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Inceneritori, il modello è perdente e la Corte dei Conti bacchetta. Ma Schifani va avanti lo stesso
Dal modello lineare “produco-consumo-getto” al modello circolare “prevenzione-riuso-riciclo”. E’ questo il passaggio che dovrebbe avvenire, anche perché indicato dalle istituzioni europee. Abbiamo, invece, ancora due modelli – fra loro molto diversi – per affrontare la gestione dei rifiuti in Sicilia. Il primo è caldeggiato dal commissario straordinario Schifani, nominato con decreto n.800 nel febbraio 2024 dalla presidente del consiglio Meloni, il quale ha annunciato l’investimento di 800 milioni di euro per la costruzione di due termovalorizzatori (più corretto dire inceneritori) in Sicilia, uno a Catania nella zona del Simeto e un altro a Bellolampo a Palermo. Il secondo modello è sostenuto da circa 14 associazioni che aderiscono alla campagna Futuro in cenere, che gridano a gran voce “Stop agli inceneritori”, in quanto anche quelli di ultimissima generazione non sono esenti da emissioni pericolose e inquinanti come il PM10, nocive sia alla salute pubblica sia all’ambiente. Manuela Leone responsabile di Zero Waste Sicilia in una recente intervista rilasciata a Sicra Press il 15/12/2025, ricorda gli studi condotti da Toxico-Watch (“sorveglianza ambientale”). Si tratta di un’organizzazione indipendente olandese senza scopo di lucro che si occupa di monitorare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sostanze inquinanti e tossiche persistenti come la diossina, Pfas PAH, metalli pesanti, prodotti dagli inceneritori. I suoi studi hanno dimostrato che, durante le fasi di accensione e spegnimento o in casi di malfunzionamento, le emissioni inquinanti degli inceneritori aumentano in maniera significativa. Del resto, come fa notare la stessa Leone, in Europa in alcune zone come Ivry sur Seine in Francia, Zubieta in Spagna, Harlingen nei Paesi Bassi, inceneritori definiti a impatto Zero hanno presentato molte criticità, essendo stati riscontrati elevati livelli di diossina, Pfas e metalli pesanti in uova di galline, sul suolo, nell’acqua e nel muschio. A questo proposito una coalizione europea di 156 associazioni ambientaliste ha chiesto all’U.E di fermare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Nel documento presentato si legge “Gli inceneritori non sono fonte di energia pulita. Infatti gran parte dei rifiuti è composta da plastica e materiali derivati da combustibili fossili e l’energia prodotta risulta più carbonica di quella generata da molte centrali tradizionali”. Di più. La costruzione dei due inceneritori in Sicilia, annunciata dal commissario come “una svolta storica” che porrà fine all’emergenza rifiuti nella regione, rappresenta un forte ostacolo alla strategia della mitigazione dei cambiamenti climatici e va contro il D.N.S.H (Do No Significant Harm) introdotto dall’Unione Europea (2020/852), che impone ai progetti di non arrecare danno significativo all’ambiente. Per questo motivo l’U.E non finanzia gli inceneritori perché il loro funzionamento peggiora la crisi climatica. Vengono emessi gas serra e sostanze tossiche, si danneggia la salute aumentando il rischio di malattie oncologiche e cardiovascolari, e vengono – inoltre – minacciati ecosistemi preziosi come la Riserva Naturale Orientata Oasi del Simeto. Quali, allora, le alternative possibili? * Innanzi tutto l’applicazione rigorosa della gerarchia europea che mette al 1° posto la riduzione della produzione di rifiuti, seguita dal riuso, dalla raccolta differenziata e dal riciclo. * In secondo luogo la trasformazione dei rifiuti in risorse: i materiali non devono essere distrutti ma recuperati. * Ed infine, tutti i prodotti, fin dalla loro creazione, devono essere programmati in funzione del loro riutilizzo e riciclo. Non è una Utopia, conclude Manuela Leone, ma una strategia internazionale