Non in mio nome
Oggi, Sabato 28 giugno, si è tenuta a Piazzale dei Partigiani a Porta San Paolo,
dove l’otto settembre del 1943 iniziò la lotta di liberazione dal nazifascismo e
dalla guerra, il meeting-concerto “Non in mio nome” con la partecipazione di
almeno quindicimila persone di ogni età.
Italiani ma anche immigrati provenienti soprattutto dal Nordafrica e dal Vicino
Oriente a sostegno della causa del Popolo Palestinese e per condannare per
l’ennesima volta il Genocidio in diretta, che prosegue con la piena complicità
degli Stati Uniti d’America, delle Istituzioni dell’Unione Europea e dalla
stragrande maggioranza dei Paesi del cosiddetto Occidente.
Genocidio che da Gaza sta espandendosi alla Cisgiordania seguendo il progetto di
eliminazione dei Palestinesi come popolo che resiste, anche con forme
nonviolente, all’occupazione israeliana della propria terra, per ridurli ad una
massa di profughi in fuga, ma ora anche la fuga è resa impossibile e continua un
vero e proprio sterminio. Secondo studi dell’Università di Harvard, i
palestinesi scomparsi raggiungono ormai l’esorbitante cifra di 377000 persone di
cui circa 150 mila bambini.
Seguendo le indicazioni del comitato promotore che fa capo all’organizzazione
Schierarsi, non ci sono in piazza bandiere di partito, ma innumerevoli bandiere
palestinesi ed alcune bandiere arcobaleno e della Pace.
L’happening si costruisce via via con autorevoli interventi e letture di poesie
che intervallano quello che è un vero e proprio concerto di famosi artisti che
hanno deciso di rompere il silenzio e di metterci la faccia, gratuitamente, con
un impegno ed una passione etica, sociale e politica che non si vedeva da anni.
Per chi non la conoscesse, Schierarsi è un’associazione culturale che si
presenta così nel suo sito: “Nasce con l’obiettivo di coinvolgere gruppi di
cittadini nella costruzione di proposte e progetti per la collettività. Il nome
dell’associazione non è stato scelto a caso: viviamo in un periodo storico di
grande conformismo ed è giunto il momento di assumere posizioni chiare su temi
nazionali e globali.
Parole come sostenibilità, pace, autodeterminazione dei popoli e lotta alla
criminalità organizzata rappresentano il cuore delle azioni in cui è impegnata
l’Associazione Schierarsi”. Il vicepresidente di Schierarsi è Alessandro Di
Battista che sarà in effetti l’unico politico a parlare dal Palco. Tra i
conduttori del meeting c’è Peter Gomez, direttore de’ Il fatto quotidiano on
line.
Uno de primi interventi è quello del dottor Marco Rizzi, oncologo, che da anni
opera in Cisgiordania con i bambini; annuncia l’apertura di un centro dedicato
ai minori per la cura dei traumi da guerra che costituisce un serio problema che
va ad aggiungersi alle malattie oncologiche.
Segue il Freedom Theatre: nato durante la prima Intifada, come forma di
resistenza nonviolenta all’occupazione, trae ispirazione da un progetto di
utilizzo del teatro e dell’arte per affrontare la paura cronica, la depressione
e il trauma vissuti dai bambini nel campo profughi di Jenin. Il progetto è stato
gestito da Arna Mer Khamis, una rivoluzionaria nata in una famiglia ebrea che
aveva scelto di vivere e lavorare tra i palestinesi e che ha dedicato la sua
vita alla lotta per la libertà e i diritti umani, insieme alle donne del campo
profughi.
Mustafà Schita, uno dei responsabili del progetto, racconta che è molto
preoccupato perché dovrà accompagnare la figlia a fare gli esami di terza media
e non sa se potrà arrivare in tempo, a causa dei check-point che, in modo
estremamente arbitrario, ritardano, ostacolano o impediscono la libertà di
movimento. Mustafà descrive una situazione che anche in Cisgiordania sta
diventando ogni giorno sempre più dura, non c’è più possibilità e libertà di
movimento, anche il loro teatro, nel campo profughi di Jenin, è stato occupato…-
L’attività del Freedom Theatre era volta a svegliare le coscienze, inoltre
coinvolgeva e dava speranza ai giovani.
Moni Ovadia, invece, parte da lontano: l’Europa con la Rivoluzione Francese ha
affermato i valori di Eguaglianza e di Libertà, ma da subito nella stessa Europa
è partita la controrivoluzione, la sconfitta e la restaurazione del vecchio
ordine, che non vuole sentire parlare di uguaglianza e anzi si erge contro il
rispetto della dignità per affermare la libertà solo come libertà di fare soldi
e di sfruttare altri esseri umani ed altri popoli. Senza uguaglianza la libertà
diventa arbitrio dei potenti.
