affermato. «Juntos por el Perú non nega ai peruviani all’estero il diritto di voto; quel diritto viene loro negato dal patto mafioso in seno al Congresso», ha dichiarato Zevallos dopo aver sottolineato che il ministro degli Esteri della Repubblica Carlos Pareja ha violato la legge ordinando di non digitalizzare i verbali provenienti dall’estero. Le sue dichiarazioni sono state rese durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il candidato presidenziale Roberto Sánchez, oltre al capo della campagna elettorale Walter Flores, il senatore eletto Jaime Quito, gli avvocati Roy Mendoza e Julio Palomino, l’ex procuratore José Domingo Pérez e la candidata alla prima vicepresidenza Anali Márquez. «SE IL JNE NON AGISCE, JP NON RICONOSCERÀ IL GOVERNO DI KEIKO FUJIMORI» Da parte sua, Roberto Sánchez ha assicurato che se il Giurì Nazionale Elettorale (JNE) non agirà in conformità con la legge e con trasparenza, Juntos por el Perú (JP) non riconoscerà il governo di Keiko Fujimori. «Non vogliono prendere in considerazione il riconteggio dei voti: cosa nascondono? Se non risolveranno la questione nel rispetto della certezza del diritto, quella frode sarà consumata e, in tali condizioni, noi non riconosceremo il governo della signora Fujimori». Dopo aver precisato che tutte le sue azioni sono in linea con gli oltre nove milioni di cittadini che hanno votato per Juntos por el Perú, Sánchez ha affermato che la lotta sarà democratica e di resistenza patriottica e popolare. «Sabato terremo una giornata nazionale di lotta democratica, nel rispetto della legge e dei nostri diritti costituzionali. Chiediamo al movimento sociale e alle forze democratiche di recuperare la democrazia per il Perù, affinché non si verifichino cinque anni di cattura della democrazia parlamentare, come sta accadendo con la signora Fujimori», ha avvertito dopo aver denunciato una persecuzione politica e giudiziaria contro diversi leader sociali che difendono i propri diritti. Redacción Perú
June 25, 2026
Pressenza
Colombia, il candidato ultraliberista sostenuto da Trump ha vinto le elezioni presidenziali
Dopo un solo mandato si conclude l’esperienza della sinistra alla guida del governo colombiano. Con il 99% dei voti scrutinati, il ballottaggio presidenziale vede infatti un divario incolmabile per il progressista Iván Cepeda, che ha ceduto il passo ad Abelardo de la Espriella, alias El Tigre, il candidato neoliberista sostenuto dal presidente USA Donald Trump. «Ha vinto alla grande», è stato il commento proveniente dalla Casa Bianca che, dopo El Salvador e Argentina, aggiunge nella regione un nuovo avamposto a difesa dei propri interessi. Nel frattempo, in Colombia, il presidente uscente Gustavo Petro denuncia irregolarità nello spoglio, chiedendo il riconteggio. Soltanto nelle prossime ore arriverà l’ufficialità da parte delle autorità elettorali. «Il Tigre abbraccia il Condor, ti amo Colombia». Con questa metafora, che allude al suo soprannome e all’animale simbolo del Paese, Abelardo de la Espriella ha commentato il trionfo al ballottaggio presidenziale. Il volto della nuova destra colombiana ha raccolto quasi 12,96 milioni di voti (49,7%), staccando di circa 250mila schede Iván Cepeda, fermatosi a 12,71 milioni di preferenze (48,7%). Completano il quadro le oltre 400mila schede bianche, pari all’1,6% dei voti totali. Gustavo Petro, presidente uscente e sostenitore di Iván Cepeda, ha denunciato irregolarità nello spoglio e manomissioni della piattaforma digitale che raccoglie i voti, chiedendo un riconteggio. È stata una domenica ad alta tensione, con oltre 400mila agenti di polizia e soldati schierati in tutto il Paese. L’avvicinamento al primo turno era stato segnato da diversi attentati, che hanno causato una scia di decine di morti. Diversi i divieti messi in campo per la giornata di ballottaggio, come lo stop agli alcolici, al porto