per passare dal modello lineare a quello circolare. Tanto che è stata istituita una giornata internazionale dedicata a Zero Waste, per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica, il 30 marzo. Nel corso dell’intervista Leone fa notare che nella VAS del piano regionale sono completamente assenti le tematiche climatiche, cosa che testimonia la mancata osservanza delle normative europee. Quanto alla raccolta differenziata, non viene certo incoraggiata. Secondo il Dossier di Legambiente, la differenziata – negli anni 2018/2023 – era cresciuta dal 29,52% al 55,20% grazie all’impegno di cittadini e amministratori. Nel 2024 si è, invece, registrato un calo ed una crescita dell’indifferenziata, da 949.000 a 953.000 tonnellate. Perché la differenziata non decolla nelle città metropolitane siciliane? si chiede l’esperta. Perché raccogliere in maniera differenziata significa implementare le pratiche che servono al recupero di materie, come prescritto dagli obiettivi dell’Europa. Significa lasciare nel circuito oggetti da valorizzare e avviare al recupero e dunque al riuso. Le città metropolitane di Catania e Palermo sono invece scarico–centriche, producono, consumano, gettano! Non dotando i comuni di adeguati impianti di conferimento per il legno, la carta, il vetro, la plastica, necessari per il recupero delle materie, si alimenta la politica del fossile e del consumismo. “Manca purtroppo una politica che abbia una visione a lungo termine della gestione dei rifiuti, commenta amareggiata la responsabile di Zero Waste. La Regione deve fare un piano regionale che accolga le osservazioni della Corte dei Conti (Delibera n 275/2025/Gest) che ha bocciato il ciclo dei rifiuti in Sicilia nel dicembre 2025. La Corte ha evidenziato carenze di visione e di programmazione, espresso dubbi sul rispetto dei principi dell’economia circolare, notato criticità sul dimensionamento dei termovalorizzatori previsti a Palermo e a Catania e sul loro rapporto con l’ampliamento delle discariche. Il documento chiede altresì chiarimenti sui costi e sulla sostenibilità finanziaria degli impianti, oltre che sulla gestione dei fumi e delle ceneri. A proposito dei costi, la Regione non potendo usufruire dei fondi del PNRR (a causa del vincolo europeo sull’obbligo di non arrecare danno all’ambiente), ricorre al supporto di fondi pubblici statali e regionali per finanziare il piano. Dopo la costruzione con fondi pubblici è prevista la gestione pluriennale (20 anni) affidata a privati che saranno remunerati attraverso il costo di conferimento dei rifiuti, la vendita di energia elettrica prodotta e il recupero dei metalli. La gara di progettazione e fattibilità tecnico-economica è stata gestita da Invitalia ed è stata aggiudicata con un appalto del valore di oltre 14 milioni di euro. La Regione, sebbene sia stata bacchettata più volte dalla Corte dei Conti, ha comunicato che intende proseguire l’iter per la realizzazione dei due termovalorizzatori. I nostri amministratori, fermi a modelli già superati e incuranti delle direttive europee sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla salute pubblica, hanno deciso di procedere senza tentennamenti verso la realizzazione dei loro obiettivi, con impegni economici onerosi per la nostra comunità. Leggi anche Inceneritori, in Sicilia si progettano, in Europa si dismettono, ed anche Inceneritori, l’Europa li chiude. la sicilia li progetta     Redazione Sicilia
March 4, 2026
Pressenza
Novità negative a sostegno della pratica obsoleta dell’incenerimento rifiuti : Phoenix di A2A
