Honduras: CNE diviso annulla lo spoglio e dichiara il vincitore
In Honduras il palcoscenico è pronto per l’atto finale di elezioni che si
preannunciavano molto complicate e che si sono rivelate come se la legge di
Murphy si fosse manifestata nella sua forma più estrema.
Delusione per un programma politico bruscamente interrotto, ripetute denunce di
brogli, ipocrita e autoritaria ingerenza straniera, riassetto del potere
economico e politico di fatto, radicato nel monopolio mediatico, nel
bipartitismo tradizionale e, naturalmente, nello Stato.
Un potere di fatto alleato del peggior conservatorismo statunitense, che non ha
smesso un solo istante di cospirare e preparare le condizioni per il fallimento
del governo di Xiomara Castro. A qualsiasi costo.
Come era prevedibile, il bipartitismo si sta ora unendo con un obiettivo chiave:
affossare definitivamente una terza via di carattere progressista che, sebbene
con molti limiti, imperfezioni e contraddizioni, ha osato proporre e promuovere
un cambiamento di modello e una democratizzazione dell’economia nazionale.
L’accelerazione del processo di revisione speciale di migliaia di verbali
elettorali con incongruenze, imposta pochi giorni fa da due dei tre consiglieri
dell’autorità elettorale (Cne) in violazione della legge che amministra la
materia, ha consegnato la presidenza al candidato del Partito nazionale, Nasry
Asfura, sostenuto sfacciatamente da Trump e Milei.
Ana Paula Hall, del Partito liberale e Cossette López, del Partito nazionale,
erano sparite per alcuni giorni, suscitando molte speculazioni, tra cui quella
che stessero preparando l’atto finale di questa commedia tragica da una sede
diplomatica, individuata come quella argentina.
Un presidente di fatto
La dichiarazione ufficiale si è quindi basata sui “dati disponibili fino a quel
momento” (23/12). Una misura intempestiva e sui generis presa dopo essersi
assicurate la firma e il voto di Carlos Cardona, consigliere supplente di Marlon
Ochoa, che nelle settimane precedenti aveva ripetutamente denunciato tutte le
irregolarità commesse prima, durante e dopo il voto del 30 novembre e che aveva
abbandonato la seduta plenaria prima della votazione.
Ochoa aveva abbandonato la sessione rifiutandosi di legittimare ciò che riteneva
uno sfrontato golpe elettorale. Aveva inoltre ricordato che solo nel 30% delle
urne (5.690) era stata accertata una coincidenza totale tra i dati biometrici e
i verbali scritti, mentre nelle restanti 13.135 erano state rilevate forti
discrepanze.
Nonostante ciò, le due consigliere del bipartitismo avevano deciso di inviare a
revisione solo poco più di 2.000 verbali. Inoltre, interrompendo i lavori per
dichiarare frettolosamente un vincitore, non avevano permesso di controllare gli
ultimi 500 verbali.
“Quello che stiamo vivendo oggi è un nuovo golpe elettorale. Le due consigliere
del bipartitismo, strumentalizzate da pressioni interne e dall’estero, hanno
deciso di nominare un presidente senza esaminare circa 288 ricorsi e più di
10.000 verbali con incongruenze, che erano in attesa di scrutinio speciale e
conteggio voto per voto”, ha denunciato Ochoa.
Il consigliere in carico al partito di governo Libertà e Rifondazione (Libre) ha
chiarito che qualsiasi dichiarazione emessa non avrà valore legale, già che la
legge obbliga prima a controllare tutti i verbali che sono stati sottoposti a
scrutinio speciale.
La decisione di dichiarare i vincitori a livello presidenziale, legislativo e
municipale ha infatti interrotto lo scrutinio speciale di migliaia di verbali,
ignorando tutti i ricorsi presentati dai vari partiti. Fino a quel momento era
stato ricontrollato solo il 97,7% dei verbali presidenziali, il 74,8% di quelli
municipali e appena il 58,8% di quelli legislativi.
Nonostante ciò, il Cne ha dichiarato Nasry Asfura, il candidato di Trump, come
nuovo presidente dell’Honduras con lo 0,72% di voti in più di Salvador Nasralla
del Partito liberale.
Ochoa ha infine informato di avere già presentato una denuncia per possibili
reati elettorali.
Due pesi, due misure
Contrariamente alla posizione assunta nelle passate elezioni in Venezuela, dove
il conteggio voto per voto e la revisione di tutte le contestazioni erano
diventati il mantra di Stati Uniti e dei suoi alleati non riconoscendo la
vittoria di Maduro, questa volta sembra non avere la stessa importanza.
L’ipocrisia dei “due pesi e due misure” non è certo nuova e mostra l’importanza
geostrategica e geopolitica che l’Honduras ha per Washington.
“Le voci di 3,4 milioni di honduregni devono essere rispettate e ascoltate. Oggi
il Dipartimento di stato ha revocato il visto a Mario Morazán (magistrato della
Corte di giustizia elettorale) per aver ostacolato il riconteggio dei voti nel
processo elettorale democratico dell’Honduras. Gli Stati Uniti non tollereranno
azioni che minino la nostra sicurezza nazionale e la stabilità della nostra
regione”, ha scritto il segretario di Stato, Marco Rubio, sul suo account X.
Anche l’Organizzazione degli stati americani (OSA) ha lanciato un appello
urgente alle autorità elettorali dell’Honduras affinché concludessero lo spoglio
“il più velocemente possibile, nel rigoroso rispetto della legge e con piene
garanzie per tutti gli attori politici e sociali”. Parole al vento.
Lo stesso giorno della dichiarazione rilasciata da Rubio, gli Stati Uniti hanno
respinto la richiesta di visto di Marlon Ochoa e revocato il visto al presidente
del Congresso, Luis Redondo, “per aver minato la democrazia”.
In Honduras si apre ora un difficile processo di transizione verso la
restaurazione di un modello che ha ridotto più del 70 per cento della
popolazione in miseria.
Resistere, ricostruire credibilità e non abbassare la testa sembra essere
l’unico modo per far fronte a ciò che verrà.
Fonte: LINyM (spagnolo)
Giorgio Trucchi