d’armi e ai passeggeri sui motorini. Donald Trump è stato tra i primi a congratularsi con Abelardo de la Espriella. Gli Stati Uniti non vedono l’ora di mettersi alle spalle il mandato di Petro, segnato dall’ostilità nei propri confronti. Cepeda aveva più volte manifestato l’intenzione di continuare sulla stessa linea, non piegandosi alle minacce piovute dalla Casa Bianca in questi ultimi mesi, a partire dal sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Proprio da Caracas non sono tardate ad arrivare le congratulazioni di María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana prima incensata e poi scaricata da Trump. «Il leone e il tigre ruggiscono in America Latina. Oggi la maggior parte dei colombiani ha scelto la strada della libertà economica, della prosperità, della sicurezza e del dire basta alla criminalità organizzata transnazionale e al narcotraffico», ha scritto su X il presidente argentino Javier Milei. Con quest’ultimo Abelardo de la Espriella condivide, oltre che una solida fedeltà a Washington, una visione neoliberista dell’economia. In netto contrasto con i programmi di pacificazione lanciati da Petro, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Nel farlo, il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. El Tigre è influenzato anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. In campagna elettorale,  Abelardo de la Espriella ha detto che «Israele sta facendo tutto il necessario per difendere il suo popolo, ed è esattamente ciò che farò io per difendere la Colombia». Dopo essere stato in prima linea per le sanzioni al governo Netanyahu, in solidarietà con il popolo palestinese, il Paese tornerà dunque nell’orbita filoisraeliana. Di fronte al voto di Bogotà, sorride la destra neoliberista e conservatrice, in ascesa in America Latina dopo una breve parentesi a sinistra. Gli occhi sono ora puntati sul Perù, ancora alle prese con lo scrutinio del voto che con ogni probabilità incoronerà Keiko Fujimori, figlia del dittatore Alberto, prossima presidente del Paese.   L'Indipendente
June 22, 2026
Pressenza
Colombia, ballottagio presidenziali 21 Giugno: la sfida contro l’estrema destra
Insieme a Paula, sindacalista colombiana radicata in Italia e con Nicolas Roa, editore della rivista colombiana Controcorrente abbiamo affrontato alcune delle questioni che inaspriscono il clima elettorale in vista del ballottaggio definitivo questa domenica 21 Giugno 2026, che deciderà la presidenza Colombiana tra Ivàn Cepeda, rappresentante del Pacto Historico per la sinistra progressista e l’avvocato e imprenditore Abelardo de la Espriella in testa al partito di destra Firmes por la Patria. Dall’ ultima votazione di ballottaggio del 31 Maggio, nella quale nessun candidato ha raggiunto il 50%+1 dei voti validi, ma che ha visto De la Espriella affermarsi vincitore con una differenza di meno di un millioni di voti, è emerso anche un’ astensionismo di circa il 40%. A far fronte alla mancanza di voti in vista del secondo ballottaggio entrambe le campagne hanno insistito su alcuni punti che si pongono come cardine delle loro campagne: De la Espriella si è appoggiato fortemente all’uso di social network per diffondere il suo programma focalizzato sull’imprenditoria, la religione e la sicurezza e la collaborazione con gli Stati Uniti. Dall’altra parte, Ivàn Cepeda senatore, membro della sinistra storica e figura centrale nei processi di pace con las Farc del 2016 si pone in continuità con il progetto politico del governo in atto, el Pacto Historico nato in risposta allo sciopero nazionale del 2021 e si appoggia nella mobilitazione cittadina nelle piazze e di recente anche in piattaforme virtuali, il supporto delle comunità indigene e la continuazione delle politiche degli accordi di pace. Nicolas Roa (de la Revista Contracorriente) ci ricorda che la distribuzione territoriale dei