Stanotte a Campofelice di Roccella (PA) hanno preso fuoco (ancora sconosciuta la causa) cumuli di rifiuti indifferenziati adiacenti un impianto di riciclo; una nube di diossina se ne è sollevata e le autorità hanno raccomandato agli abitanti di non uscire e di serrare le finestre. Eppure la Regione prevede la costruzione di due inceneritori nel capoluogo e a Catania… Riportiamo a tal proposito un articolo di Medicina Democratica Uno degli aspetti critici dell’incenerimento dei rifiuti, da sempre ricordato da chi – come Medicina Democratica – da sempre osteggia questa pratica obsoleta, è la produzione di elevate quantità di residui solidi in quanto l’incenerimento non fa scomparire la materia ma la trasforma (in emissioni gassose, liquide e in residui solidi dai diversi apparati degli impianti). Oltre alle scorie pesanti che inglobano i rifiuti incombustibili, i problemi maggiori sono riferiti ai residui costituiti dalle ceneri leggere (polveri abbattute da sistemi di filtrazione come filtri elettrostatici e/o a manica e simili) e alle polveri dai sistemi di abbattimento delle componenti acide e dei microinquinanti (polveri “calciche” PCR;  polveri da trattamento con soda solvay PSR, carboni attivi esauriti…). A seconda della composizione del rifiuto alimentato e del tipo di inceneritore si può arrivare complessivamente al 30% in peso di cui una quota tra il 5 e il 10 % in peso è costituita da queste polveri che sono classificate come pericolose per la concentrazione di elementi pericolosi (metalli pesanti, microinquinanti organici tra cui le note diossine). Per questi rifiuti il destino finale è problematico: o discariche speciali (tra cui una miniera di sale dismessa in Germania) o trattamenti costosi per ridurre la pericolosità e comunque smaltimento in discariche anche se per rifiuti non pericolosi. In molte occasioni sono stati proposti sistemi di riduzione della pericolosità (es. vetrificazione, ceramizzazione, ecc.) i cui “prodotti finali” sono destinabili anche al recupero. La società A2A ha presentato un progetto, che guarda caso ha denominato Phoenix (le  ceneri – degli inceneritori – che “risorgono” rispetto al destino corrente) presso il centro di smaltimento di Corteolona-Genzone (che comprende, da oltre 30 anni, discarica per rifiuti speciali, inceneritore, impianto di trattamento di fanghi, impianto di trattamento rifiuti indifferenziati, “biocubi”, ecc) quale continuazione operativa e ampliamento di un impianto sperimentale a ciò dedicato autorizzato dal 2015. In sostanza il progetto riguarda le ceneri leggere e le polveri dai sistemi di abbattimento di inceneritori (come di altri impianti termici) inglobando e trattando le stesse con leganti di tipo cementizio e ottenendo, secondo i proponenti un EOW (End of Waste – un rifiuto che ha cessato la qualifica di rifiuto, ovvero è diventato un prodotto commerciabile liberamente). Per fare cosa ? * la parte solida (“sabbia”), unita a cemento o altri leganti, verrebbe utilizzata per costruire infrastrutture ed edifici; * la parte liquida costituita per lo più (ma non solo) da sale (cloruro di sodio e altri sali analoghi) verrebbe solidificata e sarebbe utilizzabile come “sale antighiaccio”. In entrambi i casi i rifiuti pericolosi dagli inceneritori ritornerebbero nell’ambiente ed anche, letteralmente, nelle nostre case. Ovviamente il proponente presenta una mole di documentazione per dimostrare che i prodotti ottenuti dalle ceneri/polveri così trattate non sarebbero pericolosi ovvero non rilascerebbero sostanze pericolose verso l’ambiente (per l’eternità?) o perlomeno non in quantità tali da essere considerate un pericolo. Purtroppo l’avviso al pubblico per le osservazioni è stato, guarda caso, pubblicato il 22 dicembre 2025, periodo in cui si pensava ad altro. Come Medicina Democratica Lombardia, lo abbiamo incontrato nelle periodiche verifiche sulle istanze di Valutazione di Impatto Ambientale che – per legge – devono essere messe a disposizione sul sito regionale. Anche se un po’ tardi e considerata la mole di documentazione presentata dal proponente (all’esito di una sperimentazione durata oltre 5 anni) abbiamo potuto formulare osservazioni solo parziali che mettiamo a disposizione (visto che non