Chat false, allarme stupri e scuole chiuse: la psicosi dei “maranza” dilaga nel nord Italia
Per paralizzare parzialmente diverse città del nord Italia non è stato
necessario che le violenze annunciate si verificassero, è bastato che migliaia
di persone credessero che sarebbero avvenute. Foto create con l’Intelligenza
Artificiale, annunci poi rivelatisi falsi, devastazioni anticipate via social
che poi non sono mai avvenute, sono state però il pretesto per cortei e “nuclei
anti maranza” con manifestazioni legate all’estrema destra che si sono svolte o
sono state annunciate in varie città.
A Cremona, martedì mattina, i negozianti del centro hanno coperto le vetrine con
pannelli di compensato, polizia e carabinieri hanno presidiato scuole e
stazioni, alcuni genitori sono corsi a riprendersi i figli alle elementari, in
attesa di un corteo violento che nessuno ha mai visto. A scatenare tutto erano
stati un video di cinquecento ragazzi incappucciati, generato con l’Intelligenza
Artificiale, e una chat WhatsApp amministrata da due ragazzini di quattordici e
quindici anni, denunciati per istigazione a delinquere e procurato allarme.
Nelle loro case gli agenti hanno trovato due passamontagna, una maschera e una
pistola giocattolo senza tappo rosso.
La scintilla era stata Milano, dove il 17 ottobre il corteo contro il carovita
era degenerato in scontri e il giorno dopo centinaia di giovanissimi, richiamati
dai video su TikTok, erano tornati in centro a saccheggiare negozi. Secondo
fonti del Dipartimento di pubblica sicurezza, dei duecentosettantuno portati in
questura domenica duecentoventi erano minorenni e appena sessanta stranieri,
dettaglio che nel racconto dei “maranza” calati dalle periferie si è perso per
strada.
Da lunedì sera le chat studentesche di mezzo Nord si sono riempite di messaggi
quasi identici e senza paternità: bande pronte a stuprare le ragazze all’uscita
da scuola, liste di studentesse da colpire, istituti indicati per nome. A Monza
girava la notizia, inventata, di una quindicenne violentata da dieci ragazzi in
stazione, con tanto di foto di una ragazza insanguinata e un elenco di oltre
venti scuole nel mirino, e mentre prefetto e nonostante le smentite di prefetto
e questore un supermercato del centro ha barricato l’ingresso. A Como ronde
improvvisate hanno girato di notte e a Cantù i carabinieri, chiamati per un
capannello sospetto davanti all’Enaip, hanno trovato un gruppo di ragazzi
autonominatisi “guardie del corpo” di un’amica finita in una delle finte liste.
A Lecco è bastato un messaggio che invitava a fare «come in Francia» per far
chiudere i negozi e tenere a casa, secondo il sindaco, il 70 per cento degli
studenti. Aule mezze vuote anche a Milano, Gallarate, Verona e Ravenna, mentre a
Pavia i carabinieri hanno presidiato stazione, autostazione e scuole senza che
accadesse nulla. A Varese, martedì, il prefetto Salvatore Pasquariello ha
riunito in seduta straordinaria il Comitato provinciale per l’ordine e la
sicurezza pubblica, con i sindaci dei principali comuni, e ha disposto pattuglie
davanti agli istituti di tutta la provincia per messaggi rivelatisi privi di
fondamento. A Ravenna i messaggi parlavano di quattrocento persone pronte a
emulare le rivolte francesi, a Macerata di «400 extracomunitari di seconda
generazione» a caccia di studentesse, e la coincidenza del numero dice parecchio
su come questi testi siano stati scritti.
Chi li abbia confezionati non è ancora chiaro, e mentre polizia postale e Digos
indagano il sindaco di Parma Michele Guerra parla di una strategia della paura,
il leghista Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, evoca ambienti antagonisti e
le organizzazioni studentesche denunciano bot e troll mobilitati per svuotare le
piazze, senza che nessuna di queste tesi abbia per ora uno straccio di
riscontro.
Chi invece non ha perso tempo a chiedersi da dove arrivasse la paura, preferendo
metterla a frutto, sono diversi gruppi reazionari e neofascisti. Nelle chat
Telegram dei sedicenti patrioti raccontate da Il Giorno si invoca il rogo delle
moschee e si organizzano ronde per prendere i maranza a sprangate: il gruppo «24
ottobre per difendere l’Italia», rilanciato su Instagram anche da Ferenc
Venturelli, alias “Eterno”, l’influencer passato dalla Lega a Vannacci che ha
bruciato il Corano a Reggio Emilia, ha raccolto cinquecento iscritti in due ore,
mentre “Commando”, con milleseicento membri, dà appuntamento a Bologna per
salire sul treno per Milano, documenti a casa e passamontagna in tasca «se si
mette male». A Milano, per sabato, negli ambienti dell’estrema destra e delle
curve circolano appelli a una mobilitazione nazionale in piazza Duomo alle 15,
mentre il presidio di Blocco Studentesco, la formazione giovanile di CasaPound,
che puntava all’Arco della Pace, dovrebbe essere dirottato in piazza XXV Aprile.
Lo stesso giorno a Forlì Forza Nuova porterà in piazza Roberto Fiore, condannato
per l’assalto alla sede della Cgil, sotto lo slogan «Ordine contro il caos»,
mettendo maranza e baby gang nell’elenco dei mali da estirpare insieme a droga,
delinquenza e immigrazione incontrollata, e proponendo tra le soluzioni l’«umano
rimpatrio» e le «passeggiate della sicurezza». La crociata non nasce oggi, visto
che a Bologna, già a giugno, Gioventù Nazionale, Azione Studentesca e Azione
Universitaria, l’area giovanile di Fratelli d’Italia, avevano manifestato in
piazza Galvani contro la «cultura maranza».
Sullo stesso registro si muovono le istituzioni: a Padova il questore Marco
Odorisio ha fatto alzare l’elicottero della polizia sopra la stazione e Prato
della Valle per scongiurare violenze, mentre nel capoluogo lombardo sono attesi
in strada quattrocento dei cinquecento parà della Folgore inviati dal governo e
a Ferrara la questione è entrata direttamente in municipio, dove il sindaco
leghista Alan Fabbri ha annunciato il NAM, Nucleo anti maranza, con compiti di
«prevenzione, controllo e repressione» e la benedizione di Matteo Salvini.
Che gli stupri annunciati non ci siano mai stati, che il video di Cremona fosse
un falso e che i ragazzi dei saccheggi fossero in larga parte italiani conta
poco, perché la paura, una volta seminata, ha già trovato chi è pronto a
organizzarla.
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