voti è un fattore non solo molto importante ma anche molto espressivo delle dinamiche del conflitto armato e con le forze statali. La sinistra ha ricevuto più supporto nelle regioni che storicamente sono state più colpite dalla guerra, la disuguaglianza e l’abbandono statale, è il caso ad esempio della Costa Caribe a nord della Colombia, il sudoccidente nazionale come nelle regioni del Pacifico e infine le zone Amazzoniche e dell’ Orinoquia a est del territorio. Il centro del paese (la regione Andina) si esprime favorevolmente al candidato de la Espriella, in particolare le regioni di Santander e Antioquia. Abbiamo infine commentato le posizioni di entrambi i canditati in materia economica, specialmente per quando riguarda i trattati di libero commercio di cui la Colombia ne è firmataria agli Stati Uniti. Ascolta qui l’approfondimento:
Perù: centinaia di persone in marcia per difendere il proprio voto
A seguito dell’appello lanciato dal candidato Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) per una manifestazione pacifica, centinaia di peruviani hanno sfilato lungo le principali arterie di Lima Metropolitana chiedendo trasparenza e chiarimenti sulle presunte irregolarità nel processo elettorale, segnalate da Juntos por el Perú. Nonostante il sindaco di Lima, Renzo Reggiardo, avesse disposto la chiusura del Centro Storico di Lima, con restrizioni al traffico dal 19 al 22 giugno (tramite la Delibera della Sottodirezione n. D002556-2026-MML-GMU-SER), la popolazione è scesa in strada, esercitando il proprio diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica (art. 2, comma 12 della Costituzione). La Polizia Nazionale (PN) ha garantito la sicurezza dei manifestanti durante tutto il percorso. RESTRIZIONI ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE Va sottolineato che le restrizioni alla libera circolazione si sono manifestate anche nell’accesso alle immediate vicinanze del Giurì Nazionale Elettorale (JNE) nella capitale, dove oggi venivano esaminati i due ricorsi per l’annullamento in massa dei seggi elettorali a Lima e in América, presentati da Juntos por el Perú. L’accesso ai cittadini non è stato consentito, come ha verificato il giornalista José Manrique di RNPP, ad eccezione dei residenti della zona, in un momento cruciale per il Paese che richiede la massima trasparenza. Infine, il JNE ha dichiarato infondati i due ricorsi di nullità e altri 27 relativi ai verbali elettorali contestati. LA STAMPA ALTERNATIVA HA PRESO POSIZIONE Pochi minuti prima dell’inizio della marcia dei cittadini, diversi giornalisti e operatori della comunicazione di media alternativi si sono dati appuntamento in Plaza San Martín per denunciare la stigmatizzazione che alcuni media televisivi stanno perpetrando nei confronti del lavoro della stampa alternativa. «Qui stiamo presentando la denuncia allo Stato peruviano, poiché è in pericolo la sicurezza personale e psicologica dei giornalisti della stampa alternativa; denunciamo inoltre il sequestro del nostro collega Pavel, al quale esprimiamo la nostra solidarietà, così come al collega Gorriti». Va sottolineato che ieri, 18 giugno, è stata presentata una denuncia penale tramite il documento ufficiale n. 2333-2026-PGE-PPEDCOP indirizzato al capo della Direzione delle Indagini Penali della Polizia Nazionale, contro la giornalista Claudia Cisneros, Pavel Yábar e altri, «per la presunta commissione del reato di grave turbativa dell’ordine pubblico». La denuncia avviata dalla PGE (Procura Generale dello Stato) ha suscitato l’immediato sostegno della popolazione nei confronti dei giornalisti, che in un comunicato hanno affermato: «Criminalizzare un appello alla protesta pacifica prima che si verifichino atti concreti costituisce un precedente che minaccia i diritti fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani». Redacción Perú
June 20, 2026
Pressenza