l’ha fatto la regione Lombardia ad oggi, sono disponibili infatti solo delle note degli enti locali, nessuno contrario alla realizzazione dell’impianto) osservazioni medicina democratica depositate phoenix Se questo impianto venisse autorizzato sarebbe sicuramente il primo di una serie, da un lato ridurrebbe la forza di un motivo di contrasto per l’incenerimento dei rifiuti ma soprattutto aprirebbe la strada ad una reintroduzione nell’ambiente, senza le “protezioni” previste dalle norme sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi, anche a contatto diretto con le persone (un “cemento” prodotto con la “sabbia” ottenuta non sarebbe distinguibile dai cementi “tradizionali” che peraltro già inglobano rifiuti non pericolosi di diverso genere). Basti pensare che l’impianto proposto in provincia di Pavia ha una capacità di 50.000 t/a mentre i rifiuti prodotti, quali residui pericolosi (senza contare le scorie pesanti, di minore pericolosità ma comunque da smaltire) sono stimati (Ispra anno 2024) pari a 347,090 t/a (le scorie pesanti sono 1.064,000 t) di cui due terzi prodotte dagli inceneritori del nord Italia. Facile prevedere che un processo del genere potrà essere esteso a gran parte dei rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento dei rifiuti che, nella sola regione Lombardia ammontano a 858.000 t/a (Ispra, con riferimento al 2022). Inutile dire che il proponente dichiara tale iniziativa come dentro la “economia circolare”, quale – per loro – sarebbe o potrebbe essere considerata tutta la filiera dell’incenerimento: non è così, allo stato della normativa europea, ma i cedimenti progressivi sul “new green deal” non fanno sperare in una coerente difesa di principi rigorosi in tema di tutela dell’ambiente (e della salute connessa). Una prospettiva doppiamente inquietante e a cui le associazioni ambientaliste dovrebbero far mente locale per evitare di venir “aggirate” su un tema importante come la produzione e la gestione dei rifiuti e dei relativi impatti. A cura di Marco Caldiroli Medicina Democratica
February 4, 2026
Pressenza
Frana di Niscemi: serve un cambio di paradigma immediato
Frana di Niscemi: un evento prevedibile in un territorio fragile, aggravato dal cambiamento climatico e da una governance ambientale inadeguata. L’evento franoso verificatosi a Niscemi non può essere interpretato come un fenomeno isolato né come una mera calamità naturale. Si tratta della manifestazione sistemica di una fragilità territoriale strutturale, tipica di ampie porzioni della Sicilia, caratterizzate da substrati argillosi a bassa coesione, elevata plasticità e marcata suscettibilità ai movimenti gravitativi in condizioni di saturazione idrica. Le cartografie ISPRA sul dissesto idrogeologico e i dati del geoportale regionale classificavano già l’area come a elevata pericolosità geomorfologica. L’innesco immediato è stato rappresentato dalle precipitazioni estreme associate al ciclone Harris, che hanno superato le soglie critiche di stabilità dei versanti. Tuttavia, questo episodio si inserisce pienamente nel quadro del cambiamento climatico in atto nel bacino mediterraneo: i modelli climatici regionali (RCM) indicano un aumento statisticamente significativo della frequenza e dell’intensità degli eventi piovosi concentrati, alternati a periodi prolungati di siccità che riducono la coesione dei suoli e ne amplificano la vulnerabilità. In termini scientifici, dunque, l’evento era prevedibile. Ancora più grave è il fatto che Niscemi era già stata colpita da una frana nel 1997, con danni rilevanti. Da allora si sono succeduti studi preliminari, dichiarazioni di intenti e promesse di intervento, senza che si arrivasse a un programma strutturale di mitigazione del rischio. Questo rappresenta un classico caso di fallimento della prevenzione: l’assenza di decisioni operative si è tradotta in un accumulo di rischio. Nel frattempo, la