Maturità: un rito di passaggio ancora centrale nell’immaginario degli studenti
Le ragazze e i ragazzi che sono in questi giorni alle prese con l’Esame di
Maturità sono 527.747, un dato in aumento dello 0,6% rispetto ai 524.415 del
2025. In particolare, i candidati interni sono 513.738, mentre lo scorso anno
erano 511.349 (un aumento dello 0,5%). Gli esterni sono 14.009 rispetto ai
13.066 del 2025 (un aumento del 7,2%).
Le maturande e i maturandi del Liceo sono 273.959, dei Tecnici 167.104 e dei
Professionali 86.684. Le 13.996 commissioni d’Esame sono composte da un
Presidente esterno, da due membri esterni e due interni all’Istituzione
scolastica:
https://www.mim.gov.it/web/guest/-/-maturita-2026-al-via-il-18-giugno-con-la-prova-di-italiano-i-candidati-sono-oltre-527-mila.
L’esame di maturità che, come si legge sul sito del Ministero, dovrebbe
“verificare conoscenze, abilità e competenze specifiche di ogni indirizzo di
studio, ma anche il grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità
degli studenti”, continua ad occupare uno spazio rilevante nell’immaginario
delle giovani generazioni, nonostante siano rari i casi in cui il maturando non
riesca a superarlo. Nell’anno scolastico 2024-2025, è stato ammesso il 96,5%
degli studenti scrutinati e si è diplomato il 99,7% dei candidati. La non
ammissione e la bocciatura si configurano dunque come eventi residuali
all’interno del sistema scolastico italiano.
La sostanziale certezza del conseguimento del diploma non sembra tuttavia aver
svuotato di significato l’esame di maturità che continua a rappresentare, agli
occhi di molti studenti, un momento che sancisce la conclusione dell’esperienza
scolastica e l’ingresso in una nuova fase della vita. Tra gli studenti permane
quantomeno il riconoscimento della sua funzione simbolica: il 58,3% considera la
maturità una tappa importante del proprio percorso di crescita. Vi è anche però
chi (il 41,7%) la ritiene un rito ormai privo di una reale utilità.
È quanto emerge da una indagine realizzata dal CENSIS nell’ambito del progetto
Iride “La scuola vista dai giovani” su più di 8.000 studenti delle secondarie di
II grado.
Per i diplomati la maturità continua ad essere un’esperienza significativa ma
non indispensabile. Tra i diplomati di età compresa tra i 18 e i 24 anni la
maturità continua a essere associata a un importante momento di transizione. Il
58,0% la considera un’opportunità di crescita e un trampolino di lancio verso il
futuro e il 62,5% la identifica come il passaggio all’età adulta.
Accanto a questa lettura si affianca però il ricordo dell’intensità emotiva che
accompagna l’esame: per il 72,0% dei diplomati la difficoltà principale non
risiedeva nella prova in sé, ma nella gestione dello studio e dell’ansia da
prestazione. È tuttavia proprio tra coloro che la maturità l’hanno già vissuta
che emerge una valutazione più critica della sua funzione: il 51,9% ritiene che
l’esame non lasci oggi alcun ricordo particolarmente significativo nella
maggioranza dei giovani e il 49,8% sostiene che potrebbe essere abolito senza
che ciò comporti una perdita effettiva nel percorso scolastico. Si delinea così
una condizione apparentemente paradossale. La maturità continua a essere
riconosciuta come un rito di passaggio e come un’esperienza ad alta intensità
simbolica, ma al tempo stesso vede indebolirsi la propria legittimazione sul
piano della funzione concreta. Proprio questa tensione tra valore simbolico e
utilità percepita sembra rappresentare oggi uno dei tratti più significativi del
rapporto che le nuove generazioni intrattengono con l’esame conclusivo del
secondo ciclo di istruzione.
Il CENSIS ricorda la protesta dei maturandi che, nell’estate del 2025, vide
alcuni maturandi rinunciare volontariamente alla prova orale avendo già
acquisito il punteggio necessario per il superamento dell’esame. Un “episodio
che ha assunto, sottolinea il CENSIS, il significato di una contestazione nei
confronti di una scuola percepita come eccessivamente centrata sulla prestazione
e sul voto. La posizione degli studenti intervistati appare, su questo aspetto,
articolata, ma nel complesso prevale un’approvazione nel principio ma non nel
metodo. Il 73,8% degli studenti si dichiara favorevole alla protesta, nonostante
una parte consistente di essi – il 42,1% – esprima qualche dubbio sulla
correttezza nei confronti di chi ha sostenuto regolarmente la prova orale. Il
57,2% ritiene che quella protesta abbia rappresentato una modalità efficace per
denunciare le criticità della scuola attuale, mentre il 42,8% ritiene che il
cambiamento non possa essere perseguito attraverso iniziative di questo tipo. Il
dissenso netto riguarda poco più di un quarto degli intervistati (26,2%). Non
emerge tanto una contestazione dell’esame in sé, quanto piuttosto una
riflessione critica sul peso attribuito alla valutazione e sulle modalità
attraverso cui essa viene vissuta all’interno della scuola”.
Qui per approfondire i dati del CENSIS:
https://osservatorioiride.it/news/maturit%C3%A0-un-rito-di-passaggio-ancora-centrale-nell-immaginario-degli-studenti.
Giovanni Caprio