Juntos por el Perú: processo elettorale caratterizzato da gravi irregolarità
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi, il partito Juntos por el Perú, guidato dal candidato Roberto Sánchez, ha allertato la popolazione sulle gravi irregolarità che caratterizzano il processo elettorale e sul fatto che non sia stato “garantito il voto dall’estero”. Mentre lo spoglio dei voti è giunto al 99,4% e la candidata Keiko Fujimori rimane in testa grazie ai voti degli espatriati, si riscontrano irregolarità che devono essere rese note alla popolazione, investigate e spiegate dalle autorità competenti. MODIFICHE AL BALLOTTAGGIO L’avvocato di «Juntos por el Perú», Roy Mendoza, ha contestato il fatto che «sette giorni prima delle elezioni sia stato ordinato ai consoli all’estero di non digitalizzare né scansionare i verbali». Inoltre, «cosa ha spinto a trattenere i verbali in diversi paesi? Ad esempio, nel caso di Buenos Aires, dove abbiamo presentato un ricorso di nullità per 294 seggi. Buenos Aires, a 4 ore da Lima, con 9 voli giornalieri: perché i verbali sono stati trattenuti fino alle 22:00?», ha affermato. Inoltre, l’ONPE ha approvato in modo irregolare, per il ballottaggio, che il materiale fisico fosse inviato tramite valigia diplomatica «e altri mezzi», il che ha permesso che il materiale elettorale fosse trasportato senza le misure di sicurezza previste dalla Convenzione di Vienna, che esige inviolabilità, contenuto riservato e garanzia di trasparenza per il trasporto dei voti, con la corretta sigillatura e lacratura delle valigie diplomatiche. Le modifiche alla procedura includono anche «la presenza di funzionari consolari nei seggi, nel caso in cui i membri del seggio abbandonassero le proprie funzioni». «Pertanto, ciò costituisce per noi gravi irregolarità e giustifica il nostro ricorso di nullità. Per questo motivo, a partire da domani, affronteremo le udienze che non solo sono state programmate dalla Commissione Elettorale Nazionale (JNE) in merito alle nullità, ma anche in merito ai verbali contestati», ha sottolineato Mendoza. IL VOTO DALL’ESTERO NON È STATO PRESERVATO Da parte sua, l’avvocato Marco Zevallos ha precisato che «ciò che stiamo contestando non è il diritto dei peruviani e delle peruviane di esercitare il proprio voto fuori dal Paese; ciò che contestiamo è che le autorità – il Ministero degli Affari Esteri, l’ONPE, i consolati –, che avevano l’obbligo di garantire la salvaguardia di quel voto, non abbiano adempiuto alla loro responsabilità; e non bisogna dimenticare che il Ministero degli Affari Esteri fa parte del governo parlamentare, che, come sappiamo, è guidato dalla signora K». «L’ONPE ci ha informato che, su richiesta del Ministero degli Esteri, una settimana prima del ballottaggio ha disposto che non venisse scansionato alcun verbale. È legittimo nutrire seri dubbi sull’intero scrutinio che si è svolto all’estero? Considerando che tale disposizione dell’ONPE era limitata esclusivamente al voto dei peruviani all’estero, è legittimo che sussistano dei dubbi», ha affermato il membro del team legale. DIFESA DEL VOTO POPOLARE Alla conferenza stampa erano presenti anche Luzmila Ayay, tesoriera di «Juntos por el Perú», Analí Márquez, candidata alla prima vicepresidenza, e Brigida Curo, candidata alla seconda vicepresidenza. Luzmila Ayay ha illustrato la destinazione dei contributi solidali ricevuti dal partito da parte della popolazione, finalizzati alla presentazione di ricorsi di nullità dei seggi elettorali. Grazie ai contributi solidali, «è stato possibile sostenere la difesa del voto popolare, presentando ricorsi in appello relativi a richieste di annullamento dei seggi elettorali a Lima Metropolitana e negli Stati Uniti, ottenendo l’accoglimento del primo ricorso in appello per l’annullamento di 1.751 seggi a Lima». Ayay ha sottolineato: «L’importo totale raccolto