Sicilia affronta simultaneamente: * incendi boschivi ricorrenti e perdita di biodiversità * crisi idrica cronica, con perdite di rete superiori al 50% in molte aree * inquinamento industriale e degrado della qualità dell’aria * gestione inadeguata del ciclo dei rifiuti * erosione costiera attiva su circa il 77% del litorale regionale * urbanizzazione disordinata e consumo di suolo * crisi dell’agricoltura legata a stress idrico e impoverimento dei suoli Secondo la classificazione UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite contro la Desertificazione, ndR), oltre il 70% del territorio siciliano presenta indicatori compatibili con processi di desertificazione. Le proiezioni climatiche suggeriscono che entro il 2030 circa un terzo dell’isola potrebbe assumere caratteristiche assimilabili a ecosistemi aridi, con degradazione del suolo, perdita di sostanza organica, salinizzazione e stress idrico cronico. A questo quadro si aggiunge un ulteriore elemento strutturale: negli ultimi anni consistenti risorse destinate alla messa in sicurezza del territorio non sono state spese o sono rimaste bloccate nei meccanismi burocratici regionali, mentre contemporaneamente 2,1 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e Coesione sono stati dirottati verso il Ponte sullo Stretto (1,3 miliardi) e impianti di incenerimento (circa 800 milioni). Questa scelta appare scientificamente incoerente in un contesto ad alta vulnerabilità climatica e geomorfologica. Dal punto di vista dell’analisi costi–benefici ambientali, l’allocazione delle risorse pubbliche risulta in contrasto con le raccomandazioni della letteratura internazionale sulla gestione adattativa dei territori mediterranei, che privilegia: * mitigazione del rischio idrogeologico (consolidamento dei versanti, drenaggi profondi, opere di regimazione idraulica) * infrastrutture verdi e Nature-Based Solutions (riforestazione, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, ripristino della copertura vegetale) * modelli di economia circolare in alternativa all’incenerimento * pianificazione territoriale integrata con vincoli geomorfologici e scenari climatici futuri. Un ulteriore fattore critico è rappresentato dalla sistematica sottovalutazione degli impatti cumulativi nelle procedure autorizzative. Valutazioni Ambientali (VIA e VAS) vengono spesso condotte in modo frammentario, senza una reale integrazione dei dati su dissesto idrogeologico, consumo di suolo e cambiamento climatico. Autorizzazioni edilizie e infrastrutturali continuano a essere rilasciate in aree fragili senza un’analisi profonda delle conseguenze a medio e lungo termine, alimentando un modello di sviluppo che incrementa l’esposizione al rischio. L’approccio dominante, fondato su grandi opere e difese rigide, produce un feedback maladattativo: aumenta la spesa pubblica senza rimuovere le cause strutturali del degrado territoriale. Nel frattempo, mentre la Sicilia affoga nel fango, il dibattito politico resta concentrato su un Ponte che non risolve le criticità infrastrutturali interne dell’Isola e su impianti di incenerimento che cristallizzano un modello arretrato di gestione dei rifiuti. La frana di Niscemi non è solo un disastro ambientale: è l’esito diretto di scelte politiche miopi, di fondi non spesi per la prevenzione, di autorizzazioni concesse senza un approccio sistemico e di un grave ritardo nell’adattamento climatico. Serve un cambio di paradigma immediato. Il governo regionale e il Parlamento siciliano devono pretendere, insieme al governo nazionale, la riallocazione dei 5,3 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione verso la messa in sicurezza del territorio, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la prevenzione del dissesto idrogeologico e l’adattamento al cambiamento climatico. Continuare a finanziare grandi opere simboliche mentre i comuni franano significa accettare consapevolmente nuovi disastri annunciati. La vera infrastruttura strategica della Sicilia oggi non è un ponte sullo Stretto: è la cura del territorio. Ed è una responsabilità politica precisa, che ha nomi, ruoli e decisioni ben riconoscibili.   Redazione Sicilia