Dietro la violenza dei sionisti ci sono gli speculatori di tutto l’Occidente
Capitalista, complici del genocidio – continua Ovadia – mentre la cosiddetta
sinistra liberale, nella sua subalternità e inconsistenza altro non è che ”
nenti ammischiatu cu’ nuddu ” (niente mescolato a nessuno, ossia non conta
nulla).
Dobbiamo essere radicali: la formula due popoli due stati, dopo settantantotto
anni, si è rivelata come alibi ipocrita per espropriare e cacciare i palestinesi
dalla loro terra già a partire dal 1948. Per sconfiggere alla radice il
nazionalismo non servono peraltro due stati nazionali ma un solo stato laico per
tutti i popoli che abitano in Israele, nella terra di Palestina che va dal fiume
Giordano al Mar Mediterraneo – prosegue -L’ideologia sionista è una ideologia
criminale, colonialista e suprematista…in sostanza fascista ed è alla base delle
guerre di conquista, dell’apartheid e dell’attuale genocidio.
Il sionismo non ha nulla a che spartire con la cultura ebraica della diaspora
che per duemila anni ha preservato la propria identità culturale, senza uno
stato e senza un esercito. Per questa ragione molti ebrei, come l’attore che ci
parla, sono antisionisti e recentemente si è riunito il Congresso mondiale degli
ebrei antisionisti, che ha definito il sionismo ideologismo di morte.
La parola passa poi alla giovane italo-Palestinese Maya Issa, “la figlia che non
ho e che avrei voluto avere” la chiama Ovadia. Maya, del Movimento dei Giovani
Studenti Palestinesi, denuncia le complicità dell’Unione Europea nel Genocidio.
Ricorda l’ultimo episodio e cioè l’aggressione di Israele e Stati Uniti non
soltanto alla Repubblica Islamica ma all’intero popolo iraniano.
L’Iran non ha la bomba atomica, ha firmato il trattato di non proliferazione
nucleare e ha accettato le ispezioni. L’Iran non ha mai aggredito altri Paesi
eppure l’intero Occidente sta con i suoi aggressori. Migliaia di Italiani con
doppia cittadinanza Italiana e Israeliana combattono nell’esercito Israeliano e
partecipano indisturbati al genocidio senza che nessuno abbia nulla da ridire.
Dal Palco si susseguono appelli per contribuire alla raccolta fondi a favore di
Medici Senza Frontiere.
Tra gli artisti intervenuti a titolo gratuito insieme alle loro band musicali vi
sono la cantante Italo- palestinese Laila Al Habash, che al termine del suo
intervento musicale ricorda che siamo davanti ad una catastrofica emergenza
umanitaria ingiustificabile e che è ora di dire basta a chi fomenta l’odio
contro gli arabi (una parte della sua famiglia vive nei territori occupati da
Israele).
É quindi la volta dei Gemitaiz, Frenetika and Orang3. I vari interventi dal
palco denunciano il silenzio vile della “Madre Italiana e Cristiana” Meloni. La
Storia non perdonerà mai lei e Tajani ed il 90% dei giornalisti italiani, scorta
mediatica del Genocidio.
Da tutti si evidenzia che la catastrofe non è iniziata il 7 Ottobre ma con la
nascita stessa dello Stato Israeliano. Il genocidio iniziò con la Nakba nel
1948. Israele e Stati uniti hanno sostituito al diritto internazionale la legge
della jungla. L’ Italia di Pertini aveva, anche nei suoi governi centristi,
posizioni equilibrate attualmente dissipate dalle politiche belliciste e
suprematiste del nostro governo, benché già nel 1969 alcuni giornali sionisti
invitassero apertamente ad affamare la popolazione di Gaza.
Fuori programma sale sul palco il rapper Italo -Tunisino Ghali con la sua
canzone “Casa mia” e trascina molte persone a cantare con lui. Si esibiscono
quindi Greta Scarano e Margherita Vicario.
In videoconferenza Francesca Albanese dà una spiegazione giuridica dei concetti
di sterminio, crimine di genocidio, crimini contro l’Umanità e crimini di
Guerra. In tutti i casi si tratta di reati gravissimi. La differenza
fondamentale è che la comunità internazionale ha firmato un trattato per la
prevenzione del genocidio e che le raccomandazioni espresse dalla Corte
Internazionale di Giustizia sono state completamente disattese da Israele e dai
suoi alleati, Italia compresa, che potrebbero essere chiamati a giudizio per il
reato di complicità nel genocidio.
Antonia Fino racconta poi l’esperienza di “Musica contro il silenzio” in 26
piazze d’Italia il primo giugno. Sul palco si alternano ancora il sassofonista
Daniele Sepe, la chitarrista Silvia Boschiero e Mannarino.
Gli artisti denunciano che Daniel Ek (Spotify) ha investito 600 milioni in
armamenti mentre ha rimosso persino la parola Palestina dai suoi canali
multimediali.
Il meeting si chiude con l’imperativo categorico di Vittorio Arrigoni: Restiamo
umani!
Mauro Carlo Zanella