ammonta a S/787.599,00, risorse che hanno permesso l’acquisto di 744 tasse, per sostenere i ricorsi presentati in difesa della volontà popolare». I conti bancari e il portafoglio digitale Yape utilizzati per la campagna di raccolta fondi saranno messi a disposizione dell’ONPE e saranno chiusi con atto notarile. MARCIA PACIFICA QUESTO VENERDÌ 19 Da parte sua, il candidato presidenziale di Juntos por el Perú, Roberto Sánchez, ha affermato: «Cambiare le regole del gioco, rendendo meno rigida la catena di custodia, con ritardi eccessivi nel trasporto, presumibilmente non nemmeno in valigie diplomatiche o consolari, ma come qualsiasi altro carico consolidato. Esigiamo rispetto e trasparenza, perché questo processo non è concluso». Ha inoltre annunciato che «domani, venerdì, si terrà una giornata di protesta per esigere giustizia elettorale, trasparenza e il riconoscimento della vittoria del popolo. La questione non è chiusa: hanno cercato di ignorare, nel rispetto del giusto processo, i ricorsi di impugnazione che alla fine sono stati ammessi, e nei prossimi giorni sono previste diverse udienze relative a tali ricorsi», ha concluso. Redacción Perú
June 19, 2026
Pressenza
Perù: scrutinio al 98,6% e polarizzazione al 100%
Cresce la percezione di frode. Con il 98,6% dei verbali scrutinati, permane il pareggio tecnico tra Keiko Fujimori (50,051%) e Roberto Sánchez (49,949%), con un vantaggio di oltre 18 mila voti per la prima. L’ONPE ha comunicato l’elaborazione di 92.766 schede elettorali, sia dal territorio nazionale che dall’estero. Il voto è diviso. Finora, Roberto Sánchez è in testa a livello nazionale con il 50,170% dei voti (ha ridotto il distacco), mentre Keiko Fujimori ottiene il maggior numero di voti all’estero (63,324%). PROCEDURA IN CORSO Tuttavia, sono ancora in fase di elaborazione i verbali che hanno subito ritardi nel trasferimento, provenienti dalla regione amazzonica (Alto Amazonas, Atalaya, Coronel Portillo, Maynas, Requena) e dalla regione montuosa (Huanta e La Convención). È inoltre in sospeso la richiesta di annullamento di 7.000 voti rurali di Puno presentata da Fuerza Popular; mentre Juntos por el Perú ha chiesto l’annullamento di 2.400 seggi elettorali sul territorio nazionale e all’estero; quest’ultima richiesta, tuttavia, è stata dichiarata inammissibile dalla Giuria Elettorale Speciale (JEE) poiché non è stata versata la tassa elettorale che superava i 2 milioni di soles. Nonostante l’avanzamento dello spoglio, ci sono ancora 1.475 verbali oggetto di osservazioni per incongruenze nella compilazione che saranno valutati dalle Giurie Elettorali Speciali (JEE). La loro risoluzione consentirà di completare il risultato finale del processo elettorale nazionale. PERCEZIONE DI FRODE Durante l’attesa, la popolazione ha manifestato ripetutamente la propria preoccupazione per una probabile “frode elettorale”, poiché non vede rappresentato il proprio voto nell’avanzamento dello spoglio. Così hanno dichiarato sabato scorso in Plaza San Martín: “Siamo qui per difendere il voto che il popolo ha espresso nelle urne, da Barranca, Pativilca, Paramonga, Supe Puerto, Supe Centro”, «Le 16 regioni sono pronte a lottare perché il nostro voto non si vende, sorelle e fratelli» (dipartimento di Huancavelica), «Barrio Chino (Ica) è stato assediato, sembra un paese in guerra, avvertiamo il mondo di ciò che sta accadendo nel paese», hanno indicato i cittadini. Le cause principali della percezione di frode sono dovute alla crisi politica che il Paese sta vivendo, come la diffusione della corruzione a tutti i livelli che raggiunge i partiti politici, la sfiducia per la perdita di indipendenza dei poteri dello Stato, il centralismo di Lima rispetto alle province che si considerano trascurate, la repressione delle manifestazioni, tra le altre ragioni. Redacción Perú
June 16, 2026
Pressenza
Il Perù e i suoi possibili «scenari» di governo