January 30, 2026
Pressenza
Regione Lombardia, le associazioni denunciano la quantità di inceneritori
Lunedì 15 settembre, conferenza stampa online da parte di numerose associazioni sul problema degli inceneritori in Lombardia. Conosco bene Medicina Democratica, una delle associazioni che promuovono la riunione. Conosco la loro storica serietà, il loro impegno. Partecipare a una conferenza stampa, per noi “mediattivisti” vuol già dire supportarli, aiutarli ad avere forza. Per quanto riguarda i contenuti della conferenza leggete per favore il comunicato sottostante, sono stati elencati dati precisi. In sintesi, si chiede alla Regione Lombardia di aprire un tavolo di discussione che fornisca i dati precisi, compia quello che in passato aveva promesso, ascolti le associazioni formate da cittadini attenti, preparati e fortemente preoccupati sulle condizioni di inquinamento di questa regione. Chi vive in Lombardia conosce bene l’atteggiamento di queste giunte di destra che governano dal 1995, 30 anni. Si potrebbe restringere tutto a una parola sola: affari. I cittadini, la partecipazione spesso invocata, sono in realtà snobbati, bistrattati, irrisi. L’indifferenza di chi ci governa è impressionante: fanno quello che vogliono, come vogliono. Le conseguenze le paghiamo tutti e tutte, a partire dai tumori (punta dell’iceberg di altre malattie dovute alle condizioni ambientali in cui viviamo). I dati della Lombardia primeggiano a livello europeo. Queste associazioni si sono messe insieme e questo è importantissimo; durante la conferenza stampa si ascoltavano gli accenti delle varie province lombarde. Un’unione che deve consolidarsi. Sono decisi: se non inizierà un confronto col potere bisognerà farsi sentire sotto i palazzi. Come Pressenza assicuriamo che ci saremo, ogni volta che ce lo chiederanno. Comunicato stampa di Medicina Democratica Sono ben sette le associazioni che hanno inviato un documento al Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e al Consiglio Regionale per chiedere un tavolo di confronto urgente sulla situazione degli inceneritori e sulla gestione dei rifiuti: le richieste sono state illustrate il 15 settembre nel corso di una conferenza stampa convocata da Rete Ambiente Lombardia, ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), Medicina Democratica, Zero Waste Europe, Zero Waste Italy, 5R Zero Sprechi e Cittadini per l’Aria. Innumerevoli e pesanti le criticità rilevate: ”L’incenerimento è di per sé una tecnologia obsoleta e in contrasto con gli obiettivi dell’economia circolare. Inoltre perpetua l’impatto ambientale della sovrapproduzione delle merci e dello spreco delle materie. L’incenerimento contribuisce a determinare danni ambientali e sanitari, sia per le emissioni che per i rifiuti pericolosi a loro volta prodotti”, è quanto hanno dichiarato Raffaella Mattioni, Rete Ambiente Lombardia, Marco Caldiroli, Medicina Democratica e Celestino Panizza ISDE Medici per l’Ambiente, intervenuti a nome di tutte le associazioni. La Lombardia detiene il primato del numero degli impianti e della capacità di combustione: operano 12 impianti (24 linee) di incenerimento di rifiuti urbani (contro i 3 nel Veneto, 1 in Piemonte, 8 in Emilia per limitarci al Nord Italia), cui si aggiungono l’inceneritore di rifiuti speciali più grande d’Italia, 5 cementifici che praticano la co-combustione e 11 inceneritori industriali. La Lombardia detiene un altro primato: il rapporto rifiuti ISPRA del 2024 mostra che il 43% dei rifiuti bruciati proviene da fuori regione. Nel 2023 sono stati bruciati 2.289.000 tonnellate di rifiuti nei 12 impianti a fronte di una capacità autorizzata di oltre 3 milioni di tonnellate; i rifiuti indifferenziati prodotti dai cittadini sono stati 1.226.000 tonnellate, gli altri impianti hanno combusto ulteriori rifiuti di vario genere per 1.300.000 tonnellate. Le associazioni ritengono inoltre irrazionale la dislocazione degli impianti: nella sola provincia di Bergamo sono attivi 4 impianti ed è in atto il processo autorizzativo per un quinto impianto a Montello. Le associazioni denunciano inoltre la completa assenza di programmi di monitoraggio epidemiologico, messi in atto invece da Piemonte ed Emilia Romagna. A fronte dell’innegabile pericolosità degli impianti che, anche con le migliori tecnologie, emettono inquinanti persistenti (diossine, furani, PFAS), aumentando inevitabilmente il rischio sanitario, le associazioni chiedono un aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti, PRGR, e presentano le seguenti richieste: una moratoria sulla costruzione/ampliamento di ogni tipo di impianto che brucia rifiuti; l’adeguamento della capacità di incenerimento all’effettiva produzione regionale, riducendola con l’attuazione delle politiche di riciclo e soprattutto di prevenzione dei rifiuti; l’attuazione di un monitoraggio epidemiologico delle popolazioni esposte agli impatti ambientali integrato con biomonitoraggi e corrette valutazioni di impatto sanitario; la completa trasparenza e informazione, a livello provinciale, su composizione, raccolta, effettivo riciclo e smaltimento dei rifiuti, come delle politiche di riduzione e prevenzione; la modifica radicale del Piano regionale di gestione dei Rifiuti, in scadenza nel 2027, con la graduale chiusura degli impianti sovrabbondanti rispetto alle esigenze del territorio con impianti di trattamento a freddo e recupero di materia: è dimostrato che una consistente quota di rifiuti destinata all’incenerimento sia ancora recuperabile.       Andrea De Lotto
September 16, 2025
Pressenza
Lombardia inceneritore d’Italia? Adesso basta!
Le pesanti criticità dell’incenerimento dei rifiuti in Lombardia e la richiesta urgente dell’apertura di un tavolo di confronto con la Regione: sono questi i temi al centro della Conferenza Stampa, convocata per lunedì 15.09.2025, ore 11.00, da 5 Associazioni: Rete Ambiente Lombardia (RAL), ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), Zero Waste Europe, Medicina Democratica e Cittadini per l’Aria Saranno presenti Raffaella Mattioni, Rete Ambiente Lombardia, Celestino Panizza, ISDE, Enzo Favoino, Zero Waste Europe e Marco Caldiroli, Medicina Democratica, che illustreranno i contenuti di una nota articolata inviata al Presidente della Regione Attilio Fontana e al Consiglio Regionale della Lombardia. La Lombardia con 12 inceneritori per rifiuti urbani (24 linee), più uno per il quale è stato avviato l’iter autorizzativo in provincia di Bergamo, nonché 5 cementifici, che co-inceneriscono rifiuti, con una capacità autorizzata di quasi tre volte la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti dai lombardi, non solo è al primo posto in Italia per numero di impianti, ma è anche al primo posto per la percentuale di rifiuti inceneriti provenienti da fuori regione, pari a circa il 43%. “Primati” ben poco invidiabili e ancor più allarmanti considerato che la Lombardia è la regione con i peggiori dati sull’inquinamento atmosferico e in totale assenza di un monitoraggio tossicologico ed epidemiologico (presente invece in Piemonte e Emilia), che aiuti a comprendere le conseguenze sul piano sanitario e ambientale e che rappresentano un ostacolo alla attuazione dell’economia circolare. E’ possibile seguire la conferenza stampa dal seguente link: https://meet.jit.si/conferenza15settembre   Medicina Democratica
September 11, 2025
Pressenza
Miasmi, nuovi camini e inceneritore: Aria Pulita Tomenone incontra i Comuni per discutere dell’ampliamento della Montello S.p.A.