Il Perù è ancora in parità tecnica, ma ora con la candidata Keiko Fujimori (Fuerza Popular) in testa con appena 1.027 voti di vantaggio sul candidato Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) alla chiusura di questa edizione. La possibilità che uno dei due candidati vada al governo ci porta a chiederci: quale sarà il probabile scenario se vincesse una delle due proposte? DESTRA: INSTABILITÀ, REPRESSIONE E SPALLE VOLTATE ALLE MAGGIORANZE La proposta della destra di Keiko Fujimori è già stata sperimentata dal Paese negli ultimi 10 anni – e forse per questo, a marzo di quest’anno, registrava il 43,2% di rifiuto elettorale. Il suo gruppo parlamentare Fuerza Popular aveva la maggioranza in Congresso (73 seggi su 130) durante il governo di Martín Vizcarra (2018-2020), con il quale ha avuto un confronto permanente, limitando l’operato dell’Esecutivo. Oggi l’ex presidente ha procedimenti penali in corso ed è ineleggibile. L’instabilità politica ha fatto sì che durante il mandato di Pedro Pablo Kuczynski (2016-2021) il Perù avesse quattro (04) presidenti (Kuczynski, Vizcarra, Manuel Merino e Francisco Sagasti). E con l’ascesa al potere di Pedro Castillo (2021) si è configurato il reato di cospirazione per ribellione, dando nuovamente origine all’instabilità politica con i governi di Dina Boluarte (quasi tre anni), José Jerí (130 giorni) e José María Balcazar (113 giorni fino ad oggi). In questo periodo, Fuerza Popular ha partecipato in alleanza con altre forze politiche per l’accaparramento istituzionale dei poteri dello Stato, per eludere la giustizia nei procedimenti aperti a carico della leader, per riformare la Costituzione al fine di ripristinare il sistema bicamerale del Congresso della Repubblica (nonostante la popolazione abbia votato NO al referendum), regolamentazioni sul referendum e la promulgazione di leggi a favore della criminalità che hanno fatto sprofondare il Paese nell’insicurezza dei cittadini. Va sottolineato che queste riforme sono state attuate con il totale rifiuto della popolazione; tuttavia, le richieste sono state ignorate (con una forte repressione che ha gettato il Paese nel lutto). Ci sarà intenzione di correggere il tiro? Tutto fa pensare di no. SINISTRA: CAMBIO DI ROTTA E DEBOLEZZA ISTITUZIONALE La proposta della sinistra di Roberto Sánchez è di lunga data ed è già stata tentata in diversi periodi della storia recente del Perù. A partire dal governo di Alejandro Toledo (2001-2006), quando ebbe luogo la cosiddetta “Marcia dei 4 Suyos” che riunì le tre regioni (costa, sierra e selva) del Paese; tuttavia, il suo mandato non riuscì a rispondere alle richieste sociali e, peggio ancora, oggi l’ex presidente è stato condannato a più di 20 anni di carcere per reati di corruzione. Un altro tentativo di sinistra è stato fatto durante il governo di Ollanta Humala (2011-2016), quando l’ex presidente si è lanciato nella mischia con un programma di governo denominato “La Gran Transformación”, ma che al secondo turno ha trasformato nella “Hoja de Ruta” con un approccio più imprenditoriale, rimandando le richieste sociali del momento. E l’ultimo tentativo di un governo progressista è stato quello dell’ex presidente Pedro Castillo (2021-2022), che fin dall’inizio è stato ostacolato dalla classe politica dell’epoca, con evidenti manifestazioni di razzismo a causa delle sue origini rurali (e di quelle dei suoi sostenitori). Il suo governo è stato caratterizzato da una permanente instabilità (due tentativi di destituzione da parte del Congresso), fino a quando, nel dicembre 2022, ha annunciato lo scioglimento incostituzionale del Congresso e l’istituzione di un governo di emergenza che lo ha portato alla destituzione. Ora si sa che questo fatto è stato orchestrato dalle forze di opposizione, tra cui Fuerza Popular. I precedenti delle proposte politiche di destra e di sinistra che la storia peruviana mostra non offrono un panorama incoraggiante per il Paese, per nessuno dei settori di parte, anche se la disponibilità al consenso di Sánchez può essere un indicatore importante. E cosa vogliono i peruviani? In questo nuovo periodo, la popolazione spera  di mettere da parte gli antagonismi e di lavorare collettivamente per le riforme urgenti e a lungo termine; con trasparenza e senza corruzione, avendo come obiettivo il bene comune e lo sviluppo del Paese… Ma i nostri leader saranno all’altezza della sfida? Redacción Perú