Pubblichiamo comunicato stampa del Comitato Aria Pulita Tomenone su inquinamento odorigeno della Montello Spa e il suo preoccupante progetto relativo all’inceneritore. Venerdì 27 giugno, la rete Aria Pulita Tomenone ha incontrato i rappresentanti dei Comuni di Montello, Bagnatica, Costa di Mezzate, Brusaporto e Gorlago. Al centro del confronto: i miasmi sempre più persistenti, le attività della Montello S.p.A. e il preoccupante progetto relativo all’inceneritore. L’incontro si è svolto in un clima di ascolto e confronto aperto, durante il quale è stata nuovamente sollecitata la necessità di monitoraggi dettagliati degli inquinanti e l’avvio di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS). I sindaci presenti hanno dichiarato di non disporre, ad oggi, di informazioni in merito, un vuoto che appare preoccupante soprattutto considerando che l’impianto tratta oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti all’anno (a fronte di una media ordinaria di 60.000-100.000 tonnellate). È stato condiviso un documento, relativo a “determinazioni di modifica non sostanziale” firmato dalla Provincia, che prevede interventi volti a mitigare gli odori, ma che lascia ipotizzare un ampliamento dell’attività, con la costruzione di due nuovi camini alti 22 metri. Pur definito formalmente come modifica non sostanziale, tale progetto potrebbe comportare importanti implicazioni ambientali e sanitarie. Durante l’incontro, la rete ha richiesto l’incarico di esperti indipendenti per avviare una VIS. Preoccupa inoltre l’assenza di ATS, ARPA e dei sindaci dei comuni di San Paolo D’Argon e Albano Sant’Alessandro, enti tecnici fondamentali per affrontare con serietà e trasparenza le questioni di salute e inquinamento ambientale. La tutela della salute pubblica non può attendere. Vogliamo risposte, dati certi e prevenzione efficace. Solo con il coinvolgimento reale dei cittadini e un’azione decisa delle istituzioni si potrà finalmente cambiare rotta. Da anni sottolineiamo che l’odore percepito non è semplice “puzza” e che non si tratta solo di emissioni di vapore acqueo, ma è fondamentale spostare l’attenzione sugli inquinanti effettivamente emessi. Gli enti hanno spesso minimizzato l’impatto degli odori, ma in un recente convegno intitolato “Il lato oscuro del biogas” sono stati evidenziati gli effetti tossici di tali emissioni. È stato riferito ai sindaci l’intervento di medici secondo cui i Composti Organici Volatili (COV) percepiti come odori sgradevoli comprendono sostanze come grassi volatili, composti dell’azoto, dello zolfo, fenoli, terpeni, composti fluorurati (Pfas) e idrocarburi aromatici, che possono provocare, oltre al disagio sensoriale, gravi alterazioni della salute, inclusi rischi cancerogeni e danni epatici (fonte: Ministero della Salute). Ringraziamo i sindaci per la disponibilità al confronto e ci auguriamo che questo incontro rappresenti solo l’inizio di un percorso stabile di collaborazione tra amministrazioni e comunità. Solo attraverso trasparenza, responsabilità e partecipazione potremo affrontare un problema che dura da troppo tempo, in un territorio che non può più reggere. Comitato Aria Pulita Tomenone   PS: Il Comitato Aria Pulita Tomenone ricorda a tutti che l’inquinamento odorigeno e le “molestie olfattive” sono un problema sia di convivenza pubblica sia di salute pubblica. https://www.raiplay.it/dirette/rai1/Speciale-Tg1—SOS-Terre-malate—Puntata-del-22062025-6613bdd4-6dce-4c82-8a39-e6e9ef128cde.html A tal proposito il Comitato ricorda che è importante segnalare gli odori, cosa che ultimamente molte persone non stanno più facendo a causa della rassegnazione. La rassegnazione è quello che vuole la Montello Spa e noi non ci rassegniamo. https://tinyurl.com/mvfms79s   Redazione Sebino Franciacorta
June 30, 2025
Pressenza