June 12, 2026
Pressenza
Perù: abuso di potere nel pieno del processo elettorale
Mentre lo spoglio dei voti prosegue, il Paese rimane in un clima di tensione e alcuni gesti stanno mettendo a nudo il volto del «nuovo ordine». Oggi, verso le 17:00, un gruppo di peruviani che si erano riuniti spontaneamente e sostenitori del partito Juntos por el Perú (JP), che stavano organizzando una veglia pacifica davanti alla Commissione Elettorale Nazionale (JNE) per chiedere un corretto conteggio dei voti, è stato oggetto di un tentativo di sgombero brusco, con l’uso di acqua da irrigazione, da parte del Comune del distretto di Jesús María, a Lima Metropolitana. Come si vede nelle immagini diffuse immediatamente dal portale TomaLaCalle TV e da altri media della stampa alternativa, le autocisterne che innaffiano periodicamente le aree verdi del distretto di Jesús María hanno versato il liquido sui tendoni che erano stati installati davanti alla sede del JNE, costringendo i manifestanti a rimuoverli momentaneamente. È questo il modo in cui le nostre autorità “esortano a mantenere la calma” la popolazione, in attesa dei risultati elettorali? Non è piuttosto un modo per provocare la risposta indignata di coloro che esercitano il loro diritto costituzionale di manifestare? La misura adottata dal distretto di Jesús María, il cui sindaco Jesús Gálvez Olivares appartiene al partito Renovación Popular, alleato di Fuerza Popular, non è l’unico esempio di abuso di potere da parte delle nostre autorità. Lo stesso giorno, il sindaco ad interim di Lima, Renzo Reggiardo, (anch’egli di Renovación Popular) ha dichiarato che erano in “massima allerta per evitare violenze di fronte agli annunci di mobilitazioni che, come era prevedibile, sarebbero avvenute. Avverto che il Centro Storico è intoccabile e che l’irresponsabilità di alcuni sarà punita con il potere della legalità”. I sindaci citati dovrebbero ricordare che una delle funzioni principali dei sindaci, in quanto funzionari pubblici, è quella di esercitare una governance che promuova il diritto alla partecipazione dei cittadini e rispetti la cultura locale. Oggi il Perù vive in una vigilanza permanente in attesa dei risultati delle Elezioni Generali del 2026. La sfiducia sociale si è radicata, frutto delle diverse crisi politico-sociali degli ultimi decenni. Il ruolo delle autorità locali è cruciale, poiché devono invitare alla calma e infondere fiducia nei cittadini, per portare a termine il processo. E devono avere chiaro che questo è un nuovo punto di svolta nella nostra storia, perché la popolazione rimane vigile, attiva e con una voce politica… e che rimarrà così nei governi successivi. Non vederlo è da sciocchi. La democrazia reale è diventata tangibile. Redacción Perú
June 11, 2026
Pressenza
Allarme “false flag” in Colombia, mentre la disinformazione parla di sospensione di Petro
A meno di due settimane dal decisivo ballottaggio presidenziale del 21 giugno, lo scontro politico in Colombia è sempre più polarizzato, in un paese che potrebbe vivere anche momenti di pericolosa escalation interna. Lunedì il candidato del Pacto Histórico, Iván Cepeda, ha diffuso un comunicato nel quale mette in guardia […] L'articolo Allarme “false flag” in Colombia, mentre la disinformazione parla di sospensione di Petro su Contropiano.
June 11, 2026
Contropiano
Il Perù diviso dopo il ballottaggio
Dopo il ballottaggio, il conteggio effettuato dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) per il risultato finale delle Elezioni Presidenziali 2026 continua a variare tra i due candidati. E mentre questo accade, il Perù si trova diviso e polarizzato da due proposte politiche che si presentano, con alcune variazioni, ormai da decenni nelle elezioni presidenziali: la destra e la sinistra. DESTRA CONSERVATRICE Da un lato, Keiko Fujimori (Fuerza Popular) rappresenta la proposta della destra peruviana, di stampo conservatore (soprattutto su temi come l’approccio di genere e l’aborto) e autoritario (propone “ordine” e mano dura con il rafforzamento delle Forze Armate e della Polizia Nazionale), oltre a uno “shock anticorruzione”. Inoltre, la riduzione del ruolo dello Stato e uno “shock deregolamentativo” per stimolare gli investimenti e il libero mercato. Secondo i risultati attuali, i suoi principali sostenitori si trovano nelle zone urbane e costiere (63%): la città di Lima, dove ha raggiunto il 66,1% dei voti, e a Tumbes, Piura, Lambayeque, La Libertad, Callao e Ica; inoltre nella zona centrale (Pasco) e nella regione della selva (Loreto e Ucayali) e tra gli elettori all’estero. Secondo gli esperti, il Fujimorismo conta su un elettorato fedele che si mantiene nonostante le campagne #NoAKeiko e #PorEstosNo, motivato principalmente dalla proposta conservatrice e di libero mercato, che garantisce lo status economico e sociale delle zone urbane, sue principali alleate. SINISTRA CON ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) rappresenta invece la sinistra peruviana, senza enfasi sull’aspetto ideologico, ma con una forte identità regionale e rurale, promuovendo un’economia sociale di mercato e un ruolo promotore dello Stato. Il nuovo programma di governo di Sánchez ha fatto proprie le rivendicazioni sociali per l’abrogazione delle leggi pro-crimine, il sostegno alle micro e piccole imprese (mypes), la giustizia e il risarcimento per le vittime delle proteste, tra le altre cose. Secondo i risultati odierni, i suoi principali sostenitori si distribuiscono nelle regioni (56,1%), nel sud del Paese come Apurimac, Ayacucho, Arequipa, Cajamarca, Cusco, Moquegua, Puno, Tacna; nel centro (Huancavelica, Junín) e nella foresta (Amazonas, Huánuco, Madre de Dios e San Martín). Gli elettori di Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) si trovano in 17 regioni (su un totale di 25), soprattutto nelle zone rurali, motivati da rivendicazioni di lunga data (oltre due decenni) quali la giustizia sociale, una maggiore presenza e decentralizzazione dello Stato, lavoro, istruzione e sanità di qualità; e, negli ultimi anni, l’insicurezza dei cittadini. La differenza di approccio tra le due tendenze ha generato una polarizzazione nella popolazione peruviana che, sebbene non abbia raggiunto i livelli di violenza delle precedenti elezioni (2021: Pedro Castillo), impedisce il dialogo e lo scambio politico che la situazione attuale richiede. Il buon governo, con la partecipazione attiva della popolazione, esige di ridurre le differenze e di trovare punti di incontro. Redacción Perú
June 9, 2026
Pressenza